Tuta absoluta


Adulto di Tuta Absoluta


Danni su foglia di pomodoro


Si tratta di un lepidottero fitofago che si nutre a spese delle Solanacee. Originaria del sud America, in Europa è stata rilevata per la prima volta in Spagna nel 2006. Nel 2007 è stata segnalata in Italia nelle regioni della Sicilia, Sardegna, Calabria, Campania e Liguria.
L’ospite principale è il pomodoro, ma può attaccare anche la parte epigea della patata, la melanzana, il peperone e altre solanacee coltivate e spontanee.
L’adulto è una farfalla griogio-argentea lunga 6-7 mm, provvista di tacche nere sulle ali
anteriori, con antenne sottili. Di giorno è poco visibile, preferendo nascondersi tra il fogliame o a livello del suolo. Ogni femmina adulta può deporre fino a 200 uova. Queste ultime sono di dimensioni estremamente ridotte, inferiori al mezzo millimetro, sono deposte sulla pagina inferiore della foglia, sui fusti teneri o sui sepali immaturi. Le larve causano il danno diretto alla pianta, scavando mine nelle foglie dell’ospite. La larva attraversa 4 stadi larvali durante i quali cambia di colore e dimensione, completato lo sviluppo la larva si imbozzola nella mina oppure sotto terra.
Il ciclo biologico può durare da 25 a 75 giorni in dipendenza dell’andamento climatico. In condizioni estremamente favorevoli per l’insetto, non rare nel bacino del Mediterraneo, ed esaltate dalla coltivazione in serra, si possono quindi avere sino a 10 o 12 generazioni all’anno. La farfalla adulta vive 1-2 settimane (meno a lungo i maschi). Il limite climatico per questa specie, registrato nell’ambiente andino (SudAmerica), è pari a 1000 metri di altitudine. Gli attacchi fogliari determinano l’apparizione sulle foglie di gallerie (rimane soltanto l'epidermide della foglia, perché il parenchima viene divorato dalle larve) ; ogni galleria (mina) contiene una larva ed i suoi escrementi. Col tempo le gallerie, inizialmente bianco-argentee, necrotizzano ed imbruniscono. Per quanto concerne i frutti, le larve li attaccano sia verdi sia maturi. I pomodori presentano necrosi sul calice oppure dei buchi di fuoriuscita in superficie, e divengono a questo punto invendibili ed inutilizzabili. Inoltre le aperture provocate dall’insetto su foglie, fusti e frutti costituiscono vie d’accesso per altri patogeni.
Esistono vari insetti che possono nutrirsi a spese di Tuta absoluta svolgendo un ruolo significativo nel contenimento delle popolazioni del fillominatore. Purtroppo l’introduzione di un insetto in un ambiente nuovo, richiede un periodo di tempo di reciproco adattamento con le biocenosi locali. Con il tempo varie specie di organismi e insetti utili possono intraprendere la loro azione parassitaria o poredatoria nei confronti dell’insetto introdotto e creare un nuovo equilibrio biotico, ma tutto ciò non è automatico né immediato. A volte è stato possibile, per altri casi simili, individuare nel paese d’origine i predatori o parassitoidi che controllano il fitofago, selezionarli, allevarli e introdurli nel paese dove quest’ultimo è stato introdotto accidentalmente. Questa tecnica non è sempre efficace. In primo luogo occorre che l’insetto utile risponda a determinati requisiti trofici: possibilmente un parassitoide monofago, al fine di circoscrivere il più possibile conseguenze impreviste legate a una ulteriore introduzione di un organismo in un habitat differente, ad esempio un’azione predatoria a carico di altri insetti con ulteriore sconvolgimento dell’equilibrio biotico. Altro punto critico è l’adattabilità, a volte il potenziale parassitoide capace di contenere il fitofago non riesce ad insediarsi in un nuovo ambiente a causa delle differenze climatiche. Per ciò che riguarda Tuta absoluta, è di particolare interesse è il Nesidiocoris tenuis. Si tratta di un rincote miride, predatore polifago che si nutre a spese di tripidi e aleurodidi e normalmente presente nell’areale mediterraneo. Questo insetto svolge un’interessante azione predatoria nei confronti della minatrice anche grazie al suo ciclo biologico piuttosto breve che lo rende in grado di seguire l’andamento delle popolazioni dei fitofagi. Bisogna però segnalare che tale miride ha un’attitudine trofica duplice e in caso di scarsità di prede può trasformarsi in fitofago esso stesso e, pungendo i tessuti fogliari con lo stiletto boccale, causare i tipici danni da infestazioni di cimici. Ciò comunque accade solo quando le popolazioni di prede scarseggiano, diversamente si tratta di un predatore estremamente attivo, al punto di essere annoverato tra le specie di insetti utili allevate e commercializzate per lanci mirati. Poiché si tratta di un insetto già presente nel bacino mediterraneo e normalmente insediato su colture di solanacee dove ricerca e preda piccoli insetti, aleurodidi e micro lepidotteri, non si tratta di una introduzione ex-novo, bensì un intervento di tipo propagativo finalizzato ad aumentarne la presenza. E’ comunque da privilegiarsi una gestione dell’agroecosistema volta a sostenere e proteggere le popolazioni locali del predatore.
La lotta contro Tuta absoluta si basa innanzitutto sul monitoraggio per individuarne l’eventuale presenza nelle zone attualmente indenni e sulla comparsa delle prime generazioni negli areali già infestati. Per il monitoraggio ci si può avvalere di trappole a feromoni per la cattura degli adulti.
In agricoltura biologica, la lotta diretta si basa su una strategia base con olio di neem ed interventi mirati con spinosad. Estremamente importanti sono le rotazioni colturali con piante non appartenenti alla famiglia delle Solanacee, i sovesci con biocide e leggere sarchiature possono essere utili per eliminare le forme immobili impupate nel terreno, l’impiego di piantine sane, eliminazione e distruzione delle piante colpite, impiegare reti antinsetto per le colture in serra.
Nelle zone e nelle regioni ove l’insetto non sia ancora stato segnalato è estremamente importante segnalare i casi sospetti agli enti territoriali di competenza.

Cristina Mrello, Direttore Agri.Bio

 

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