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A chi da fastidio il latte crudo?
Recenti notizie apparse su giornali e telegiornali nazionali, hanno
messo sotto accusa il fenomeno del latte crudo, cioè della vendita
diretta di latte crudo al consumatore finale, effettuata tramite distributori
automatici. La notizia in oggetto è riferibile ad un caso di
tossinfezione alimentare da E. Coli O157, contratto a Legnago da una
bimba di tre anni, la quale sarebbe stata, a causa di ciò, dodici
giorni in terapia intensiva. Questa notizia curiosamente riesumata in
questi giorni, è in realtà un caso conosciuto ed accaduto
questa primavera, ma per il quale, dopo i doverosi accertamenti, l’ASL
di competenza ha scagionato completamente il latte crudo.
In realtà il “fermento” intorno a questo prodotto
è iniziato con un’interrogazione da parte del Sen. De Castro
inserita nella seduta del Senato del 2/10/08. In essa erano contenute
affermazioni negative nei confronti del latte crudo, del tipo:”
da una rassegna sugli episodi tossinfettivi dal 1980 al 2000 in sette
Paesi industrializzati (Europa ed USA), emerge che tra l'1 e il 5 per
cento di tutti gli episodi sono connessi con il consumo di prodotti
lattiero caseari, e il 37,5 per cento di questi sono causati dal consumo
di latte crudo….il rischio che nel latte crudo possano essere
presenti agenti patogeni è reale e, al contrario di quanto avviene
nelle produzioni industriali, nel processo produttivo non sono presenti
fasi in grado di bonificare il prodotto dalla presenza di microrganismi
patogeni; il controllo dei patogeni in allevamento, al di là
dell'applicazione delle buone pratiche di allevamento, non è
facilmente perseguibile…..durante il trattamento termico, obbligatorio
prima del consumo secondo quanto stabilito dai principali provvedimenti
normativi regionali di cui sopra, tutti i componenti del latte subiscono,
in maniera più o meno evidente, delle modificazioni e alcune
componenti, come le vitamine, possono andare distrutte”.
Successivamente sono comparsi su alcune Testate locali degli articoli
e riportate durante trasmissioni televisive (RAI 3 Emilia), le affermazioni
del Senatore, aggiungendo ulteriori commenti o sollecitazioni fatti
da parte di personaggi legati all’Industria del Latte. Di seguito
ne riportiamo alcuni stralci: (Vincenzo Bozzetti Dir. De Il Latte, La
Provincia 8/11/08)“..potenziali patologie ad esso (ndr.latte crudo)
legate ed ai dubbiosi vantaggi per i consumatori…rischi impliciti
connessi alla autocertificazione della qualità di tale latte
crudo, anche alla miope strategia dei chilometri zero collegata a tale
vendita…”
(Pierluigi Vecchia Tecnologo di Latteria Soresinese e Gruppo Lactalis,
La Provincia ) “ il consumatore di latte crudo deve quantomeno
far bollire il latte crudo…ma ovviamente il consumatore non è
in grado di controllare questa operazione e quindi è normale
che proteine e vitamine e quant’altro vengano irrimediabilmente
scassate…Ed ora cosa farà l’attuale Ministro dell’agricoltura?
Tutelerà i consumatori o qualche produttore di latte?..”
Intervento del presidente della Camera di Commercio di Sondrio, Emanuele
Bertolini (28/11/08):” Nel corso della riunione è stata
rappresentata, da parte del mondo produttivo (ndr.cooperative di raccolta
e trasformazione locali), una forte preoccupazione rispetto ad un fenomeno
che, senza l’adozione di opportuni criteri programmatori e di
meccanismi di effettiva garanzia, rischia di arrecare seri danni al
sistema produttivo ed a quello della distribuzione, senza reali e duraturi
vantaggi e garanzie per il consumatore…. Ciò è tanto
più vero in provincia di Sondrio, dove la presenza di un efficiente
sistema cooperativistico e di una capillare distribuzione anche nei
centri minori hanno consentito il permanere di un comparto quale quello
lattiero-caseario formato da aziende di piccole e piccolissime dimensioni,
tanto coerente rispetto alla vocazione, alla storia ed alla cultura
del territorio…..L’intenzione dei promotori di questa iniziativa,
come ben si vede, non è certamente quella di escludere nessuno
o porre restrizioni ad un fenomeno che si sta affermando ma bensì
di provare a interpretare tale fenomeno con modalità che, tenendo
conto della specificità territoriale, siano in grado di dare
adeguate garanzie a tutti i portatori di interessi…. I modelli
di filiera corta validi per le metropoli non mi sembrano facilmente
o automaticamente esportabili nella nostra provincia, costituita da
piccoli centri, anche di mezza costa, distribuiti sul territorio.”
N.B:
Il Latte, rivista tecnica dell’Industria lattiero casearia.
Gruppo Lactalis, ( da Finanza online: Lactalis e lo scandalo dei formaggi,
ecco perchè se ne parla poco. Scoperto perchè se ne parla
poco. Galbani, Cademartori (oltrechè Invernizzi, Locatelli) sono
di proprietà della francese Lactalis, il più grande produttore
caseario d'Europa e il secondo nel mondo..)
Latteria Soresinese, latteria con produzione di latte UHT.
Si ritiene opportuno rammentare i dati delle analisi effettuate dalle
ASL della Regione Lombardia capillarmente su tutto il territorio lombardo
presso ogni singolo distributore, ogni 15 giorni, durante tutto l’anno
2007 e 2008.
Risultati della campagna di analisi sul latte crudo in Lombardia nel
2007 e 2008
Piano di monitoraggio Lombardia |
|
2007 |
2008 |
Carica batterica |
Numero campioni analizzati |
1970 |
1423 |
| |
% < 25.000 ufc/ml |
85,8 |
91,4 |
| |
% > 25.000 ufc/ml |
14,2 |
8,6 |
Cellule somatiche |
% < 300.000/ml |
82,5 |
91,9 |
| |
% > 300.000/ml |
17,5 |
8,1 |
| Sostanza inibenti |
% Negativi |
99,9 |
99,5 |
| Campylobacter termotolleranti |
% Positivi esame colturale |
0,1 |
0,0 |
| Listeria monocytogenes |
% Positivi esame colturale |
0,4 |
0,4 |
| Salmonella spp |
% Positivi esame colturale |
0,2 |
0,2 |
| E.coli verocitotossico |
% Positivi esame colturale |
0,1 |
0,0 |
Per quanto concerne l’E. Coli O157 verocitotossico si evidenzia
la totale assenza per tutto l’anno 2008 di casi positivi, marginale,
pari allo 0,1% per il 2007.
In letteratura si trovano numerose notizie inerenti questo tipo di
E. Coli. Di seguito se ne riportano alcuni cenni:
( da www.sicurezzadeglialimenti.it) “Escherichia coli è
il più classico rappresentante della flora microbica intestinale
dell’uomo e di molti animali a sangue caldo. E’ un microrganismo
che di norma non causa malattie (apatogeno), da sempre considerato indice
di contaminazione fecale dell’acqua e degli alimenti. Tuttavia,
nell’ambito di questa specie si sono distinti alcuni cloni che
hanno acquisito la capacità di causare malattie (patogenicità).
Tra questi spiccano i cosiddetti ceppi enteroemorragici di E. coli (EHEC),
il cui capostipite è rappresentato dal sierotipo O157:H7.
I ceppi EHEC sono anche detti verocitoproduttori…..E. coli O157
raggiunge l’ambiente esterno tramite le feci degli animali portatori.
Gli alimenti si contaminano perché entrano in contatto, nell’ambiente,
con materiale fecale proveniente da animali infetti (ortaggi, frutta,
ecc.) o a causa di contaminazione fecale durante le fasi di mungitura
del latte e produzione di carne al macello. Gli alimenti contaminati
(carne macinata, latte crudo, insaccati stagionati, ortaggi), rappresentano
il principale veicolo d’infezione. Tuttavia è stata provata
anche la trasmissione da persona a persona e la trasmissione mediante
contatto diretto con gli animali escretori…..
Episodi epidemici
Sono numerosissimi e si sono succeduti dal 1982 ad oggi.
1985: Canada. 73 casi con 19 decessi, attribuiti al consumo di sandwiches.
1992- 1996: Regno Unito, 381 casi con 14 decessi; l’epidemia fu
attribuita a consumo di carne, latte e vegetali.
1996: Giappone, 9000 casi, attribuiti al consumo di germogli di ravanello
bianco; non si osservarono decessi.
2000: New York, 1000 casi con 2 decessi, attribuiti a acqua contaminata.
2004: Danimarca, 25 casi attribuiti al consumo di latte.
La trasmissione avviene principalmente per ingestione di alimenti (carne
macinata, latte non pastorizzato, vegetali, insaccati stagionati, formaggi
da latte crudo, succo di mela, ecc.) contaminati dai ceppi VTEC. E’
importante sottolineare che la carne ed il latte implicati nei focolai
sono, rispettivamente, poco cotta e non pastorizzato. Un potenziale
rischio per il consumatore restano le contaminazioni degli alimenti
acidi (insaccati e formaggi stagionati, yogurt, succo di mela, maionese,
ecc.) ritenuti fino a qualche anno addietro microbiologicamente sicuri;
infatti, E. coli O157 presenta spiccata acidotolleranza che gli consente
di sopravvivere per lunghi periodi in questi alimenti. L’acqua
è stata responsabile dei focolai che hanno coinvolto un numero
elevato di persone. Oltre all’ingestione di acqua come bevanda,
alcuni focolai sono stati causati dall’ingestione involontaria
di acqua durante attività ludiche. La corretta clorazione dell’acqua
rappresenta un sistema per impedire la trasmissione del microrganismo.
E’ ammessa la trasmissione per contatto diretto “persona
a persona” in particolare nei luoghi confinati ed in assenza di
rigorosa igiene personale ed ambientale. I portatori sani sono rari.
Infine, non va dimenticato che l’infezione da E. coli O157 è
una zoonosi, cioè una malattia trasmissibile dagli animali all’uomo.
Infatti sono stati riportati episodi di infezione in bambini che, nel
corso di gite scolastiche presso fattorie o fiere, avevano avuto contatti
con ruminanti (caprette) ed altri animali.
Igiene e sicurezza d’uso degli alimenti
o Lavarsi attentamente le mani prima di manipolare alimenti e dopo aver
toccato carne cruda.
o Prestare la massima attenzione a non contaminare altri alimenti con
carne cruda e vegetali.
o Usare taglieri separati per la carne e gli altri alimenti. Lavare
accuratamente tutte le superfici e gli utensili che sono stati a contatto
con la carne cruda. Non riporre la carne cotta sui piatti che sono stati
a contatto con la carne cruda.
o La completa cottura della carne rappresenta un fattore preventivo
importante; la massima attenzione va riservata alla cottura adeguata
della carne macinata che deve aver perso, prima del consumo, il caratteristico
colore rosa, soprattutto nelle preparazioni gastronomiche di elevato
diametro (hamburger, polpettoni, polpette, ecc.). La temperatura al
cuore deve aver superato i 72°C.
o Consumare solo latte termizzato, evitando il consumo di latte crudo.
o Consumare prodotti lattiero caseari ottenuti con latte termizzato
(mozzarelle, caciocavallo, ricotta, ecc.) o prodotti da latte crudo
a lunga stagionatura (almeno due mesi).
o Lavare accuratamente frutta e verdura, soprattutto se sono del tipo
che non viene sbucciato o cotto.
Da tutto ciò si evidenzia la molteplicità di fattori
che possono portare ad infezioni del batterio in questione. Tuttavia
il principale veicolo, causa di infezione da E.Coli O157 è ritenuta
proprio la carne cruda.
Nel caso in questione e in quelli velatamente accennati dalle testate
giornalistiche e dalle trasmissioni televisive (Studio aperto), non
è stata mai dimostrata dagli Organi competenti la correlazione
tra eventuali tossinfezioni alimentari riscontrate e il consumo di latte
crudo acquistato da produttori ufficialmente riconosciuti. A ulteriore
conferma di ciò è la vaghezza delle informazioni, non
circostanziata ed coniugata e confusa ad arte con il pericolo legato
al consumo di carne cruda.
Il preteso obbligo di fare bollire il latte crudo, riteniamo sia solo
il pretesto per poi eliminare definitivamente il prodotto dal commercio,
adducendo la motivazione che la bollitura casereccia sia più
pericolosa e danneggi maggiormente il latte rispetto a quanto faccia
la normale pastorizzazione industriale.
In fine proponiamo quanto curiosamente dichiarò lo stesso Senatore
solo un anno fa, a proposito di latte crudo (da POLITICHEAGRICOLE.it
- Pubblicata il 14.10.07) : “De Castro, precisando che il rapporto
senza intermediazione tra produttore e consumatore costituisce uno snellimento
di filiera che favorisce i punti deboli della catena. In una congiuntura
di tensione sul prezzo del latte, i distributori di latte crudo rappresentano
uno strumento intelligente che supporta l'azione di contenimento della
spesa tutelando contemporaneamente chi produce come chi acquista".
Si ritiene pertanto che le affermazioni sopra riportate siano evidentemente
pretestuose, imprecise e quindi lesive dell’onesta attività
dei produttori di latte crudo. Si auspica che questo fenomeno sia senza
dubbio controllato dagli Enti preposti, così come già
avviene, ma senza ledere il fatto di essere un’opportunità
per i produttori (economica e di immagine) e per gli stessi consumatori,
i quali vedono in questo alimento un prodotto sano e salutistico, con
riconosciute attività immunoprotettive, antiossidanti e probabilmente
anticancerogene.
Brescia, 04/12/08
Bevilatte
dott. Fausto Cavalli
Agronomo Zootecnico
www.bevilatte.it
info@bevilatte.it
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