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![]() Danni da Meloydogine su radici di patata |
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I NEMATODI I nematodi sono diffusi in ogni ambiente del nostro pianeta e sono
specializzati nella vita parassitaria non solo a carico delle piante,
ma anche degli animali, annoverando tra i loro ospiti pesci, animali
domestici e anche l’uomo. |
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| I nematodi contano parecchi nemici naturali: funghi, batteri,
insetti, altri nematodi, virus,… Quanto più il terreno è
fertile e vitale e ricco di sostanza organica quanto più le popolazioni
di questi organismi utili saranno presenti e attive nel contenere il dilagare
di nematodi fitoparassiti. Tra i funghi maggiormente attivi contro nematodi
fitoparassiti ricordiamo: Artrobotrys oligospora, Dactylella lysipaga,
Dactylaria candida, Phialophora heteroderae, Harposporium sp.p…
Alcuni di questi sono parassiti obbligati, altri invece vivono e colonizzano
il suolo come saprofiti ma possono trasformarsi in attivi predatori di
nematodi quando se ne manifesti l’opportunità. Particolarmente
curiosi, questi funghi sono in grado di costruire vere e proprie trappole
con le proprie ife, predisponendo una sorta di cappio nel quale intrappolano
e catturano i nematodi. Molte biofabbriche hanno messo a punto preparati
a base di funghi nematoparassiti acquistabili su lmercato e impiegabili
in azienda. Il loro impiego è comunque da considerarsi utile se
integrato in una strategia più ampia e a lungo termine che preveda
tutti quegli accorgimenti finora elencati, compresa la scelta e l’impiego
di varietà resistenti e tolleranti o addirittura l’innesto
di varietà di pregio ma estremamente sensibili su piante resistenti.
D’altronde impiegare organismi utili di origine tellurica va considerato
come una sorta di ricolonizzazione del suolo e questo può avvenire
solo se oltre a immettere gli organismi si creano le condizioni favorevoli
al loro insediamento permanente. Ricordiamo comunque che si tratta soltanto
di selezioni di ceppi di organismi naturalmente presenti nei suoli agrari,
certo sarebbe meglio ripristinare i ceppi indigeni ma quando la situazione
è oltremodo compromessa non restano molte scelte. Meccanismi di difesa che prevedano la sterilizzazione del suolo, sia con mezzi di sintesi che con mezzi fisici (calore secco o umido) non si possono mai dire completamente efficaci perché: creano un vuoto biologico dove l’eventuale introduzione accidentale di un solo o pochi individui parassiti potrebbero proliferare indisturbati; i meccanismi di resistenza dei nematodi sono tali e tanti da non garantire la completa distruzione di tutti gli individui presenti. L’impiego di macerati, infusi, decotti o altri rimedi da spruzzo possono agire schermando la coltura ospite ma la loro applicazione nel suolo è difficoltosa richiedendo grandi volumi d’acqua e applicazioni ripetute frequentemente. E’ possibile effettuare bagni di radice sulle colture all’atto del trapianto con macerati di valeriana o camomilla, ma anche questi hanno un effetto molto limitato nel tempo. La vera lotta ai nematodi è di tipo preventivo e passa in primo luogo dal ripristino di una buona fertilità organica e vitalità del suolo agrario. Soltanto in questo modo le popolazioni microrganiche indigene del suolo possono agire da controllo e contenimento delle popolazioni di fitoparassiti. Estrema attenzione va poi fatta alla sanità del materiale di moltiplicazione che si impiega. Discreta utilità per piccole partite di bulbi e semi può avere la concia umida in acqua calda, ricordando però che se le forme attive di nematodi vengono inattivate da un moderato calore, le cisti sopravvivono anche oltre i 70°c. Tale resistenza delle cisti pone un’ulteriore questione: i residui colturali possono essere gettati nel cumulo? Se esiste la concreta possibilità che il materiale vegetale sia infestato da nematodi è sempre meglio distruggerlo separatamente. Le temperature che un cumulo in fase di compostaggio sviluppa non sono tali da garantire la distruzione delle cisti. E’ però vero che l’intensa attività microrganica ed enzimatica che si svolge nel cumulo è tale da costituire un attacco notevole ai nematodi, sia di ordine chimico (i composti ammoniacali e nitrici sono fortemente litici nei confronti delle cuticole delle cisti) sia di ordine predatorio e parassitario. Per cui è vero che il cumulo ha un potenziale altamente distruttivo nei confronti dei nematodi fitoparassiti ma è anche vero che il compostaggio non è una scienza esatta, non sempre i processi enzimatici procedono in maniera ottimale e non tutte le parti del cumulo si riscaldano alla stessa maniera. L’importanza del cumulo però non è da vedersi come una sorta di trattamento dei residui pericolosi, come una sorta di digestore nel quale smaltire ogni cosa, ma come uno strumento fondamentale per incrementare e mantenere la fertilità e la vitalità del suolo stesso. L’impiego di varietà tolleranti o resistenti è un’alternativa valida purchè non se ne abusi. Infatti l’impiego di ibridi resistenti sottopone i nematodi a una pressione di selezione che induce nel tempo, al superamento delle resistenze. L’impiego di ibridi tolleranti è per certi versi anche peggio perché le piante, pur non manifestando sintomi violenti per l’attacco, forniscono comunque sostentamento e nutrimento alle popolazioni di nematodi (cosa che non fanno gli ibridi resistenti) che continuano quindi a proliferare e ad aumentare esponenzialmente, stagione dopo stagione. In conclusione ritengo che i principi dell’agricoltura biodinamica che pongono la pianta quale antenna e punto di incontro e congiunzione tra Cielo e Terra, siano la risposta più efficace al problema dei nematodi fitoparassiti. Le forze celesti di formazione, sviluppo e maturità quale contrappeso a un organismo profondamente terrestre e freddo, possono influire fortemente sulla suscettibilità delle colture agrarie; l’applicazione del 500, del 500p, del fladen, l’allestimento e impiego del cumulo, la pratica dei sovesci, svolgono un’azione fondamentale della rivitalizzazione del suolo e abbiamo visto quanto questa sia importante per contrastare il sopravvento di popolazioni fitoparassite. Ma in fondo non ci si può arrogare il diritto di chiamare propria una tecnica piuttosto che un’altra e le etichette alla fine non sono altro che etichette e l’unica differenza davvero reale è quella tra buona e cattiva agricoltura. |
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