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BOLLETTINO DI GESTIONE DELLA VITE IN BIODINAMICA – GENNAIO

GENNAIO

Bollettino di gestione vigneto biodinamica

Fase fenologica

BBCH 00 (gemma invernale)

Uno dei principali scopi del corso di Koberwitz tenuto da Rudolf Steiner, che ha dato origine all’agricoltura biodinamica, era quello di fornire degli strumenti per ottenere dei raccolti in grado di portare all’uomo le forze necessarie alla sua evoluzione dal momento che le produzioni agricole non avevano più (aimè già un secolo fa) le qualità necessarie per la sua alimentazione. Considerando che la propagazione della vite per mantenere le caratteristiche enologiche avviene da secoli per via asessuata, quindi replicando lo stesso genoma addirittura partendo da pochissimi esemplari di partenza (selezione clonale) risulta evidente la necessità di disporre di nuovo materiale genetico “aggiornato” alla situazione attuale, in particolare climatica. Le nostre amate cultivar tradizionali stanno sempre più palesando una debolezza che si esprime nella continua comparsa di malattie degenerative. La moltiplicazione da semenzale per via asessuata comporta la perdita delle caratteristiche dei genitori ed un lavoro di selezione delle nuove cultivar nate che richiede tempo e risorse notevoli.

Partendo dalle indicazioni di tecnici francesi, in particolare Guy Kastler, Guy Bossard e Pierre Masson, sto sviluppando un compromesso interessante tra i due estremi che consente un certo rinnovamento senza perdere le caratteristiche varietali. Il metodo consiste nel moltiplicare la gemma tramite una talea che radica direttamente dalla gemma stessa senza coinvolgere i vasi linfatici della parte legnosa.

Gemme ottenute da vite Barbera e porta innesto pronte per la radicazione

 

Dalle piante che si sviluppano da gemme di vite da vino e di portainnesti, meno affette dai problemi di giovanilità di quelle nate da semenzaio, si possono poi ottenere delle piante madri per nuovi impianti o delle barbatelle, da produrre possibilmente senza ricorrere a forzature eccessive (ormoni) e innesti che non comportino rallentamenti linfatici e necrosi (preferire innesti tipo a doppio spacco inglese a quello a omega).

 

Pianta nata da gemma di vite

 

Il lavoro da fare per perfezionare la tecnica e renderla applicabile su larga scala è ancora molto e necessiterebbe di molta dedizione ed un forte spirito di collaborazione per poterlo replicare in diverse condizioni ed ottenere risultati  in tempi minori.

Che la rigenerazione della vite e del suo frutto, nati per tessere legami, stimolino sinceri legami di cooperazione tra esseri umani.

Giulio Moiraghi – Spec. in vitivinicoltura biodinamica – imagine@biodin.com

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