Il trattato di Lisbona
DI PAOLO BARNARD
paolobarnard.info
E così, mentre tutti guardano da quella parte,
da quell’altra accade il nostro destino, ma non c’è
nessuno a osservare. Accade per esempio il Trattato di Lisbona, il
quale, come tutte le cose che ridisegnano la Storia, che decidono
della nostra esistenza, che consegnano a poteri immensi immense fette
del nostro futuro, non è al centro di nulla, passa nel silenzio,
non trova prime pagine o clamori di alcun tipo, nel Sistema come nell’Antisistema.
Pensate: stiamo tutti per diventare cittadini di un enorme Paese che
non è l’Italia, governati da gente non direttamente eletta
da noi, sotto leggi pensate da misteriosi burocrati a noi sconosciuti,
secondo principi sociali, politici ed economici che non abbiamo scelto,
e veniamo privati nella sostanza di tutto ciò che conoscevamo
come patria, parlamento, nazionalità, autodeterminazione, e
molto altro ancora.E’ il Trattato di Lisbona, vi sta accadendo
sotto al naso, qualcuno vi ha detto nulla?
Ribadisco: fra poco Montecitorio potrebbe essere un palazzo dove qualche
centinaio di burocrati dimenticati si aggirano fingendo di contare
ancora qualcosina; fra poco la Costituzione italiana potrebbe essere
un poemetto che viene ricordato agli alunni delle scuole come un pezzo
di una vecchia storia; fra poco una maggioranza politica che non sa
neppure cosa significa la parola calzino potrebbe trovarsi a decidere
come noi italiani ci curiamo, se avremo le pensioni, cosa insegneremo
a scuola, come invecchieremo, o se dobbiamo entrare in guerra, e così
per tutto il resto della nostra vita. Altro che Cavaliere, altro che
Brunetta o Emilio Fede.
Bene, vado per gradi. Nel primo, vi fornisco un breve riassunto delle
puntate precedenti; nel secondo vi spiego il Trattato di Lisbona in
sintesi; nel terzo l’approfondimento per chi lo desidera.
LE PUNTATE PRECEDENTI
L’Italia è parte dell’Unione Europea (UE), che
è la versione moderna di un vecchio accordo fra Stati europei
iniziato nel 1957 col Trattato di Roma, il quale partorì la
Comunità Economica Europea (CEE), divenuta nel 1967 la Comunità
Europea (CE). Si trattava di una unione prettamente commerciale, non
politica, ma presto lo divenne: nel 1979 eleggemmo infatti il primo
Parlamento Europeo, e fu lì che prese piede l’idea che
questa vecchia Europa poteva dopo tutto diventare qualcosa di simile
agli Stati Uniti (sempre per fini soprattutto economici).
Nel 1993 nacque l’Unione Europea col Trattato di Maastricht,
che sancì una serie di riforme eclatanti, fra cui dal 1 gennaio
2002 quella dell’Euro come moneta comune ai suoi membri. Nel
1957 erano sei le nazioni disposte a legarsi fra loro, oggi siamo
in 27 membri nella UE, tutti Stati sovrani che sempre più agiscono
secondo regole e principi comuni.
Infatti, l’Unione Europea si è dotata già da anni
di una sorta di proprio governo sovranazionale (che sta sopra ai governi
dei singoli Stati dell’unione), chiamato Commissione Europea
e Consiglio dei Ministri, di un Parlamento come si è già
detto, e di un organo giudiziario che risponde al nome di Corte di
Giustizia Europea. La UE ha persino una presidenza, che viene assegnata
a rotazione agli Stati membri, e che si chiama Consiglio Europeo.
Quindi: questo agglomerato di nazioni che da secoli forma l’Europa,
si è lentamente trasformato in una unione che ha già
un suo presidente, un suo governo, un suo parlamento e un suo sistema
giudiziario. Cioè, quasi uno Stato in tutta regola. Fin qui
tutto fila, poiché comunque ogni singolo Paese come l’Italia
o la Germania o l’Olanda ecc. ha finora mantenuto la piena sovranità,
e i suoi cittadini sono rimasti italiani, tedeschi, olandesi, gente
cioè del tutto propria ma che ha accettato sempre più
una serie di regole comuni nel nome dell’essere europei uniti
e moderni.
Ma a qualcuno non bastava. Nelle elite politiche del Vecchio Continente
sobbolliva sempre quell’idea secondo cui questa Europa degli
Stati sovrani poteva, anzi, doveva diventare gli Stati Uniti d’Europa,
ovvero un blocco cementato di popoli sotto un’unica bandiera,
leggi comuni, governo comune e soprattutto un’economia comune.
Una potenza mondiale. Ma la litigiosità che ci ha sempre caratterizzato
come singoli Paesi, l’individualismo nazionalista, e l’attaccamento
ciascuno alle proprie regole e tradizioni, erano l’ostacolo
fra gli ostacoli. Infatti l’evidenza dell’andamento dell’Unione
suggeriva che pur essendoci adeguati a una ridda di leggi europee,
regolamenti e sentenze, ancora ciascuna nazione era ben salda negli
interessi di casa propria, e in quel modo gli Stati Uniti d’Europa
erano impossibili da realizzare. Occorreva qualcosa di unificante,
di potente, più potente degli Stati e dei loro capricci. Cosa?
Una Costituzione europea in piena regola, con tutto il potere proprio
di una Costituzione.
Ed ecco che quei signori importanti che fanno politica fra Strasburgo,
Bruxelles e il Lussemburgo si riunirono nel 2001 nell’anonima
cittadina belga di Laeken, e decisero: scriveremo una Costituzione
per tutte le genti d’Europa. Fu fatto, sotto la supervisione
dell’ex presidente francese Valéry Giscard D’Estaing
e con la figura in evidenza del nostro Giuliano Amato. Ma quei burocrati
in doppiopetto fecero un ‘errore’: furono aperti e democratici,
cioè permisero alle genti d’Europa di conoscere i contenuti
della nuova Carta. Nel 2005, mentre noi italiani attivi giustamente
perdevamo il sonno per le Tv del Cavaliere, i francesi e gli olandesi
bocciarono la Costituzione in due referendum, accusando i burocrati
europei di aver redatto un testo scandalosamente ignorante dei temi
sociali e altrettanto parziale a favore dei grandi interessi economici.
In altre parole: con quella Costituzione, gli Stati Uniti d’Europa
sarebbero diventati il parco giochi dei falchi miliardari e terra
dolente per le persone comuni, per me e per voi e per i vostri figli.
Fu uno shock per i doppiopetti blu, e soprattutto per i loro sponsor
nelle corporate rooms d’Europa. Ricacciati nelle loro Mercedes
blindate a suon di voti franco-olandesi, essi decisero la momentanea
ritirata, ma non la resa.
Infatti, la mattina del 13 dicembre 2007, mentre noi italiani attivi
giustamente perdevamo il sonno per la scelta fra PD o Beppe Grillo,
ventisette capi di governo europei si riunirono a Lisbona e decisero:
ci si riprova, ma stavolta col cavolo che permetteremo ai cittadini
di esprimere un parere.
Nacque così il Trattato di Lisbona, scritto in segreto, firmato
in segreto, segreto nei contenuti che sono praticamente impossibili
da leggere, e segretamente persino peggiore della defunta Costituzione.
Nel Trattato è sancito il nostro futuro con mutamenti così
sconvolgenti da lasciare a bocca spalancata. La mia e la vostra vita,
quella dei vostri figli, viene destinata lungo corsie d’acciaio
che se definitivamente ratificate saranno quasi impossibili da mutare.
Ma quelle corsie dove portano? Al nostro interesse di persone? Al
nostro benessere? Alla nostra pacifica convivenza? Ce l’hanno
chiesto? Abbiamo voce in capitolo? No, nessuno ce lo ha chiesto e
voi non ne sapete nulla.
IL TRATTATO DI LISBONA IN SINTESI
E’ un impianto di regole europee raccolte in un Trattato che
non è così come ce lo immagineremmo (un unico testo),
ma è formato da migliaia di emendamenti a centinaia di regole
già in essere per un totale di 2800 pagine. E’ stato
fatto in quel modo con intento truffaldino e anti democratico, come
spiego fra poco.
Se ratificato da tutti gli Stati, esso diventerà di fatto una
Costituzione che formerà la struttura per la nascita di un
super Stato d’Europa, come gli Stati Uniti d’America,
con una Presidenza, con un governo centrale, un Parlamento, un sistema
giudiziario. Questo super Stato diventerà più forte
e vincolante di qualsiasi odierna nazione europea.
Tutti noi europei diverremo cittadini di quello Stato e soggetti più
alle sue leggi che a quelle dei Parlamenti nazionali, pur mantenendo
la cittadinanza presente (italiana, tedesca ecc.). Infatti le leggi
fatte da questo super Stato d’Europa saranno vincolanti sulle
nostre leggi nazionali, e saranno persino più forti della nostra
Costituzione. Ma al contrario degli Stati Uniti, tali leggi verranno
scritte da burocrati che noi non eleggiamo (es. Commissione Europea),
mentre l’attuale Parlamento Europeo, dove risiedono i nostri
veri rappresentanti da noi votati, non potrà proporre le leggi,
né adottarle o bocciarle da solo. Potrà solo contestarle
ma con procedure talmente complesse da renderlo di fatto secondario.
Il Trattato di Lisbona infatti offrirà poteri enormi a istituzioni
che nessun cittadino elegge direttamente (Consiglio Europeo che sarà
la presidenza - Commissione Europea e Consiglio dei Ministri che sarà
l’esecutivo - Corte di Giustizia Europea, che sarà il
sistema giudiziario), le quali avranno persino la facoltà di
far entrare in guerra l’Europa senza il voto dell’ONU.
I poteri di cui si parla avranno principi ispiratori pericolosamente
sbilanciati a favore del business, con poca attenzione per i bisogni
sociali dei cittadini. Tutto il cosiddetto Capitolo Sociale del Trattato
di Lisbona (lavoro, salute, scioperi, tutele, leggi sociali, impiego…)
è miserrimo, con gravi limitazioni e omissioni, mentre sono
sanciti con forza i principi del Libero Mercato pro mondo degli affari.
Dovete ricordare mentre leggete queste righe, che stiamo parlando
di un Trattato che potrebbe molto presto ribaltare la vostra vita
come nulla da 60 anni a questa parte: nuovo Stato, nuova cittadinanza,
nuove leggi, nuovi indirizzi di vita nella quotidianità anche
più banale, sicuramente meno democrazia, e nessuno che ci abbia
interpellati. Come sarà questa nuova esistenza? Migliore, o
un salto indietro nella qualità di vita? Saremo più
liberi o più schiavi degli interessi delle elite di potere?
Anche nel Capitolo Giustizia il Trattato pone seri problemi. Ci sarà
un organo superpotente, la Corte di Giustizia Europea, che emetterà
sentenze vincolanti sui nostri diritti fondamentali e sulle leggi
che ci regolano; la Corte sarà superiore in potere alla nostra
Cassazione, al nostro Ministero di Giustizia, ma di nuovo sarà
condotta da giudici nominati da burocrati che nessuno di noi ha scelto.
Come interpreteranno i nostri diritti di uomini e di donne? Ci hanno
interpellati?
Ed è qui il punto. Un Trattato col potere di ribaltare tutta
la nostra vita di comunità di cittadini, viene scritto in modo
da essere illeggibile ed è stato già ratificato (manca
solo la firma dell’Irlanda, che terrà un referendum il
2 ottobre) dai nostri governi completamente di nascosto da noi, e
volutamente di nascosto. Questo poiché una versione simile
di questo Trattato (la Costituzione Europea) e con simili scopi fu
bocciato da Francia e Olanda nel 2005, proprio perché scandalosamente
sbilanciato a favore delle lobby di potere europee e negligente verso
i cittadini. Scottati da quell’umiliante esperienza, i pochi
politici europei che contano (il 90% non ne sa nulla e firma senza
capirci nulla) hanno architettato una riedizione di quelle Costituzione
bocciata chiamandola Trattato di Lisbona, e la stanno facendo passare
in segreto dietro le nostre spalle.
Il Trattato di Lisbona contiene anche clausole di valore, che come
ogni altra sua regola sarebbero vincolanti su tutti gli Stati, dunque
anche su questa arretrata e cialtrona Italia, e limitatamente a ciò
per noi non sarebbe un male. Tuttavia, la mole dei cambiamenti cruciali
che porterebbe è tale e di tale potenza per la nostra vita
di tutti i giorni e per i nostri diritti vitali, da obbligare chi
vi scrive a lanciare un allarme: il Trattato di Lisbona va divulgato
alle persone d’Europa e da queste giudicato con i referendum.
Pena la possibilità di un futuro molto, ma molto più
gramo di quello che qualsiasi Cavaliere potrà mai regalarci.
L’APPROFONDIMENTO
Cosa è.
Il Trattato di Lisbona (di seguito chiamato il Trattato) non è
una Costituzione europea, ma ne mantiene esattamente tutti i poteri.
Esso non è neppure un trattato in sé, visto che nella
realtà si tratta di una colossale mole di modifiche apportate
ai due trattati fondamentali della UE, che sono: il Trattato dell’Unione
Europea (TEU) e il Trattato sul Funzionamento dell’Unione Europea
(TFEU). Ad essi viene aggiunto il Trattato di Nizza del 2003. Ogni
singolo articolo del Trattato, inclusi gli annessi e i protocolli,
assume una forza enorme, spessissimo sovranazionale, cioè più
potente di qualsiasi legge nazionale degli Stati membri della UE.
L’astuzia e l’inganno.
L’intera opera è stata architettata in modo da essere
incomprensibile e letteralmente illeggibile dagli esseri umani ordinari,
inclusi i nostri politici. In totale si sta parlando di 329 pagine
di diversi e disconnessi emendamenti apportati a 17 concordati e che
vanno inseriti nel posto giusto all’interno di 2800 pagine di
leggi europee.
Questo labirinto non è accidentale. Come spiega il parlamentare
europeo danese Jens-Peter Bonde “i primi ministri erano pienamente
consapevoli che il Trattato non sarebbe mai stato approvato se fosse
stato letto, capito e sottoposto a referendum. La loro intenzione
era di farlo approvare senza sporcarsi le mani con i loro elettori”.
Il nostro Giuliano Amato ribadì il concetto appieno, in una
dichiarazione rilasciata durante un discorso al Centro per la Riforma
Europea a Londra il 12 luglio del 2007: “Fu deciso che il documento
fosse illeggibile, poiché così non sarebbe stato costituzionale
(evitando in tal modo i referendum, nda)… Fosse invece stato
comprensibile, vi sarebbero state ragioni per sottoporlo a referendum,
perché avrebbe significato che c’era qualcosa di nuovo
(rispetto alla Costituzione bocciata nel 2005, nda)”. (fonte:
EuObserver.com).
Il sigillo a questo tradimento dei principi democratici fu messo dallo
stesso Valéry Giscard D’Estaing in una dichiarazione
del 27 ottobre 2007, raccolta dalla stampa europea: “Il Trattato
è uguale alla Costituzione bocciata. Solo il formato è
differente, per evitare i referendum”. I capi di Stato erano
concordi questa volta: no al parere degli elettori, no ai referendum.
In Italia, il Parlamento ha ratificato il Trattato l’8 agosto
del 2008 (già la data la dice lunga), senza alcun pubblico
dibattito, senza prime serate televisive, e senza che fosse letto
dai parlamentari votanti. Nel resto d’Europa le cose non sono
andate meglio, data la natura semi clandestina del Trattato e la specificata
intenzione di nasconderlo agli elettori. Ma in Irlanda è successo
qualcosa di particolare. Lo scomparso politico Raymond Crotty denunciò
la procedura presso la Corte Suprema del Paese, ed ottenne modifiche
tali da imporre all’odierno premier Brian Cowen un referendum
popolare finale sul Trattato (uno già ci fu nel 2008), che
si terrà il 2 ottobre di quest’anno. Si tenga presente
che un no irlandese affonderebbe anche questa impresa.
Preciso, ma poi continuo.
Una precisazione è di dovere a questo punto. Ciò che
è sotto accusa non è il processo di armonizzazione dei
popoli europei, né la possibilità di fonderci in un
grande Paese federale europeo alla stregua degli Stati Uniti, né
il fatto di avere una Costituzione e leggi comuni in sé. Anzi,
per una nazione di cittadini cialtroni e incivilizzabili come l’Italia,
il ‘bastone e la carota’ dell’Unione potrebbero
essere l’unica speranza di rimanere all’interno del circolo
dei Paesi evoluti, e di non sprofondare del tutto nei Bantustan del
mondo cui oggi apparteniamo (non per colpa di Berlusconi, ma nostra).
Ciò che invece è gravissimo, è rappresentato
dal fatto che un cambiamento di portata storica come sarebbe la nascita
degli Stati Uniti d’Europa e la perdita del 90% della nostra
autodeterminazione come popoli singoli, sta avvenendo secondo principi
politici, economici e sociali che nessuno di noi conosce, che nessuno
di noi ha discusso o votato. E un’analisi attenta del Trattato
ci dice che quei principi sono pericolosamente contrari ai nostri
interessi di persone comuni. Ci stanno riscrivendo la vita, nientemeno,
e ci potremmo svegliare fra pochi mesi in un mondo che non abbiamo
scelto e che ci potrebbe costare lacrime e sangue. Senza ritorno.
Altro che “regime dello psiconano”.
Il potere al super Stato, e gli Stati odierni esautorati.
Il Trattato crea le basi legali per la nascita di un grande Stato
unico europeo con poteri sovranazionali a tutto campo, cioè
con leggi che saranno superiori a qualsiasi legge degli Stati membri
(dichiarazioni 17 & 27). Questi poteri del nuovo super Stato d’Europa
saranno estesi a 68 nuovi settori dove oggi gli Stati singoli hanno
la possibilità di veto, che sarà perduta.
Il Trattato sottolinea il ruolo subordinato dei Parlamenti nazionali
nella nuova Europa, dove essi dovranno fare gli interessi dell’Unione
prima che i propri (Art. 8c, TEU). Nel Consiglio Europeo, che sarà
la sede della presidenza del nuovo super Stato, i partecipanti di
ciascuna nazione dovranno rappresentare l’Unione presso gli
Stati membri, piuttosto che rappresentare gli Stati membri presso
l’Unione come accade ora. Essi poi, dovranno “interpretare
e applicare le loro leggi nazionali in conformità con quelle
dell’Unione”. La Commissione Europea assieme al Consiglio
dei Ministri sarà l’esecutivo del super Stato d’Europa.
Vi sarà come oggi un Parlamento e la Corte di Giustizia Europea
sarà il sistema giudiziario.
Nel capitolo immigrazione le cose staranno così: la nuova Unione
avrà frontiere esterne comuni, e deciderà a maggioranza
chi potrà entrare e risiedere nei nostri territori, mentre
i singoli governi perderanno il potere di decidere su ciò.
Di nuovo, nessuno di noi cittadini potrà influenzare i criteri
di quelle politiche, che potranno essere troppo permissive oppure
disumane.
Si comprende già da questi primi aspetti del Trattato in quale
misura drastica i poteri che oggi appartengono ai governi e ai Parlamenti
che eleggiamo saranno trasferiti al nuovo super Stato europeo. Non
è eccessivo dichiarare che siamo sulla strada per rendere Montecitorio
e Palazzo Madama delle marginali rappresentanze di facciata. Le uniche
aree dove ancora i Paesi europei manterrebbero autonomia decisionale
sono la politica estera comune e la sicurezza. L’europarlamentare
danese Jens-Peter Bonde ha dichiarato: “Non ricordo un singolo
esempio di legge nazionale che non potrà essere influenzato
dal Trattato di Lisbona”.
Dunque, super leggi vincolanti. Ma chi le farà?
Sarebbe naturale pensare che nei nuovi Stati Uniti d’Europa,
verso i quali il Trattato ci spinge, saranno i rappresentanti eletti
dal popolo a fare le leggi, come ovvio. Invece no.
Il potere legislativo del nuovo super Stato, come accade già
oggi nella meno vincolante UE, sarà ad esclusivo appannaggio
di
1) La Commissione Europea che proporrà le leggi, ma che non
è direttamente eletta da noi,
2) Il Consiglio dei Ministri che voterà le leggi, neppure esso
direttamente eletto dai cittadini.
Tenete presente che il ruolo del Consiglio è quasi un proforma,
poiché funge praticamente da timbro alle leggi proposte dalla
Commissione, visto che solo il 15% di esse viene discusso dai Ministri,
e questo non cambierà col Trattato.
Insomma, la Commissione Europea non direttamente eletta diverrà
potentissima.
Tutto ciò è grave.
Il Trattato, inoltre, darà alla Commissione un elevato potere
di legiferare per decreto, e le sue decisioni saranno persino vincolanti
sulle Costituzioni dei Paesi membri. E così le leggi che potrebbero
condizionale tutta la nostra vita futura saranno pensate da circa
3000 gruppi di lavoro della Commissione composti da oscuri burocrati
che, ribadisco, nessuno ha eletto.
Inoltre, questa istituzione non avrà più un Commissario
per ogni Stato membro, ma solo due terzi dei Paesi saranno rappresentati
a ogni mandato, per cui potrà accadere che una legge sovranazionale
e vincolante cancellerà di fatto una legge italiana senza che
neppure un italiano l’abbia discussa o pensata.
E allora il Parlamento Europeo? Il Parlamento Europeo
non ha e non avrà alcun potere di proporre le leggi né
di adottarle o di bocciarle da solo, non potrà votare sul PIL
dell’Unione né sulle tasse, e sarà escluso del
tutto dal deliberare su 21 settori essenziali su un totale di 90,
anche se la sua sfera di competenza è stata estesa ad un numero
maggiore di aree.
Ciò che ho appena affermato sembra una contraddizione, ma non
lo è.
Infatti, il Trattato da una parte taglia le gambe al Parlamento (i
21 settori da cui viene escluso), e dall’altra gli dà
un contentino (ampliamento aree di competenza), che contentino è
visto che nel secondo caso i parlamentari potranno solo decidere ‘assieme’
al Consiglio dei Ministri, dunque non da soli come accade in tutte
le democrazie del mondo.
Oltre tutto, se anche i nostri eletti rappresentanti in Europa si
impuntassero per contestare le leggi della Commissione, avrebbero
una vita durissima.
Il Trattato stabilisce in quel caso che: se i parlamentari vogliono
contestare una legge proposta dalla Commissione dovranno ottenere
una maggioranza qualificata nel Consiglio dei Ministri (cioè
il 55% degli Stati) o una maggioranza assoluta di tutti i deputati
europei.
Si avrebbe così il paradosso di politici regolarmente eletti
che devono sgobbare per contestare le decisioni di un ‘governo’
che nessuno ha eletto.
Già oggi la Commissione si può permettere di snobbare
persino i parlamenti nazionali degli Stati membri, come dimostra il
fatto che fra il settembre 2006 e il settembre 2007 questi ultimi
avevano spedito a Bruxelles ben 152 bocciature di leggi proposte dalla
Commissione, col risultato di essere ignorati nel 100% di casi.
Un’ultima stortura insita nell’impianto legislativo europeo
si chiama Principio di Sussidiarietà. Stabilisce che nel caso
di non chiarezza su chi deve fare che cosa fra l’UE e gli Stati
membri, il diritto di agire ricade su chi garantisce la maggiore efficienza.
Ma che significa? E chi stabilisce che cosa sia efficiente per noi
persone? Ve l’hanno mai chiesto? Ce lo chiederanno?
Il quadro che emerge dal progetto del Trattato vede in primo piano
il macroscopico e sproporzionato potere della Commissione Europea,
che, bisogna ricordarlo ancora, nessuno di noi elegge. Pensate che
occorrerà un terzo dei Parlamenti nazionali europei per, non
dico bloccare le proposte della Commissione, ma per ottenere che essa
le riconsideri, senza alcun obbligo di altro. Nel frattempo, i Parlamenti
nazionali perderanno ben 68 poteri di veto in Europa. Una esautorazione
immensa, che, a prescindere dai meriti, nessuno di noi cittadini ha
votato e approvato.
Cittadini… di che?
Siamo italiani, tedeschi, olandesi o spagnoli, ma col Trattato diventeremo
“in aggiunta” cittadini del super Stato d’Europa
(Art. 17b.1 TEC/TFU). Attenzione qui: finora, le regole della UE stabilivano
che noi eravamo cittadini europei “come corredo” alla
nostra cittadinanza nazionale. Il termine “aggiunta” è
usato nel Trattato per esprimere una doppia nazionalità a tutti
gli effetti, con però un gigantesco ma: dovete sapere che i
diritti e i doveri di questa nostra nuova nazionalità saranno
superiori a quelli stabiliti dalle nostre leggi nazionali in ogni
caso dove vi sia un conflitto fra di essi, e questo per la sancita
superiorità delle leggi dell’Unione rispetto a quelle
nazionali e persino rispetto alle nostre Costituzioni. Al di là
del merito, è inquietante sapere che potremmo essere obbligati
a fare cose non previste dalle nostre leggi, senza aver avuto alcuna
voce in capitolo, come al solito.
In campo internazionale.
Il Trattato creerà uno Stato superiore agli Stati membri esattamente
come gli Stati Uniti sono superiori ai singoli Stati americani. Esso
avrà il potere di firmare accordi internazionali con altri
Paesi del mondo, e questi accordi saranno vincolanti su ogni Paese
membro anche se i suoi parlamentari sono contrari, e avranno precedenza
sulle sue leggi. Avrà il potere di entrare in guerra come Europa
e senza l’autorizzazione dell’ONU, lasciando ai singoli
Stati il solo potere di “astenersi costruttivamente” (che
significa poi collaborazionismo), e imporrà inoltre agli Stati
membri un aumento delle spese militari. Il Presidente della nuova
Unione non sarà eletto dal popolo come negli USA, ma potrà
rappresentarci nei rapporti con Paesi cruciali come l’America,
la Russia o la Cina, che non dialogheranno più con i nostri
attuali governi su una serie di importanti affari internazionali.
I padroni del vapore.
Uno dei motivi per cui i francesi e gli olandesi bocciarono la Costituzione
europea nel 2005, fu che essa magnificava i diritti del business lasciando
le briciole ai diritti dei cittadini. Quella Carta fu infatti definita
“socialmente frigida”.
Il Trattato di Lisbona non altera in alcun modo questo stato di cose,
ed è grave.
Il problema, gridarono allora i detrattori della Costituzione, era
che essa sanciva con forza il principio economico della “libera
concorrenza senza distorsioni”, un principi che all’orecchio
del profano può anche suonare giusto, ma che nel gergo delle
stanza dei bottoni di tutto il mondo significa: privatizzazioni piratesche
(ovvero svendite a poche lire ai privati) di tutto ciò che
fu edificato con le nostre tasse, speculazioni selvagge nel commercio,
precarizzazione galoppante del lavoro e dei diritti di chi lavora,
tagli elefantiaci alle nostre tutele sociali e poi… ipocrisia
sfacciata, con la notoria regola del ‘capitalismo per i poveri
e socialismo per i ricchi’.
Cioè: meno salvagenti sociali alla popolazione, ma poi ampi
salvataggi di Stato quando è il business a finire nei guai.
Infine, la ‘libera concorrenza senza distorsioni’ applicata
al commercio europeo significa nessuna tutela di Stato nei Paesi svantaggiati
ma sovvenzioni statali miliardarie per le economie opulente dei Paesi
ricchi.
Quindi, la ‘libera concorrenza senza distorsioni’ sarà
di nuovo sancita nero su bianco dal Trattato, nonostante fosse stata
bocciata nella Costituzione.
La si trova infatti in una dichiarazione vincolante del Protocollo
6. Come dire: ciò che fu cacciato dalla porta di casa, rientra
dalla finestra. Ma c’è molto altro.
Il Trattato, per esempio, dà priorità
all’aumento della produzione agricola europea che già
oggi è sovvenzionata dall’Unione a suon di 1 miliardo
di euro al giorno, ma non spende una parola sulle condizioni di lavoro
dei braccianti né sull’impatto ambientale dell’espansione
di quel settore, che è fra i più inquinanti del mondo
(idrocarburi, pesticidi, consumo acqua…).
Ancor più grave è il capitolo del Trattato sul diritto
di sciopero, dove si prevede un assoluto divieto se esso ostacola
“il libero movimento dei servizi”, una clausola che sarà
aperta a interpretazioni selvagge; scioperare sarà altrettanto
vietato quando colpirà un’azienda straniera che paga
salari da miseria in Paesi europei dove il salario medio per lo stesso
lavoro è del doppio; si immagini a quali sfruttamenti si andrebbe
incontro, col corredo di gravi instabilità e tensioni sociali.
Infine, diventa illegale pretendere nei pubblici appalti il rispetto
di alcune contrattazioni salariali già acquisite, altra voragine.
In tema di salute, il Trattato ha in serbo un pericolo non minore:
il capitolo sui diritti del paziente è inserito fra le regole
del Mercato Interno, e non in quelle dedicate alla sanità.
Innanzi tutto questo significa che per decidere sui diritti di noi
ammalati (perché lo saremo tutti nella vita) sarà necessaria
solo la maggioranza qualificata dei voti e non l’unanimità,
ma soprattutto spaventa trovarsi da ammalati nell’ambito del
Mercato, che con la salute non ha proprio nulla a che vedere, come
già sappiamo drammaticamente dalla nostra vita quotidiana.
Verremo privati anche del diritto di favorire certi settori della
nostra economia anche se chiaramente svantaggiati.
Se uno Stato membro deciderà di offrire un trattamento di favore
ai propri cittadini in certi aspetti del vivere comune, potrà
essere sanzionato.
Se deciderà di aumentare l’occupazione pubblica a spese
dello Stato per superare una crisi occupazionale (alla New Deal di
Roosevelt) sarà sanzionato.
La Banca Centrale Europea (BCE) ha il potere di imporre a tutti la
stabilità dei prezzi a scapito della piena occupazione.
E la BCE sarà arbitro assoluto e incontrastabile delle politiche
monetarie, che non di rado significano per noi cittadini indebitati
lacrime e sangue (mutui, tassi ecc.). Il Trattato non prevede alcun
meccanismo per ridistribuire la ricchezza fra i cittadini ricchi e
quelli in difficoltà all’interno dell’Unione; non
prevede una politica comune in tema fiscale, salariale e sociale.
Non prevede infatti alcun metodo per finanziare il già misero
Capitolo Sociale del nuovo super Stato europeo, poiché fra
le migliaia di articoli pensati con oculatezza, guarda caso manca
proprio quello che armonizzi le politiche fiscali/monetarie/economiche
con quelle sociali. Guarda caso.
Scorrendo queste righe, risulta chiarissimo il perché i bravi
francesi e olandesi hanno bocciato queste stesse regole quando furono
presentate nella Costituzione europea. Qui di sociale c’è
poco più del nome. E il sociale è la rete di sicurezza
nella mia e nella tua vita di tutti i giorni.
La Giustizia. I Diritti.
In questo settore, il Trattato adotta appieno la Carta dei Diritti
Fondamentali, che diventa vincolante per tutti i cittadini del nuovo
super Stato d’Europa (Art.6 TEU). Chi deciderà interpretando
di volta in volta questi diritti con potere unico sarà la Corte
di Giustizia Europea con sede nel Lussemburgo. Infatti, secondo le
regole già spiegate in precedenza, anche qui le decisioni della
Corte avranno potere sovranazionale e dunque saranno più forti
di qualsiasi legge degli Stati membri. Esse poi avranno potere di
condizionare ogni singola legge esistente nella UE.
Ma chi impedirà alla Corte di interpretare un diritto odierno
di un singolo Stato membro in senso più restrittivo?
Vi do un esempio: in Svezia, una legge permette ai burocrati di Stato
di fare ‘soffiate’ ai giornalisti, per cui il governo
non può pretendere che il reporter sveli poi le fonti di uno
scandalo pubblicato.
Se la Corte decidesse che ciò è illegale, addio avanzatissima
legge svedese. E vi ricordo che quando il collega tedesco Hans-Martin
Tillack fu arrestato per aver denunciato lo scandalo Eurostat (fondi
neri dell’agenzia di statistica della UE), la Corte di Giustizia
Europea approvò l’arresto.
Ma chi nomina quei giudici? Nessuno dei cittadini europei, è
la risposta.
Li eleggono i governi, e questo li rende di fatto a loro soggetti.
In altre parole, le sentenze sui nostri diritti fondamentali e sulle
leggi che ci governano saranno nelle mani di magistrati del tutto
fuori dal nostro controllo e secondo leggi, non lo si dimentichi,
fatte da burocrati non eletti.
Questo prevede il Trattato di Lisbona, all’apice di almeno duemila
anni di giurisprudenza ‘moderna’. Inoltre, ciò
che viene deliberato in seno alla Corte di Giustizia Europea avrà
precedenza su quanto deliberato dalle nostre Corti Supreme, Cassazione,
e da altre Alte Corti europee. Essa ha il potere persino di influenzare
la tassazione indiretta (IVA, catasto, bolli ecc.).
Tutto questo è improprio, irrispettoso del diritto dei cittadini
di decidere del proprio vivere, visto che siamo e ancora rimaniamo
in teoria gli arbitri finali delle democrazie. Qui siamo completamente
messi da parte, ingannati e manipolati, con rischi futuri colossali
a dir poco. Ma il realismo di cittadino italiano mi impone di aggiungere
un altro distinguo. In un Paese come il nostro dove la nostra inciviltà
ha portato in Parlamento dei bifolchi subculturati e violenti come
i seguaci di Bossi e altri, il fatto che in futuro gli articoli della
Carta dei Diritti Fondamentali e del Trattato di Nizza (diritti di
prima, seconda, terza e quarta generazione; dignità umana;
minoranze; diritti umani; no pena di morte; diritti processuali ecc.)
saranno vincolanti in Italia potrebbe essere la salvezza, nonostante
i pericoli che ho delineato.
E queste considerazioni mi portano a dire che la critica al Trattato
di Lisbona fatta dalla prospettiva italiana è un affare ambiguo,
poiché se è vero che quel Trattato potrà da una
parte travolgere in negativo le nostre vite e drammaticamente il futuro
dei nostri figli, è anche vero che certa barbarie e mediocrità
a tutto campo degli italiani rendono impossibile capire dove sia la
padella e dove la brace, ovvero se ci farà più male
entrare nell’Europa di Lisbona o rimanere l’Italia sovrana
di oggi. La risposta sarebbe né l’una né l’altra,
certo, ma il rischio per noi italiani di combattere e vincere la battaglia
contro l’inganno del Trattato, è poi di ritrovarci qui
a soffocare nella melma italica senza neppure l’Europa a mitigarla.
Questo va detto per onestà.
Conclusione.
Se ripercorrete i capitoli principali che vi ho esposto, non potrete
non rendervi conto che come sempre i grandi giochi che regoleranno
ogni futuro atto della vostra vita di cittadini si decidono altrove
e in segreto, mentre nessuno nell’Italia che protesta contro
il secondario berlusconismo vi aiuta a capire cosa e chi veramente
aggredisce la democrazia, e chi veramente tira le fila della vostra
esistenza.
E’ scandaloso che si sia pensato agli Stati Uniti d’Europa
come a un colosso di potere in mano a oscuri burocrati non eletti
e massicciamente sbilanciati verso il business, con le briciole lasciate
a quel fastidioso ‘intralcio’ che si chiama popolo. E
il tutto di nascosto.
Questa macchina va fermata e la parola va restituita a noi, i cittadini,
attraverso i referendum, come accade in Irlanda. Il Trattato di Lisbona
pone 500 milioni di esseri umani in bilico fra due possibilità:
un dubbio progresso, o la probabile caduta in un abisso di dominio
degli interessi di pochi privilegiati su un oceano di cittadini con
sempre meno diritti essenziali. Sto parlando di te, di me, di noi
persone.
Ma noi italiani attivi siamo giustamente impegnati a discutere di
Tarantini, di Papi, di “farabutti” e di 'psiconani'. Giustamente.
Paolo Barnard
Fonte: www.paolobarnard.info