La trasmutazione degli elementi
Dr. Ugo Alberto Caddeo
http://www.similiaspagiriaomeopatia.it/
La trasmutazione degli elementi esprime un cambiamento delle caratteristiche
chimico-fisiche dell'elemento stesso.
Nella Natura abbiamo la possibilità di vedere questa trasformazione,
questo dinamismo della materia mediante l'energia, che è la
materia stessa, poiché la materia è una forma di energia.
È intrinsecamente naturale nella materia la dinamicità
della trasformazione. Una trasformazione che poi servirà, in
maniera più filosofica, per comprendere tutto il pensiero cinese
e tutto il pensiero prelogico (Egizio, Induista, ecc.).
All'inizio del 900' vi fu il famoso esperimento di Rutheford, in chiave
scientifica moderna, di trasmutazione di un elemento chimico.
Rutheford sperimentò che facendo reagire, in condizioni particolari,
atomi di He (elio), un gas nobile, con un atomi di N (azoto), si ottenevano
la nascita di due elementi totalmente differenti O (ossigeno) e H
(idrogeno).
Se osserviamo bene vediamo questi numeri importanti che indicano il
numero di massa, in alto e sono la composizione della somma dei neutroni
e protoni nel nucleo e il numero in basso è la somma degli
elettroni di un elemento. Quello che importa e che ci può dimostrare
il cambiamento chimico-fisico di un atomo, il suo cambiamento di identità
vera e propria, è proprio la modificazione del numero di questi
elettroni e protoni. Se vogliamo vedere il parallelismo tra la fisica,
la chimica, la psicologia, la tradizione e l'esoterismo, si può
vedere come il cambiamento di questi numeri sia un cambiamento di
ingredienti che danno risultati diversi per parafrasare l'esempio
che ho dato precedentemente sul concetto del Sé.
Il Sé che ha come costituzione primitiva questi infiniti elementi,
gli archetipi che si compongono tra di loro in un modo differente
in ognuno di noi.
Quindi gli ingredienti essenziali sono proprietà comuni in
tutti noi, quello che in qualche modo è stato chiamato inconscio
collettivo. È quel terreno comune che permette che comunichiamo
l'uno con l'altro. È il ponte di relazione, il senso di tutte
le forme che appartengono alle cose. Esiste quindi una trasformazione,
un dialogo continuo, nel senso di dialogos, di rapporto dualistico,
nel senso vibrazionale. Logos, visto come genesi, come verbo. Verbo
a sua volta esiste come vibrazione. Un rapporto duale nella vibrazione
che fa in modo che ogni contatto, ogni esperienza ci trasformi continuamente.
Questo è un esempio nel mondo chimico-fisico, di quello che
possiamo trovare in una visione più archetipica, più
filosofica, ma anche più psicologica.
È il simbolo Egizio della lettera "r" che rappresenta
"la bocca che parla", ciò che porta in manifestazione
i fenomeni, il "verbo", il logos.
Gli elementi, le strutture base della materia, sono continuamente
in dialogo tra di loro. Quindi possono disidentificarsi da una forma
simbolica per poi identificarsi sotto una forma simbolica totalmente
diversa. Ma se un elemento è una manifestazione del simbolo
cosmico di un archetipo, vuol dire anche che ogni essenza può
trasformarsi in funzione archetipica ogni volta differente. L'elemento
azoto sarà la forma simbolica di una archetipo differente dall'ossigeno.
La somma dei numeri di massa dei due elementi che entrano in reazione,
azoto ed elio, da 18. La somma dei prodotti della reazione dei due
altri elementi come vedete, da ancora 18.
Lo stesso accadede per gli elettroni 7+2=9, 8+1=9.
L'equilibrio energetico, l'informazione vibrazionale, il pacchetto
energetico permane a livello quantitativo, cambia a livello qualitativo.
Dal punto di vista della scienza ufficiale l'esperimento è
riconoscibile, affermabile perché quantitativamente il risultato
finale è identico.
È ufficialmente riconosciuto l'esperimento di Rutheford. Quello
che è abbastanza contestato e non riconosciuto sono gli esperimenti
successivi che ci portano ad avere delle trasformazioni ioniche con
qualsiasi altro elemento sperimentabile. Cioè prodotto in laboratorio
con delle pressioni gassose stimolate in modo molto intenso, in modo
che la struttura atomica e soprattutto quella nucleare e quindi il
rapporto energetico tra le orbite elettroniche e il nucleo centrale
si deformano e quindi c'è una liberazione di elementi subatomici
tali da trasformare e avere un impoverimento momentaneo di questi
elementi subatomici e riappropriarsi di altri elementi subatomici
presi da altri elementi.
Quindi una vera trasposizione continua.
Un altro esperimento fatto in laboratorio che si ripropone continuamente
nella materia vivente è quello della reazione tra il sodio
e l'ossigeno. Questo è un esperimento che deriva da un usanza
molto curiosa. Lo stesso Rutherford stette in India molto tempo e
si accorse che chi soffriva di sete non erano certo gli indiani che
dovevano fare dei lavori da mattina a sera e che giunta l'ora serale,
al di là del momentaneo affaticamento fisico, non soffrivano
minimamente la sete, erano molto ben idratati e di conseguenza dopo
un breve riposo si ricaricavano energicamente. Le guardie inglesi
che potevano bere tutti i liquidi che volevano durante la giornata,
e stavano all'ombra ad osservare che gli indiani lavorassero, alla
fine della giornata erano disidratati e il cambiamento delle sentinelle
era continuo per questo sfiancamento fisico con difficile recupero.
Quello che differiva lo stile della giornata tra gli indiani e gli
inglesi, al di là che gli inglesi continuassero a bere liquidi
durante la giornata, era il fatto che per una "superstizione"
di quel posto si mangiavano dei grani di sale. Grani di sale che gli
indiani dicevano che dava del freddo al fisico.
Questo simbolico freddo al fisico era la sensazione di freschezza
che durante tutta la giornata gli indiani percepivano anziché
soffrire il peso dell'insolazione. Il fatto si dimostra a livello
sperimentale; si è visto che il sodio del cloruro di sodio,
del sale da cucina, si trasformava all'interno delle strutture intracellulari,
reagendo con l'ossigeno, in potassio (K). Il sudore degli indiani
aveva, analizzandolo, una percentuale altissima di potassio, al posto
di avere una percentuale di sale, di sodio, come ci si aspetterebbe.
La reazione, che poi Rutherford ripropose in chiave sperimentale,
è appartenente ad una reazione intracellulare che continuamente
facciamo soprattutto quando abbiamo una quantità apparentemente
in eccesso di sale.
Questo momento di eccesso di sale è compensato da un momento
di stress ambientale dato da una forte temperatura esterna al corpo
umano.
A questo livello vi è una vera trasformazione in potassio,
elemento necessario per fare in modo che gli equilibri delle catene
respiratorie intracellulari siano confermate, potenziate in un momento
di grosso stress cellulare.
Come vedete anche qua i numeri di massa e i numeri degli elettroni
nella loro somma ridanno la stessa somma nell'elemento potassio. 23+16=39
All'interno del nostro organismo tali reazioni sono spesso presenti
tramite l'assunzione di molte sostanze. Un esempio è quello
dell'equiseto. L'equiseto, di cui vedremo la composizione, sappiamo
avere una grande importanza nell'influenzare il metabolismo osseo,
nel potenziare e nel preservare la componente blastogenetica ossea.
Se analizziamo la composizione di questa pianta comune, troviamo che
il calcio è presente come percentuale con solo il 4,15% della
composizione dell'equiseto. Una percentuale cosi bassa di calcio che
non giustificherebbe questa azione terapeutica dell'equiseto. La giustificazione
terapeutica nei riguardi del tessuto osseo è dato proprio da
queste trasmutazioni.
Trasmutazioni di elementi che sono presenti e soprattutto la terza
trasmutazione più significativa, quella del silicio, la cui
presenza è di 62.11%. Solo questa trasmutazione ci porta ad
avere la trasmutazione della silice in calcio tramite un'addizione
di carbonio, peraltro già presente in notevole quantità
nell'organismo, tramite l'attività intracellulare nel momento
in cui si assimila l'equiseto assunto.
Lasciamo alla verifica matematica di chi legge la dimostrazione della
reale possibilità di tale reazione. Le altre due trasmutazioni
sono inferiori come validità dal punto di vista della quantità.
Vediamo infatti che il magnesio è solo l'1.5%, il potassio
2,88%. Non sono significative per giustificare l'atto terapeutico.
In questa fusione in realtà, entra il gioco del Solve e del
Coagula, la fissione e la fusione, è molto interessante perché
la vera trasmutazione qui avviene per fusione, per coagula, una fusione
a freddo, non le fusioni ad alta energia nei nostri laboratori scientifici,
perché avviene nel nostro laboratorio interno.
Quando il calcio è prodotto da una trasmutazione, del 62% di
silice presente nell'equiseto, legato all'archetipo Saturno che combinandosi
con il Carbonio, anch'esso in relazione con l'archetipo Saturno, già
presente nell'organismo, si fondono silice e carbonio e generano Giove,
il calcio. Questa trasmutazione è una trasformazione della
quantità in qualità. Io prendo due cose, silice e carbonio
e le trasformo in una.
Per cui è molto importante andare a vedere attraverso i nostri
strumenti che sono mezzi scientifici, come queste realtà sono
realmente palesi, chiare e visibili. Perché è evidente,
dopo un discorso del genere, cosa significa trasmutazione. In questo
caso in senso fisico, poi lo si traspone su tutti i piani che si desidera.
Il calcio che viene prodotto dalla trasmutazione viene assorbito immediatamente.
Se assumiamo del calcio, possiamo immetterne quanto vogliamo, l'organismo
non lo acquisisce perché non lo trasmuta e se lo trasmuta lo
trasmuta in un'altra cosa.
Una delle cure alchemiche molto interessanti per la frattura di un
osso è proprio di tritare i sali di equiseto e di assumerli
in dosi naturalmente basse. Perché comunque inserisco grossi
quantitativi di silice disponibili a trasformarsi in calcio e si ottengono
delle calcificazioni che hanno del miracoloso per via dei tempi ridotti
e della qualità del risultato.
Per cui come calcio noi non lo possiamo assumere. Questo è
fondamentale in Spagiria. Perché il simile va ricondotto ai
termini più reali, più profondi. Non è che perché
manca il calcio e allora si prenda il calcio.
Riprendendo la dimensione spazio-tempo, è importante vedere
come il pensiero cinese affronta questo aspetto dell'esperienza, e
alludendo all'analogia quantità-qualità noi sappiamo
benissimo come la qualità archetipicamente è analoga
alla dimensione tempo e la quantità alla dimensione spazio.
Vedremo le simbologie del cerchio e del quadrato:
| qualità |
tempo |
cerchio |
| quantità |
spazio |
quadrato |
Come simbologia dell'energetico, del mentale della perfezione, il
cerchio è dimensione temporale.
E dimensione del quadrato, della terra, della materia la dimensione
spaziale. E se ci pensiamo bene abbiamo la quadratura del cerchio
(il versare in terra) e la cerchiatura del quadrato (il portare al
cielo).
Il quadrato, una quantità ben precisa e fissa e quindi la fissità
delle cose, ben definite e strutturata.
Il potassio, il magnesio, piuttosto che il carbonio che si evolve
e si trasforma in un rapporto di relazione (e quindi entra dentro
nella dimensione temporale) se prima è potassio non può
essere calcio ma lo potrebbe diventare dopo. Dopo un'evoluzione e
dopo una esperienza di "relazione". È sempre un'esperienza
dalla quantità alla qualità. Quindi riporta una fissità
ulteriore. Per avere un ulteriore esperienza e rientrare nella dimensione
tempo, nel momento trasformativo per poi ritornare ad una fissità
e così via questo è il dualismo dell'evoluzione.
È un'evoluzione che ha sempre un grado di libertà limitato
nella sua infinitezza perché deve e può soltanto giostrarsi
tra gli archetipi.
Quindi se dal potassio (
) assieme all'idrogeno (
e
) otteniamo il
calcio (
) abbiamo
comunque un elemento alla fine che è archetipico, il calcio
è diverso dagli altri due, ma è sempre vincolato ad
un aspetto archetipico particolare e fisso. Non può esistere
nulla che non sia una forma simbolica di un archetipo.
E questa è l'aspetto più importante.
La dimensione quantitativa è sempre rispettata in una trasformazione
temporale perché la qualità non è più
la stessa. Abbiamo un altro elemento, un altro pianeta.
La formazione delle nostre Dolomiti è una trasformazione, trans
somatosi (il cambiamento della corporeità), è una continua
trasformazione dell'elemento calcio. È una trasmutazione alchemica
in chiave naturale.
L'avena per esempio continua a trasformare e trasforma il calcio (
) in potassio (
)
cioè esattamente la trasmutazione opposta per avere un terreno
nutritivo adatto per poter crescere. L'eccesso di calcio la farebbe
morire, quindi il calcio che trova nella terra lo trasforma in potassio.
Abbiamo anche una reversibilità continua nella trasmutazione
degli elementi.
È un pensiero, una modalità non lineare, ma ciclica.
È un tornare indietro che è sempre un andare avanti.
È sempre un'esperienza ulteriore, una spirale, una relazione
con l'infinito. Cioè il ritornare su se stessi è sempre
un'esperienza diversa.
Il contadino che in ottobre semina e fa per decenni lo stesso gesto
di buttare il seme non compie mai la stessa cosa. Perché ogni
anno che passa, un ciclo di dodici qualità con tredici lunazioni,
che si compie nella sua coscienza di contadino, lo rende più
ampio nella sua consapevolezza. Quindi ogni anno sarà sempre
più contadino e il suo campo sarà sempre più
campo.
Il contadino di un anno fa pur essendo apparentemente la stessa persona
non è il contadino di quest'anno. Possiede un'esperienza ciclica
in più. Il suo campo ha un'esperienza maggiore, ha una coscienza
maggiore.
E se vogliamo complicare le cose non esistono due foglie uguali sullo
stesso albero.
Neanche nello stesso istante perché esiste una poliedricità
nella realtà. È tridimensionale in tutti i sensi.
E l'esempio più grande già accennato prima è
quello di Dante che nel 33° canto del Paradiso nella Divina Commedia
parla dell'ultimo sforzo quando si avvicina alla Rosa mistica che
è Tutto, è Dio, e man mano che si avvicina a questa
meravigliosa perfezione simmetrica, apparentemente omogenea si accorge
che ogni petalo è un viso differente. Dopo la omogeneità
del tutto si crea nell'irreversibile e irrepetibile diversità
di ciascun petalo, di ciascun particolare.
Quindi l'ologramma la parte del Tutto in verità è un'esperienza
a se stante e irrepetibile.
E questo è quello che fa a botte con la nostra mentalità,
la nostra coscienza occidentale. E viviamo con grandissima contraddizione
questa visione. Se una cosa è uguale non può essere
diversa e un diverso non può dare un'omogeneità. E invece
è proprio questo. L'olismo è proprio questo.
È sempre una spirale all'infinito. Il pensiero ciclico comunque
non è una chiusura ciclica. Il pensiero circolare è
un pensiero spiraliforme, è un cerchio che non si chiude mai,
è la coscienza che aumenta facendo anche sempre la stessa cosa
continuamente che allarga anche di un infinitesima parte, ma allarga
il centro e quindi il cerchio non è chiuso ma si amplia sempre
di più.
Questo è soltanto un esempio per farvi vedere in modo artificioso
come una struttura, in questo caso dell'atomo di ferro sia con una
conformazione e siamo nella dimensione spaziale, quadratica perché
importa la posizione nello spazio della struttura atomica (ovvero
questa posizione del ferro come le varie parti, particelle subatomiche
siano in relazione tra di loro con un certo equilibrio). Entrando
dentro un elemento esterno, entrando di forza con un elemento perturbatorio
(in questo caso con una pressione artificiosa molto forte) logicamente
l'elasticità della struttura (l'elasticità data dai
rapporti vibrazionali, quindi energetici che sono continuamente in
relazione uno con l'altro tra le particelle che danno la rete energetica
della struttura) porta all'allontanamento di una figura, di una particella
che in qualche modo si trova in equilibrio energetico più libero,
più sciolto in relazione alla rete che tutta la struttura riesce
ad avere.
La posizione più sciolta, con un vincolo energetico minore
è questa particella che si trova già di per sé
nella struttura naturale del ferro in una posizione periferica. Quindi
con un ipotetico investimento energetico maggiore (anche per rimanere
se la vogliamo tenere legata a tutta la struttura). È sufficiente
quindi un elemento perturbatorio esterno (particolarmente pesante
e forte) per fare in modo che legami energetici un po' più
precari (per la posizione spaziale in cui si trovano non avendo un
investimento energetico maggiore per compensare questa precarietà)
abbiano lo svincolo totale della particella dalla struttura.
Non avremo più il ferro. Abbiamo disidentificato il ferro.
L'archetipo che può rappresentare il ferro in questo caso non
è più presente.
Solo perché una parte del Tutto non è più presente.
Quindi è esattamente la stessa cosa fatta con l'elemento silicio.
Sette particelle che con un intervento pressorio esagerato abbiamo
anche qua l'eliminazione di una particella.
Una considerazione che possiamo fare è che le trasmutazioni
naturali o sperimentali ci portano comunque oltre al significato simbolico
dell'agilità con cui la natura si trasforma in una forma simbolica
o in un'altra, quindi dialoga di archetipo in archetipo. Questo perché
variando la forma cambia anche l'archetipo, quando siamo agli elementi
essenziali costitutivi della materia.
Essendo a livello primordiale vuol dire che se si cambia un elemento
cambia la forma simbolica, cambia anche il significato archetipico.
La cosa importante e significativa è che la Natura collabora
tantissimo per evitare tutto quel concetto, messo abbastanza in difficoltà
dalla fisica classica, di entropia. Ovverosia non c'è il minimo
tentativo di investire energie per difendere la vecchia struttura.
Si lascia che la struttura si trasmuti. Non c'è bisogno, l'intelligenza
del cosmo non vede la necessità di investire energia per difendere
in qualche modo la fissità di una struttura.
L'evoluzione del cosmo ci porta a concepire la trasmutazione come
elemento naturale e cangiante continuamente. E in dialettica continua.
Perché la trasmutazione è di per sé uno spazio
di coscienza che si amplia sempre di più. È secondo
l'evoluzione dell'energia totale, cosmica e secondo l'evoluzione dell'Universo,
che continuamente deve cambiare.
Si risparmia energia, non ci si oppone ad una plasticità continua
delle forme del cosmo.
Così si apprende una delle più grandi lezioni alchemiche
che il Budda stesso pose come base della sua dottrina: "l'impermanenza".
In alchimia tutto ciò che esiste durerà un certo numero
di cicli. Questo numero non può essere infinito. Questi cicli
possono essere estremamente grandi rispetto una vita umana, come il
ciclo di cita di una montagna.