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UN’OCCASIONE DA NON PERDERE PER FARE UNA BUONA AGRICOLTURA

Il corso sull’agricoltura biodinamica tenuto da Ivo Bertaina  presso Agri.Bio a Dogliani ha avuto inizio proprio nei giorni di San Michele. Una bella coincidenza se pensiamo che l’agricoltura biodinamica ha il compito di unire il sociale allo spirituale e che l’Arcangelo Michele è all’opera proprio per ispirare intelligenze che si riempiano di amore per gli altri e per Madre Terra.

Il corso ha delle caratteristiche davvero uniche perché non intende semplicemente dare delle ricette da seguire, ma fornire le conoscenze necessarie per trovare da soli le soluzioni migliori alle proprie necessità aziendali.

Argomenti come la realizzazione dei preparati biodinamici 500, 501, 502 ecc. verranno approfonditi negli incontri successivi perché per ora il relatore ha voluto giustamente affrontare i primi aspetti dell’agricoltura, quelli veramente fondamentali. È stato chiarito il rapporto tra agricoltura chimica, biologica e biodinamica. La prima avvelena il terreno e i consumatori, la seconda dà prodotti agricoli migliori della prima ma risente di una visione romantica in cui il rapporto uomo-natura si riduce a non usare veleni ma oggi serve anche introdurre in agricoltura un nuovo aspetto terapeutico. È solo  applicando i principi della biodinamica che l’uomo interviene sulla natura, umanizzandola, arricchendola. E così facendo l’uomo arricchisce anche sé stesso.

Si è necessariamente parlato del fondatore di questo metodo, Rudolf Steiner, instancabile divulgatore che ha fatto dono della sua vita per l’evoluzione del sapere in moltissimi campi: dall’agricoltura alla medicina, dall’architettura alla pedagogia ecc. Sua è la frase: “La vera azione libera nasce non perché si deve ma perché si ama.”

Il relatore ha ammonito sulla pericolosità di interventi normativi strampalati che potrebbero asservire la biodinamica ad oligarchie economiche. Già in passato sono stati messi i bastoni tra le ruote a chi faceva prodotti biologici o integrali: solo perché l’etichettatura di tali prodotti non era normata venivano comminate delle multe. Uno scambio di favori tra la politica e l’industria chimica ha fatto sì che il letame – sì, il letame!, quella cosa meravigliosa indispensabile alla vita – venisse considerato materiale pericoloso. Oggi un bambino può tranquillamente portare in braccio veleni destinati all’agricoltura, ma un cumulo di letame deve essere trasportato sotto rigide misure cautelari. Pensate all’impatto che ciò ha sulla nostra cultura. Non è un caso se alcune persone si affidano a falsi concetti di “sporco” e “pulito”.

Sono molte ed affascinanti le conoscenze di chi si occupa seriamente e con un pensare vivo di agricoltura biodinamica. Mi viene in mente il volo dell’ape regina che innalzandosi a 3 km di altezza viene fecondata solo dal fuco più forte.

La questione della selezione del più forte è presa molto seriamente: i semi possono essere sottoposti a stress anche molto forti affinché i semi meno forti vengano scartati e gli altri traggano dallo stress una forza maggiore. L’evoluzione è una cosa seria e affrontata di petto. I biodinamici non sono dei nostalgici che ricercano i grani antichi, ma sono consapevoli della mutazione genetica annuale del 5% che è utile ad avere i grani migliori di anno in anno.

Sono stati toccati molti argomenti, come l’humus, la dinamizzazione dei preparati biodinamici, il canto degli uccelli, la sessualità casta del fiore, gli eteri, gli esseri elementari, l’influsso dei corpi celesti sulle piante, il calendario delle semine e tanto altro ancora.

Il corso sta dando molto ai suoi partecipanti che sono liberi di intervenire e porre domande. Sentirsi sulla strada giusta è una sensazione che credo stia accompagnando tutti i partecipanti e non sono mancate le belle coincidenze sul piano individuale oltre che quelle sul piano aggregato con la concomitanza col giorno di San Michele che ho citato all’inizio dell’articolo.

Se vuoi partecipare ai prossimi incontri,  trovi il programma completo su sito www.agribionotizie.it

Rocco Panetta

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