Esiste all’interno della Famiglia delle Rosaceae una “coppia” del tutto singolare, due piante con portamenti alquanto differenti che ci indicano due diversi sentieri che la Natura può percorrere. Una di queste due piante è la fragola di bosco che il nostro amico Rudolf Steiner, nel ciclo di conferenze intitolato “L’azione delle stelle e dei pianeti sulla vita terrestre” (Editrice antroposofica), ci spiega essere dotata di un così buon sapore perché solitamente cresce su terreni contenenti una certa quantità di ferro. È proprio quel ferro il responsabile del suo buon aroma. Persone con un sangue molto sensibile sviluppano, mangiando le fragole, delle eruzioni cutanee, dovute al fatto che il loro sangue di per sé contiene già abbastanza ferro e non ne tollera di più. D’altro canto, a persone carenti di ferro andrebbe consigliata l’assunzione delle fragole.

Normalmente negli orti il suolo non contiene una sufficiente quantità di ferro e qui le fragole di bosco che vengono coltivate fanno un vero e proprio miracolo: esse vanno alla ricerca, con le loro radici, di quel poco di ferro che c’è e per trovarne a sufficienza devono allontanare un po’ il loro campo d’indagine, il che significa che aumentano il loro raggio d’azione. Ciò che ne consegue è che le fragole aumentano il loro diametro, le loro dimensioni! Esse diventano enormi perché, nel tentativo di attrarre a sé il ferro, attirano sostanze varie e così le loro dimensioni lievitano! Questo miracolo della Natura però dura solo per alcuni anni, dopo di che la fecondità delle fragole viene meno e bisogna ripartire dalle piante di fragole prese nel bosco. È chiaro tuttavia che questo loro aumentare le dimensioni, come conseguenza della mancanza del ferro, ha un prezzo da pagare, il loro gusto ed aroma ne risente; è pertanto la presenza del ferro (col suo legame con Marte) a conferire alla fragola di bosco il suo buon aroma. A tal riguardo però l’agricoltura biodinamica ci viene in aiuto, infatti l’uso del preparato cornosilice (501) e dei nuovi cornosilicati accompagna il processo di maturazione dei frutti, migliorandone gusto, sapore ed aromi grazie alle forze dei pianeti sovrasolari di cui sono portatori. Abbiamo dunque uno spunto interessante per provare a rigenerare le nostre fragolaie, tenendo però in considerazione alcuni aspetti che potrebbero tornarci utili. Innanzitutto il fatto che il ferro sembra avere una maggiore predisposizione per i terreni di natura silicea, tant’è che nei terreni calcarei il ferro può diventare non disponibile. Bisogna inoltre considerare che, per chi utilizza un compost biodinamico, durante il processo di compostaggio, così come sta emergendo da degli studi che faccio sul compostaggio stesso, si vengono a formare delle enormi quantità di ferro non presenti in partenza e questo processo è maggiormente marcato per un cumulo allestito su un terreno siliceo, su un terreno calcareo è pur presente ma sembra avere una minore entità. Da questo ne consegue che, là dove andremo a mettere le fragole di bosco per le nostre prove, sarebbe meglio concimare con poco compost biodinamico, soprattutto se si è su di un terreno siliceo. Se qualcuno volesse fare a tale riguardo delle prove e comunicarci in Agri.Bio l’esito dei risultati, la sua iniziativa sarebbe ben accetta: è anche questo un modo per fare comunità!

L’altro membro della coppia citata è la rosa canina, la quale cresce normalmente su terreni montani un po’ impervi e rocciosi, cresce ai margini là dove l’uomo in realtà non potrebbe coltivare e così facendo ammanta la montagna di un delicato profumo emanato dai rosei fiori.

Rudolf Steiner ci dice che la rosa canina cresce su terreni che devono contenere un certo olio: cosa sarà mai questo olio? Essa deve attraverso le sue radici agire piuttosto lontano per attrarre a sé l’olio di cui necessita, in quanto l’humus, più oleoso del terreno selvatico, è poco presente dove essa prospera. Questa “oleosità” dell’humus è allora ciò che percepiamo manipolando con le mani il compost biodinamico, quella compattezza ed anche lucentezza che si percepiscono così facendo. Cosa succede allora quando una rosa canina viene messa in un terreno ricco di humus? Succede che essa deve sforzarsi di meno al fine di attrarre a sé quest’olio, pertanto una maggiore quantità ne giungerà a lei. Come conseguenza la rosa canina perde la possibilità di generare il frutto ma il fiore, formato solitamente soltanto da cinque bei petali rosati, sviluppa invece un’infinità di petali: ecco il modo per generare una rosa ornamentale!
Questa è quasi la situazione opposta a quella della fragola, se la fragola infatti spostata dal terreno selvatico all’orto aumenta le dimensioni del suo frutto (anche se, da un punto di vista botanico, la fragola è un cosiddetto “falso frutto”, i veri frutti sarebbero gli acheni, cioè i semini che sono presenti sulla superficie della fragola), la rosa canina fa l’esatto contrario, essa perde infatti la sua innata capacità di generare un frutto, concentrando tutte le forze eteriche formative nella formazione di un fiore dai “mille” petali! Ne deduciamo pertanto che il percorso da seguire al fine di sviluppare un frutto di maggiori dimensioni partendo da una rosa canina sembra essere l’esatto opposto a quello qui descritto, si dovrà impoverire il terreno …
La fragola e la rosa canina allora ci indicano due diverse vie che si possono percorrere, due vie che stanno agli antipodi. Abbiamo così una singolare polarità che si manifesta in questa coppia di piante facenti parte della Famiglia delle Rosaceae, dunque non può che essere una “rosea polarità”!

Fabrizio Testasecca

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