Limacce (Arion sp.p)
Si tratta di molluschi gasteropodi privi di conchiglia, mentre per
gli esemplari dotati di guscio si impiega invece il termine di chiocciola.
Le limacce, o lumaconi, sono estremamente voraci e, stimolati dall’umidità
e dalla pioggia, possono causare notevoli danni alle colture ortive.
In orticoltura professionale convenzionale si impiegano geodisinfestanti
ed esche contenenti carbammati oppure ossaciclottani (metaldeide).
Anche la vecchia calciocianamide è stata impiegata ( e lo è
tuttora) in tal senso: la sottile polvere scura è altamente
ustionante nei confronti dei tessuti delicati della limaccia che,
venendone a contatto, viene portata rapidamente a morte.
In agricoltura biologica resta valido l’impiego di fosfato ferrico:
si tratta di una sostanza minerale che si trova presente in natura
nella frazione minerale di moltissimi suoli e rocce in tutto il mondo.
Ha un meccanismo d’azione piuttosto selettivo nei confronti
dei molluschi. Agisce a livello del metabolismo del calcio, provoca
un blocco nell’alimentazione nel giro di poche ore dall’assunzione,
in tal modo, anche se la morte avviene in un periodo di tempo più
lungo, il danno alle colture è contenuto, con effetto pressoché
immediato dal momento della somministrazione del prodotto. Poiché
non agisce provocando disidratazione dei molluschi, l’elevata
umidità del microclima non riduce l’efficacia anzi, l’umidità
provoca il rigonfiamento dei granuli che, così ammorbiditi
sono maggiormente appetibili per le limacce. Il fosfato ferrico ha
una solubilità molto scarsa: il rischio di dilavamento a causa
di piogge o irrigazioni abbondanti dopo la somministrazione è
limitato. Per lo stesso motivo, unitamente alle quantità ridotte
che se ne distribuiscono, non ha effetti collaterali fertilizzanti
significativi. Va distribuito preferibilmente la sera quando le limacce
iniziano l’attività trofica notturna.
Poiché le limacce amano l’umidità e hanno attività
crepuscolare e notturna, in tal senso può accadere che la pacciamatura
con telo plastico ne stimoli l’attività. Se però
si effettua una pacciamatura con materiali alternativi si possono
ottenere interessanti risultati: aghi di pino e fronde di conifere
in genere, equiseto, felce volgare e sambuco disturbano gli spostamenti
delle limacce. E’ il caso di ricordare a questo punto che la
pacciamatura verde comporta davvero una serie di notevoli vantaggi
e il contenimento degli attacchi di limacce è solo uno dei
tanti.
Spolverare il terreno attorno alle pianticelle con sabbia, segatura,
cenere di legna, gusci d’uovo sbriciolati, serve a disturbare
i molluschi nella ricerca del pabulum costituendo una barriera di
protezione di tipo fisico. Si tratta ovviamente di accorgimenti che
vanno periodicamente rinnovati in quanto mantengono la loro efficacia
per tempi molto brevi.
Esistono poi vari accorgimenti casalinghi per approntare trappole
alimentari:
barattoli e bicchieri di plastica da riempire di birra fino a metà:
le limacce sono attratte dal liquido e finiscono per annegarci dentro.
Timo e piante aromatiche in genere hanno un effetto repellente, così
come la preparazione di tisane e decotti a partire da loro foglie
e fiori, da irrorare sulle colture agrarie: ciò interferisce
sulla ricerca della pianta ospite da parte dei parassiti.
Per chi ha dimestichezza con l’agricoltura biodinamica si può
notare come gli attacchi di limacce siano anche influenzati dal ritmo
celeste, con attacchi più violenti in concomitanza con il passaggio
di Marte nell costellazioni che compongono il trigono d’acqua,
Pesci, Cancro e Scorpione (da “Orto e giardino per la salute
del corpo e dello spirito” di Maria Thun). Molto efficace è
la nebulizzazione del 501 così come il macerato di lumache,
da spruzzarsi poi sulle aiuole e lungo i bordi esterni.
Ricordiamoci infine degli amici dell’orto: bisce, ricci, coleotteri
carabidi e lampiridi, rospi. I volatili di bassa corte ne fanno scorpacciata,
peccato che calpestino, razzolino e non disdegnino di assaggiare anch’esse
le nostre insalate, con l’eccezione della faraona che, seppure
a volte di carattere non proprio amabile, nei campi è meno
devastante di un’anatra.
Dr.ssa Cristina Marello
Direttore Agri.Bio.Piemonte