Articoli Tecnici

Seminario Agricoltura Biodinamica in India
con A. Thimmaiah

Nei giorni dal 16, 17 e 18 novembre, presso la sede di Cissone (CN), si è svolto, per la prima volta in Europa, un seminario sull’Agricoltura Biodinamica In India. Grazie a Mariella Sandini, che si occupa di agricoltura biologica a livello internazionale, e da alcuni anni collabora con il governo indiano per lo sviluppo di tale settore, è stato possibile invitare Appachanda Thimmaiah per raccontare l’esperienza indiana in materia di agricoltura biodinamica.
Appachanda Thimmaiah ha lavorato ampiamente nel campo dell’agricoltura biodinamico/organica e nella gestione dei rifiuti solidi sia in India che in altre nazioni negli ultimi dieci anni. Ha conseguito il Ph.D in Agricoltura Biodinamica, il primo in India, presso l’Istituto Indiano di Tecnologie (ITT), in Delhi.
Ha accumulato varie esperienze professionali in differenti regioni agro-climatiche, nelle produzioni del caffè, del te, delle spezie, dei cereali, dei legumi, delle verdure e delle piante medicinali ed aromatiche. Nella sua lunga e diversificata esperienza ha contribuito a sviluppare e diffondere molte tecniche innovative nell’utilizzo di risorse locali tipiche della regione, che hanno dato ampi benefici alla comunità agricola. Parecchie strutture governative ed organizzazioni indiane hanno beneficiato della sua consulenza sulla pratica di una agricoltura sostenibile.

Il settore biologico in India è in fortissima espansione e l’India ha pertanto creato un sistema governativo di certificazione che consente ai produttori di accedere alla certificazione a titolo pressoché gratuito. Ogni stato possiede un proprio regolamento interno, d’altronde l’India ha un’estensione paragonabile all’Europa e si estende dalle catene himalayane a nord fino all’estremità sud che è toccata dai tre oceani. Il territorio attraversa così tutte le fasce climatiche con una enorme varietà di processi e prodotti agricoli.
La nascita e lo sviluppo dell’agricoltura biologica è stata voluta e sostenuta dal governo indiano per tutelare i piccoli produttori. Questa è un’enorme differenza con il sistema europeo, che invece è volto prioritariamente a tutelare il consumatore.
L’agricoltura biodinamica ha rappresentato una grande opportunità per uscire da un sistema pericoloso e fallimentare. Nel corso delle lezioni Thimmayah ha illustrato dapprima i problemi derivati dalla rivoluzione verde, per poi affrontare le tecniche pratiche a basso impatto e a basso costo, e infine metodi mentali e spirituali. D’altronde, ci chiede Thimmayah, come è possibile percepire la natura soltanto con lo sguardo materiale? Come si può comprendere il linguaggio della natura se non si ha un diverso livello di coscienza? Passando da un livello di coscienza a un altro tutto diventa bello.
Il corso, articolato in tre giornate densissime, ha preso avvio con la presentazione di un filmato sulle conseguenze della rivoluzione verde in India. Anche in Europa la Rivoluzione Verde ha causato danni gravissimi, ma a causa della densità di popolazione in India, questi effetti sono molto più evidenti. La diffusione e la riproduzione di tale filmato è fortemente osteggiata in India a causa delle pesanti accuse che contiene, nei confronti delle compagnie che producono e commercializzano pesticidi causa di gravissimi danni per la salute a decine di migliaia di persone ogni anno.

In India si usano tonnellate di pesticidi e non ci sono normative ne controlli che ne regolino l’impiego. Di conseguenza non esistono nemmeno controlli sui livelli di pesticidi presenti nei prodotti finali. Si impiegano pesticidi sia per la difesa, che per la conservazione. Questo comporta un incremento esponenziale di malattie genetiche nella popolazione.

Il filmato presentato da Thimmayah in apertura del corso, documenta le terribili conseguenze della Rivoluzione Verde sulla gente. I trattamenti aerei con fitofarmaci tossici quali l’endosulfan invadono le colture e i piccoli villaggi delle zone rurali. Si tratta di un organoclorurato tossico per l’uomo: aggredisce il sistema nervoso centrale provocando gravi deficienze mentali e fisiche in chi ne viene intossicato. L’endosulfan è stato vietato in molte parti del mondo. In Italia è stato introdotto negli anni ’50 e largamente impiegato come insetticida su numerose colture. Con l’introduzione di misure agroambientali di produzione integrata, l’impiego di endosulfan è stato dapprima limitato e infine vietato. Successivamente è stato nuovamente ammesso all’impiego grazie a una nuova formulazione che, ne aumenta la persistenza sulle superfici trattate, riducendo così le dispersioni nell’ambiente, la contaminazione delle acque e i rischi d’intossicazione acuta durante le fasi di distribuzione in

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campo. Beninteso, ciò che è cambiata è la formulazione, il principio attivo è sempre il medesimo. Attualmente nel nostro Paese è largamente impiegato ad esempio sul nocciolo contro il balanino e per contrastare il cimiciato, e il suo impiego è ammesso anche nei vari disciplinari di produzione integrata previsti dal Piano di Sviluppo Rurale. Come è frequente nel nostro Paese l’impiego di endosulfan è concesso attraverso continui rimandi ed estensioni provvisorie all’impiego. L’ultima autorizzazione in ordine cronologico scadrà il 31/12/2007, il decreto precedente ne autorizzava l’impiego fino al giugno 2006, e via così discorrendo, guardando agli anni addietro.

In India l’impiego per trattamenti aerei sulle colture ha causato l’intossicazione della popolazione e la contaminazione delle acque dei fiumi. L’aumento massiccio di deformità e deficienza infantile ha spinto molti stati a richiedere indagini sul fenomeno e, conseguentemente alla luce dei risultati, a ridurre l’impiego di endosulfan. E già dopo pochi anni si sono evidenziati i primi risultati positivi a livello dell’ambiente naturale. Purtroppo, nel caso di piantagioni governative, le disposizioni dei comitati di paese, a poco valgono. Altro aspetto interessante è che a seguito della sospensione dei trattamenti, contrariamente a quanto si credeva, le produzioni delle piantagioni sono gradualmente aumentate. Si è così creata un’agitazione dei villaggi che ha portato a deliberazioni dei comitati di paese e, infine, anche il governo si è dovuto adeguare per far fronte al crescendo di proteste da parte della popolazione.
L’impiego di pesticidi non migliora la produttività. Riscontri oggettivi dimostrano che l’aumento della produttività c’è soltanto per un breve periodo iniziale, per poi decrescere fortemente a causa dell’insorgenza di resistenze, della distruzione degli organismi utili, del depauperamento dei suoli per la distruzione dell’humus, per l’indebolimento fenologico delle colture. E i costi di produzione salgono perché si deve far ricorso a un sempre più elevato quantitativo di pesticidi. A fronte della miglior produttività delle colture non trattate, risulta evidente che l’impiego di pesticidi è vantaggioso esclusivamente per le compagnie che li producono. Infine, e non ultimo tra i problemi causati dall’impiego di pesticidi, l’esportazione di prodotti agricoli indiani ha subito un forte calo a causa dell’alto livello di residui riscontrato. Anche per questo motivo, insieme a tutte le altre gravissime ragioni di ordine sanitario e ambientale, il governo indiano ha varato il programma biologico.

I gravi disturbi di salute e il progressivo indebitamento degli agricoltori hanno causato un’ondata di suicidi tra gli agricoltori. I pesticidi sono costosi e il sistema convenzionale spinge ad aumentare progressivamente i dosaggi e il numero dei trattamenti. Thimmayah ci racconta che il cotone, nel suo ciclo di sei-nove mesi, vede circa 35 interventi antiparassitari! Il cotone è una delle colture più trattate al mondo e in India assorbe circa la metà dei pesticidi commercializzati. Allarmante, ma se pensiamo ai meleti convenzionali di casa nostra, che vedono trattamenti a cadenza settimanale con fungicidi e insetticidi da fine inverno fino alla raccolta, e oltre (ad esempio con i bagni antiriscaldo), si tratta senz’altro di una realtà allarmante ma non così distante.
La rivoluzione verde ha avuto successo solo in una fase iniziale aumentando sensibilmente le produzioni, ma dopo poco tempo l’effetto si è invertito, unendo a questo anche i gravi danni all’ambiente e alla salute. Ma questo non è stato compreso per lungo tempo, e tutt’oggi sono in molti a non comprenderlo, pertanto si aumenta l’impiego di tali sostanze che costano, che deprimono le produzioni e che causano l’impoverimento dei contadini. In India, dopo il terzo anno di indebitamento dei contadini, le banche prendono possesso della terra e dei possedimenti dei debitori. E a quel punto per l’agricoltore non esistono vie d’uscita. Nella cultura indiana infatti, è l’uomo, in qualità di capofamiglia, a doversi occupare del sostentamento della famiglia. Soltanto alle vedove è consentito rientrare nella famiglia di origine per ricevere aiuto e sostegno materiale. Perciò molti padri di famiglia, per evitare ai figli la morte per fame, hanno scelto il suicidio.

Passare al metodo biologico è diventata una necessità di sopravvivenza. I gravissimi danni alla salute di migliaia di persone, di bambini, ogni anno, hanno imposto agli stati indiani l’assoluta necessità di prendere provvedimenti. Non soltanto i contadini, ma interi villaggi in aree rurali, sono divenuti vittime di intossicazioni croniche con esiti drammatici: aborti, ritardi nello sviluppo, indebolimento, deficienze fisiche e mentali, cancro e morte. Certi villaggi e certe famiglie, quelli più esposti alle derive di pesticidi dalle piantagioni, sono addirittura ostracizzati dai confinanti per l’altissima incidenza di malattie e morti infantili. In questo senso il regolamento biologico in India è nato per salvaguardare i contadini, prima ancora del consumatore. Molti contadini in passato abbandonarono le colture tradizionali in favore del cotone che era più remunerativo. Cominciando a impiegare pesticidi si distrusse l’entomofauna utile che regolava gli insetti dannosi. Inoltre l’insorgenza di resistenze degli insetti nocivi rese progressivamente inefficaci i trattamenti costringendo gli agricoltori ad aumentare i dosaggi, il numero e il tipo di trattamenti. Si è perciò verificata la drammatica situazione di indebitamento e impoverimento dei contadini che è sfociata in questa dilagante ondata di suicidi. Diversamente, le piccole aziende e le coltivazioni tradizionali e marginali hanno mantenuto i tradizionali sistemi di produzione basati sull’impiego di preparati naturali a base di estratti di piante e urina di vacca e pratiche agronomiche per riportare gli uccelli insettivori nei campi. Si è svolta una battaglia silenziosa degli agricoltori contro i pesticidi e gli agricoltori hanno vinto.

L’agricoltura vedica ha una tradizione di 10.000 anni alle spalle, la profonda vocazione spirituale dell’India è nota in tutto il mondo. Eppure il mito occidentale ha avuto forte presa su una larga parte della popolazione più povera ed ha aperto le porte alla rivoluzione verde spazzando via una tradizione millenaria di buona agricoltura. Tutto ciò che si vede con i soli occhi è illusione, maya. E l’agricoltura dei mezzi di sintesi è stata una bugia. Thimmayah ci racconta ciò che molte voci ripetono da tempo: la terra è malata, la terra si sta indebolendo al limite delle possibilità di guarigione. I terreni sono stanchi e la malnutrizione è dilagante, nei paesi poveri come nei ricchi. I segni della malattia sono ovunque: l’effetto serra, l’inquinamento dei suoli, l’inquinamento delle acque, l’erosione genetica, la desertificazione, … La strada percorsa con la rivoluzione verde è distruttiva, è indispensabile il cambiamento. Per citare Alvin Toffler: gli analfabeti del XXI secolo non sarà chi non sa leggere, ma chi non saprà disimparare per reimparare daccapo.
Per la tradizione agricola indiana è stato facile accettare i principi di Rudolf Steiner sull’agricoltura biodinamica, la cultura indiana riconosce la sacralità della vacca, pertanto la comprensione del significato dell’uso del corno per l’allestimento dei preparati biodinamici, è stata immediata. L’agricoltura biodinamica fa riscoprire l’intelligenza intesa come consapevolezza, dei viventi. Thimmayah ci racconta: se vuoi 1 anno di prosperità fai crescere le piante. Se vuoi 10 anni di prosperità fai crescere gli alberi. Se vuoi 100 anni di prosperità fai crescere la gente. L’agricoltura biodinamica è un modo non violento di produrre cibo ed è ciò di cui la terra ha bisogno, adesso. E che cos’è il cibo secondo le Bhagavad Gita? Per le sacre scritture indiane il cibo è lunga vita, è salute, è felicità, è forza, ed è amore, i buoni sentimenti verso gli altri. Questi sono i diritti che abbiamo dalla nascita, e il cibo biodinamico rappresenta tutto questo. Gli alimenti che oggi vengono messi a disposizione della gente sono poveri, sono morti, e i risultati si vedono nello spirito delle persone che è sempre più mortificato e spento. Il cibo ha un ruolo importantissimo, e le Bhagavad Gita, ricordando quali sono le chiavi per la felicità, lo citano al primo posto: buon cibo, buon ambiente, una mente pulita e la consapevolezza.

In tre intensissimi giorni, Thimmayah ha voluto percorrere con i partecipanti i metodi applicati in India per l’applicazione dei principi della biodinamica nella prospettiva del massimo contenimento dei costi. Metodi pratici e metodi spirituali, due aspetti che non devono e non possono essere disgiunti. Un seminario veramente fuori dal comune per i temi trattati, per la prospettiva così diversa eppure così vera, e per un oratore d’eccezione quale è stato Appachanda Thimmayah. Un’esperienza coinvolgente che ha portato nuovo impulso, nuova forza e sempre più determinazione nella mente e nel cuore di quanti hanno voluto realizzare questa esperienza, e di quanto hanno voluto prendervi parte.
Un ringraziamento speciale a Mariella Sandini, grazie alla quale è stato possibile conoscere e invitare in Italia, per la prima volta, Appachanda Thimmayah, e per la disponibilità a fungere da traduttrice nel corso del seminario.
Un discorso a parte merita la Homa Terapy, una tecnica indiana millenaria che serve per purificare l’atmosfera: a proposito Thimmaiah ci ricordava che dal 92% al 98% del peso secco delle piante viene dall’atmosfera e che quindi è molto importante che l’atmosfera sia pulita. Abbiamo fatto insieme questa pratica probabilmente per la prima volta in Italia che ha anche delle caratteristiche curative per l’uomo e gli animali, ve ne parlerà più diffusamente Ivo Bertaina in un articolo apposito nella prossima news letter.
Vi ricordiamo che a fine gennaio sarà disponibile il Cd audio del seminario di A. Thimmaiah da Agri.Bio.

Cristina Marello

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