Obbiettivi
La coltivazione della vite secondo il metodo dell’agricoltura
biodinamica impone un’oculata gestione fitosanitaria che passa
in primo luogo attraverso l’equilibrio armonico della pianta e
della coltura e con la preservazione e la tutela dell’agroecosistema
e dell’ambiente in generale. Uncinula necatrix rappresenta una
delle patologie chiave in viticoltura, attualmente la difesa in aziende
biologiche e biodinamiche si basa in larga misura sull’impiego
di zolfo. La realizzazione di studi strutturati circa l’impiego
integrato di zolfo con diversi preparati biologici e biodinamici, al
fine di ottimizzare l’efficacia della strategia fitosanitaria
nell’azienda viticola biodinamica, è di grande importanza
per i risvolti pratici che offre ai produttori. Tale prova è
stata specificatamente elaborata proprio in tal senso.
Attività
La prova si è svolta in parallelo in due aziende vitivinicole
piemontesi:
Cascina degli Ulivi di Stefano Bellotti – Novi Ligure (AL)
Az. Agr. Barovero Giorgio – Dogliani (CN)
Il campo sperimentale allestito in ciascuna azienda è stato predisposto
su una superficie di 6000 mq suddivisi nelle seguenti 6 tesi:
- applicazione di zolfo-silice in microdosi dinamizzate
- applicazione di siero di latte alla dose di 14 lt/hl
- applicazione di siero di latte alla dose di 7 lt/hl
- miscela di microrganismi azotofissatori alla dose di 100 gr/ha (microdosi
dinamizzate da fladen)
- testimone non trattato
- zolfo bagnabile alla dose di 150 gr/hl
Esistono numerosi riferimenti bibliografici
relativi a prove e sperimentazioni effettuate con latte, siero di latte
e latte fermentato per la valutazione dell’efficacia nei confronti
di alcuni funghi fitopatogeni. In particolare l’ESAT di trento
(E. Mescalchin, M. Morten, M. Kelderer) ha realizzato numerose prove
di efficacia in frutticoltura nei confronti del mal bianco su melo e
di mal bianco su vite. L’ipotesi di efficacia si basa sulla creazione
di una barriera fisica di tipo lipidico e proteico e sulla creazione
di un substrato favorevole all’insediamento di microrganismi saprofiti
che ostacolerebbe l’insediamento di Uncinula necatrix su foglie
e frutti. Lo zolfosilice è un composto sperimentale che prende
spunto dal classico cornosilice (preparato 501) largamente impiegato
in agricoltura biodinamica. L’azione del prodotto è mirata
a un rafforzamento e irrobustimento dei tessuti vegetali che di conseguenza
offrirebbero una maggior resistenza nei confronti di attacchi fungini.
L’impiego di EM (Microrganismi Effettivi - Anne Lorch) è
stato previsto in combinazione con il Fladen al fine di sostenere la
proliferazione e insediamento dei microrganismi sulla parte epigea della
pianta e ottimizzarne l’azione deprimente nei confronti di Uncinula
necatrix. La difesa antiperonosporica si è basata sull’uso
di macerato di equiseto in quanto l’azione antibatterica del rame
avrebbe influito in maniera differente sull’azione dei diversi
preparati messi a confronto.
Risultati
L’andamento climatico della primavera 2008 ha fortemente influenzato
l’andamento della prova sperimentale. L’eccezionale piovosità
del periodo maggio-giugno 2008 ha comportato un massiccio attacco di
peronospora nei campi sperimentali che ha reso estremamente difficoltosi
i rilievi a causa delle ingenti infezioni a carico dei grappoli.
Dai rilievi effettuati è emerso quanto segue:
Le parcelle trattate con zolfosilice hanno presentato un attacco massiccio
di oidio addirittura superiore all’indice di infezione del testimone,
seppur senza discostarsi statisticamente da quest’ultimo.
La miscela EM+Fladen ha dimostrato una certa attività di contenimento
nei confronti dell’infezione contrastandone inizialmente l’insorgenza
con un indice di malattia del 9,4% contro il 14,5% del testimone non
trattato all’epoca del primo rilievo all’epoca del primo
rilievo di fine giugno ’08. Tale azione di contenimento non si
è riconfermata nel corso dei rilievi successivi durante i quali
si è rilevato il progredire dell’infezione fino all’equiparazione
con il testimone non trattato.
Le tesi con il latte al 7% e 14% hanno dimostrato un’efficacia
statisticamente analoga a quella della tesi trattata con zolfo bagnabile
(1° rilievo) e addirittura superiore con il procedere della stagione
(24% per il latte al 7% e 15% per il latte al 14% contro un’infezione
superiore al 90% sulla tesi con zolfo bagnabile. Parallelamente è
stata osservata una minor incidenza dell’attacco di peronospora
sulle tesi trattate con latte.
In generale l’eccezionale piovosità della stagione ha comportato
la necessità di ripetere i trattamenti in campo a cadenza molto
ravvicinata a causa del dilavamento dei prodotti e nonostante ciò
le infezioni di peronospora e oidio hanno causato danni ingenti. All’epoca
dell’ultimo rilievo di metà luglio anche la tesi trattata
con zolfo bagnabile ha presentato attacchi di oidio superiori al 90%.
Conclusioni
Il primo anno di attività ha avuto lo scopo di effettuare una
prima valutazione di tipo comparativo tra alcuni prodotti di origine
naturale e di concezione biodinamica per il contenimento dell’oidio
su vite.
Lo zolfosilice si è dimostrato del tutto inefficace giungendo
addirittura a presentare, nelle parcelle ove impiegato, un attacco di
oidio più grave che a carico del testimone. Stando alle indicazioni
di Rudolf Steiner relative al preparato 501 al quale lo zolfosilice
si ispira, tale prodotto dovrebbe aumentare la captazione luminosa da
parte della vegetazione e un riscaldamento del microclima legato a ciò.
E’ forse ipotizzabile che la variazione microclimatica indotta
dallo zolfosilice si sia rivelata favorevole a Uncinula necatrix rispetto
al testimone non trattato.
Il latte e il fladen in combinazione con EM hanno invece mostrato un’azione
di discreto interesse e saranno oggetto, nel prosieguo della prova,
di ulteriori verifiche di campo e di cantina.
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