Verifica dell’efficacia di strategie atte al controllo di Uncinula necatrix su vite con i metodi dell’agricoltura biodinamica
Gruppo di lavoro:
Ente Capofila del progetto: AgriBio ONLUS Loc. S. Sebastiano, 1 12050 CISSONE (CN)
Tel 0173748211 Fax 0173748728 e-mail info@agribionotizie.it – Cristina Marello
Referente scientifico del progetto: Centro per la Sperimentazione Agraria e Forestale Laimburg – Markus Kelderer

Obbiettivi
La coltivazione della vite secondo il metodo dell’agricoltura biodinamica impone un’oculata gestione fitosanitaria che passa in primo luogo attraverso l’equilibrio armonico della pianta e della coltura e con la preservazione e la tutela dell’agroecosistema e dell’ambiente in generale. Uncinula necatrix rappresenta una delle patologie chiave in viticoltura, attualmente la difesa in aziende biologiche e biodinamiche si basa in larga misura sull’impiego di zolfo. La realizzazione di studi strutturati circa l’impiego integrato di zolfo con diversi preparati biologici e biodinamici, al fine di ottimizzare l’efficacia della strategia fitosanitaria nell’azienda viticola biodinamica, è di grande importanza per i risvolti pratici che offre ai produttori. Tale prova è stata specificatamente elaborata proprio in tal senso.
Attività
La prova si è svolta in parallelo in due aziende vitivinicole piemontesi:
Cascina degli Ulivi di Stefano Bellotti – Novi Ligure (AL)
Az. Agr. Barovero Giorgio – Dogliani (CN)
Il campo sperimentale allestito in ciascuna azienda è stato predisposto su una superficie di 6000 mq suddivisi nelle seguenti 6 tesi:
– applicazione di zolfo-silice in microdosi dinamizzate
– applicazione di siero di latte alla dose di 14 lt/hl
– applicazione di siero di latte alla dose di 7 lt/hl
– miscela di microrganismi azotofissatori alla dose di 100 gr/ha (microdosi dinamizzate da fladen)
– testimone non trattato
– zolfo bagnabile alla dose di 150 gr/hl
Esistono numerosi riferimenti bibliografici relativi a prove e sperimentazioni effettuate con latte, siero di latte e latte fermentato per la valutazione dell’efficacia nei confronti di alcuni funghi fitopatogeni. In particolare l’ESAT di trento (E. Mescalchin, M. Morten, M. Kelderer) ha realizzato numerose prove di efficacia in frutticoltura nei confronti del mal bianco su melo e di mal bianco su vite. L’ipotesi di efficacia si basa sulla creazione di una barriera fisica di tipo lipidico e proteico e sulla creazione di un substrato favorevole all’insediamento di microrganismi saprofiti che ostacolerebbe l’insediamento di Uncinula necatrix su foglie e frutti. Lo zolfosilice è un composto sperimentale che prende spunto dal classico cornosilice (preparato 501) largamente impiegato in agricoltura biodinamica. L’azione del prodotto è mirata a un rafforzamento e irrobustimento dei tessuti vegetali che di conseguenza offrirebbero una maggior resistenza nei confronti di attacchi fungini. L’impiego di EM (Microrganismi Effettivi – Anne Lorch) è stato previsto in combinazione con il Fladen al fine di sostenere la proliferazione e insediamento dei microrganismi sulla parte epigea della pianta e ottimizzarne l’azione deprimente nei confronti di Uncinula necatrix. La difesa antiperonosporica si è basata sull’uso di macerato di equiseto in quanto l’azione antibatterica del rame avrebbe influito in maniera differente sull’azione dei diversi preparati messi a confronto.
Risultati
L’andamento climatico della primavera 2008 ha fortemente influenzato l’andamento della prova sperimentale. L’eccezionale piovosità del periodo maggio-giugno 2008 ha comportato un massiccio attacco di peronospora nei campi sperimentali che ha reso estremamente difficoltosi i rilievi a causa delle ingenti infezioni a carico dei grappoli.
Dai rilievi effettuati è emerso quanto segue:
Le parcelle trattate con zolfosilice hanno presentato un attacco massiccio di oidio addirittura superiore all’indice di infezione del testimone, seppur senza discostarsi statisticamente da quest’ultimo.
La miscela EM+Fladen ha dimostrato una certa attività di contenimento nei confronti dell’infezione contrastandone inizialmente l’insorgenza con un indice di malattia del 9,4% contro il 14,5% del testimone non trattato all’epoca del primo rilievo all’epoca del primo rilievo di fine giugno ’08. Tale azione di contenimento non si è riconfermata nel corso dei rilievi successivi durante i quali si è rilevato il progredire dell’infezione fino all’equiparazione con il testimone non trattato.
Le tesi con il latte al 7% e 14% hanno dimostrato un’efficacia statisticamente analoga a quella della tesi trattata con zolfo bagnabile (1° rilievo) e addirittura superiore con il procedere della stagione (24% per il latte al 7% e 15% per il latte al 14% contro un’infezione superiore al 90% sulla tesi con zolfo bagnabile. Parallelamente è stata osservata una minor incidenza dell’attacco di peronospora sulle tesi trattate con latte.
In generale l’eccezionale piovosità della stagione ha comportato la necessità di ripetere i trattamenti in campo a cadenza molto ravvicinata a causa del dilavamento dei prodotti e nonostante ciò le infezioni di peronospora e oidio hanno causato danni ingenti. All’epoca dell’ultimo rilievo di metà luglio anche la tesi trattata con zolfo bagnabile ha presentato attacchi di oidio superiori al 90%.
Conclusioni
Il primo anno di attività ha avuto lo scopo di effettuare una prima valutazione di tipo comparativo tra alcuni prodotti di origine naturale e di concezione biodinamica per il contenimento dell’oidio su vite.
Lo zolfosilice si è dimostrato del tutto inefficace giungendo addirittura a presentare, nelle parcelle ove impiegato, un attacco di oidio più grave che a carico del testimone. Stando alle indicazioni di Rudolf Steiner relative al preparato 501 al quale lo zolfosilice si ispira, tale prodotto dovrebbe aumentare la captazione luminosa da parte della vegetazione e un riscaldamento del microclima legato a ciò. E’ forse ipotizzabile che la variazione microclimatica indotta dallo zolfosilice si sia rivelata favorevole a Uncinula necatrix rispetto al testimone non trattato.
Il latte e il fladen in combinazione con EM hanno invece mostrato un’azione di discreto interesse e saranno oggetto, nel prosieguo della prova, di ulteriori verifiche di campo e di cantina.

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