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Le lucciole, le farfalle e l’inquinamento
atmosferico
Pubblicato da attualita-e-opinioni
Qualche sera fa sono stato ospite di amici nella loro casa di campagna.
Dopo il “rito” della cena, parlando di tante cose, come
si fa in queste occasioni, è stato oggetto di discussione la
mancanza delle lucciole che ogni anno erano ben visibili nei campi adiacenti.
Ebbene, è emerso che sono quasi scomparse! Non ci sono più
lucciole, e presi come siamo da altri argomenti e impegni, certamente
più pratici, non ne valutiamo l’importanza. Devo essere
sincero, sono rimasto veramente male, non mi ero posto mai il problema.
Mi sono sentito colpito nella mia sensibilità personale.
Ho provato molta nostalgia ripensando alla mia infanzia quando, nelle
serate di fine primavera,
era così suggestivo ammirare quella luce verde, quasi fosforescente
che le lucciole, nella loro “danza”, emettevano e che dava
colore alla natura. Ho letto da qualche parte che, emettendo luce, le
lucciole comunicano tra di loro.
Sono infatti insetti luminescenti, che ingentiliscono (o meglio ingentilivano,
perchè ormai è un’abitudine che abbiamo perso) le
serate dei più contemplativi di noi. Ci spingevano ad osservare
uno spettacolo notturno molto affascinante che l’inquinamento
atmosferico ha reso sempre più raro. E, francamente, ammirare
e soprattutto rispettare la natura, è una cosa che facciamo sempre
meno.
Nasce spontaneo un grido di allarme: il fenomeno deve preoccuparci.
L’inquinamento atmosferico ha decimato le lucciole, che sono le
vittime innocenti e simboliche di un fenomeno del quale dovremmo occuparci
con grande attenzione.
Altre vittime innocenti di questa situazione sono le farfalle. Il rischio
che i prati dimentichino i colori delle farfalle è molto serio
e preoccupante. Sono ad alto rischio di estinzione almeno dodici specie.
Dopo due estati negative, una terza sarebbe fatale. Dicono gli esperti
che il calo delle farfalle indica il declino anche della fauna e dell’ecosistema.
L’uomo, è riuscito a stravolgere la natura.
I cambiamenti climatici sono un grossissimo pericolo per la nostra sopravvivenza,
per la sopravvivenza del pianeta. La temperatura aumenta con conseguenze
prevedibilmente catastrofiche. Ogni tanto qualcuno ne parla, lancia
degli allarmi in difesa dell’ambiente, poi la cosa in qualche
modo finisce lì, con una specie di rassegnazione. Si tende a
colpevolizzare l’umanità da un punto di vista morale, ma
poi non si fa praticamente nulla.
Si parla di gas serra, in molte parti del mondo la vita comincia a diventare
impossibile. Occorre abbassare l’intensità del biossido
di carbonio per mantenere l’equilibrio della biodiversità.
Non sono un tecnico né uno specialista, né tantomeno un
ecologista praticante, ma queste nozioni
debbono essere acquisite da tutti noi, ed anche in fretta, perchè
il tempo che abbiamo a disposizione non è molto.
I più sensibili siamo spaventati per quello che può succedere.
L’inquinamento è tra i problemi più importanti e
urgenti che l’umanità intera deve affrontare.
Questa situazione è figlia della nostra mancanza di previgenza,
della nostra avidità, importante è avere a disposizione
benessere, senza curarsi del modo in cui si ottiene. Il mercato condiziona
le nostre scelte, spinge a produrre ed a consumare troppo, ci fa dimenticare
quali sono le esigenze fondamentali.
Il prezzo di tanti benefici viene ora presentato sotto forma di disagi
ambientali che, in una maniera o nell’altra, riguardano tutti.
S’impone, quindi, un deciso cambio di rotta se vogliamo evitare
la catastrofe.
E’ ovvio che questa virata non può venire dalle grandi
aziende che controllano il mercato internazionale. Il loro scopo è
sostanzialmente il profitto, quindi eventuali problematiche ambientali
passano chiaramente in secondo piano.
Bisogna fare qualcosa, cercare energie alternative, risparmiare nei
consumi. Quando, per esempio si sceglie un prodotto, sarebbe intelligente
verificare il livello di inquinamento che la produzione di quel bene
comporta. Sono iniziative che ognuno di noi deve prendere singolarmente,
ma è difficile.
Le nazioni dovrebbero, più di tutti, prendere provvedimenti,
meglio se in comune accordo. Ma i legami tra politica e mercato sono
troppo stretti.
Alla fine della fiera, in pratica non facciamo nulla. Ci limitiamo a
prendere atto che non vediamo più le lucciole o che le farfalle
sono a rischio.
Il pianeta bolle, i ghiacciai si sciolgono, il livello dei mari sta
crescendo, nell’aria c’è la presenza preoccupante
di CO2… Le conseguenze saranno tremende.
Il 5 giugno è il giorno scelto dalle Nazioni Unite per sensibilizzare
l’opinione mondiale sui problemi dell’ambiente. Si spera
abbia un seguito nei fatti.
Chissà se l’ideatore dello spot “Antonio fa caldo”
si sia ispirato proprio al problema del surriscaldamento del pianeta…
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