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Seminario Agricoltura Biodinamica in India con A. Thimmaiah Nei
giorni dal 16, 17 e 18 novembre, presso la sede di Cissone (CN), si
è svolto, per la prima volta in Europa, un seminario sull’Agricoltura
Biodinamica In India. Grazie a Mariella Sandini, che si occupa di agricoltura
biologica a livello internazionale, e da alcuni anni collabora con il
governo indiano per lo sviluppo di tale settore, è stato possibile
invitare Appachanda Thimmaiah per raccontare l’esperienza indiana
in materia di agricoltura biodinamica. Il
settore biologico in India è in fortissima espansione e l’India
ha pertanto creato un sistema governativo di certificazione che consente
ai produttori di accedere alla certificazione a titolo pressoché
gratuito. Ogni stato possiede un proprio regolamento interno, d’altronde
l’India ha un’estensione paragonabile all’Europa e
si estende dalle catene himalayane a nord fino all’estremità
sud che è toccata dai tre oceani. Il territorio attraversa così
tutte le fasce climatiche con una enorme varietà di processi
e prodotti agricoli. |
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In India si usano tonnellate di pesticidi e non ci sono normative ne controlli che ne regolino l’impiego. Di conseguenza non esistono nemmeno controlli sui livelli di pesticidi presenti nei prodotti finali. Si impiegano pesticidi sia per la difesa, che per la conservazione. Questo comporta un incremento esponenziale di malattie genetiche nella popolazione. Il filmato presentato da Thimmayah in apertura del corso, documenta le terribili conseguenze della Rivoluzione Verde sulla gente. I trattamenti aerei con fitofarmaci tossici quali l’endosulfan invadono le colture e i piccoli villaggi delle zone rurali. Si tratta di un organoclorurato tossico per l’uomo: aggredisce il sistema nervoso centrale provocando gravi deficienze mentali e fisiche in chi ne viene intossicato. L’endosulfan è stato vietato in molte parti del mondo. In Italia è stato introdotto negli anni ’50 e largamente impiegato come insetticida su numerose colture. Con l’introduzione di misure agroambientali di produzione integrata, l’impiego di endosulfan è stato dapprima limitato e infine vietato. Successivamente è stato nuovamente ammesso all’impiego grazie a una nuova formulazione che, ne aumenta la persistenza sulle superfici trattate, riducendo così le dispersioni nell’ambiente, la contaminazione delle acque e i rischi d’intossicazione acuta durante le fasi di distribuzione in campo. Beninteso, ciò che è cambiata è la formulazione, il principio attivo è sempre il medesimo. Attualmente nel nostro Paese è largamente impiegato ad esempio sul nocciolo contro il balanino e per contrastare il cimiciato, e il suo impiego è ammesso anche nei vari disciplinari di produzione integrata previsti dal Piano di Sviluppo Rurale. Come è frequente nel nostro Paese l’impiego di endosulfan è concesso attraverso continui rimandi ed estensioni provvisorie all’impiego. L’ultima autorizzazione in ordine cronologico scadrà il 31/12/2007, il decreto precedente ne autorizzava l’impiego fino al giugno 2006, e via così discorrendo, guardando agli anni addietro. In
India l’impiego per trattamenti aerei sulle colture ha causato
l’intossicazione della popolazione e la contaminazione delle acque
dei fiumi. L’aumento massiccio di deformità e deficienza
infantile ha spinto molti stati a richiedere indagini sul fenomeno e,
conseguentemente alla luce dei risultati, a ridurre l’impiego
di endosulfan. E già dopo pochi anni si sono evidenziati i primi
risultati positivi a livello dell’ambiente naturale. Purtroppo,
nel caso di piantagioni governative, le disposizioni dei comitati di
paese, a poco valgono. Altro aspetto interessante è che a seguito
della sospensione dei trattamenti, contrariamente a quanto si credeva,
le produzioni delle piantagioni sono gradualmente aumentate. Si è
così creata un’agitazione dei villaggi che ha portato a
deliberazioni dei comitati di paese e, infine, anche il governo si è
dovuto adeguare per far fronte al crescendo di proteste da parte della
popolazione. I
gravi disturbi di salute e il progressivo indebitamento degli agricoltori
hanno causato un’ondata di suicidi tra gli agricoltori. I pesticidi
sono costosi e il sistema convenzionale spinge ad aumentare progressivamente
i dosaggi e il numero dei trattamenti. Thimmayah ci racconta che il
cotone, nel suo ciclo di sei-nove mesi, vede circa 35 interventi antiparassitari!
Il cotone è una delle colture più trattate al mondo e
in India assorbe circa la metà dei pesticidi commercializzati.
Allarmante, ma se pensiamo ai meleti convenzionali di casa nostra, che
vedono trattamenti a cadenza settimanale con fungicidi e insetticidi
da fine inverno fino alla raccolta, e oltre (ad esempio con i bagni
antiriscaldo), si tratta senz’altro di una realtà allarmante
ma non così distante. Passare al metodo biologico è diventata una necessità di sopravvivenza. I gravissimi danni alla salute di migliaia di persone, di bambini, ogni anno, hanno imposto agli stati indiani l’assoluta necessità di prendere provvedimenti. Non soltanto i contadini, ma interi villaggi in aree rurali, sono divenuti vittime di intossicazioni croniche con esiti drammatici: aborti, ritardi nello sviluppo, indebolimento, deficienze fisiche e mentali, cancro e morte. Certi villaggi e certe famiglie, quelli più esposti alle derive di pesticidi dalle piantagioni, sono addirittura ostracizzati dai confinanti per l’altissima incidenza di malattie e morti infantili. In questo senso il regolamento biologico in India è nato per salvaguardare i contadini, prima ancora del consumatore. Molti contadini in passato abbandonarono le colture tradizionali in favore del cotone che era più remunerativo. Cominciando a impiegare pesticidi si distrusse l’entomofauna utile che regolava gli insetti dannosi. Inoltre l’insorgenza di resistenze degli insetti nocivi rese progressivamente inefficaci i trattamenti costringendo gli agricoltori ad aumentare i dosaggi, il numero e il tipo di trattamenti. Si è perciò verificata la drammatica situazione di indebitamento e impoverimento dei contadini che è sfociata in questa dilagante ondata di suicidi. Diversamente, le piccole aziende e le coltivazioni tradizionali e marginali hanno mantenuto i tradizionali sistemi di produzione basati sull’impiego di preparati naturali a base di estratti di piante e urina di vacca e pratiche agronomiche per riportare gli uccelli insettivori nei campi. Si è svolta una battaglia silenziosa degli agricoltori contro i pesticidi e gli agricoltori hanno vinto. L’agricoltura
vedica ha una tradizione di 10.000 anni alle spalle, la profonda vocazione
spirituale dell’India è nota in tutto il mondo. Eppure
il mito occidentale ha avuto forte presa su una larga parte della popolazione
più povera ed ha aperto le porte alla rivoluzione verde spazzando
via una tradizione millenaria di buona agricoltura. Tutto ciò
che si vede con i soli occhi è illusione, maya. E l’agricoltura
dei mezzi di sintesi è stata una bugia. Thimmayah ci racconta
ciò che molte voci ripetono da tempo: la terra è malata,
la terra si sta indebolendo al limite delle possibilità di guarigione.
I terreni sono stanchi e la malnutrizione è dilagante, nei paesi
poveri come nei ricchi. I segni della malattia sono ovunque: l’effetto
serra, l’inquinamento dei suoli, l’inquinamento delle acque,
l’erosione genetica, la desertificazione, … La strada percorsa
con la rivoluzione verde è distruttiva, è indispensabile
il cambiamento. Per citare Alvin Toffler: gli analfabeti del XXI secolo
non sarà chi non sa leggere, ma chi non saprà disimparare
per reimparare daccapo. In
tre intensissimi giorni, Thimmayah ha voluto percorrere con i partecipanti
i metodi applicati in India per l’applicazione dei principi della
biodinamica nella prospettiva del massimo contenimento dei costi. Metodi
pratici e metodi spirituali, due aspetti che non devono e non possono
essere disgiunti. Un seminario veramente fuori dal comune per i temi
trattati, per la prospettiva così diversa eppure così
vera, e per un oratore d’eccezione quale è stato Appachanda
Thimmayah. Un’esperienza coinvolgente che ha portato nuovo impulso,
nuova forza e sempre più determinazione nella mente e nel cuore
di quanti hanno voluto realizzare questa esperienza, e di quanto hanno
voluto prendervi parte. |
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