TRIARTICOLAZIONE SOCIALE E VITA SOCIALE

Cercherò di presentare l’idea della Triarticolazione sociale, una delle idee centrali che Steiner ha sviluppato proprio nello specifico della vita quotidiana, quella che ciascuno di noi vive giorno per giorno. Tre sono le idee alla base di tutto lo sviluppo dell’antroposofia. La prima è l’idea che la conoscenza umana possa essere ampliata, che l’uomo- lavorando su se stesso- possa sviluppare una conoscenza approfondita dei fenomeni culturali e che questa conoscenza sia infinita (quando cioè cominciamo a svolgere qualcosa che si ingrandisce costantemente).
Questa idea fondamentale dell’antroposofia è basata sul concetto della conoscenza così come Steiner l’ha sviluppata, da una parte, attraverso il confronto con il kantismo (Kant, Fiche e Shelling, in particolare) e con tutto l’idealismo tedesco; dall’altra, attraverso il confronto con il goetheanismo e cioè con quel particolare approccio alla natura e all’ampliamento della percezione di sé; c’è, in terzo luogo, la “Filosofia della Libertà”, che è l’opera fondamentale di Rudolf Steiner.
Nella “Filosofia della Libertà” troviamo sicuramente, in germe, tutto quello che poi diventerà l’antroposofia. L’idea centrale della “Filosofia della Libertà” è che l’uomo non sia soltanto racchiuso in se stesso ma sia anche là dove i suoi sensi incontrano il mondo della manifestazione. In altre parole: l’albero che io percepisco lo percepisco perché è anche parte di me stesso; è io e non io. Si tratta di una teoria e di una pratica della conoscenza che sfocia direttamente nella pratica della meditazione e questa pratica della conoscenza è anche il complemento necessario, per esempio, di tutta la preoccupazione ecologica attuale. E’ la conoscenza necessaria per chi voglia veramente avvicinarsi alla comprensione dei limiti della natura e dei limiti del possibile intervento dell’uomo su di essa. Questa è la prima idea centrale: l’ampliamento della conoscenza, le basi epistemologiche dell’attività meditativa.
Il secondo grande aspetto dell’antroposofia è l’immagine dell’uomo: la concezione dell’essere umano come punto centrale tra la Terra e l’universo, tra la Terra e il mondo spirituale. Da una parte c’è la natura e dall’altra il mondo spirituale e l’uomo si stende esattamente come un ponte tra questi due mondi. Ma si tratta di un ponte in movimento. C’è un movimento continuo di incarnazione dallo spirituale al naturale e un movimento complementare di escarnazione. Questo vuol dire che ci sono continuamente anime che nascono sul piano terrestre e anime umane che ritornano al piano spirituale. Questa è la grande immagine che possiamo avere, l’immagine in movimento della collocazione dell’uomo nell’universo.
Questa collocazione dell’uomo è più del concetto di nascita e morte, è incarnazione e escarnazione. Escarnazione non è soltanto la morte, è anche per esempio il sonno: ogni notte c’è questo processo e ogni mattina c’è il processo inverso.
Il terzo aspetto è quello che riguarda il sociale. L’antroposofia non è dunque soltanto un metodo di conoscenza di fatti spirituali, è anche un metodo da applicare per arrivare alla comprensione dell’uomo; e in terzo luogo è un metodo per realizzare sulla Terra tutti i frutti di questa conoscenza. In questo terzo aspetto si presentano i tre livelli della realizzazione socio-economica; della realizzazione socio-politica; della realizzazione socio-culturale. La grande contraddizione in cui si trova ogni uomo è quella di essere, allo stesso tempo, un essere di natura, con istinti e bisogni di natura, e un essere spirituale non con istinti ma con conoscenze e bisogni spirituali, e costantemente vi è questo passaggio dal mondo superiore alla natura e viceversa. La vera morte dell’essere umano sarebbe quella di cessare questo movimento. Ciò che chiamiamo normalmente morte non è in realtà la morte ma una parte di questo movimento.
Voglio cercare di dimostrare che tutta la vita sociale è basata su questo movimento. Uno dei grandi problemi sociali attuali è l’opposizione tra capitale e lavoro. Il capitale, come dice ovviamente la parola stessa, è in rapporto con la testa. Non in modo volgarmente esteriore ma anche in modo interiore: cioè riguarda lo spirituale che è nell’uomo.
E questo ci porta direttamente a definire che cos’è lo spirituale. Lo spirituale sono per esempio le facoltà che ciascuno sviluppa. Gli artisti sono persone che hanno sviluppato facoltà che possiamo riconoscere come altamente spirituali. Sono esseri che hanno spiritualizzato la propria natura, quale che sia la natura della loro creazione.
Si può parlare di creazione puramente materiale (per esempio una dimensione tecnica) ma anche di realizzazione dello spirito. C’è già qui una sorta di contraddizione tra lo spiritualismo e il materialismo. Possiamo sviluppare cose puramente materiali e allo stesso tempo avere una attività spirituale. E’ importante capire che le nostre azioni sono un modo di incarnare lo spirito nella materia. Siamo tutti impegnati in questo processo. Questo cammino di incarnazione ed escarnazione è un cammino di sviluppo dell’umanità. E’ un processo che ci porta ad incarnare progressivamente ciò che siamo.
Se consideriamo la biografia umana possiamo vedere che ci sono diverse tappe: ci sono prima di tutto l’infanzia e l’adolescenza (che sono gli anni dell’apprendistato) e già di tre anni sono presenti le tre grandi facoltà che fanno dell’uomo un uomo: prima impariamo a camminare, poi a parlare e infine a pensare. Quando cominciamo a pensare è quando abbiamo i nostri primi ricordi. A tre, quattro anni di età arriva un momento in cui possiamo dire: “Io sono”; è il momento del risveglio dell’Io e dunque della presa di coscienza. I primi ricordi risalgono a quel momento.
Tutte e tre le grandi facoltà (camminare, parlare, pensare) si ritrovano in tutte le tappe dell’esistenza. Se parliamo in termine di settenni consideriamo che nel primo settennio ripercorriamo l’apprendimento del camminare; l’attività che esercitiamo fino al cambiamento dei denti è quella di prendere il proprio posto nello spazio terrestre, collegandoci con la pesantezza e anche con le forze della leggerezza: imparare a muovere il proprio corpo.
Nel secondo settennio, tra la seconda dentizione e la pubertà, c’è un’amplificazione dell’apprendimento della parola: è l’età in cui il bambino comincia a socializzare e può cominciare la scuola (anche se c’è la tendenza a farli cominciare prima); ed è lì che esercita questa capacità di comunicare. Impara a comunicare con gli altri, ma anche con se stesso, attraverso il linguaggio. C’è un confronto tra il parlare e il pensare e anche tra il camminare e il pensare, e il confronto avviene soprattutto attraverso l’apprendimento del linguaggio. Nel terzo settennio, a partire dalla pubertà, viene amplificata la facoltà del pensare che era arrivata verso i tre anni. Anche qui la capacità di pensare si sviluppa nel confronto con il camminare e con il linguaggio. Da 0 a 21 anni ci sono i tre settenni e si ripercorre l’apprendimento del camminare, parlare, pensare. E’ lo sviluppo del corpo. La stessa cosa si produce tra i 21 e i 42 anni, nei tre settenni successivi (tra i 21 e i 28 anni, tra i 28 e i 35, tra i 35 e i 42). Qui però la metamorfosi è sul piano dell’anima, è più sottile, non è più sul piano fisico. Non ci sono più fenomeni come il cambiamento dei denti o la pubertà. Viene tutto sviluppato a livello interiore, a livello dell’anima. Da 0 a 21 il corpo, da 21 a 42 l’anima.
Dopo i 42 anni si presenta di nuovo questo processo (tra i 42 e i 63 anni), anche qui con i tre settenni che sono nuovamente tre metamorfosi delle tre facoltà, non più sul piano del corpo o dell’anima ma sul piano dello spirito. L’uomo si realizza come corpo, anima, spirito lungo tutta la sua biografia. Ciò che avviene al di là del 63° anno non è la fine dell’esistenza, si potrebbe dire anzi che è, in qualche modo, l’inizio di essa, nel senso che il grande processo di apprendimento è arrivato alla fine con i 63 anni e quindi dovrebbe essere giunto il momento in cui l’uomo può veramente definire libero il suo corpo, la sua anima e il suo spirito.
Se le cose oggi non vanno così è perché c’è un problema sociale fondamentale: non si vede la parte spirituale dell’uomo e ciò che viene considerato è solo l’aspetto fisico e materiale. Questo porta alle catastrofi sociali perché significa stagnazione.
Quello che importa non è tanto dire: “Bisogna conoscere assolutamente l’antroposofia” ma sviluppare una conoscenza vivente dell’uomo che è essenzialmente una conoscenza in movimento. Mettere in movimento il processo di conoscenza permette di ampliare e di rispondere in ogni caso ai problemi che ci si pongono giorno per giorno.
Chiamiamo spirituale ciò che scende per incarnarsi sulla Terra e che trasforma e dà forme nuove alla Terra. Appaiono forme che sono il risultato di incarnazione di facoltà dell’uomo sul piano terrestre. Questo è ciò che chiamiamo il processo del lavoro.
Ogni lavoro è un processo di discesa delle facoltà sulla Terra. Se si fa del giardinaggio si utilizzano determinate facoltà che sono in noi e che permettono di agire sul mondo vegetale, sugli elementi, sul mondo animale e sull’ambiente terrestre della natura. Chi fa il falegname, chi lavora il legno, agisce sulla natura. Questo vale per tutti i lavori manuali: c’è una modificazione del mondo attraverso l’azione dell’uomo.
Tutto ciò che questo lavoro crea viene chiamato in economia valore. Il valore è il risultato dell’applicazione di facoltà sulla natura.
E’ straordinario quando osserviamo come tutti i beni materiali sono il risultato di un processo spirituale, di un processo di incarnazione. E qualsiasi lavoro facciamo, che sia lavare i piatti o fare le pulizie, il giardinaggio o anche un lavoro intellettuale o artistico, agiamo non soltanto sull’ambiente naturale della Terra ma anche su noi stessi.
Il lavoro modifica infatti l’organismo umano perché crea in esso nuove capacità. Anche lì c’è valore perché si lavora su se stessi. In ogni lavoro bisogna considerare che c’è un lavoro sulla natura e contemporaneamente un lavoro su se stessi.
Lo avevano già capito gli alchimisti nel Medio Evo. Spesso si parla dell’alchimia come della trasformazione dei metalli vili in oro, ma questo è anche un modo di dire simbolico. Non si tratta di una ricerca di arricchimento esterno ma dell’acquisizione di un processo intimo che si produce nell’organismo. Per esempio il processo dell’oro è anche un processo di conoscenza per arrivare al pensiero chiaro. Quello dell’argento è un altro processo e per ogni metallo c’è una relazione con una parte dell’organismo: quando gli alchimisti parlavano dell’Opus Magnum (la Grande Opera) si riferivano alla realizzazione dell’essere umano.
Non è difficile dunque comprendere che il lavoro sull’esterno, sulla Terra, necessita prima di un lavoro interiore. Ma questo per esempio la scienza moderna non l’ha ancora assimilato. Siamo adesso in grado di distruggere la Terra ma la morale non si è evoluta a un livello tale da corrispondere a questa capacità. E infatti abbiamo oggi tutti questi progetti di manipolazione transgenica o il fenomeno della “mucca pazza”, la manipolazione del cibo e quella micro-biologica. Si arriva a cose davvero terribili.
E’ chiaro che l’uomo non è ancora pronto per affrontare questi problemi e se avviene questo è perché abbiamo una visione monoteista, un pensiero unico nel senso di ricondurre tutto ad un unico principio. Ciò che nel passato era il monoteismo religioso è diventato oggi un monoteismo scientifico: in altre parole una concezione che vuole sempre ricondurre tutto all’unità.
Se osserviamo lo sviluppo dell’essere umano, vediamo che siamo sì esseri individuali ma che questa individualità è il risultato di numerose molteplicità. Per esempio la molteplicità corpo, anima, spirito; ma anche sul piano fisico l’unità dell’organismo formata da milioni di cellule; e dunque il pensiero unitario è un pensiero che impedisce di vedere le cose come realmente stanno.
Anche nel campo sociale esiste un pensiero unitario che porta a ricondurre tutto, per esempio, allo Stato oppure all’economia. Io credo che il XX secolo sia stato il campo di battaglia del tutto economico contro il tutto statalista.
E dopo la Caduta del Muro e la Guerra del Golfo è il tutto economico che ha preso il posto principale, ciò che oggi chiamiamo globalizzazione o mondializzazione, cioè l’idea che tutti i luoghi, i paesi, le città, gli esseri umani della Terra siano legati insieme su di un unico piano, che di fatto è quello economico. E’ vero che da uno o due anni c’è una reazione contro questo pensiero unitario. Ci sono per esempio i contadini, i giovani, gli artisti o persone di sensibilità diversa, e molti individui, persone, che non vogliono che tutto diventi merce, che si oppongono al fatto di dover vivere in un mondo in cui tutto si possa vendere o comprare.
Ora: che cos’è vendere e comprare? Torniamo all’idea di incarnazione ed escarnazione. Noi creiamo beni attraverso l’incarnazione delle facoltà verso la natura. A quel punto c’è denaro che ritorna verso la sfera spirituale: proprio nel momento in cui il prodotto viene fabbricato e venduto viene creato denaro. Questo denaro va allora ad impegnarsi in un circuito che è il circuito sociale.
E’ importante vedere che questo denaro, nella concezione attuale del tutto economico e del pensiero unitario, ha dappertutto lo stesso significato: ciò che viene comprato e ciò che viene venduto sono identici, sono lo stesso denaro. Se compro delle mele da un contadino che le ha prodotte e mangio queste mele le trasformo in me stesso, nella mia sostanza, e il denaro che ho dato in cambio viene messo in circolazione per soddisfare altri bisogni.
Il denaro sale nel senso contrario all’incarnazione delle facoltà e scende nel senso contrario all’escarnazione; al centro, tra la natura e la sfera dell’incarnazione delle facoltà, interviene la banca. Prendiamo come esempio la situazione di una persona che voglia creare un asilo: il suo asilo è un’idea talmente originale che, quando va dal banchiere, ottiene del denaro per realizzarla. Da una parte c’è un denaro di investimento e dall’altra c’è l’idea.
Ogni idea crea denaro. Nel momento in cui abbiamo un’idea c’è un processo di incarnazione e se l’incarnazione procede in modo giusto arriva il denaro corrispondente. Questo denaro non è altro che carta. Ogni giorno la Banca Centrale eroga denaro a colui che ha avuto l’idea di fare l’asilo. Evidentemente, se si crea un nuovo prodotto che fa andare bene gli affari, allora le cose vanno ancora meglio per quel che riguarda il denaro: se si convince il banchiere che questo asilo funzionerà allora si avrà molto denaro. Una volta che si sarà ricevuto il denaro ci sarà bisogno anche di persone che possano aiutare a realizzare la nostra idea. Il denaro può servire infatti per creare il luogo dove ci sarà l’asilo e come contropartita finanziaria per i collaboratori e anche per se stessi.
Questo denaro (che all’inizio era denaro di investimento creato dal nulla) diviene quindi denaro di consumo. Il denaro torna così verso la natura. E’ importante vedere che questo denaro di consumo arriva nel regno della natura mentre si produce il processo di escarnazione. C’è dunque bisogno che qualcosa muoia perché il denaro si rigeneri di nuovo nella natura, nello stesso modo in cui il sangue si rigenera nei polmoni per poi passare di nuovo per il cuore. La circolazione sanguigna e la circolazione del denaro hanno la stessa natura.
Esistono dunque tre tipi di denaro.
C’è prima di tutto il denaro spirituale che va incontro alle facoltà; è un denaro creato dal nulla.
C’è poi il denaro materiale (che diventa denaro di consumo) e in quanto materiale bisogna che in un determinato momento muoia. In un organismo sano bisogna che ci siano costantemente processi di costruzione e di distruzione: non ci può essere espansione continua, bisogna che le cose muoiano per poter nascere di nuovo.
E c’è un terzo tipo di denaro: il denaro giuridico che non è né denaro spirituale né denaro economico-materiale. E’ il denaro legato ad uno Stato che è il garante di una determinata valuta in un determinato luogo. Il processo di incarnazione ed escarnazione può comprendere anche la natura del denaro e il denaro ha un significato diverso a seconda della sfera dell’organismo sociale in cui circola.
Ci sono le due grandi sfere opposte, quella della natura e quella dello spirito, e tra le due appare il regno veramente umano. E’ come una lemniscata, un movimento di diastole e sistole, di inspirazione ed espirazione; quel movimento ritmico permanente in cui l’interno diventa esterno e l’esterno diventa interno.
Riguardo al problema dell’opposizione capitale-lavoro, il lavoro non potrà realmente diventare ciò che è (e cioè incarnazione di facoltà umane) se non lo dissoceremo dal fenomeno del denaro. Non potremo più dire che il salario è un valore economico perché di fatto è un denaro spirituale.
Qualsiasi lavoro non produce che denaro spirituale e questo valore non può essere venduto né comprato; solo se il lavoro è nella sfera dell’incarnazione può essere comprato e venduto. Come si può sopprimere il concetto di lavoro salariato? C’è una prima linea guida. Comprendendo le tre diverse qualità del denaro e le tre metamorfosi che operano lungo tutto il cammino del circuito sociale si arriva già a dissociare il fatto di lavorare dal fatto di ricevere denaro.
Il secondo elemento è collegato al fatto che nella concezione giudaico- cristiana il lavoro era considerato una maledizione, una sofferenza (“lavorerai con il sudore della fronte”). In effetti nel passato c’era la considerazione del lavoro come tortura; si tratta invece di un processo di incarnazione e ogni incarnazione è, effettivamente, dolorosa. Finchè siamo nel mondo spirituale con gli Angeli, con le entità spirituali, non ci sono troppi problemi: questi cominciano nel momento in cui ci si confronta con il mondo terreno. In effetti tutta l’evoluzione dell’umanità, dall’inizio fino ai nostri giorni, è tutt’intera un processo di incarnazione. Più o meno fino alla Rivoluzione Francese l’umanità ha vissuto tutto questo tempo per incarnare ciò che essa è, e ora è talmente incarnata che non riesce più ad uscirne. E’ completamente incatenata alla Terra. Il problema, oggi, è far comprendere il processo inverso di escarnazione.
Ed è per questo che oggi possiamo dire che il lavoro non è più una maledizione: il lavoro diviene una benedizione. Non diremo più “il dovere di lavorare” ma “il diritto di lavorare”. Ed è un fatto sociologico che effettivamente si sta manifestando sempre una divisione tra coloro che hanno la fortuna di avere un lavoro e quelli che hanno la sfortuna di non averlo.
Si sta progressivamente modificando il significato del lavoro verso ciò che corrisponde alla sua realtà spirituale: il lavoro, cioè, come possibilità per l’uomo di trasformare se stesso agendo sul proprio ambiente. Non importa tanto che l’uomo sia o meno in rapporto con il denaro, quello che importa è la sua trasformazione interiore. E’ un cammino di apprendimento della libertà, un cammino di apprendimento spirituale. La maledizione sta nel fatto che il lavoro è ancora una merce, perché nel momento in cui l’uomo vende se stesso, attraverso il suo lavoro, non c’è molta differenza con la prostituzione. Qualcosa che dovrebbe rimanere sacro è venduto sulla pubblica piazza. La soppressione del lavoro salariato sarà la questione di come ritornare all’azione dell’uomo di trasformazione della natura e di se stesso e di far diventare il lavoro una benedizione, un sacramenti, una nuova alleanza. Questa nuova comprensione del lavoro necessita però allo stesso tempo di una trasformazione dell’idea di società.
L’altro polo (dell’opposizione capitale-lavoro) è quello del capitale.
Il problema non è che ci siano individui proprietari di capitale ma che chiunque può essere proprietario di capitale. Ad esempio l’eredità: ciascuno può essere erede di capitale senza possederne le capacità corrispondenti. L’idea è che ci sia un’incarnazione e un’escarnazione anche di capitale, cioè una discesa ritmica e un’uscita ritmica di capitale. Steiner usa per questo il concetto di proprietà temporanea del capitale.
In un’impresa coloro che sono incaricati del capitale dovrebbero essere coloro che hanno la coscienza completa dell’impresa, e non è necessariamente la stessa persona, o lo stesso gruppo di persone, che debba gestire questo processo dall’inizio alla fine.
Quello che vi ho detto non sono soluzioni definitive o ricette: sono vie di ricerca per arrivare ad un'altra coscienza rispetto ai problemi sociali attuali.
Ad esempio con il pensiero unico si rischia di trasformare tutto in valore economico. Bisogna che un numero sempre maggiore di individui cerchino la loro posizione personale rispetto a questa problematica, ed è questo che chiamiamo la società civile o il potere civile, cioè i contestatori della globalizzazione di cui parlavo che hanno richiamato l’attenzione sulla distinzione tra potere economico, potere politico dello Stato e società civile. Ritorniamo così all’idea centrale di Steiner dei tre poteri potere economico, potere politico-giuridico e potere spirituale.
Ciò che è importante all’inizio di questo terzo millennio è che si sviluppi questo contro-potere della società civile. Questo contro-potere della società civile è fuori dai principi dello Stato e fuori dai principi del mondo economico, è in grado di armonizzare gli altri due poteri. E’ un potere che possono sviluppare gli individui unendosi sulla base dei loro interessi, che non sono puramente egoistici (cioè economici) ma che sono interessi nel senso dell’essere umano, a favore dell’essere umano. Interessi superiori dell’umanità.
Questo è il potere che potrà sempre più controbilanciare i poteri forti che esistono oggi nella sfera economica e nella sfera politica tanto da poter arrivare sempre più ad una società basata su tre poli totalmente autonomi l’uno dall’altro.
E veniamo ai tre ideali della Rivoluzione Francese: Libertà, Uguaglianza e Fraternità.
Libertà nel polo spirituale che corrisponde all’incarnazione di facoltà umane e dunque a tutto ciò che è nel campo dell’individualità.
Uguaglianza nel polo politico-giuridico, dunque nel sistema delle leggi.
Fraternità nel terzo polo, il polo dell’economia.
Qual è la distinzione tra questi tre poli?
La Fraternità è la capacità di vedere l’interesse generale della Terra intera. Oggi abbiamo una società in cui c’è la contro-immagine della Fraternità. Abbiamo il doppio (la caricatura) di un’economia fraterna, fatta in realtà di egoismo e di concorrenza.
L’Uguaglianza, che ci dovrebbe permettere di incontrare veramente gli altri, ha anch’essa la sua contro-immagine. Il sistema dell’uguaglianza è l’incontro dell’altro nella sua diversità, attraverso per esempio il rispetto dei diritti delle minoranze, e il sistema del pensiero unico ha molte difficoltà rispetto a tali diritti, in quanto la dottrina attuale è basata sull’idea di frontiere nazionali, per cui ogni popolo ha il suo territorio. Abbiamo visto come i conflitti nella ex-Jugoslavia (o in Africa o in Asia), in territori nei quali coesistono minoranze diverse, siano stati alimentati dall’idea (nata dopo la Prima Guerra Mondiale) di Woodrow Wilson sull’auto-determinazione dei popoli. In altre parole una maggioranza etnica che esiste da qualche parte tenta di determinare il destino delle minoranze e questa è la causa dei conflitti incessanti che si sono prodotti.
Oggi sono sempre più numerosi i ricercatori che lavorano su un’altra idea giuridica: l’idea che si debba dissociare la nozione di territorio dalla nozione di etnia, ed è questa l’unica possibilità per far coesistere popolazioni molto diverse, per esempio in Israele. I movimenti della società civile stanno anche cercando di rimettere in discussione l’ordine unitario statalista. C’è necessità di una riorganizzazione regionalista. Da quel che vediamo nell’attuale Europa dei 15 si potrebbe pensare ad una molteplicità di piccole regioni che corrispondano a realtà diverse.
Ma questo è possibile solo se la sfera della Libertà è separata dalla sfera politica. Per esempio ogni gruppo umano (filosofico, religioso, linguistico, etc.) ha il diritto di creare scuole per i propri bambini.
E’ necessario che questi tre poteri siano separati perché ciascuno di essi sia fecondato dagli altri due. Non si tratta di un ritorno al sistema delle caste antiche, in quanto ogni individuo è egli stesso il luogo in cui si incontrano queste tre sfere: per esempio in un’impresa possiamo distinguere la sfera spirituale, quella politico-giuridica e quella economica. E la questione della soppressione del lavoro salariato potrebbe essere risolta in un modo molto semplice: nella sfera giuridica dell’impresa bisogna che ci sia un organismo dove sia possibile discutere delle condizioni del lavoro, della durata e della retribuzione (che non sarebbe il salario).
Immaginate per esempio nella situazione attuale: c’è una somma enorme che serve ad alimentare le pensioni, le malattie e la disoccupazione e tutti gli eventi sociali immaginabili. Potrebbe così crearsi una sorta di denaro sociale che l’individuo riceve come reddito sociale. Bisogna che ciascuno abbia un reddito sociale e poi all’interno delle imprese si possono avere dei complementi secondo i bisogni personali: per esempio la condizione della famiglia ed altre necessità. Naturalmente non sto dando ricette ma soltanto indicazioni che permettano una regolamentazione della vita sociale.
Per concludere vorrei affrontare e approfondire il contributo che Steiner ha dato in questo campo con il suo libro “I punti essenziali della questione sociale” (2), uno studio fondamentale dedicato alla Triarticolazione diviso in quattro capitoli.
Il primo capitolo, “La conoscenza dell’uomo”, affronta l’aspetto dei bisogni dell’uomo, che non sono soltanto bisogni economici ma anche bisogni spirituali e di dignità umana.
Nel secondo capitolo, “Ricerca delle soluzioni conformi alle necessità del nostro tempo”, Steiner riporta la similitudine tra l’organismo umano e la pianta attraverso l’osservazione della suddivisione di entrambi in tre parti: l’organismo neuro-sensoriale, l’organismo ritmico (respirazione, circolazione) e l’organismo metabolico (digestione, movimento).
Questi tre sistemi corrispondono a tre regioni dell’organismo diverse e ben distinte anche nella loro conformazione, per esempio la testa è sferica mentre le membra sono longilinee. Se cominciamo a pensare in quest’ottica, a partire dall’osservazione delle metamorfosi, ne ricaviamo tutta una serie di insegnamenti. E’ il modo di procedere di Goethe e anche il modo di procedere di ogni educatore Waldorf, che cerca di comprendere che cosa sia l’essere umano per poi insegnare ai bambini.
A partire da quest’idea di organismo Steiner dimostra che anche il sociale è un organismo. E’ quindi necessario sviluppare un pensiero diverso dal pensiero intellettuale ordinario e cioè un pensiero organico vivente: l’Io che agisce sul corpo astrale per trasformarlo. Questo è il primo grado, il primo livello di comprensione dei processi della vita sociale, delle metamorfosi sociali.
Questo capitolo si conclude con un cenno ai tre ideali della Rivoluzione Francese, tre ideali che sono stati snaturati e non compresi nel loro vero senso spirituale. Secondo alcune ricerche sarebbe stata la spiritualità enigmatica del Conte di Saint Germani ad aver introdotto questi tre ideali per preparare il terreno fino agli anni fatali del Terrore.
Queste idee essenziali, che in Francia sono ancora stampate dappertutto (per esempio sulle banconote, sui municipi, etc.), non sono state tuttavia ancora comprese nel loro vero significato. Per poterle comprendere bisognerebbe avere questa visione tripartita della società, e per far questo è necessario avere un pensiero vivente, un pensiero organico.
Nel terzo capitolo Rudolf Steiner fa un passo oltre. In questo capitolo, intitolato “Capitale e Lavoro”, illustra questa grande idea della presenza dell’uomo sulla Terra per trasformare se stesso creando valori spirituali. E parla anche delle metamorfosi nel rapporto tra il capitale e il lavoro.
Nel quarto capitolo, “Rapporti Internazionali” (era poco prima dell’epoca dei grandi trattati alla fine della Prima Guerra Mondiale), Steiner proponeva che gli Stati negoziassero tra di loro, il che avrebbe impedito l’insorgere delle cause della Seconda Guerra Mondiale. Ma non è stato seguito.
Questo libro rappresenta anche un cammino, in quattro tappe successive, di un lavoro da svolgere su noi stessi.
Prima tappa: a partire dal pensiero ordinario sviluppare la comprensione di che cos’è l’uomo. Seconda tappa: applicare questa comprensione per sviluppare un pensiero vivente eterico per arrivare ad una chiara coscienza, il pensiero della metamorfosi.
Terza tappa: applicare questo pensiero di metamorfosi alla vita sociale stessa e in particolare alla polarità capitale-lavoro.
Quarta tappa: questo pensiero deve considerare la Terra intera e il rapporto di ogni uomo con la Terra.
Sono quattro le tappe dello sviluppo spirituale: pensiero ordinario, immaginazione, ispirazione, intuizione::
- l’immaginazione è necessaria per comprendere la sfera economica;
- l’ispirazione è necessaria per comprendere la sfera dei rapporti umani (sfera politico-giuridica);
- l’intuizione ha a che vedere con la sfera culturale- spirituale.
E’ un cammino di lavoro su se stessi, di sviluppo della coscienza superiore. E’ un cammino di incontro dell’altro, dell’Io spirituale e della Terra nella sua realtà. Questo è il cammino che dovrà percorrere il terzo millennio perché questa civiltà non potrà continuare sulle basi attuali. E’ necessario creare nuove basi per tutta la vita sociale, basi fondate su una conoscenza della realtà spirituale dell’uomo.

 

 


 

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