Presentato lo studio sulle emissioni di particolato fine ed ultrafine da impianti di combustione

E' stato presentato il 22 maggio a Milano lo studio sulle emissioni di polveri fini e ultrafini da impianti di combustione, primo e finora unico in Europa, che è stato condotto analizzando tutta la letteratura in materia e mediante rilevazioni 'sul campo' mettendo a confronto le emissioni dei termovalorizzatori e quelle delle caldaie per il riscaldamento domestico a gasolio, carbone pellet e gas naturale.
Lo studio, commissionato da Federambiente al laboratorio LEAP,un Consorzio promosso e partecipato dal Politecnico diMilano, si propone di inquadrare e valutare criticamente la fenomenologia, la consistenza e le potenziali implicazioni delle emissioni di particolato fine ed ultrafine da impianti di combustione, per tutto lo spettro dimensionale delle polveri emesse :dal minimo rilevabile di alcuni nano-metri (1 nanometro = 1 milionesimo di millimetro) fino al limite di 10 micron (1 micron = 1 millesimo di millimetro), oltre il quale le polveri perdono rilevanza igienico-sanitaria poiché, essendo grossolane e sedimentabili, sono in larga misura bloccate dalle vie aeree superiori.
Il contenuto di PU in atmosfera è intrinsecamente instabile a causa di una serie di complessi
processi chemodificano numero e dimensioni delle particelle:nucleazione,coagulazione, condensazione ed evaporazione. Oltre che le immissioni primarie, ovvero le PU già presenti in quanto tali all’atto dello scarico in atmosfera, giocano un ruolo fondamentale la meteorologia, la quantità di particelle preesistenti e le emissioni di gas precursori,ovvero di quei componenti che precorrono la formazione di nuove particelle.
Come già citato, le PU sono solitamente quantificate in termini di concentrazione numerica; il loro contributo allamassa totale del particolato solido è infatti poco rilevante,mentre molto più consistente appare quello sul numero totale di particelle (orientativamente, il numero di PU può essere più dell’80%del totale numero di particelle solide).
Tipiche concentrazioni di PU rilevate in aree caratterizzate sono comprese negli intervalli
10-103 particelle/cm3 in aree rurali e marine, 104 particelle/cm3 in aree urbane e 106 particelle/cm3 ai bordi delle strade ad elevata densità di traffico.Nell’atmosfera esterna, il numero di PU mostra chiaramente andamenti stagionali e giornalieri caratteristici. Le concentrazioni invernali sono solitamente più elevate di quelle estive.Durante l’arco della giornata si osserva un aumento durante le ore del mattino e della sera,prevalentemente associato alle punte di traffico.Un altro picco a volte osservato poco dopo le 12.00 suggerisce un contributo delle reazioni fotochimiche.
I pochi studi disponibili sulla composizione chimica indicano il carbonio organico quale specie dominante (30-75%); in funzione del quadro emissivo e delle condizionimeteorologiche, ad esso si aggiungono carbo nio elementare (3-15%),nitrati (1-20%), solfati (1-20%),ossidi di elementimetallici (10- 20%). I processi di formazione secondaria fotochimica potrebbero cambiare questo quadro in modo significativo a seguito della condensazione di sostanze organiche su nuclei di altra natura.

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Tutti sostenibili
Pubblicato da TuttiSostenibili a 8.37

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