La dinamizzazione in agricoltura biodinamica è sempre stato un punto molto dibattuto ed ancora troppo poco conosciuto ed approfondito nella sua vitale essenza. Per me l’aspetto fondamentale, unico ed indispensabile dell’agricoltura biodinamica non è tanto il preparato biodinamico in sé stesso ma proprio la dinamizzazione a vortici alterni dell’acqua e come si fa questo basilare movimento.
Gli aspetti fondamentali della dinamizzazione per me sono essenzialmente sette:
1) La sua completa conoscenza tecnica e spirituale ed il suo vero scopo
2) Riconoscere la differenza del dinamizzare i preparati umanamente od a macchina
3) I tempi di durata del preparato dinamizzato
4) La spruzzatura in campo dei preparati biodinamici e la pressione esercitata sul preparato
5) Il Ph dell’acqua usata per dinamizzare
6) La temperatura dell’acqua
7) La coscienza, i pensieri e la concentrazione di chi dinamizza e la coscienza dei processi eterici risvegliati e creati nel processo di dinamizzazione
Questo breve testo di Paul Emberson, col quale ho avuto occasione di confrontarmi recentemente sul processo dei preparati biodinamici e sui nuovi problemi dell’agricoltura di oggi, come per esempio il problema del calore, non solo estivo, è uno spunto molto utile su alcuni di questi temi che ho elencato ed un aiuto per poter comprendere i processi eterici.
Ecco una brevissima riflessione di questi sette punti delicati della dinamizzazione.
Per la completa conoscenza tecnica e la comprensione del vero scopo della dinamizzazione intendo la consapevolezza e la coscienza che nella dinamizzazione di un preparato biodinamico interagisco sempre con i quattro elementi platonici:
a) Terra = il preparato biodinamico usato, ovvero creare ed usare una “sostanza” che è diventata col processo di allestimento e di mantenimento qualche cosa che non esiste ancora sulla Terra generato grazie al pensiero umano; una medicina spirituale, una “Nuova Terra”.
b) Acqua = l’acqua usata per dinamizzare, ovvero lo stato lunare, il medium indispensabile per realizzare il processo “animalizzante” del preparato biodinamico con la sua “purezza” ed il suo movimento, direi la sua “danza” creata, mantenuta e portata dai gesti umani (sempre diversi) o della macchina (sempre uguali)
c) Aria = l’impregnarsi ritmico delle forze di aria e di luce attraverso il movimento energico ed alternato del vortice (inspirazione ed espirazione) attraverso il risuonare anche fisico delle musiche delle sfere nel liquido e la creazione di nuovi “suoni” sempre più “fini” col passare dei minuti di dinamizzazione
d) Calore = il calore dato dalla temperatura di partenza dell’acqua e quello creato dall’entusiasmo e dal lavoro umano nel realizzare la dinamizzazione oltre che la fermezza, la limpidezza e la purezza di pensiero creato e mantenuto durante il processo di dinamizzazione: ovvero un modo nuovo di “meditare attivamente”
Per vero scopo della dinamizzazione intendo il creare un modello fisico – eterico replicabile dal suolo coltivato e dalla pianta attraverso la somministrazione del preparato biodinamico dinamizzato che agisce come un lievito che fa ri-suonare nel suolo e nella pianta i suoni celesti delle musiche delle sfere che oggi non possono più percepire e che li rigenera e li rinnova letteralmente. Con la dinamizzazione del 500 ricreo quando voglio “una primavera” e col 501 ricreo a mio piacere una “estate” nella pianta coltivata.
Quindi con questa risposta ho già anche dato la risposta al punto 2) ovvero la differenza di dinamizzare a macchina od a mano; in quanto nel punto d) con la dinamizzazione a macchina mancherebbero alcuni fattori essenziali ed esiziali. Ma con questo io dico che non possiamo, per ora, rifiutare totalmente l’uso delle macchine per dinamizzare. Io mi permetto di consigliare sempre quando si dinamizza a macchina di dinamizzare a mano una piccola parte (anche solo pochi litri od una dose per ettaro) e poi di miscelare il preparato dinamizzato a mano con quello fatto meccanicamente, così portiamo in lui un fattore umanizzante: lo umanizziamo, veicoliamo il nostro suono creatore ed il nostro calore e nello steso tempo facciamo del bene anche a noi stessi. Questo può essere un punto di partenza per arrivare, speriamo presto, a nuove tecniche meno arimaniche e nello stesso tempo più facili da realizzare per le grandi estensioni oppure a far diventare la dinamizzazione un momento di “festa” nelle aziende biodinamiche dove consumatori e produttori insieme portano vita nel suolo e sulle piante, una vera “festa dinamica”.
Per il tempo di durata del prodotto dinamizzato si è sempre dato come durata un tempo che va dalle 2 alle 3 ore dopo la fine del processo di dinamizzazione: ebbene dopo alcune sperimentazioni che ho condotto personalmente nel gennaio – febbraio 2015 ho visto che tutti i preparati biodinamici dinamizzati manualmente sono ancora attivi anche 20 giorni dopo la dinamizzazione. Su questo farò ancora specifiche ed approfondite prove nei prossimi mesi, ed invito anche voi a farlo, ma sicuramente questa mia “casuale” scoperta apre le porte a nuovi usi dei preparati e nuove prospettive finora ritenute inimmaginabili.
Il punto riguardante il modo della spruzzatura dei preparati biodinamici è uno dei temi che affronta Paul Emberson in questo testo ed è poco tenuto in attenzione dagli stessi agricoltori, ma importantissimo. La pressione alla quale viene sottoposto il preparato biodinamico nell’irrorazione ne altera gli effetti? Ne abbassa, ne rovina la sua resa? Sicuramente sì, ma non solo per la pressione alla quale viene sottoposto, usando spesso atomizzatori usati per prodotti chimici (non solo per la pulizia dell’atomizzatore ma per la sua alta pressione ed ancora di più per i rumori destrutturizzanti a livello eterico del motore a scoppio che li porta oltre al compattamento del terreno fatto dal mezzo). Quindi anche qui occorre usare il buon senso, non ritenendoci “arrivati” e soddisfatti dai sistemi oggi usati, e nello stesso tempo non demonizzandoli, ma studiando creativamente nuove apposite macchine magari a corrente continua (batterie) e magari con tubi fatti a vortice come giustamente suggeriva Viktor Schauberger già negli anni ’50, come sistema migliore è più simile al reale movimento dell’acqua libera. Pensate che l’inascoltato Hugo Erbe sosteneva che per la spruzzatura del cornosilice (501) anche solo la pompa a spalla ne distruggeva le delicate forze eteriche e suggeriva di usare il canto umano per spruzzare i preparati “periferici”, agenti sulla formazione del frutto. Senza contare che lo stesso Hugo Erbe aveva compreso già negli anni ’50 che le radiazioni atomiche dagli anni ‘45 del secolo scorso, stavano e stanno ancora distruggendo il corpo eterico della Terra ed occorreva porgli rimedio con nuove tecniche risanatorie biodinamiche. Gli stessi biodinamici tedeschi come ringraziamento per i suoi importanti suggerimenti lo hanno fatto morire nell’ottobre 1965 di crepacuore …
il Ph dell’acqua per me è un altro aspetto fondamentale: a parte il non usare mai acqua clorata (senza vita), già l’usare un’acqua con un Ph alto è poco “ricettiva” a nuovi messaggi perché ne è già “colma” ed occorre avere quindi un’acqua con un Ph inferiore a 6,5. Si può naturalmente cercare acqua di questo tipo oppure avere la fortuna di averla nella propria zona ma si può anche semplicemente abbassare il Ph con un bicchiere di aceto bio o di succo di limone bio ogni 40 litri di acqua …. Usate sempre la cartina tornasole per verificare il Ph della vostra acqua ed in caso di ph alto abbassatelo e vedrete che non solo il preparato biodinamico, ma anche le tisane od anche zolfo e rame, funzionano decisamente meglio ed userete meno prodotto!
La temperatura dell’acqua per dinamizzare è un altro fattore basilare: spesso si ritiene un elemento folkloristico ma non lo è assolutamente. La temperatura aiuta e facilita nella dinamizzazione il passaggio dell’informazione del preparato all’acqua: la temperatura favorisce il collegamento del centro alla periferia e viceversa. Spesso si ha fretta o si è in ritardo e si “salta” il riscaldamento dell’acqua, anche per esempio per dinamizzare il 507 nell’allestimento del cumulo biodinamico: siamo in campo, e non abbiamo la possibilità di scaldare l’acqua: niente di più sbagliato! La temperatura dovrebbe essere almeno di 37-38° e d’inverno partirei anche con 40- 41° per ogni preparato biodinamico, con riscaldamento a legno o gas, mai riscaldare con l’energia elettrica o peggio ancora il microonde (danneggiano irrimediabilmente il corpo eterico dell’acqua).
Il punto più difficile da realizzare nella fase della dinamizzazione e quasi impossibile da verificare e da attuare è proprio il settimo, ovvero la coscienza di chi dinamizza, il suo calore di pensiero personale, ovvero la penetrazione dell’Io, dello spirito umano nell’azione della dinamizzazione. Sicuramente la macchina questo pensiero umano non ce l’ha, anche se le sto vicino, perchè sono presenti ben altre coscienze nelle macchina, coscienze decisamente molto più forti delle nostre, ma sicuramente non coscienze umane. Dato che ogni essere umano ha un suo personale e diverso grado di coscienza, visto che nel mondo spirituale non esiste la democrazia, e l’evoluzione della Terra e dei suoi regni è strettamente collegata all’essere umano non vedo perché lasciarla totalmente nelle “mani” di esseri non umani … , è una “pigrizia” che potremmo pagare cara, anche in biodinamica, perché così facendo lasciamo letteralmente gli esseri elementari in mano ad Arimane, pensando di fare biodinamica …. L’elemento fondamentale che riscalda letteralmente, che trasforma il preparato dinamizzato è l’entusiasmo che scaturisce solo da chi dinamizza, dall’essere umano che con i suoi movimenti vorticosi impregna, in modo cosciente o no, con i suoi pensieri l’acqua, il preparato e l’aria unendoli e collegandoli al pensiero creatore divino. Entusiasmo significa “con Dio”: quando siamo entusiasti le Gerarchie Spirituali sono sempre con noi e nel lavoro che facciamo, e non abbiamo mai paura quando siamo pervasi dalla freschezza e dal “ristoro” dell’etere del calore che agisce solo quando percepisce altro calore umano che come una calamita lo attira. Questa è la vera povertà umana di questo secolo, ovvero il dimenticare che non siamo mai soli e che siamo sempre a stretto contatto con gli esseri divini ed il processo umano della dinamizzazione può essere un processo per reincontrare fisicamente gli esseri divini. Infine occorre avere sempre la coscienza e la consapevolezza di cosa facciamo mentre dinamizziamo per un’ora; sviluppiamo pensieri per aumentare il processo di radicazione con il 500, visualizziamo, creiamo in noi immagini con le radici delle piante che vogliamo aiutare che si allungano e si rafforzano, portiamo pensieri per dare colori, sapori, gusto e conservabilità con il 501 etc. Se sto solo vicino al dinamizzatore e faccio gli stessi pensieri “da fermo” o facendo altro, il processo della dinamizzazione non può percepire, non può captare, il pensiero umano che viene mediato e guidato dalla volontà e dall’azione fisica umana.
Con l’uso cosciente della dinamizzazione, con l’entusiasmo di questi pensieri e con la conoscenza dei processi attivati dalle forze zodiacali, planetarie e lunari non solo potremo rafforzare la terra e le piante coltivate ma addirittura potremo creare nuove piante e nuovi suoli! Perché con i nostri pensieri morali, col calore del nostro entusiasmo, mettiamo in moto processi eterici vitali nel terreno che si trasformano in processi di ri-sonanza e di nuove forme nella pianta, innesco processi che crescono fisicamente e spazialmente fino a diventare processi di luce nel fiore e si materializzano in processi eterici di calore nel frutto del quale ci nutriremo riuscendo così a ri-collegarci ai pensieri divini cosmici.
La comprensione cosciente degli eteri sta alla base della creazione del processo che può essere solo umano della dinamizzazione ed il suo utilizzo creativo! E quando dico che il processo della dinamizzazione debba essere umano non dico che debba essere per forza “fatto a mano” ma creato e rinnovato con la ricerca di tecniche morali umane che Paul Emberson ed il suo gruppo di Antro-Tech stanno studiando e sperimentando per noi tutti.
Il motto “Chi si ferma è perduto” mai come in questo caso e mai come in questo tempo è perfettamente azzeccato!
Questo discorso potrete ampliarlo, approfondirlo e meditarlo in queste meraviglioso periodo delle 12 Notti Sante, leggendo il testo di Paul Emberson, stampato da Agri.Bio Edizioni “Riflessioni sui principi comuni all’agricoltura biodinamica, alla medicina ed alla tecnica morale”.
Ivo Bertaina
APRILE 2015
L’AGRICOLTURA E’ UN ATTO TOTALMENTE SOCIALE
L’agricoltura è una atto totalmente sociale, solo comprendo questo importante fatto ogni agricoltore non sbaglierà più il metodo…