Negli ultimi anni si parla molto della curcuma, una pianta davvero straordinaria. Possiede un fiore davvero bello da ammirare, ma dal suo rizoma si ricava una spezia molto saporita e davvero benefica per il nostro organismo, grazie alle sue straordinaria proprietà terapeutiche e preventive.
La curcuma è facilmente riconoscibile. E’ quella polvere di colore giallo-arancione conosciuta anche come “zafferano delle Indie”, una spezia che è diventata ingrediente sempre più apprezzato nella nostra cucina per il sapore particolare che conferisce alle pietanze, e inoltre per i suoi effetti positivi sulla nostra salute, soprattutto in combinazione col “pepe nero” appena macinato, che ne esalta a dismisura le proprietà benefiche.
La pianta viene comunemente coltivata a scopo ornamentale. Chi non la conosce potrebbe restare sorpreso dalla bellezza dei suoi fiori che emette in abbondanza. I fiori sono grandi e di colore rosa o bianco. Ciò sicuramente non esclude la possibilità di poterla coltivare con finalità diverse, come quelle culinarie, al fine di ottenere i preziosi “rizomi”. Infatti possiamo coltivare questa pianta di origine tropicale, anche nel nostro clima, in orto o in terrazza o addirittura in semplici vasi.
Il ciclo colturale della curcuma è piuttosto lungo, poiché esso inizia a primavera e termina all’inizio dell’inverno, e di conseguenza è importante sorvegliarla con costanza, anche se le cure non sono troppo laboriose né impegnative.
Il genere Curcuma, della famiglia delle Zingiberacee (come lo zenzero), comprende molte specie simili.
La più nota è la “Curcuma longa” che è quella sicuramente più usata per la produzione della nota spezia, ed è una pianta erbacea perenne, con foglie molto lunghe e fioritura appariscente. Quello che ci interessa a scopo culinario e officinale è la radice tuberiforme, che per la pianta rappresenta un organo di riserva e di propagazione.
Dopo aver vegetato per tutta la stagione calda, la curcuma in autunno va in dormienza, con la parte aerea che inizia ad ingiallire e poi appassire, per poi germogliare ancora nella primavera successiva.
La curcuma cresce in zone caratterizzate da clima tropicale, e di conseguenza per coltivarla in Italia bisogna assicurarle condizioni molto simili. La sua coltivazione è identica a quella dello zenzero.
Essendo una specie tropicale, per farla crescere in Italia, bisogna riuscire a non farle mai soffrire il freddo e le gelate che per questa specie significa una temperatura inferiore a 12 -15 °C circa. Di conseguenza è molto probabile che la sua coltivazione debba avvenire in vaso, che potremo spostare in un luogo riparato all’arrivo dei mesi freddi. In alternativa possiamo coltivarla in serra tenendoci sempre pronti (nei momenti di maggiore abbassamento termico) ad intervenire coprendo le piante con “tessuto non tessuto”.
Le estati caratterizzate da clima caldo e umido, come spesso si verificano da noi in Italia, non sono un problema per questa specie, che da aprile e fino a settembre-ottobre può essere tenuta all’esterno.
Per la semina della curcuma non si utilizza il seme vero e proprio ma, in modo analogo a quello che si fa per le patate, propaghiamo la pianta per via agamica.
Si utilizzano in questo caso delle porzioni di rizoma, che si possono reperire presso vivai ben forniti o anche ordinandoli in internet, e da questi daremo vita alle nuove piantine.
Si può anche comprare la radice di Curcuma al mercato agricolo e poi piantarla. Sarebbe meglio sceglierla “biologica“ per ridurre il rischio che sia stata trattata per scoraggiare la germinazione.
Il periodo in cui piantare la curcuma è il prima possibile: se abbiamo a disposizione un luogo riscaldato si può fare a gennaio o febbraio, altrimenti appena le temperature si stabilizzano sopra ai 12 gradi, in genere a marzo o ad aprile.
Prima di interrare i rizomi è consigliato aspettare che questi abbiano già degli accenni di germoglio. Facciamo quindi germinare per un po’ di tempo all’aria. Con le temperature idonee, i primi germogli saranno visibili nell’arco di poco tempo e cresceranno ancora con il caldo. Possiamo tagliare una radice con molti germogli, in modo da poter ottenere più di una pianta. Un po’ quello che si fa piantando le patate. Li sistemeremo poi a circa 2 o 3 cm di profondità con una distanza di circa 20 cm tra uno e l’altro. Possiamo decidere di coltivare la curcuma in piena terra o in vaso, purché in ogni caso si assicuri un’ottima esposizione al sole.
Considerando l’origine tropicale di queste piante, possiamo intuire la loro richiesta di acqua, che non deve mai mancare soprattutto in estate, comunque senza eccessi.
Per evitare lo shock dell’acqua fredda alle radici, è opportuno usare acqua a temperatura ambiente, per esempio tenendo sempre dei secchi o degli annaffiatoi pieni a scaldarsi al sole, e se per questo si teme un proliferare di zanzare, possiamo ricorrere al Bacillus thuringiensis israelensis che è un larvicida biologico. Un’altra cura importante è quella di togliere regolarmente l’erba infestante che si sviluppa, e se le piante di curcuma sono poche possiamo anche farlo semplicemente a mano.
Se decidiamo di coltivare la curcuma in vaso, bisogna procurarsene uno profondo almeno 40 cm e largo a sufficienza, e quindi vanno bene anche delle grandi fioriere o cassoni di legno come quelli che si utilizzano oggi per gli orti urbani.
Scegliamo anche in questo caso un’esposizione soleggiata: non è il caso di mettere la curcuma su un balcone esposto a nord.
Quale che sia il contenitore scelto, deve essere riempito con buon terriccio e compost maturo, a cui aggiungere dello stallatico in pellets.
In vaso dovremo ricordare di irrigare più spesso, soprattutto se è di materiale traspirante. Se si tiene la pianta in casa, non dobbiamo collocarla vicino ai caloriferi, per evitare l’effetto disidratante.
La curcuma potrebbe essere soggetta a qualche attacco di “Afidi,” i quali si presentano in fitte colonie che con il loro apparato boccale pungente succhiante, estraggono linfa dai tessuti vegetali. Per fortuna il loro danno può essere prevenuto in tempo spruzzando regolarmente sulle piante degli estratti repellenti che possiamo preparare autonomamente con l’ortica, l’aglio o il peperoncino piccante. Dopo tanti mesi di vegetazione e fioritura, in inverno arriva il momento della raccolta che verrà fatta quando la parte aerea è quasi o totalmente appassita.
Si estraggono allora i rizomi da terra, ma non tutti: ricordiamo che questi in natura servono come organi di riserva per la pianta e per la sua propagazione, e di conseguenza, dovremo lasciarne una parte nel terreno o nel vaso per avere ancora le piante nella stagione futura.
In commercio possiamo trovare anche la Curcuma in polvere, contenuta in barattoli di vetro o in bustine; oppure fresca, sotto forma di rizomi rossicci e di forma tendenzialmente cilindrica.
I rizomi freschi che raccogliamo dalla nostra coltivazione potranno essere conservati in frigorifero per un periodo limitato, ma provare ad essiccarli non è particolarmente complicato: dovremo tenerli per circa un mese in un luogo caldo e asciutto, e poi triturarli fino a trasformarli nella polvere fine che siamo abituati a vedere nei supermercati o nei negozi specializzati. In questo modo potremo conservare la curcuma a lungo in barattoli di vetro e usarla al bisogno. La radice della curcuma è ricca di “curcumina”, quella sostanza che la rende gialla e che colora le pietanze (zuppe o risotti) a cui la si aggiunge. Le sostanze contenute nella curcuma presentano proprietà antiossidanti e antinvecchiamento, non per niente viene utilizzata nella medicina orientale e in particolare in quella Ayurvedica. La curcuma è anche uno degli ingredienti del noto “curry”che è un misto di spezie indiane.
I componenti principali della curcuma sono i curcuminoidi, molecole composte da due anelli aromatici che conferiscono alla polvere il colore giallastro. Di questi, l’80% è rappresentato dal diferuloilmetano (detta curcumina), il resto da demetossicurcumina e bis-demetossicurcumina e da oli volatili quali il turmerone, l’atlantone e lo zingiberene. Questi ultimi sono responsabili dell’aroma particolarmente caratteristico della spezia e simile alla senape.
Per quanto riguarda i valori nutrizionali della curcuma possiamo affermare che in 100 gr. di prodotto troviamo: 312 kcal di energia, 9,68 gr. di proteine, 3,25 gr. di grassi o lipidi, 67,14 gr. di carboidrati (o zuccheri), 22,7 gr. di fibre, 168 mg di calcio, 55 mg di ferro, 208 mg di magnesio, 299 mg di fosforo, 2080 mg di potassio, 27 mg di sodio, 4,5 mg di zinco, 4,43 mg di vitamina E, 0,7 mg di vitamina C, 0,150 mg di riboflavina. Indubbiamente non riusciremo mai a mangiare 100 g di curcuma per cui tutto va riportato e rapportato in proporzione ad una quantità edibile di circa 3 g.
L’utilizzo della curcuma nella medicina indiana “ayurvedica” risale ad oltre duemila anni fa e veniva utilizzata come depurativo generale, digestivo, antinfiammatorio e altro ancora. In seguito venne introdotta anche nella medicina tradizionale cinese sia, come trattamento preventivo che terapico di numerosi disturbi, sia acuti che cronici. Solo successivamente, con la rivalutazione della medicina alternativa, sono state introdotte, con non pochi dubbi iniziali, erbe e spezie, come la curcuma, ed anche nella medicina moderna occidentale, decisamente più di recente.
Fin da subito i primi lavori scientifici dimostrarono come questa spezia e il principale componente (la curcumina) mostravano diverse attività benefiche per la salute umana: antiossidante, antiinfiammatoria, immunomodulatoria e antitumorale.
Sono numerosi gli studi che hanno attribuito alla curcuma proprietà antiossidanti. Il suo effetto antiossidante è da ricercare nella struttura chimica della curcumina e quindi nella sua capacità di scavenger, ossia di ridurre i radicali liberi, responsabili, se in eccesso, dell’invecchiamento dei tessuti, di patologie degenerative e tumorali.
La sua attività antitumorale viene attribuita proprio al suo effetto antiossidante in grado di ridurre il danno al DNA e la perossidazione lipidica, eventi critici nella proliferazione delle cellule cancerose, come dimostrato da un recente studio indiano.
Uno studio ancora più recente, invece, riporta come l’attività antiossidante della curcumina sia responsabile della riduzione della tossicità degli aggregati amiloidogenici, responsabili di patologie neurodegenerative come l’Alzheimer e il Parkinson.
La proprietà antinfiammatoria della curcuma viene esercitata inibendo l’attività di un enzima chiave COX-2 e di un fattore di trascrizione cruciale NF-kB della cascata infiammatoria, oltre che della produzione di “citochine”, intermediari del processo infiammatorio stesso, come riportato da un’importante review pubblicata nel 2025. Infatti il consumo di polvere, o ancora di integratori a base di curcuma a dosaggio elevato, è consigliato a coloro che soffrono di patologie infiammatorie croniche, ad esempio su base reumatica, come artrite reumatoide o osteoartrite. Aggiungo inoltre che un recente “trial clinico” chiamato “NCT01029327” ha confermato come l’assunzione di curcumina sia in grado di incrementare la secrezione di insulina in fase postprandiale. Sembra che questo polifenolo sia in grado di stimolare positivamente le cellule pancreatiche, i cosiddetti isolotti di Langherans (che furono scoperte dal patologo tedesco Paul Langherans nel 1869), in seguito al consumo di pasti glucidici. Questo dato risulta particolarmente interessante per coloro che soffrono di diabete mellito di tipo II. La proprietà della curcuma di modulare il sistema immunitario, sostenendone una funzionalità equilibrata e riducendo le risposte croniche e autoimmunitarie, rendono la spezia (e una corretta integrazione) particolarmente indicata per chi soffre di patologie autoimmunitarie, come la sclerosi multipla o il diabete mellito di tipo 1.
Oltre a questi benefici, la curcuma mostra una importante attività cardioprotettiva andando a prevenire l’ipertrofia e la necrosi del miocardio, inibendo il danno cellulare nei cardiomiociti. La sua attività antiossidante risulta particolarmente benefica per la salute del fegato, stimolando la produzione di bile e risultando in una diminuzione dei valori ematici di transaminasi epatiche e di colesterolo LDL. Aggiungerei che, contrariamente a quanto pubblicizzano le case farmaceutiche, il valore ottimale del colesterolo totale (quello che viene considerato cattivo) non deve essere il più basso possibile, anzi un colesterolo basso e indice di vitalità bassa e di aspettative di vita inferiore alla media. Un ultimissimo studio Vietnamita durato trent’anni ed eseguito su milioni di persone dimostra che chi vive oltre 100 anni ha presentato valori di colesterolo, molto vicini ai 300 mg. Avere un colesterolo più basso di 200 mg è un indice di possibile vita più breve. Ma questo discorso dispiace alle case farmaceutiche che devono aumentare a dismisura il capitale dando e promuovendo le statine, dandole anche a chi non ne ha di bisogno. Ma questo è un altro argomento che meriterebbe un articolo a parte.
Dr. Brancatello Sergio
Medico Chirurgo
Specializzato in medicina interna, scienza dell’alimentazione, medicina d’urgenza ed emergenza in pronto soccorso e sul territorio. Master in erboristeria e omeopatia.
Studio a Mondovi, via Giovan battista Ressia 17. Tel 3452140853.
Mail: 8f.branka.p9@gmail.com
Il Dr. Brancatello Sergio riceve in presenza nel proprio studio di Mondovi, in provincia di Cuneo, ma lavora anche in Telemedicina, quindi a distanza, sia in Italia che in tutto il mondo.
Condividi su