Il sedano (Apium graveolens)
Il sedano è un ortaggio appartenente alla famiglia
delle ombrellifere. Per la coltivazione se ne distinguono tre varietà:
il dulce che raggruppa le cultivar da costa, il rapaceum ovvero il sedano
rapa, e il silvestre il cui aroma forte e pungente ne rende adatto l’impiego
come pianta aromatica da condimento.
Il sedano dulce presenta selezioni a costa bianca, a costa verde e a
costa dorata. Anche la taglia può presentare notevoli differenze
passando da varietà nane e compatte che non superano i 40 cm
di altezza al loro massimo sviluppo, a varietà giganti che raggiungono
anche i 90 cm. Ovviamente la taglia è fortemente influenzata,
oltre che dal genotipo, anche dalla tecnica colturale. Il sedano infatti
è una pianta che sfrutta molto bene la ricchezza organica del
suolo e la disponibilità idrica. In suoli poveri o in condizioni
di stress idrico si ottengono produzioni scarse sia sotto il profilo
quantitativo (minor resa) che qualitativo (coste fibrose e addirittura
cave, sapore forte o piccante).
Si tratta di una pianta il cui ciclo biologico è biennale con
la crescita vegetativa il primo anno e la fase riproduttiva nel secondo.
Il ciclo colturale è invece medio-lungo con la raccolta delle
coste a 60-75 giorni dalla germinazione. A causa delle difficoltà
di germinazione del seme, nonché della dimensione stessa del
seme e della plantula, la tecnica abituale prevede la semina in semenzaio
e il successivo trapianto in tunnel, serra o pieno campo. Le piantine
sono molto fragili e la crisi da trapianto può causare danni
severi alla coltivazione sia in termini di moria che di ritardi nello
sviluppo. Le plantule sotto stress che entrano in stasi vegetativa diventano
molto suscettibili ad attacchi parassitari. Per questo motivo occorre
mettere in atto tutti i migliori accorgimenti per ridurre al minimo
il trauma della messa a dimora. Sono innanzitutto da preferirsi le piantine
con panetto di terra rispetto a quelle prelevate “a strappo”
cioè a radice nuda, anche consigliabile un’immersione radicale
in una sospensione di fladen dinamizzato in acqua. In tal caso è
meglio bagnare il panetto di terra dopo l’estrazione dal supporto
(vasetto o alveolo) perché il rigonfiamento del substrato organico
così imbibito ne ostacolerebbe il corretto distacco. Sulla base
del calendario lunare è opportuno eseguire sia la semina che
il trapianto in giorni di Terra/Radice. Per trapianti precoci, soprattutto
in pieno campo, è opportuno proteggere le piantine dagli sbalzi
termici e dall’irraggiamento solare con un copertura tipo tessuto-non-tessuto
o paglia in modo da consentire un acclimatamento graduale. L’impianto
è a file distanti circa 50 cm tra le file e 25 cm sulla fila
in modo da consentire le operazioni di sarchiatura e rincalzatura. Il
sedano sfrutta bene la ricchezza organica del suolo e si avvantaggia
anche della coltivazione su letto caldo. Richiede abbondanti e frequenti
irrigazioni, possibilmente localizzata a goccia o a scorrimento. L’irrigazione
per aspersione favorisce invece l’insorgenza e la diffusione di
malattie fungine quali la Septoria, la Cercospora e la Ruggine. La sensibilità
a questi patogeni è molto variabile da una varietà all’altra,
alcune vecchie varietà quali il sedano Giuseppe (antica varietà
a costa bianca del basso Piemonte) è stata pressoché abbandonata
nel corso degli anni proprio a causa dell’altissima suscettibilità
in favore di ibridi più resistenti anche se certo non paragonabili
in termini di gusto, profumo, croccantezza e sapidità. La difesa
fitosanitaria si basa su trattamenti di copertura. Il rame è
efficace ma occorre tenere conto di alcune limitazioni: il lungo periodo
di carenza, la possibilità di macchiare il prodotto, inibizione
della crescita vegetativa, eventuali fenomeni di fitotossicità
soprattutto in concomitanza con abbassamenti di temperatura, aumento
della fibrosità delle coste (fenomeno legato alla combinazione
dei due effetti precedenti). In conclusione il rame si può impiegare?
Si, ma prediligendo formulazioni a base di idrossido rispetto all’ossicloruro
o al solfato, scegliere formulazioni a basso dosaggio, rispettare le
dosi segnalate in etichetta e porre molta attenzione alle modalità
di distribuzione. E’ infatti molto importante una buona copertura
con una finissima nebulizzazione e una certa turbolenza che consenta
alle goccioline di penetrare bene nella vegetazione. Grande efficacia
i prodotti a base di propoli, purchè impiegati in trattamenti
ripetuti, possibilmente attivati con minime quantità di zolfo.
Discretamente efficace è il tè di equiseto. Macerati d’aglio
e cipolla sono ottimi rimedi sia come misura preventiva che curativa,
nonché la consociazione stessa con queste colture e con il pomodoro
è di ottimo aiuto nella prevenzione. La comparsa di marciumi
del colletto, principalmente causati da Sclerotinia, sono indice di
una non ottimale gestione delle rotazioni, o di ristagni idrici da imputarsi
a eccessivi volumi d’adacquamento (o abbondanti piogge per le
colture in pieno campo) e ristagni in terreni poco drenanti. In terreni
vitali ed organici e in presenza i colture sane, l’instaurarsi
di tali funghi patogeni è fortemente ostacolato da microrganismi
antagonisti (Streptomyces sp.p, Fusarium antagonisti, Trichoderma, Gliocladium,
etc…) che colonizzano la materia organica, le superfici vegetative
sfruttando gli essudati radicali. In caso di terreni stanchi o in presenza
di elevato rischio fitosanitario, può essere utile realizzare
un sovescio con essenze biocide (rafano, brassica juncea,…) nella
stagione precedente la coltura, al fine di ridurre la popolazione di
patogeni tellurici. Oltre a ciò è sempre auspicabile impiegare
letame ben compostato per la fertilizzazione: ciò aumenta sensibilmente
la presenza di microrganismi utili nonché la biodiversità
del suolo. Allo stesso modo l’impiego del preparato 500 e del
fladen migliorano l’equilibrio biotico del terreno. Ad esempio
si può effettuare un bagno radicale, al momento del trapianto,
in una sospensione di fladen dinamizzato per un’ora alla dose
di 100 gr in 30 litri d’acqua tiepida.
La lyriomiza trifolii è un dittero minatore che può creare
infestazioni anche gravi su colture intensive. La larva di questo insetto
scava gallerie nelle foglie producendo vistose mine bianco-argentate
che deprezzano notevolmente il prodotto. Per le colture protette l’impiego
di reti è scarsamente efficace in quanto l’adulto è
un moscerino di dimensioni molto ridotte, capace di penetrare nei tunnels
e nelle serre attraverso fessure minuscole. Le trappole cromotropiche
(i ditteri sono attratti dal colore giallo) sono utili più come
monitoraggio che come vero e proprio contenimento dell’infestazione.
Dall’osservazione periodica del fondo vischioso si può
verificarne la comparsa e programmare con tempestività l’eventuale
intervento di lotta. Poiché l’adulto infigge l’uovo
nel parenchima fogliare, gli insetticidi che agiscono per contatto sono
inefficaci contro gli stadi giovanili. Maggior utilità, anche
per l’effetto repellente nei confronti della femmina in ovideposizione,
è l’impiego ripetuto di olio di neem e di macerati di aglio
e cipolla. Infine, particolarmente efficace in ambienti controllati
quali serra e tunnel, è il lancio di Diglyphus isaea, imenottero
parassitoide allevato e commercializzato da diverse “biofabbriche”
italiane ed estere. L’impiego di ausiliari in agricoltura non
è certo una novità, ma con l’impiego sempre più
massiccio di antiparassitari, la loro azione è fortemente compromessa
e poco integrabile nelle aziende orticole convenzionali. Anche in agricoltura
biologica è comunque opportuno non effettuare trattamenti insetticidi
contro il minatore fogliare se si sceglie di effettuare un lancio di
D. isaea, in quanto se ne comprometterebbe il risultato. Ad esempio
Azadiracta indica ha un indice di mortalità del 50-75% nei confronti
di D. isaea. Il parassitoide è normalmente commercializzato nella
sua forma quiescente di pupa che sfarfallerà una volta giunta
a destinazione e collocata nella coltura. Le confezioni contengono alcune
centinaia di individui che, grazie a cicli vitali brevissimi, all’altissima
efficienza parassitaria delle femmine e alla loro velocità riproduttiva
possono efficacemente proteggere la coltura dalle infestazioni. Di assoluta
importanza è però la tempestività dell’intervento
e questo è fattibile con il ricorso alle trappole cromotropiche.
Una buona programmazione degli avvicendamenti nell’orto e la consociazione,
dalla quale il sedano trae grandi vantaggi, riduce fortemente l’insorgenza
di problematiche fitosanitarie a carico di questo ortaggio. E’
una pianta molto esigente in termini di acqua e di nutritivi perciò,
a scanso di delusioni, è meglio evitarne del tutto la coltivazione
in terreni poveri e stanchi. Come tutte le ombrellifere, il sedano vive
ed esprime con forza la polarità tra Cielo e Terra e se si vuole
coltivare questa pianta con successo non si può omettere di consultare
attentamente il calendario biodinamico per programmare semine, trapianti
e le varie operazioni colturali.
Cristina Marello
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