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Orticoltura circolare
Uno studio del fisico e naturalista Florent Dailey ipotizza
che la coltivazione in circoli consenta una miglior armonia con il naturale
schema di crescita a spirale delle piante.
Di fronte a questa proposta esistono due tipi di obiezioni: la poca
praticità in ordine alle operazioni colturali, lo spreco di spazio.
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In un appezzamento rettangolare di
3,4 m x 1,4m nel primo caso è possibile realizzare due parcelle
circolari di 1,4 m di diametro per una sau complessiva di 3,06 mq
e un camminamento di 60 cm di larghezza. Nel secondo caso è
possibile realizzare due parcelle quadrangolari, sempre separate
da una camminamento di 60 cm, di lato 1,4 m per una sau di 3,92
mq |
Occorre considerare che buona parte dei processi produttivi
che oggi applichiamo dipende da necessità di ordine tecnologico
e meccanico. I sesti d’impianto, le forme d’allevamento,
la sistemazione dei suoli sono studiati in primo luogo al fine di ottimizzare
l’impiego delle macchine e delle attrezzature agricole. Con i
costi della manodopera tutto ciò è anche comprensibile,
seppur non sempre condivisibile. Ma nei casi in cui, per struttura e
dimensione aziendale o per scelta imprenditoriale, sia possibile attuare
un’agricoltura meno meccanizzata e più manuale, l’orticoltura
circolare rappresenta un’interessantissima prospettiva.
La realizzazione pratica è piuttosto semplice.
Si tratta di realizzare conche circolari del diametro di 1,4 m il cui
punto centrale sia più basso rispetto al livello del suolo e
il bordo esterno sia invece più alto rispetto al livello del
suolo. La tecnologia necessaria per la sua realizzazione consiste in:
un picchetto, una zappa, due braccia volenterose. Si pianta il picchetto
nel punto prescelto per posizionare il circolo, dopodiché si
realizza con la zappa una fossa circolare profonda circa mezzo metro
attorno al picchetto. Terminato questo lavoro si toglie il picchetto
e e si elimina anche la montagnola centrale. A questo punto ci si posiziona
al centro e si spinge la terra smossa verso l’esterno allargando
il circolo fino a un diametro di 140 cm avendo cura di far si che il
secondo anello che ora si realizza attorno alla buca principale sia
meno profondo (circa 30 cm). Occorre infine pareggiare e sminuzzare
accuratamente il letto di semina con un rastrello. Nell’orticoltura
circolare è preferibile mantenere lo stesso ordine di circoli
anno dopo anno, così che queste macrostrutture possano consolidare
la loro individualità creando un loro ricco equilibrio biotico
legato all’avvicendarsi dei sistemi radicali e delle comunità
microrganiche che li abitano. La semina si realizza in solchi concentrici
realizzati posizionandosi al centro della conca. I solchi stessi fungeranno
da barriera per l’acqua durante le irrigazioni.
Alcuni aspetti pratici:
La fertilizzazione va concepita esclusivamente attraverso l’impiego
di letame maturo e compost da distribuirsi come concimazione di fondo,
prima della risistemazione annuale delle conche;
La struttura a circoli è pensata appositamente per la coltivazione
consociata tra piante compagne, questa disposizione consente di trarre
il massimo vantaggio dai benefici della consociazione, sia in ordine
di fertilità che di sanità delle colture;
Le lavorazioni vanno ridotte al minimo per non disturbare la strutturazione
del microsistema, perciò si possono lasciare le radici delle
colture precedenti a decomporsi dove si trovano, limitandosi a tagliare
ed asportare la parte epigea. In questo caso si può sostenere
e favorire il processo di decomposizione e umificazione con una spruzzatura
di fladen;
La parte centrale del circolo va lasciata indisturbata, priva di coltivazioni,
fungerà da bacino di fertilità e punto di riequilibrio
per l’intera conca;
Il consumo d’acqua è fortemente razionalizzato con l’irrigazione
delle conche poiché non c’è dispersione lineare
lungo i vialetti e i camminamenti ma tutta l’acqua è racchiusa
e protetta nella cellula-conca. La procedura ideale prevede di bagnare
il centro e non i bordi dove, per risalita capillare giungerà
comunque l’apporto idrico;
La disposizione circolare si presta particolarmente per la realizzazione
della pacciamatura verde;
L’esposizione solare è ottimizzata e ogni pianta gode di
un irraggiamento regolare.
Il circolo è una struttura a sé che però interagisce
con l’ambiente esterno. Non solo è importante la realizzazione
del singolo circolo, ma anche come questo è sistemato in relazione
con gli altri circoli adiacenti. Ad esempio si può scegliere
una disposizione a rosa (un circolo centrale e sei ad anello intorno
ad esso), a rombo (un circolo centrale e otto disposti a rombo con l’asse
più corto di 6 metri e quello più lungo di 9) o ancora
a zodiaco, con 12 anelli. Grazie a questa disposizione è possibile
ottimizzare effettivamente lo spazio, infatti l’orticoltura circolare
non è una semplice sostituzione di un appezzamento quadro con
uno tondo, ma un ripensamento radicale del sistema-orto. I camminamenti
non saranno perciò linee rette che si intersecano a formare una
scacchiera, ma percorsi sinuosi che ci portano da un luogo all’altro
del nostro orto in un percorso sì funzionale ma al contempo armonico
e piacevole. E che si tratti di un orto professionale o di un giardino
hobbistico, il potervi trascorrere le ore percependo una sensazione
di benessere non è cosa da poco. Certo non misurabile in termini
di PLV ma non per questo meno importante o vera, se è per questo.
Il sistema circolare offre protezione e al contempo movimento. Ci si
sente bene dentro a un circolo, contemporaneamente il livello più
basso della conca sembra permettere una miglior percezione e compenetrazione
nel campo di energia della terra. Il crescere è Energia che muove
in spirale coinvolgendo piante anch’esse sottoposte a diverse
intensità di spiralizzazione. L’orticoltura circolare è
mirata a creare un campo di energia in armonia con le forze della natura
e non in contrasto, una pratica agricola che non stravolge l’organismo
vegetale piegandolo brutalmente ai suoi scopi, ma che ne comprende e
favorisce le tendenze lavorando in comune accordo. E’ questo il
processo per poter portare sulle nostre tavole cibi fortemente energizzati,
cibi vivi che sappiano davvero nutrire l’essere umano in tutte
le sue dimensioni.
Dr.ssa Cristina Marello
Direttore AgriBio
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