Mutui, quando l’esattore bussa alla porta
di Gloria Demo
postato alle 10:30 del 26 gennaio 2009 in Economia

Storie di ipoteche scadute e di case pignorate, di tassi variabili e debiti insostenibili. Dall’America dei subprime un futuro che potrebbe essere prossimo anche in Italia
E’ soltanto uno dei tanti modi in cui una crisi che sembra ai più finora soltanto finanziaria si riverbera nella vita e nella quotidianità delle persone semplici. Quello delle ipoteche scadute e dei mutui non onorati è un mondo fatto spesso di storie di gente per bene, che a un certo punto della sua esistenza si accorge di trovarsi senza un tetto, perché ha sbagliato i conti o dato retta a chi gli diceva che avrebbe risparmiato. Storie americane, dagli Usa della crisi dei subprime, che sembrano ancora lontane mille miglia da noi. Ma che presto potrebbero diventarci molto familiari. L’articolo è stato pubblicato su CNNmoney . L’autore, Les Christ, ha raccolto alcune testimonianze che gli stessi lettori hanno raccontato al giornale nel corso del tempo e chesembrano indicative di una condizione piuttosto diffusa anche da noi: quella di chi ha un mutuo o un’ipoteca da pagare o che, pur cercando di trovare un qualche rimedio quando gli accadimenti della vita lo mettono in difficoltà di assolvere al suo debito, si trova costretto, infine, a capitolare. Tutti i protagonisti delle storie sono tra quei mutuatari ipotecari che, dopo la crisi di luglio, la FDIC si era detta di voler sostenere per evitare che perdessero le proprie abitazioni.

UN NHRP DI TROPPO
Per uno di loro, A.G Chancey di Longwood, in Florida, la situazione potrebbe ancora migliorare - pare - forse perché la sua vicenda deve essere arrivata in qualche modo alla persona giusta, uno dei responsabili del “National Homeownership Retention Program“, che ha contattato il giornale dicendo che la pratica della signora è ancora in coda per rientrare nel suddetto programma, ma che sarà risolta, una buona volta per tutte. E’ dallo scorso agosto che la donna sta cercando di risolvere un problema con la sua ipoteca. In quel periodo era solo due mesi indietro con il pagamento ed oggi, dopo dozzine di telefonate al suo finanziatore, sembra aver risolto qualcosa - dicevamo - ma è pur sempre 5 mesi in ritardo con le rate. E’ stata nella sua casa per 23 anni ma, per problemi di salute, un divorzio e fattori economici dei più disparati che hanno cospirato contro di lei, non è più riuscita a pagare. All’inizio aveva una rata fissa, ma, un paio d’anni fa, aveva modificato il suo piano di prestito in uno a tasso variabile (AMR) con la CountryWide, una filiale della Banca d’America. Il suo debito era complessivamente di circa 157 mila dollari. All’inizio doveva pagarne circa 1.150 al mese, poi 1340. Infine 1.460 dollari, a dicembre, cifra troppo alta per la sua condizione economica.


MORTGAGE WORKOUT
Nel frattempo la crisi economica e l‘elevato prezzo del gas hanno ridotto gli introiti della famiglia. Suo marito ha tentato una nuova attività assemblando forniture d’ufficio, ma non è stato ancora rimborsato per le spese. Durante l’estate, poi, quando il prezzo della benzina era salito alle stelle, gli capitava di spendere 30 dollari di carburante per lo stesso lavoro per il quale veniva pagato appena il doppio. Tutto ciò, come è facile immaginare, ha contribuito ad appesantire i disagi finanziari della coppia. Alla signora Chancey, disperata perché non ce la faceva proprio più a pagare, a novembre scorso fu detto della possibilità di essere accettata da un nuovo programma, il National Homeownership Retention Program, che dovrebbe consentirle di tenere la casa che rischia di perdere attraverso la stipula di un mortagage workout, una sorta di piano d’emergenza per estinguere l’ipoteca. “Avrebbero abbassato le rate di interesse per consentirci di cominciare bene” racconta Chanchey. Ma la sua pratica sembra essere scomparsa. Telefonate, attese inutili. L’unica possibilità che le è stata fin’ora realmente offerta dalla sua banca è quella di pagare di più per un certo numero di mesi finché tutti gli arretrati non saranno rimborsati. Nessuna riduzione sugli interessi. Nessun programma speciale. L’avevano solo illusa? C’è solo da sperare che la risposta data al giornale da responsabile del National Homeownership Retention Program non sia l’ennesima presa per i fondelli.

UN BUCO NEI CONTI
Un’altra storia ci racconta di Sue Write, di Las Vegas Necy, una della aree della nazione più dure in termini di calo del valore d egli immobili. Stava pagando l’ipoteca nel momento più buio per l’economia americana lo scorso luglio. Si trovò in difficoltà. Alla sua richiesta d’aiuto la banca disse che non poteva soccorrerla e le consigliò di non effettuare i versamenti per due mesi. Così fece. Dopo le fu consigliato un piano per ridurre la rata di interesse e le fu garantito che, pagando per tre mesi, la modifica sarebbe stata permanente. Ma, dopo aver fatto questo, ricevette una lettera da parte della banca che la avvisava: il tasso era rimasto lo stesso, il cambiamento non era stato accettato. Gli investitori non avevano approvato. “Era la prima volta che sentivo parlare di investitori o del fatto che la modifica necessitasse di una ulteriore approvazione” racconta la donna. In seguito non mi fu data nessuna risposta specifica alla questione. Poteva essere una qualsiasi delle 10 o 15 elencate nella lettera di rifiuto. “La cosa assurda della storia è che la banca avrebbe dovuto essere piuttosto dovuta essere ansiosa di chiudere i conti con noi“, si sfoga ancora. E invece no. Tutto quello che avevano chiesto era una riduzione del tasso di prestito per circa 5 anni, mica di cancellare il debito.


PRETE IMMOBILIARISTA?
Raul Medina, di Moorestown (New Jersey), è un ministro di Dio e possiede diverse proprietà. La sua residenza ed un posto che aveva acquistato per costruirne un riparo per i senzatetto sono sotto ipoteca. Rimasto paraplegico a seguito di un incidente d’auto, due suoi amici, Amber e Jeff Tardiff hanno pensato di risolvere le questioni relative al suo prestito al posto suo. “Mio marito ha messo la banca al corrente della situazione“, spiega Amber, “ed ha chiesto se ci fossero le opzioni per modificare il prestito. Ognuno di quelli cui si è rivolta gli ha dato una risposta diversa e parla oggi, parla domani, sono passati nove mesi. È stato molto frustrante“, aggiunge Raul, “andare da un dipartimento ad un altro e non riuscire a concludere alcunché“. La situazione di Medina era tutt’altro che semplice perché, oltre l’ingente somma che doveva alla banca, il suo improvviso handicap lo costringeva ad aver bisogno di ulteriore denaro per dotare le sue abitazioni di dispositivi che potessero consentirgli di spostarcisi dentro in sedia a rotelle. L’assicurazione si era offerta di dargli un mano con una cifra considerevole, ma a condizione che l’istituto di credito fosse disposto ad abbassare i tassi di interesse… Così non è stato, nonostante il debito di Medina nei confronti nella banca fosse addirittura inferiore rispetto al valore dell’immobile. Medina guadagna circa circa 2.100 dollari al mese, tra pensione sociale ed affitto di un appartamento. Non può farcela da solo. Non può assolvere all’ipoteca. Tutto sarà probabilmente venduto.


SCRITTORE E AFFITTUARIO
Sembra che il libro di cui egli stesso è coautore: “Come trovare il lavoro dei vostri sogni anche in una recessione” nor riesca ad aiutare il signor Ron Nash, California. Anche lui, come gli altri, aveva fatto di tutto per trovare una soluzione per non vedersi costretto a vendere la casa nella quale vive da anni. Ora però si ritrova a cercarne una in affitto, poiché ce ne sono e ad un prezzo inferiore rispetto alla rata che avrebbe dovuto pagare alla banca, anche della metà. Quando si era reso conto di non potercela più fare, di non riuscire ad ottenere una qualche agevolazione nel pagamento del mutuo, si era rivolto direttamente al direttore del suo istituto di credito scrivendogli una lettera. Il risultato era stato molto gratificante all’inizio - racconta a CNNmoney - ricevendo finanche una risposta con tanto di scuse e rammarichi vari da parte del presidente stesso ed una importante promessa da parte sua: si sarebbe impegnato ad aiutarlo. Solo parole però. Niente di fatto anche per lui. “In fondo un appartamento è solo una cosa” dice. “Posso andar a vivere da qualche altra parte“

 

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