TERZA CONFERENZA

Digressione sull’attività della natura:
l’azione dello spirito nella natura


Koberwitz, 11 giugno 1924

Le forze del cosmo e della terra agiscono attraverso le sostanze della terra. Prima però è necessario fare una digressione sull’attività della natura stessa.
In agricoltura uno dei problemi più importanti è quello dell’azoto, sulla cui conoscenza, all’epoca di Steiner, regnava molta confusione. Egli dice che si conosce solo la parte ultima dell’attività dell’azoto, quella più superficiale, perché nella scienza materialistica si indaga in un solo settore della natura: è necessario allora guardare all’attività dell’azoto a livello universale. In questo modo si comprende che non è così importante l’azione dell’azoto per la vita delle piante, ma conoscerlo bene serve per capire la vita vegetale.
L’azoto ha quattro fratelli, elementi a cui si è unito per costruire proteine vegetali ed animali ed è necessario comprendere l’azione di questi elementi se si vuol capire il significato e le funzioni dell’azoto in natura. I quattro fratelli sono: zolfo, carbonio, ossigeno ed idrogeno.
Un ruolo delicato nell’economia della natura lo svolge lo zolfo, che permette alle forze plasmatrici dello spirito di manifestarsi nel mondo fisico. Il suo nome antico è Sulphur che, assieme a Phosphor (Fosforo) era considerato dagli antichi “portatore di luce”. Gli antichi celebravano la luce come la manifestazione dello spirito in espansione. Il chimico conosce gli elementi in modo superficiale, solo lo strato esterno, come se vedessimo di sfuggita un uomo camminare per strada e, anche fotografandolo, si ricorda vagamente solo l’aspetto esteriore.
Il carbonio negli ultimi tempi è caduto molto in basso, ed in breve anche altri subiranno la stessa fine, perché da sostanza nobilitata ed aristocratica è caduta a livello plebeo sotto forma di carbone o di grafite. Questo nero signore fino a due secoli fa era chiamato con un nome nobilissimo: pietra filosofale. Gli alchimisti non svelarono mai che la pietra filosofale era in effetti il carbonio, altrimenti tutti avrebbero potuto averla. Dobbiamo considerare il carbonio non come semplice carbone o grafite, dove lì è all’ultimo stadio, cadavere, ma come elemento vitale nell’organismo umano ed animale e nella formazione della pianta, a cui si sottomette nella struttura, fornisce il materiale. Il carbonio è il grande plasmatore, attraverso e grazie a lui lo spirito prende forma. Lo zolfo aiuta il carbonio in questo processo: l’attività spirituale dell’universo s’imbeve di zolfo, operando come plasmatrice e, con l’aiuto del carbonio, la vita prende forma come pianta o come organismo già morente alla nascita, per l’uomo. La differenza tra uomo e pianta è che il primo alla nascita espelle il carbonio, che si lega all’ossigeno, tramite la respirazione. E’ un passaggio necessario perché altrimenti l’uomo sarebbe troppo rigido, come una pianta appunto, privandolo dei movimenti necessari per la vita sulla terra. La pianta ha il carbonio in forma solida, è presente un po’ anche in quelle annuali. Per l’uomo un antico detto dice che: “Il sangue è un succo molto peculiare”, a ragione perché nel sangue umano scorre lo spirito, ciò che nell’uomo è chiamato io. Sulla scia del carbonio, l’uomo tesse modella fa e disfa, attraverso il carbonio imbevuto di zolfo il sangue accoglie l’io. Come nell’uomo l’io vive nel carbonio, l’io cosmico attraverso lo zolfo vive nello spirito cosmico e attraverso il carbonio acquista e perde forma. In epoche remote durante la nostra evoluzione terrestre il carbonio fu l’elemento che venne maggiormente separato. S’aggiunse poi il calcio: tutto ciò che vive nel carbonio ha bisogno di una struttura solida, così l’uomo formò il suo scheletro che gli dava una base solida. L’uomo ha portato dentro di sé la terra solida dando luogo ad un’evoluzione rispetto al regno minerale. La struttura solida del carbonio deve essere compenetrata dall’eterico, è un qualcosa che ha bisogno di un altro qualcosa in cui compenetrarsi, perché in sé l’eterico sarebbe un elemento che guazzerebbe dappertutto. Dobbiamo sapere che lo spirito ha sempre bisogno di un veicolo fisico così come in presenza di qualcosa di fisico, ci deve essere comunque l’elemento spirituale. L’elemento che è in grado di veicolare lo spirito nella forma, aiutato dallo zolfo, è l’ossigeno.
L’eterico si muove sulla via dell’ossigeno aiutato dallo zolfo. L’ossigeno che ci circonda non è vivente, è morto, altrimenti noi perderemmo coscienza. Quando respiriamo, l’ossigeno diventa vivente nel momento in cui entra nel nostro organismo e l’ossigeno presente all’interno non è uguale a quello che c’è fuori. Parimenti, l’ossigeno che si trova nel terreno non è uguale a quello che c’è sopra: l’ossigeno che scende dall’atmosfera nel suolo ridiventa vivente, anche se in maniera minore che negli animali e nell’uomo. L’ossigeno è il portatore dell’eterico ed è quindi il veicolo dell’etere vitale che s’impadronisce di lui e lo domina, aiutato dallo zolfo. A questo punto abbiamo da una parte la struttura carboniosa che mostra la massima spiritualità sulla terra, l’io umano e la spiritualità cosmica nelle piante e dall’altra nell’uomo la respirazione e l’ossigeno vivente, portatore dell’eterico: bisogna trovare il modo di far incontrare l’eterico che si esprime nell’ossigeno e lo spirito insito nel carbonio. Quale sostanza può far da tramite? Come avviene? L’azoto ha questo compito, l’azoto è il portatore della sensitività in ogni organismo vivente, anche nella terra. L’azoto è un elemento abbondante nell’atmosfera, ci circonda dappertutto; l’ossigeno è presente in quantità minore ed è quello a cui diamo più importanza, tra l’altro. Ma l’azoto porta l’elemento astrale. Possiamo fare un esperimento: chiudere un uomo in una stanza e togliere un po’ di azoto nell’aria rispetto a quello che si trova nell’ambiente esterno. Con opportune misurazioni vedremo che l’uomo ha ceduto un po’ del suo azoto all’ambiente perché non può sopportare di vivere con una quantità minore di azoto ma vuole ristabilire la giusta proporzione tra l’azoto interno e quello ambientale, compatibile a sua volta con il rapporto spirituale che esso comporta. E’ l’elemento astrale ed ha un rapporto spirituale con noi. E con le piante, che posseggono solo il corpo fisico e quello eterico? Le piante captano l’astralità all’esterno, sono circondate di astralità, altrimenti non potrebbero fiorire. I fiori sono l’espressione di astralità nella pianta. L’elemento astrale è dappertutto: è una specie di sensitività che l’azoto apporta agli organismi viventi ed anche alla terra, dove agisce sotto forma di simpatia o di antipatia, acquista una sensitività per cui essa percepisce simpatia quando è presente una buona quantità di acqua e antipatia se l’acqua scarseggia o se sul terreno non vi sono le colture adatte. L’azoto è veramente il portatore della sensazione. E’ in collegamento con il movimento dei Pianeti e delle Stelle e percepisce qualunque cosa accada nel Cosmo: rappresenta l’intermediario sensitivo, come nell’uomo fa da tramite per la sensazione.
Abbiamo visto finora come la vita si connetta all’eterico attraverso l’ossigeno, operandovi e creando una cooperazione con lo spirito attraverso il carbonio e la struttura di vita e sensibilità attraverso l’astrale, che si manifesta nell’azoto. E’ necessaria un’altra sostanza però che dia un legame tra le cose fisiche e l’universo perché, al pari della terra nei confronti dell’universo, non è possibile isolarsi dal nostro ambiente. Le relazioni che si instaurano qui sulla terra devono esserci anche nel cosmo, tutto ciò che vive in forma fisica sulla terra deve essere ricondotto all’universo, anzi sublimato e purificato. La sostanza che ha questo compito è l’idrogeno, la più piccola particella che è capace però di distruggere la sostanza fisica e si dilegua nell’universo. L’idrogeno è l’elemento che mette in comunicazione la materia, il corpo fisico, con lo spirito, l’io. La materia deve potersi dileguare e ritornare nell’universo per essere di nuovo purificata, così l’io dopo un po’ anela a ritornare libero nel caos cosmico dove non c’è organizzazione e necessita di una sostanza attraverso la quale liberarsi da struttura e determinatezza per andare nel caos cosmico e nell’indeterminatezza. E’ proprio l’idrogeno che assolve a questo compito, l’idrogeno scioglie ogni cosa. Abbiamo quindi i cinque elementi, zolfo- carbonio- ossigeno- azoto- idrogeno, che sono collegati ciascuno ad un determinato elemento spirituale, per questo dovrebbero essere considerati come elementi viventi e senzienti, non sostanze morte come il chimico le considera. L’idrogeno, pur se leggero come peso atomico, è il meno spirituale di tutti. Steiner adesso accenna alla meditazione, a come essa serva per entrare in contatto con l’azoto circostante, esterno. Dice anche che la meditazione di noi occidentali è basata sulla concentrazione e non sul respiro, come per gli orientali. Essa però influisce anche indirettamente, e più o meno consciamente, sulla respirazione, in modo che l’uomo che medita trattiene un po’ di anidride carbonica e un po’ di azoto per sé. La meditazione porta a conoscere l’azoto che lo circonda, che a sua volta conosce i movimenti dei Pianeti perché è sensitivo e collegato ad essi. Dunque questa conoscenza arriva a noi quando meditiamo e sarebbe utile che anche l’agricoltore praticasse la meditazione perché arriverebbe a conoscere cose che non erano manifeste e anche i segreti del suo podere e dell’azienda agricola gli si rivelerebbero, nel momento in cui diventa ricettivo alle rivelazioni dell’azoto. Lo scienziato poi considera il contadino uno sprovveduto ed ignorante quando va in giro per i suoi campi ad osservare e quando durante le lunghe notti invernali il contadino medita molto, moltissimo, dice Steiner. Quando passeggia per i suoi campi, conosce cose che gli si mostrano ai suoi sensi e non al suo intelletto. Il mero intelletto non va tanto lontano nelle sue speculazioni, e la scienza è fondata sull’intelletto, così come non ha approfondito le relazioni molto più fini, perché il vivere ed il tessere della natura è molto sottile ed i grossolani concetti dell’intelletto non possono arrivare a simili profondità. I cinque elementi, zolfo- carbonio- ossigeno- azoto- idrogeno, concorrono alla formazione delle proteine e nei vegetali la concentrazione massima delle proteine si trova nei semi, per cui Steiner prende in considerazione ora la formazione del seme: i tre elementi, carbonio- idrogeno- azoto, sono presenti nella foglia, nel fiore, nel calice, nello stelo e nelle radici ma si trovano legate ad altre sostanze, non sono libere. Si possono liberare attraverso l’idrogeno che ha due possibilità: o disgregare e ricondurre il tutto all’universo, al caos cosmico, o spingere le proteine nel seme, dove queste si rendono indipendenti in modo da diventare ricettive all’azione del cosmo. Il caos nel seme trova riscontro nel caos del cosmo e, affinchè esso porti ad una nuova vita, è necessario che il caos del seme agisca su quello dell’universo in un’azione reciproca. Questi elementi sono portatori di spirito: nell’uomo e negli animali l’ossigeno e l’azoto si dispongono abbastanza ordinatamente, mentre il carbonio e l’idrogeno devono avere una certa mobilità. Nell’uomo il carbonio si trova nella struttura ossea quindi in profondità nell’organismo e ha bisogno del calcare e della silice a cui si lega. Il calcare sta in profondità e, assieme alla silice, lo portiamo sempre con noi: il calcare dà la forza formativa terrestre e la silice dà la forza formativa cosmica, il carbonio ha bisogno della forza formativa del calcare e della silice. In un terreno vediamo come l’ossigeno è portato al carbonio dall’azoto: le piante che vi sono su di esso sono strutture calcaree e siliciche, si deve vedere come tutto ciò che sta sopra debba essere convogliato sotto con l’aiuto dell’azoto e, appoggiandosi alla silice, prende forma nel calcare. Questo processo si può vedere bene in quelle piante che notoriamente sono chiamate apportatrici di azoto, come le Papilionacee e le Leguminose che convogliano l’azoto da sopra a sotto il terreno. Sotto nel terreno c’è qualcosa che ha bisogno di azoto: questo qualcosa è il calcare, che ha bisogno di una inspirazione fatta di azoto, così come l’uomo necessita di ossigeno per respirare. Il terreno inspira attraverso le leguminose che possono essere paragonate alle vie respiratorie umane, alle cellule epiteliali umane. Guardando al mondo vegetale, Steiner distingue le piante in due categorie: le leguminose, che provocano l’inspirazione del terreno, e tutte le altre, che sono addette all’espirazione, e respirano in un modo molto più misterioso, svolgendo altre funzioni. E’ necessario considerare il mondo vegetale come un organismo molto complesso, quanto il corpo umano; ma è indispensabile partire da un substrato spirituale se non si vuole correre il rischio che, perdendosi man mano le tradizioni con il passare del tempo, non si segua una falsa via. Osserviamo le leguminose: esse tendono a trattenere il frutto all’altezza della foglia, non in cima come per le altre specie; in più vorrebbero fruttificare prima della fioritura, perché convogliano l’azoto verso l’elemento terrestre molto più delle altre specie. La foglia della leguminosa è inoltre di un verde scuro, con atrofia del frutto, che avrà una capacità germogliativa assai limitata. Le leguminose lavorano più nell’inverno che in estate, attendono l’inverno per svolgere il loro compito. Possono anche rallentare la loro crescita se trovano sufficiente quantità di azoto nell’aria per convogliarlo nel terreno a modo loro. Il calcare è un elemento avido di tutto, rappresenta la bramosia nell’uomo e anche nel terreno. Il calcio brama di unirsi con l’ossigeno per diventare calce ma neanche così è soddisfatto, brama di unirsi anche con acidi metallici fino al più minerale dei composti; attira a sé ogni cosa nel terreno, sviluppando una vera e propria bramosia. Trova ciò che cerca nel mondo vegetale, che però gli viene di continuo sottratto da una sostanza che, al contrario, non cerca nulla, riposa in se stessa. Questa è la silice, che rappresenta l’organo sensorio della terra, così come il calcio ne è l’esteriore bramosia. Tra i due poli, calcio e silice, è necessaria una sostanza che faccia da ponte, da collegamento e questa è l’argilla, più vicina alla silice in realtà, ma intermediaria verso il calcare. Steiner dice che bisognerebbe arrivare ad una conoscenza senziente, a capire le cose come operanti in questo modo: il calcare è avido di tutto e tutto tende ad assorbire, la silice invece sottrae al calcare tutto ciò che gli va sottratto per portarlo nell’atmosfera e permettere la forma delle piante. La silice può vivere o come chiusa in un castello, nel caso dell’equiseto, o essere frazionata finemente, in dosi anche omeopatiche, dappertutto. Il carbonio è il portatore delle forme, delle strutture, ma nel corso dell’evoluzione, e qui lo ripete, ha avuto non poche difficoltà: ha bisogno dell’aiuto dell’acqua per dare forma. Il calcare lo disturba e così il carbonio si unisce alla silice e all’argilla per contrastare l’azione del calcare. Sottoterra c’è il calcare che attira la pianta a sé, sopra c’è la silice che vuole la pianta fine, fibrosa, come le piante acquatiche. In mezzo c’è il carbonio, che mette ordine al tutto. Come nell’uomo l’elemento astrale pone ordine tra io e corpo eterico, così nelle piante l’azoto, con la sua astralità, svolge le funzioni tra l’elemento calcareo, argilloso e silicico, in ciò che il calcare tende a portare verso il basso e la silice a portare verso l’alto.
Steiner conclude la conferenza accennando a come apportare azoto in modo giusto, cosa che spiegherà nella conferenza dedicata ai concimi.

Cinzia Binosi



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