Platee in cemento
A partire dagli anni ’90 ogni comune sito sul territorio italiano
ha provveduto a recepire le norme e le direttive nazionali al fine
di costituire il proprio Regolamento di Polizia Rurale. Tale documento
riporta in dettaglio il Campo di applicazione, le Definizioni , l’Oggetto
e le finalità del Servizio di Polizia Rurale, nonché
le sue Competenze.
Come si evince già dalla denominazione stessa del documento,
tale normativa ha come campo di applicazione il territorio comunale
facente parte della zona rurale per assicurarvi il rispetto delle
norme sanitarie, di igiene pubblica, di prevenzione incendi e delle
altre norme vigenti.
Un particolare campo normato e controllato da tale regolamento è
lo stoccaggio dei reflui zootecnici, dei quali è data una specifica
definizione:
letame: il complesso delle deiezioni zootecniche, solide e liquide,
provenienti da allevamenti con lettiera;
liquame: il complesso delle deiezioni solide e liquide provenienti
da allevamenti privi di lettiera;
deiezioni: l’insieme delle deiezioni zootecniche classificabili
come letame e come liquame.
Il Regolamento di Polizia Rurale di ciascun comune sito sul territorio
nazionale impone, senza distinzioni, che le stalle con due o più
di 12 q.li di peso vivo mediamente allevato devono essere fornite
di apposita concimaia, costruita in conformità delle disposizioni
contenute nel presente regolamento, delle previsioni del R.D. 1 dicembre
1930, modificato dalla legge 25 giugno 1931 n. 925 e secondo le disposizioni
tecniche impartite dalle U.L.S.S. in base alle leggi stesse, nonché
dagli artt. 233 e segg. del T.U. delle Leggi Sanitarie 27 luglio 1934
n. 1265 e comunque alla normativa sanitaria ed urbanistica vigente.
In sintesi si impone lo stoccaggio dell letame in concimaie con platea
impermeabile, poste a debita distanza da corsi d’acqua. E’
comunque contemplata, come misura straordinaria e comunque solo in
forma temporanea la possibilità di stoccare le deiezioni zootecniche
in cumuli sul terreno, questo soltanto in aperta campagna a conveniente
distanza dai corsi d’acqua e in località che non diano
luogo, per la loro posizione, a possibilità di inquinamenti
a carico di corpi idrici superficiali e di falde acquifere.
L’insieme di queste norme danno luogo di fatto
a restrizioni e non senso che impediscono all’agricoltore di
svolgere la più elementare e tradizionale pratica di buona
agricoltura che è il compostaggio in cumuli per la maturazione
della sostanza organica ai fini della fertilizzazione dei campi.
In primo luogo è da segnalarsi come i Regolamenti Comunali
non evidenzino in alcun modo la profonda diversità sotto il
profilo ambientale e igienico che esiste tra liquame e letame ma,
soprattutto, tra deiezioni zootecniche provenienti da aziende convenzionali,
biologiche e biodinamiche. Le profonde differenze nel sistema di allevamento,
a partire dall’alimentazione, alla qualità del materiale
di lettiera, al carico di bestiame per metro quadrato, comportano
differenze enormi nel tipo di deiezioni e sull’impatto che queste
creano sul territorio.
In secondo luogo è da segnalarsi come l’urbanizzazione
degli ultimi trent’anni, avvenuta in maniera a dir poco illogica
nelle campagne italiane, pregiudica fortemente l’attività
contadina, perciò è sempre più improbabile per
l’imprenditore agricolo possedere campi “in aperta campagna”
mentre si assiste a un fenomeno di grandissima polverizzazione delle
unità aziendali in un’infinità di minuscoli appezzamenti
sparsi su un territorio semiurbanizzato. Sono sempre meno le realtà
di grandi cascine con vaste estensioni accorpate di campi coltivati,
soprattutto in Piemonte e non solo, le aziende subiscono tutti gli
svantaggi e i danni economici della polverizzazione della SAU.
Tutto ciò fa si che nella quotidianità, il Regolamento
di Polizia Rurale imponga senza distinzioni, la costruzione di platee
in cemento a tutte le aziende agricole che abbiano un carico di bestiame
anche minimo. Ricordiamo infatti che ipoteticamente un bovino produce
annualmente un quantità di letame stimabile in 25 volte il
proprio peso. Ciò significa che per avere un carico di bestiame
sufficiente per fertilizzare una superficie coltivata di un ettaro
occorrono almeno 4 capi adulti che producano circa 300 quintali di
letame, ebbene, i vigenti regolamenti impongono la costituzione di
idonea concimaia per un allevamento di queste dimensioni: un’azienda
con una superficie così esigua che intenda rendersi autonoma
sotto il profilo della gestione della fertilità del suolo è
obbligata a un investimento tutt’altro che trascurabile sotto
il profilo economico e ambientale per costruire una platea in cemento.
Resta da chiedersi quale impatto abbia sul suolo, sull’ecosistema
e sul paesaggio una simile costruzione, se il cemento sia a lungo
termine una sostanza più benefica della sostanza organica nel
suolo, resta da chiedersi se un imprenditore di una piccola realtà
contadina non decida che sia meglio impiegare concimi di sintesi ad
alta salinità e dilavabilità, piuttosto che allevare
qualche vitello che fornisca carne, latte e fertilizzante. Resta da
chiedersi se l’eutrofizzazione delle falde, se l’eccesso
di nitrati negli ortaggi da foglia, se le sedimentazioni di catrame
nei letti dei corsi d’acqua sia da imputarsi al letame che è
composto da sostanze naturali o da concimi di sintesi realizzati su
sottoprodotti dell’industria petrolifera.
Riguardo all’emissione di odori sgradevoli e pungenti ricordiamo,
come già detto che è ormai estremamente difficile per
l’agricoltore di oggi conciliare la propria attività
agricola con l’espansione urbanistica che ha invaso il territorio
rurale scacciando i contadini dal loro elemento e rendendo sempre
più impraticabile il lavoro ai pochi rimasti. Purtuttavia è
comprensibile e condivisibile che le abitazioni civili e i privati
cittadini non possano essere esposti al rischio igienico e all’emissione
di odori sgradevoli e molesti. Il nodo nevralgico è proprio
questo: il cumulo di letame. Che cos’è, quali rischi
comporta? Ad oggi il personale preposto per il controllo e la sorveglianza
del rispetto delle norme igienico-sanitarie e del regolamento di polizia
rurale considerano il cumulo di letame alla stregua di un deposito
di sostanze tossiche e nocive. Di fatto questa posizione ha reso e
rende impossibile per gli agricoltori biologici e biodinamici, che
più di ogni altro si adoperano per la tutela e il rispetto
del territorio, allestire un cumulo per il compostaggio secondo le
regole e i dettami della buona pratica agricola. In particolare il
cumulo biodinamico è considerato alla stregua di un attentato
alla sanità pubblica e i contadini biodinamici sono oggetto
di diffide e denunce agli organi competenti per la violazione delle
norme igieniche pubbliche. Questo fatto è intollerabile oltrechè
assolutamente falso. Intollerabile perché i danni igienici
e sanitari causati dall’agricoltura sono stati causati proprio
da quelle pratiche intensive e industrializzate che non hanno usato
scrupoli nel riversare nel suolo, nell’aria e nell’acqua
diserbanti, fertilizzanti e pesticidi capaci di contaminare l’intero
pianeta per decenni e decenni dopo il loro impiego (ricordiamo il
ddt che ha un emività superiore ai quarant’anni). Falso
perché il cumulo per il compostaggio e il cumulo biodinamico
sono allestiti secondo precisi criteri che hanno quale scopo la egradazione
naturale della sostanza organica in humus. Tale processo è
innanzitutto INODORE, in secondo luogo si svolge ad ALTE TEMPERATURE
con la distruzione di organismi nocivi eventualmente presenti, e infine
immagazzina in molecole complesse una grande quantità di CARBONIO
e qui vogliamo ricordare che la riduzione di emissioni di carbonio
nell’atmosfera è uno degli obbiettivi più ambiziosi
del protocollo di Kyoto. Se questo può far sorridere all’idea
che si tratti di una goccia nel mare ricordiamo che la massa di matrice
organica mediamente impiegata per la fertilizzazione di un ettaro
di terreno è di 300 quintali all’anno. Se consideriamo
valida una stima approssimativa per difetto della superficie agricola
italiana pari a 13 milioni di ettari sparsi su tutto il territorio
nazionale e vogliamo calcolare anche solo un 10% di questa superficie
come oggetto di pratica di fertilizzazione (e in questo andiamo a
escludere tutti i pascoli che pur non concimati nel senso tradizionale,
sono oggetto di spandimento naturale di deiezioni) otteniamo una superficie
di un milione e trecentomila ettari di suolo agrario ipoteticamente
fertilizzato con sostanza organica. Non stiamo stimando la quantità
di letame distribuito annualmente sul territorio italiano, stiamo
delineando il quadro potenziale di ciò che potrebbe essere:
300 quintali ad ettaro su una superficie di oltre un milione di ettari
costituiscono una massa di 390 milioni di quintali di molecole in
grado di assorbire e stabilizzare carbonio in forme organiche disponibili
e vitali. Il processo di industrializzazione, la cementificazione,
la distruzione dei cicli naturali, la desertificazione dei suoli hanno
trasformato il carbonio in un inquinante dell’atmosfera! Dalla
molecola fonte della vita alla molecola portatrice di morte…
Richiediamo che i regolamenti in materia di cementificazione delle
aree di stoccaggio delle deiezioni zootecniche siano applicati nel
rispetto delle funzioni e delle finalità dell’agricoltura
biologica e biodinamica, che l’imposizione della costruzione
di platee di cemento e i divieti di stoccaggio di cumuli biodinamici
siano rivisti in funzione del riscontro oggettivo dell’assoluta
assenza dei rischi paventati in materia ambientale e igienica e che
siano predisposti appositi articoli di regolamentazione che non impediscano
de jure e de facto lo svolgimento dell’attività agricola
sul territorio, territorio della cui tutela e salvaguardia gli agricoltori
biologici e biodinamici si fanno tutori e garanti.
Cissone 27/03/09
Il direttore AgriBio
Cristina Marello