Con
la denominazione "ortica" si intendono varie specie di Urticaceae
delle quali le due più comuni sono l' Urtica dioica L. e l'Urtica
urens L. Noi tutti, penso, abbiamo fatto almeno una volta, e a
nostre spese, la conoscenza più o meno "bruciante" di questa erbacea,
alla quale ben si addice l'appellativo di "burbero-benefica".
Infatti, è aggressiva soltanto nel difendersi da nemici voraci,
per il resto è una pianta che potrebbe essere utile all'uomo in
molti modi. Dico potrebbe perché, pur essendo comunissima e, quindi,
facilmente reperibile, l'ortica viene utilizzata meno di quanto
meriti. Il nome deriva dal latino urere (bruciare) e dioica (in
quanto porta su di un individuo solo fiori maschili o solo fiori
femminili). L'ortica cresce spontanea nei luoghi incolti in genere:
lungo le strade, i fossi, le siepi, vicino alle case e nei boschi,
dal mare fino ad un'altitudine di 2.500 metri. E' una pianta erbacea
perenne, alta fino ad un metro e mezzo, dal fusto eretto a sezione
quadrata. Le foglie sono opposte, spicciolate, a forma di cuore,
con stipole e margine seghettato a grandi denti triangolari. Sia
il fusto che le foglie sono ricoperti di peli urticanti, il cui
apice a capocchia si spezza al tocco più lieve emettendo un liquido
irritante. I fiori verdi, piccolissimi, sono riuniti in spighe
e fioriscono da giugno ad ottobre. I semi sono acheni ovali. L'Urtica
urens si distingue dalla dioica per varie caratteristiche: è annuale,
è di taglia più piccola in tutte le sue parti, ha le foglie di
un verde più chiaro ed è monoica (porta sullo stesso individuo
sia fiori maschili che femminili). Comunque, le due specie sono
usate indifferentemente per costituire la droga secca. Si usa
soprattutto la pianta intera (Herba Urticae), che si raccoglie
da aprile a settembre tagliandola a dieci centimetri da terra.
Per farla essiccare la si appende a mazzi in un luogo areato e
all'ombra; per conservarli sono adatti sacchi di carta o tela.
Specialmente per uso esterno viene usata anche la radice (Radix
Urticae), raccolta in autunno. Le proprietà dell'ortica si conoscevano
già nell'antichità. Castore Durante, ad esempio, nel suo "Herbario
Nuovo" (1585), dopo aver detto: "E' così notissima pianta l'ortica,
che si conosce da ciascuno fino nella notte oscura", elencò una
tale quantità di "virtù di dentro" e di "virtù di fuori" da far
venire il capogiro. Comunque, molte di tali virtù sono state confermate
da ricerche scientifiche recenti, che hanno anche stabilito i
principi attivi più importanti contenuti nell'ortica: urticoside,
clorofilla, xantofilla, secretina, tannini, sali minerali. Il
liquido irritante dei peli contiene istamina e acetilcolina. Per
uso interno l'infuso di ortica 85 grammi in 100 ml d'acqua) ha
azione antinfiammatoria e astringente intestinale, antidiarroica,
emostatica e cicatrizzante, diuretica, declorurante e antiurica,
depurativa, stimolante del metabolismo ed ematopoietica. L'azione
depurativa, in particolare, ha un effetto cosmetico indiretto,
in quanto coadiuvante nella cura di una pelle macchiata, impura
ed eczematosa. Il succo fresco spremuto dalle foglie ha le stesse
indicazioni, ma è considerato soprattutto un efficace antiemorragico.
Se ne possono prendere sino a sei cucchiai al giorno. Mescolando,
invece, in parti uguali il succo fresco col miele, si ottiene
un buon rimedio contro le infiammazioni intestinali (tre cucchiai
al giorno). Contro l'enuresi notturna il Valnet cita una preparazione
gradita anche ai bambini: con 15 grammi di semi di ortica pestati,
60 grammi di farina di segale, acqua e un po' di miele, impastare
sei tortine e cuocerle al forno, dopo di che se ne mangi una ogni
sera per 15-20 giorni. Per uso esterno l'ortica viene impiegata
prevalentemente per applicazioni sul cuoio capelluto come antiforfora,
antiseborroico e leggero revulsivo. Per queste proprietà sia il
succo fresco che il decotto della radice o della pianta intera
sono ottimi coadiuvanti contro la caduta dei capelli. Nelle epistassi
si consiglia di introdurre nel naso batuffolini di cotone idrofilo
imbevuti di succo fresco di ortica. Nella medicina popolare si
usava percuotere con un mazzo di ortiche le parti del corpo colpite
da paralisi o affezioni reumatiche. Attorno a questa pianta strana
che punge e cresce in mezzo ai ruderi sono nate anche molte leggende.
Sono credenze popolari antiche, che attribuivano all'ortica virtù
magiche, come il potere di allontanare i fulmini se si buttavano
le sue foglie in mezzo ad un fuoco. Chi poi ne portava addosso
un'intera pianta, sarebbe stato al riparo da qualsiasi maleficio.
Sempre una pianta intera, tenuta con la radice verso l'alto, in
una notte di luna piena, avrebbe fatto passare la febbe all'ammalato
di cui si fosse detto il nome a voce alta. Si riteneva anche che
trasmettesse molto coraggio a chi la teneva in mano: in effetti,
non è difficile immaginare una certa dose di aggressività in un
individuo che stringe un mazzo di ortiche con le mani nude. Ed
infine, se vogliamo credere ai pronostici tratti dai sogni, ci
sarà di buon auspicio sognare di essere "punti" da un'ortica,
è sicura previsione di successo. In veterinaria si considera giustamente
l'ortica un'ottima pianta foraggera e pare che, oltre che trasmettere
agli animali gli indubbi valori nutrizionali e salutari che possiede,
essa renda i bovini particolarmente resistenti alle malattie infettive,
aumenti notevolmente la produzione di latte delle vacche e conferisca
ai cavalli un manto più lucente. E' vivamente consigliabile nell'allevamento
dei conigli e di tutto il pollame: in particolare si è visto che
i tacchini, nutriti con un pastone addizionato di ortica tritata,
ingrassano di più e che le galline aumentano la quantità e migliorano
la qualità delle loro uova. Non dimentichiamo poi che l'ortica
è molto utile all'industria per l'estrazione della clorofilla,
di cui è ricca, e che le fibre lunghe contenute nel fusto, filate
già nel Medioevo, danno un particolare tessuto resistentissimo,
simile alla canapa. Le foglie costituiscono, inoltre, un valido
e del tutto innocuo colorante per medicinali, cosmetici, prodotti
igienici e liquori. Con queste si può anche tingere di un bel
verde la lana (la radice, invece, tinge in giallo). Un altro aspetto
dell'ortica è l'azione rivitalizzante che ha, esattamente come
la camomilla, sulle piante che le crescono vicino, ed è interessante
osservare che la esplica in modo particolare sulle aromatiche
(specialmente sulla menta), delle quali pare faccia aumentare
il contenuto in olio essenziale. Inoltre, il macerato d'ortica,
ottenuto facendo macerare la pianta intera in acqua per 12 ore,
se spruzzato sulla pianta infestata dagli afidi, la libera da
questi parassiti senza dover ricorrere a prodotti tossici. Ed
ora passiamo al lato forse più trascurato, ma a mio avviso importantissimo,
dell'ortica: quello di ottima pianta alimentare. Essendo ricca
di vitamine (A, C, K, B2 e acido folico), Sali minerali, proteine
e aminoacidi essenziali, essa costituisce un alimento di alto
valore nutrizionale. In più, possiede un sapore delicatamente
aromatico che la rende adatta alla preparazione di piatti appetitosi.
Gli inconvenienti che presenta sono solo apparenti: basta tener
presente che i peli urticanti delle foglie vengono neutralizzati
sia da una bella lavata, che da una cottura anche brevissima,
e che per cogliere e maneggiare tranquillamente l'ortica è sufficiente
munirsi di un paio di guanti di pelle o di gomma. Per contro,
le utilizzazioni di queste foglie saporite e salutari sono parecchie:
dall'ottima zuppa di ortica, specialità della bassa Lombardia,
al risotto verde, alla frittata con cime di ortica, al minestrone,
alla squisita salsa per il lesso, ai ravioli di magro, ai raffinati
vol-au-vent. Senza contare che le cime di ortica si possono far
lessare e poi condire a piacere esattamente come gli spinaci,
fornendo una squisita verdura nutriente, mentre l'acqua di cottura
(una tazza al mattino a digiuno), depura e disintossica l'organismo.
Con le foglioline più tenere, tritate finemente, si possono aromatizzare
le insalate e le salsine alle erbe. In alcune regioni le foglie
di Urtica urens si usano anche come succedaneo del tè.
L'ortica bianca (Lamium album L.) Non ha niente a che fare con
l'ortica vera e propria (appartiene, infatti, alla famiglia delle
Lamiaceae-Labiateae) e si riconosce facilmente per i caratteristici
fiori bianchi con il petalo superiore a forma d'elmo, posti all'ascella
delle foglie. Mancano, inoltre, completamente le stipole e i peli
urticanti. Ho letto una volta che, proprio perché così inerme
e indifesa, essa s'intrufola spesso e volentieri in mezzo alla
vera ortica, che la protegge dai nemici con la sua ben nota "cattiveria".
La stessa tattica è seguita, pare, da un'altra pianta abbastanza
simile all'ortica, il Marrubio. Per quel che riguarda le proprietà
dell'ortica bianca, studi recenti vi hanno determinato un notevole
contenuto in saponine, istamina ed altre amine, che ne sconsigliano
l'uso interno. Per uso esterno è efficace, invece, l'infuso (5
grammi in 100 ml d'acqua) per normalizzare la secrezione sebacea
sia delle pelli grasse che del cuoio capelluto seborroico. L'ortica
bianca non ha praticamente altre utilizzazioni. |