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28 Gennaio 2009
ZONA TUMORE E ZONA CANCRO
Viviamo in un mondo di imbrogli e di mistificazioni
Come sempre accade, le parole hanno importanza fondamentale.
Chiamare una cosa in un modo piuttosto che nell’altro, fa una
enorme differenza.
Chiamare un porcellino, porco e maiale, lo precipita senza remissioni
nel primo macello del circondario, come accade da noi.
Chiamarlo amico inseparabile dell’uomo e della famiglia, come
succede in Medioriente, dove caracolla per i giardini, familiarizza
con cane e gatto e scimmiette, si accovaccia simpaticamente sulle
panchine, corre incontro affettuoso ai bambini ed al padrone, lo salva
dai maltrattamenti e gli restituisce la dignità che si merita.
La sofisticazione del non distinguere tra una cosa e l’altra.
Togliere il potere della parola alla gente significa toglierle la
libertà, parola di Confucio.
Chiamare vitamine naturali e vitamine sintetiche, col nome unico di
vitamine.
Definire i minerali inorganici ed inassimilabili (vedi minerali delle
acque dure, del suolo, di tutti i cibi cotti) allo stesso modo dei
minerali organicati della frutta e delle verdure crude.
Paragonare carboidrati industriali e lavorati, ovvero zuccheri e dolciumi,
con zuccheri naturali della frutta al naturale.
Chiamare proteine o addirittura proteine nobili, le proteine vietate
di carne-latte-pesce, e proteine inesistenti o di scarto quelle che
pure esistono nelle angurie e nei meloni, e in tutta la frutta del
mondo, specie nelle carote e nei tuberi, sono tutte opere di mistificazione
logica e linguistica.
Esiste infatti un baratro di differenza tra ciascun termine elencato
e il suo termine simile ma opposto.
Chiamare latte, tutti i tipi di latte, dimenticando che ogni tipo
di animale mammifero ha il suo latte con le sue specifiche funzioni
naturali e le sue caratteristiche diversissime, è ulteriore
bestemmia terminologica.
Considerare poi l’umanità come normale consumatrice di
latte a vita, come una razza che sfida le leggi naturali dello svezzamento,
prolungando il medesimo dai 2 anni canonici agli 80 o ai 120 per chi
ci arriva, è una ulteriore perla attribuibile agli Azzeccagarbugli
delle stalle, dei macelli e dei caseifici.
Togli il potere della parola alla gente equivale togliere la libertà,
perché la costringi a seguire i tuoi ragionamenti e i tuoi
concetti, diceva giustamente un tizio di nome Confucio, vissuto 2500
anni fa ai tempi del nostro Pitagora.
Hai mai sentito un medico parlare di vitamina naturale o
di minerale organicato?
Non sentirai infatti mai un medico dire che ti mancano vitamine naturali
A o B o C, potrebbe andare incontro a radiazione dall’albo.
Ti dirà che ti mancano vitamine, senza alcun aggettivo.
Non è che lo faccia per semplificare le cose. Lo fa, ovvero
lo deve fare, per imbrogliare le cose.
Non lo sentirai mai dire ti mancano minerali organicati.
Non lo sentirai mai dire ti manca acqua zuccherina biologica.
Non sentirai mai un dietologo imbroglione dirti, adotta una dieta
low-naturalcarb (una dieta a bassi carboidrati naturali) ma semplicemente
una dieta low-carb, dove il termine carboidrato è unico ed
onnicomprensivo.
Rigorosamente una parola soltanto: porco, vitamina, minerale, proteina,
latte, zucchero.
Qualcuno penserà che sono un parolaio e che la tiro troppo
per le lunghe.
Cosa c’entra poi tutto questo col cancro? C’entra eccome.
Lo vedremo subito.
La putredine reale, ovvero il cancro esclusivo dei carnivori
dal sangue blu
Per la Scienza Igienistica, che è scienza e non tecnica come
la Medicina, le parole tumore e cancro hanno un ben preciso e distinto
significato.
Nei tempi andati, i medici, non osavano staccarsi troppo dalla scienza
igienistica, non confondevano le acque come quelli di oggi, e si parlava
di tumore benigno e tumore maligno.
La parola cancro non era ancora spuntata all’orizzonte.
Nei secoli scorsi poi, ad ammalarsi di cancro erano solo i re e i
dignitari di corte, ovvero quelli che avevano il privilegio esclusivo
di mangiare la carne dei propri cavalli e dei propri armenti.
I contadini poveri, i servi della gleba, ma anche gli artigiani, e
i piccoli commercianti del periodo feudale, si accontentavano dei
prodotti della terra e degli alberi, e magari integravano il tutto
con qualche ovetto nel periodo invernale, o con qualche pollo a Pasqua
e Natale, sempre a patto che i padroni di sangue blu, i valvassori
e i valvassini, e poi i baroni e i conti, glielo concedessero.
Mangiare carne faceva ammalare di cancro già allora, visto
che i contadini erano sani e pimpanti, con le diete basso-proteiche
naturali della modesta vita campagnola di allora, mentre i regnanti
finivano uno dopo l’altro preda della cosiddetta putredine,
un male nel quale il sangue e i tessuti imputridivano.
Non era un caso se i consumatori esclusivi di carne diventavano alla
fine vittime esclusive e privilegiate della putredine, al punto che
tale malattia venne chiamata Putredine reale, ovvero cancro.
La differenza tra tumore e cancro è come quella tra
un trullo di Alberobello e il Monte Bianco
Tornando ai giorni nostri, la differenza tra un tumore e un cancro
equivale alla differenza che esiste tra un trullo di Alberobello e
il Monte Bianco, o tra un rigagnolo di campagna e il Po.
Questo gli igienisti naturali lo sanno bene.
Il tumore (sempre benigno, se non è degenerato e se non colpisce
certi organi delicatissimi) non deve spaventare. E’ un sintomo
di altra malattia chiamata intossicazione avanzata, o chiamata ossidazione
avanzata (da radicali liberi). E’ un sintomo come la febbre,
come il mal di testa, come il raffreddore, come il grasso in più
della gente sovrappeso.
Se hai la febbre, essa arriva perché il problema sta nell’intestino,
o nel sangue carico di leucociti, perché ogni volta che mangi
il veleno carne scatta la leucocitosi. Stessa cosa per il mal di testa.
Se hai il grasso, non devi intervenire sul grasso, ma sul meccanismo
che ti fa accumulare l’adipe.
Il tumore localizzato dunque non è malattia, ma salute alterata,
ovvero benettia.
Esso è un sintomo. Una costruzione logica e illuminata del
sistema immunitario. Una barriera difensiva. Una ultima ratio. Un
punto prescelto dalla CIA interna per concentrare determinati veleni
che andando in circolo farebbero insopportabili danni.
Serve una nuova cultura, totalmente diversa da quella medioevale
della medicina
Il corpo non va mai contro se stesso.
Il corpo tende a guarire, non a peggiorare, a condizione però
che si cambi stile di vita e che si interrompa il circolo vizioso
di avvelenamento.
La situazione è diversa solo quando si è in stato di
cachessia, di putrefazione avanzata del sistema, dove le cellule non
ricevono più nutrimento e non si ripuliscono più.
La malattia che causa tumori e talvolta cancri, ha un nome preciso,
ed è avvelenamento, degenerazione cellulare.
Fregarsi le mani, se ti ritrovi con un tumore? Certamente che no.
Meglio stare sempre in salute.
Disperarsi? Certamente che no.
Dirsi semmai: Che culo, ragazzi, mi è andata bene. Faccio in
tempo a cambiare radicalmente vita e a recuperare.
Ma per fare questo tipo di ragionamento serve cultura. La cultura
giusta.
Non certo la cultura medicale del terrore e dell’intervento
a tutti i costi, tipica della medicina di questi ultimi anni.
I pericoli insiti nel toccare chirurgicamente e chemioterapicamente
un tumore.
Una bomba innocua se lasciata in pace. Una bomba da disinnescare con
mille attenzioni.
Il tumore benigno è come una bomba.
Tranquilla e innocente finché nessuno la tocca e la sbatte
violentemente.
L’unica cosa saggia da fare è lasciarla al suo posto,
oppure disinnescarla con metodo scientifico.
Anche perché toccare chirurgicamente o chemioterapicamente
un tumore, significa mandare in circolo i veleni in esso depositato,
e creare le basi per altri punti critici, mediante quel fenomeno,
purtroppo inarrestabile e letale che si chiama metastasi.
La scienza igienistica ha da tempo descritto per filo e per segno
il tumore difensivo, in sei passi precisi, chiamati enervazione (indebolimento),
toxemia (intossicazione), infiammazione della parte prescelta dal
sistema, ulcerazione, indurimento.
Il passo numero sette, meglio non compierlo
Il passo numero sette meglio non compierlo, e si chiama fungazione,
o diramazione del problema in altri punti.
E’ quel passo che, poco importa come interveniamo, porta alla
morte rapida, in quanto il sistema immunitario ha capito che non c’è
più nulla da fare se non abbreviare i tempi (salvo che, con
droghe e medicine estreme, ovvero con l’accanimento terapeutico
e con operazioni utili solo a far lievitare il conto del ricovero,
non si tenga in vita il soggetto più a lungo del necessario,
in condizioni di terribile sofferenza).
Questi dettagli si trovano anche, per chi lo volesse, sul mio volume
L’Alimentazione Naturale dalla A alla Z, già ordinabile
su Internet presso la Anima Edizioni di Milano (redazione@animaedizioni.it).
L’efficacissima alternativa salutistico-naturale delle
cliniche sheltoniane (Ex ANHS)
La tecnica medica purtroppo, non vuole saperne di fare questi ragionamenti.
O forse non è troppo motivata a farlo.
Le cliniche igienistiche-naturali americane (Cinque, Sabatino, Goldhamer,
Cridland, Fuhrman), ma anche quelle australiane (Alec Burton), quelle
europee di tipo bircheriano (Svizzera) ed ehretiano (Germania), e
diverse altre che pure esistono nei diversi paesi, stanno facendo
miracoli senza farmaci e senza bisturi.
Non a caso, gli artisti di Hollywood sono regolari clienti di questi
rifugi terapeutici.
Qui non solo ti guariscono e risolvono i tuoi problemi, non solo ti
disinnescano le mine interne, ma fanno la cosa più importante,
che è quella di educarti alla salute e non alla malattia.
Non a caso i ricchi d’America vanno in queste cliniche, e non
negli ospedali dei comuni mortali.
Non a caso gli stessi medici ospedalieri, quando hanno dei problemi
seri, mettono la coda tra le gambe, e mogi-mogi ricorrono alle cure
dei tanto sputtanati igienisti-naturali.
Miracoli li ha fatti e li sta facendo pure Carmelo Scaffidi a Bergamo,
avendo salvato se stesso e i suoi familiari innanzitutto, e avendo
raccolto una mole interessante di guarigioni da tumore, sempre senza
ricorrere a farmaci e bisturi, in ottemperanza alle precise regole
dell’igienismo sheltoniano.
Ma, attenzione, i miracoli non vengono realizzati dagli igienisti,
bensì dal corpo umano ben diretto da chi ha capito come esso
funziona.
Da chi segue davvero i concetti del grande Ippocrate, secondo cui
A) La Natura è la Sovrana Medicatrice dei Mali, e B) Primus
non nocere.
Come operano i disinnescatori di mine e di ordigni chiamati
malattie incurabili e tumori?
Cosa fanno di così speciale?
Se hai cachessia e cancro conclamato ti rimandano subito a casa.
Cosa fanno in queste cliniche di particolare?
In queste cliniche ci sono i disinnescatori di bombe tossiche chiamate
malattie e chiamate tumori.
Non si disinnescano i cancri.
Trattasi di ordigni troppo arrugginiti che perdono già veleno
e creano bombette tutto intorno.
Se uno è arrivato al cancro lo invitano cortesemente a tornare
a casa, perché il digiuno terapeutico praticato da queste parti
aiuta il canceroso a morire prima e più veloce, risparmiandogli
pure atroci sofferenze.
Gli farebbe dunque bene.
Non si tratterebbe di eutanasia nel modo più assoluto, ma di
semplice scorciatoia naturale e indolore verso l’ultimo respiro.
Solo che i titolari di quelle cliniche non amano peggiorare i propri
straordinari record, le statistiche di guarigione che servono da referenza
per altri clienti.
Loro puntano a guarire, non a far morire, sia pure in modi decenti.
In questi casi, il medico igienista dirà sottovoce due parole
ai famigliari, insegnando loro a mettere il poveretto a digiuno, e
a dargli tutte le cure amorevoli che servono ad accompagnarlo serenamente
verso il trapasso.
Immediato digiuno ad acqua distillata per tutte le neoformazioni
tumorali.
Una purificazione completa che risolve e ripulisce non solo il tumore
ma tutte le irregolarità presenti.
Se uno invece ha qualsiasi tipo di neoformazione tumorale, viene
messo immediatamente a digiuno e a riposo fisiologico. Niente cibo,
niente giornali, niente televisione, niente preoccupazioni.
Riposo assoluto e tanta acqua distillata.
Si va in regime di chetosi e di grasso-cannibalizzazione controllate.
Ed anche in regime di eliminazione di tutte le scorie e dei prodotti
inquinanti accumulati nell’organismo nel corso della vita.
Trattasi di una purificazione completa e priva di rischi, che risolve
non solo il tumore ma tutte le 30 mila malattie elencate nel carnet
della medicina ufficiale, visto che il corpo umano è un tutt’uno,
non certo un’assieme disassemblato di organi e di cellule.
Viene pure eliminato gradualmente il tumore.
Herbert Shelton, memorabile campione mondiale storico dei digiuni
assistiti
Il campione mondiale di questi digiuni assistiti fu proprio il dr
Herbert Shelton, i cui record di guarigione stanno incisi nella memoria
degli americani, nei suoi 50 libri best-seller, e nei successi strepitosi
dei suoi allievi odierni.
Nella prima seduta di 4-7 giorni il tumore grosso come una noce, diventa
una piccola nocciolina.
Una seconda seduta simile e anche la nocciolina scompare del tutto
per non tornare mai più, a condizione però di diventare
virtuosi, e di mangiare e vivere in rapporto alle precise esigenze
del nostro corpo umano-fruttariano.
Il digiuno ad acqua distillata non è altro che una autoguarigione
controllata e pilotata sapientemente da un esperto igienista.
Il suo compito è di aiutare il paziente a superare gli inevitabili
momenti di difficoltà e di leggero fastidio che accompagnano
la fuoriuscita dei veleni.
Quindi la eliminazione dei tumori , di tutti i tumori, è un
fatto normale e di routine.
Il successo è garantito.
Non concorrenza all’acqua di rose ma furibonda competizione
con la Medicina Ufficiale
Non ci si aspetti però dai medici comuni la conferma o peggio
ancora l’approvazione.
La categoria che essi odiano e contrastano di più è
proprio quella degli igienisti.
Trattasi non di concorrenza all’acqua di rose, ma piuttosto
di furibonda competizione storica.
Una specie di lotta per la sopravvivenza. Muori tu o muoio io.
Se la gente comune si mette a fare queste scelte di tipo salutistico
naturale, loro chiudono bottega e se ne vanno tutti a casa, oppure
si rivolgono umilmente ai centri igienistici chiedendo di potersi
aggregare al carro vincente degli ex-nemici.
Sarebbe come chiedere a una prostituta di indicarti il posto in cui
si trovano delle ragazze che lo fanno gratis per divertimento.
Se ne guarderà bene dal rivelartelo, salvo che non sia scema
o autolesionista.
Il paragone suona un po’ offensivo, ma rende molto bene l’idea.
La logica intelligente e auto-difensiva del corpo umano
Tieni presente che il corpo umano, molto virtuosamente, tenta sempre
le vie più logiche per rimediare alle nostre indiscrezioni
alimentari e comportamentali.
Mangiamo e trangugiamo veleni, cibi che non sono cibi ma anti-cibi,
cibi che non dovrebbero mai essere guardati, considerati, comprati,
maneggiati, portati alla bocca?
Bene, l’infinita ed inesauribile saggezza del corpo fa affluire
tali veleni nei punti più consoni e meno pericolosi, e preferibilmente
tra le cellule grasse del corpo.
Escrescenze locali e innocui indurimenti, a volte non sono altro che
mini-ricettacoli di tossine che vanno e vengono, appaiono e scompaiono
a seconda di come ci comportiamo, a seconda del nostra tasso di inquinamento
interno.
Queste non sono favole, ma realtà scientifiche osservate più
volte dagli stessi medici, i quali riescono a capacitarsene solo quando
tirano via i paraocchi che l’Ordine Medico gli ha da sempre
imposto, quell’antico paraocchi di derivazione medievale per
cui il male è una entità bizzarra e maligna che arriva
misteriosamente da lontano, e che deve essere bombardata ed estirpata
come si fa con un mostruoso invasore.
I danni delle rimozioni chirurgiche sommati ai danni delle
analisi preventive
Un tumore, eliminato brutalmente per via chirurgica o per via chemioterapica,
comporta una pericolosa modifica degli equilibri intorno alla zona
tumorale.
Infatti quei veleni che prima dell’estirpazione affluivano al
tumore, ora non trovano più la precedente valvola di sfogo,
la precedente fossetta biologica, per cui corrono il rischio di riversarsi
in altri punti, causando nuovi tumori.
Un importante test in Norvegia rivela i pericoli degli esami
mammografici
Il pericolo viene segnalato da un recente test svolto in Norvegia
e durato 6 anni, tra il 2002 e il 2008, dove, ironia della sorte,
pare che siano gli stessi esami mammografici a causare l’insorgenza
di tumori.
L’igienismo naturale già lo sapeva.
Già predicava da decenni che le analisi, le visite, gli screening,
fanno male fisicamente e psicologicamente, non solo per danni specifici
dei raggi, ma anche per lo stress che essi producono inevitabilmente.
In questo esperimento norvegese, appena pubblicato sugli Annali di
Medicina Interna, si sono raffrontati 2 gruppi di donne, campione
A, sottoposto a regolare screening mammografico annuale per 6 anni
e, campione B, mai sottoposto a screening.
Ebbene, alla fine dell’esperimento, il gruppo A sottoposto a
ripetuti test ha presentato percentuali molto più alte di tumore
al seno, rispetto al gruppo B non mammografato.
Interpretazione dei risultati. Sospetti inquietanti e molte
incertezze.
I tumori che regrediscono e svaniscono. I tumori generati dalla mammografia
stessa.
Ogni donna decida in piena libertà e senza criminali pressioni
se sottoporsi o no ad esami.
A prima vista sembrerebbero avere ragione i patiti delle mammografie,
quelli che spaventano le donne in continuazione con pressanti inviti
a farsi controllare regolarmente, quasi che fossero degli esseri difettosi
e pronti a cadere nelle grinfie del male ad ogni piè sospinto.
Una vera e assurda atrocità mediatica, priva di motivazioni
logiche e scientifiche.
Una demenziale e corrotta abitudine della medicina mondiale odierna.
Per i patiti della mammografia, gli strumenti e gli analisti avrebbero
dunque lavorato bene e scoperto più cancri nelle donne regolarmente
esaminate.
Ma gli autori della ricerca la pensano in modo diverso.
Sospettano infatti, con dati e ragionamenti alla mano, che alcuni
ricettacoli rivelati dalle ripetute mammografie nei primi test, non
continuerebbero e non si riconfermerebbero alla fine dei 6 anni, in
quanto potrebbero essere regrediti spontaneamente, come accade più
volte coi tumori, con sbalordimento generale dei medici.
E c’è pure il sospetto, non dichiarato perché
mancano le prove, che ripetute mammografie possano avvelenare le donne
sottoposte a ripetuti test e favorire in loro l’insorgenza di
tumori.
Alla fine si può dire che le incertezze sul beneficio dell’esame
mammografico sono sempre state tante.
E questo esperimento prova che esistono tuttora molti fatti sconosciuti
ed oscuri riguardanti gli esami al seno.
Meglio dunque che ogni donna decida in piena libertà e autonomia
i pro ed i contro del farsi esaminare, è la conclusione dei
medici norvegesi.
Gli stratagemmi e le falsità statistiche dell’oncologia.
L’inguaribile trionfalismo della medicina.
Leggo un documento di Marcello Pamo dell’1/1206, che appare
su www.Disinformazione.it.
Col titolo di Guerra al cancro? Ecco le balle dell’oncologia.
Quella di sottolineare pomposamente i grandissimi risultati ottenuti
dalla scienza nella guarigione e nella cura del cancro, è diventato
sport preferito dei medici in Italia e nel mondo.
Ma in Italia più che altrove, viste le tradizioni di alto lignaggio
medico che vanta il nostro paese (pensa un po’ alle università
di Padova, Pavia. Pisa, Bologna, Udine, Roma, fucine di grandi cardiologi,
collegate a grossi ed efficienti centri ospedalieri.
Il cancro è ormai sconfitto, e la sopravvivenza è già
sul 50%, annunciano trionfalmente i medici.
Già osserviamo che, se il 50% sopravvive, significa comunque
che l’altro 50% muore.
Una specie di lancio della monetina.
E poi, chi mai ci dice che il 100% morirebbe se non trattato coi metodi
distruttivi della medicina?
I diagnosticati-non-operati sopravvivono in media 11 anni,
mentere i diagnosticati-operati solo 3.
La Medicina insegna a scrivere male e a fare i calcoli ancora peggio.
In America, i dati citati dal dr Robert Mendelsohn attestano che
i diagnosticati di cancro, poi non operati, hanno una sopravvivenza
media di 11 anni, mentre i diagnosticati poi operati vivono solo 3
anni.
Significa che qualcuno vive 8 anni qualcuno 4 e qualcuno pochi mesi
soltanto.
Ma, tornando al 50%, ci accorgiamo che i medici sono bravi a tagliare
e suturare, ma non sempre sono bravi con carta e penna.
La loro calligrafia è notoriamente incomprensibile (la non-chiarezza
sta nel loro dna), ma, quando si mettono a fare dei calcoli coi numeretti
sono ancora peggio.
Oppure sono invece troppo bravi, nel senso che sono allenati a cambiare
le carte in tavola.
Come quando fanno le statistiche sulle vaccinazioni, al fine di dimostrare
l’indimostrabile, con falsità e bugie tra l’atroce
e il carnevalesco.
Il 50% di sopravvivenza degli operati più che una
burla è un insulto alla logica e alla trasparenza
I dati Istat sulla mortalità-tumori in Italia nel 2002 parlano
di 162.201 persone morte, mentre 250.000 sono quelle diagnosticate
cancerogene, per cui i sopravissuti sono 88000, cioè il 35,2%
e non il 50.
Ma, il 50%, è una media aritmetica di diversi tipi di tumore.
Il cancro al testicolo (solo 2000 casi/anno) si risolve con l’asportazione
del medesimo e il maschio, così eunuchizzato, sopravvive nell’87%
dei casi.
Ebbene, quelli col cancro al polmone, statisticamente molto più
significativo con 40.000 casi/anno, rivela una sopravvivenza media
del 10-12%, per cui 10 sopravvivono e 90 muoiono, come dichiarato
dal dr Francesco Bottaccioli, membro dell’Accademia delle Scienze
di New York e docente di psico-oncologia all’università
La Sapienza di Roma.
Ecco allora che il 35,2% non vale più.
Alla fine, si salva il 5 o forse il 10%, non per merito dell’operazione,
ma nonostante l’operazione.
Si salvano quelli con la scorza più forte, quelli che sarebbero
sopravvissuti pure senza cure.
Ma non è finita lì.
Gli oncologi includono nelle statistiche (già di per sé
erronee) anche neo-formazioni che non sono affatto tumori, inquinando
ulteriormente l’affidabilità dei dati, come accade per
i polipi del colon-retto o per le formazioni displastiche del seno.
Si gonfiano dunque a proprio tornaconto i numeri, inserendo patologie
che non c’entrano nulla col cancro.
E poi, in aggiunta, si escludono i tanti malati che dopo la chemio
muoiono entro i primi giorni, in quanto etichettati come Decessi prematuri,
non causati cioè dai medici ma da una situazione precaria del
paziente già in sede pre-operatoria.
E’ bene inoltre sapere che le terapie oncologiche usate dalle
statistiche hanno una durata di 5 anni.
Quindi, se una persona muore entro 5 anni, diventa caso negativo.
Se invece muore il 5° anno più un giorno, magari grazie
ad accanimenti terapeutici, non entra più nel computo, e diviene
un guarito totale.
Perché mai si fanno circolare questi dati assurdi del 50%,
che in realtà diventano 35%, e poi 25%, e che alla fine sono
sì e no il 5% o al massimo il 10%.
In pratica si salvano i soggetti a scorza più forte, quelli
che, anche senza operazione e senza cure, sarebbero comunque sopravvissuti.
Ignoranza, malafede, interessi, baronie, cattedre da lasciare a qualcuno?
A ognuno le proprie considerazioni personali.
Due su tre almeno finiscono malamente al cimitero, firmato
Ospedale Maggiore e Università di Torino.
Un fallimento totale della cosiddetta Guerra contro il Cancro.
L’Ospedale Maggiore e l’Università di Torino dichiarano
che Circa 2/3 delle persone affette da tumore ed operate vanno incontro
a esito letale.
Significa che 2 su 3, seguendo la prassi medica ortodossa, finiscono
anzitempo al cimitero.
Nel 1990, i morti per tumore trattato erano 147.869, ma nel 1991 erano
162.201.
Dove arriveremo?
La Guerra al Cancro, dichiarata da Richard Nixon, è stata una
disfatta totale.
John Christian Bailer III, insigne professore di Epidemiologia e Biostatica
alla Mc Gill University, ha dimostrato, con dati NCI (National Cancer
Institute) alla mano, che nel 1962 morivano 277.000 persone/anno,
e che nel 1982 ne motivano 434.000.
Trent’anni di guerra e di fallimento continuo.
Urge un drastico cambiamento culturale
Serve dunque un drastico cambio culturale e metodologico.
Decenni di indottrinamento hanno portato la società moderna
a usare pillole per ogni evenienza, a fidarsi totalmente degli esperti
in camice bianco.
Hai mal di testa? Pillola.
Hai febbre? Pillola.
Hai dolore? Pillola.
Hai tumore? Chemio e bisturi.
Se è vero che ogni malattia, anche la più terribile,
insegna costruttivamente qualcosa, come dicono le grandi culture millenarie
del passato, come faremo ad apprendere le leggi che il Gran Dottore
Malattia (ovvero il gran Medico Benettia) è in grado di darci?
Come faremo a imparare qualcosa se distruggiamo ogni cosa col napalm
e le radiazioni?
Non c’è nessuno da sconfiggere. Serve ri-direzionare
le batterie antiaeree, puntandole contro la propria ignoranza e la
propria vergognosa presunzione.
Le malattie sono amiche e non si combattono. Questo è l’ABC
della Vera Medicina che voi tradite.
Il tanto vituperato igienismo, cari medici, insegna una cosa basilare,
e cioè che le malattie non sono dei nemici, e pertanto non
si combattono e non si sconfiggono, ma si coadiuvano e si rispettano,
si trasformano in preziose alleate per il ripristino della salute.
Queste non sono frignazze da due soldi bucati. Questo è l’A-B-C
della Vera Medicina che un padre come Ippocrate vi ha inutilmente
insegnato, e che voi continuate indegnamente a tradire.
Il discorso vale anche per il tumore, amico prezioso che ci salva
in corner, nell’emergenza.
Vale, al limite, persino per il cancro, che porta alla tomba veloce
prima di far patire atroci sofferenze.
Ma voi andate contro questo con accanimenti terapeutici, anche perché
ogni soggetto non operato, per il vostro sistema irresponsabile e
venale, è una sconfitta professionale e uno sberleffo alla
venalità medico-farmaceutica. In America, non dimentichiamo,
ogni caso di tumore/cancro trattato e operato significa 50.000 US$
dalle assicurazioni. Tanto ossigeno e tanto carburante per gli ospedali.
La formidabile lezione igienistica di Florence Nightingale
Quella di Florence Nightingale, apparsa sul testo Notes on Nursing
(Londra 1860), è una memorabile sfida, tutta femminile, alla
teoria demenziale dei germi introdotta in ambiente medico dall’impostore
francese Luigi Pasteur.
Le malattie non sono organizzate in categorie come cani e gatti.
Non è forse il continuo vivere sbagliato che porta la gente
ad ammalarsi?
Non sono forse fattori come l’aria pura e la pulizia da un lato,
e l’aria viziata e la sporcizia interna-esterna a determinare
lo stare bene o lo stare male delle persone?
Non sono forse le malattie delle reazioni naturali alle condizioni
assurde in cui noi stessi ci mettiamo?
Mi è stato insegnato, sia da scienziati superbi che da donne
ignoranti, a temere la febbre, la scarlattina e le varie infezioni.
Ma la vera assistente sanitaria ignora le infezioni, non ne ha paura,
ed eventualmente le previene.
Stanze pulite, finestre aperte ed assistenza amorevole ai pazienti.
Questo è da richiedere a una buona nurse.
Un trattamento saggio e umano è la migliore cura contro le
infezioni e le malattie di ogni tipo.
La dottrina delle malattie specifiche è il grande rifugio delle
menti fragili e deboli della medicina.
Non esistono malattie specifiche.
Ci sono solo condizioni adatte a rendere la gente malata.
Più che una teoria intelligente sulla origine delle malattie,
le parole della Nightingale sono quanto di meglio sia mai stato pronunciato
negli ultimi 200 anni in ambiente medico, e meriterebbero di essere
scolpite sui muri di ingresso di tutti gli ospedali e di tutte le
aziende sanitarie, come avveniva con la scritta Conosci Te Stesso
dei templi greci.
Questa magnifica donna-medico inglese, sicuramente la più famosa
assistente sanitaria della storia, sfidò la presunzione dei
colleghi maschi e la teoria pasteuriana sui germi, 17 anni prima che
il chimico Pasteur attribuisse a se stesso la scoperta dei germi (imbrogliando
indegnamente il vero scienziato Bèchamp).
La sua lezione è più che mai valida, come tutte valide
sono le idee di Pitagora, dopo 2500 anni.
Le verità non conoscono declino e tramonto. Non conoscono mode
e maniere. Sono fatti eterni.
Il melanoma e la cura Nacci
Mi arriva la testimonianza probante ed accorata di Ervino Abbà,
pubblicata su Il Piccolo di ieri, e relativa al suo melanoma, diagnosticato
nel 2003 dal Policlinico di Modena e dall’Ospedale di Padova.
Il dr Nacci, di Alba, con molta disponibilità ed onestà,
mi ha sottoposto a una cura fitoterapica associata ad adeguato regime
alimentare.
Dopo alcuni anni di cure Nacci, le mie analisi non hanno più
rivelato alcuna traccia di melanoma.
Solo che il dr Nacci è stato sospeso dall’Ordine dei
Medici che gli contesta i metodi di cura, ed anche il fatto di aver
creato un suo sito Internet senza previa autorizzazione.
Il dr Nacci è stato pure duramente criticato dall’Ordine
dei Medici di Trieste
La grave decisione dell’Ordine toglie la libertà, sancita
dall’art. 32 dalla Costituzione Italiana, di poter scegliere
la cura che ognuno ritiene più appropriata.
Infatti, nonostante gli ottimi risultati finora ottenuti, potrei essere
costretto d’ora in avanti a ricorrere a cure mediche chemioterapiche
non prive di effetti negativi.
Tra i tanti conoscenti scomparsi a seguito di cura chemio, cito solo
quelli più a me vicini.
Mia moglie, Marialuisa Bevilacqua, in cura per anni presso l’Istituto
Tumori di Milano, con spesa chemioterapica di 25 milioni di lire non
mutuata nel 1989, e decesso dopo appena 8 mesi di cura.
E mia nipote che, dopo cura per tumore all’esofago,è
stata sottoposta a chemioterapia preventiva, scomparendo 15 mesi dopo
per metastasi, a 43 anni.
Commento al messaggio di Ervino Abbà.
Colpire uno per spaventarne cento.
Non conosco i dettagli della cura Nocci, né a livello di cura
fitoterapica né a livello di cura dietologica, e quindi non
posso esprimermi su questo.
Do invece credito totale alla buona fede e al coraggio di Ervino Abbà,
che cita tutto quanto gli è successo personalmente e in famiglia.
Ha fatto non bene ma benissimo a non sottoporsi al napalm della chemioterapia.
Gli stessi medici sanno che si tratta di un metodo mega-distruttivo
e di una ultima ratio.
E’ una pratica assurda che dovrebbe essere stroncata per legge.
Il problema è che l’Ordine sta rintanato nel suo fortino,
forte dei suoi addentellati coi governi, coi ministeri della salute
e della giustizia, con le industrie farmaceutiche e il ministero dell’economia,
coi sindacati e i partiti.
Le cure Nacci sono viste dall’Ordine come il fumo negli occhi.
Non è che l’Ordine, cattivo e feroce, ce l’abbia
con la persona di Nacci.
L’Ordine è un apparato burocratico che, come il principe
di Machiavelli, non deve perdere il potere.
Colpire uno per colpirne cento e mille. Colpire uno per spaventare
ed ammonire tutti gli altri.
La gente è terrorizzata dalle malattie.
Ogni canale televisivo è zeppo di specialisti che pretendono
di medicalizzare ulteriormente.
Nessuno che insegni la salute. Terminati Il Potere del Cuoco e Gusto,
si passa non certo casualmente al gastroenterologo, al cardiologo
e al cancerologo.
Da una parte ti ammalo, e dall’altra ti napalmizzo, ti opero
e ti trapianto.
Una cosa però la voglio dire ad Abbà.
Ed è che deve abbandonare l’idea di essere ammalato e
pronto a riammalarsi.
Questa è la mentalità perdente dello sconfitto e del
terrorizzato inculcatagli proprio da quei metodi e da quei sistemi
che lui sta giustamente combattendo.
Se è vero (e glielo auguro) che la cura lo ha veramente guarito,
significa che non si deve preoccupare.
Il corpo ha tendenza virtuosa a stare in salute.
A condizione però che non continui a commettere i vecchi errori
e le passate sbadataggini alimentari e comportamentali che portarono
il suo corpo ad ammalarsi.
La soluzione dei problemi esiste, ma non si deve dire a voce
alta.
Al massimo si deve sussurrare, ovattata e per pochi adepti, nei salotti-bene.
La dieta antiossidante, anticostipante, antimuco, antiacidificante,
antiputrefattiva, antifermentativa, antiurica, anti-leucocitosica,
anticancro per eccellenza, è la dieta crudista vegana.
Lo sanno ormai tutti, inclusi i cancerologi, inclusi gli scienziati
di ogni branca del sapere, non solo il prof Umberto Veronesi, guarda
caso ex Ministro della Sanità e Presidente della Lega Europea
Anti-Cancro.
Ma queste cose non bisogna dirle.
Se tutti diventano virtuosi ed igienisti, se tutti ricorrono a stratagemmi
semplici e naturali come il digiuno a banalissima acqua distillata,
dove andremo mai a finire?
Dove finiranno le tonnellate di farmaci, le sale chirurgiche e radiologiche,
le frotte di medici istruiti perfettamente per il taglio, l’asportazione
e il trapianto?
Dove li metteremo i 25000 propagandisti medici che percorrono le città
italiane come dei segugi, ad inseguire ogni medico ed ogni terapeuta
privato o della mutua?
E cosa faranno gli alberghi che ospitano le migliaia di convenzioni
mediche annue?
E come faremo a dimagrire il business trainante ed esplosivo delle
onoranze funebri?
Chiedesi tam-tam di stile afro-equatoriale, o le nuvolette indiane
stile Sioux
Data la delicatezza e la fondamentale importanza degli argomenti
trattati, chiedo a tutti gli amici vicini e lontani che mi seguono,
di fotocopiare, stampare, ritrasmettere e diffondere via email, il
presente documento, naturalmente dopo averlo letto, capito e condiviso.
Documento da inviarsi soprattutto ai medici.
L’etica e la salutistica riguardano tutti.
Chiunque abbia un corpo da difendere e un’anima da salvaguardare.
Non facciamo la guerra alle categorie.
Chiediamo umilmente perdono a chi si sentisse offeso per qualche parola
di troppo o per qualche termine troppo colorito.
Andiamo piuttosto al sodo della questione.
Non vogliamo e non auguriamo la rovina economica ed il fallimento
a nessuno.
Una società più logica e intelligente, più libera
da dogmatismi e imposizioni, più ricca di valori e priva di
sprechi, troverà modo anche di riciclare le attività
obsolete, sbagliate e senza vie di uscita.
Anche i macellai hanno dei figli da far crescere.
Anche i medici devono pensare alla salute propria e dei loro bambini.
Valdo Vaccaro - Direzione Tecnica AVA-Roma (Associazione Vegetariana
Animalista)
- Direzione Tecnica ABIN-Bergamo (Associazione Bergamasca Igiene Naturale)