FINALMENTE: STOP AI KILLER DELLE API


(18 settembre 2008) Il 16 settembre la Commissione consultiva per i prodotti fitosanitari, pressata da una gran quantità di evidenze scientifiche innegabili, prese di posizioni, appelli, dati che hanno fatto maturare una grande attenzione nell’opinione pubblica, ha finalmente preso atto della assoluta incompatibilità ambientale dei preparati chimici killer di api e insetti utili.
E’ quindi alla firma il decreto di sospensione, per un anno, dei concianti Gaucho e Poncho della Bayer CropProtection, Cruiser della Syngenta e Regent della BASF.
Tale decisione sarà pubblicata, e diverrà operativa, sulla Gazzetta Ufficiale entro la settimana ventura.
Comunicato stampa di Legambiente e Unaapi
Comunicato stampa del Ministero della salute
E’ un importante risultato ottenuto dall’agricoltura italiana. Tale risultato è stato raggiunto grazie:


• ad una mobilitazione enorme degli apicoltori che sono riusciti a rendere manifesto quanto constatavano nei loro alveari e che molte istituzioni hanno fatto di tutto per non vedere;
• al gran tempo ed energie investite da quegli apicoltori singoli e associati che, in collaborazione con i servizi veterinari locali e regionali disponibili, sono riusciti a realizzare la raccolta dei campioni e le attività di monitoraggio;
• a quanti hanno trovato le risorse per le analisi e non hanno nascosto i relativi referti e report di valutazione, con le tracce indelebili dei killer delle api, ma li hanno resi pubblici;
• alla sensibilità concreta di quegli assessorati all’agricoltura (in particolare di Piemonte, Emilia Romagna, Friuli Venezia Giulia e Toscana) e relativi servizi fitosanitari, che hanno scelto di non nascondere lo sporco sotto lo zerbino e che con onestà intellettuale sono stati capaci di avanzare proposte di buon senso, a partire dai dati di fatto;
• alla capacità unitaria e autonoma delle regioni di rifiutare il “pastrocchio” propostogli e di uscire dal tavolo tecnico della conferenza stato-regioni con una proposta chiara e forte;
• alla capacità, di fronte all’emergenza, dell’insieme del mondo apistico, e in particolare delle organizzazioni nazionali U.N.A.API. e FAI di superare steccati e di costruire insieme a tanti altri soggetti associativi, apistici e non, terreni di sensibilizzazione e di proposta;
• alla sensibilità e capacità d’iniziativa di LegAmbiente e del mondo ambientalista nel comprendere, già anni or sono, l’enorme rischio ambientale e la capacità distruttiva del vivente, connessi all’uso di molecole caratterizzate da una così elevata tossicità, da una straordinaria efficacia e da subdola persistenza;
• a quei ricercatori indipendenti che hanno avuto la costanza di effettuare investigazioni e monitoraggi, con le scarse risorse disponibili, e che hanno avuto il coraggio, raro, di rendere pubblici i risultati dei loro lavori e gli inquietanti interrogativi che ne emergono;
• a quelle organizzazioni degli agricoltori che sono state in grado di preoccuparsi, oltre che del risultato economico immediato, anche di quello a medio a lungo termine per le produzioni agricole così come per l’insieme degli equilibri ambientali;
• a Slow Food e a tutta quella parte dell’eccellenza alimentare italiana che non si fermano all’apparenza di quanto finisce nel piatto, ma sanno misurarsi con l’insieme del processo produttivo, ricercando la distintività che crea per il futuro dell’umanità l’uso di un cibo buono, pulito e giusto;
• a quei media che hanno colto la funzione insostituibile degli insetti utili e che hanno saputo dedicare a questo argomento approfondimenti e inchieste non limitandosi alla ripetizione compiacente dell’”informazione” preconfezionata e confusionaria prodotta da coloro che hanno, solo, i propri enormi profitti da difendere;
• al Ministro dell’Agricoltura Luca Zaia che è riuscito a far seguire i fatti agli impegni pubblicamente assunti.


Lo stop ai killer delle api è un primo imprescindibile passo che apre una diversa prospettiva di possibile compatibilità ambientale dell’agricoltura italiana e non solo italiana.
Ringraziamo di cuore quanti abbiamo summenzionato e quanti ad essi vorranno unirsi nella battaglia per una agricoltura produttiva, ma rispettosa dei delicati equilibri ambientali, nel nome delle generazioni future.
Il nostro impegno è di contribuire a costruire, insieme, nell’anno che ci sta di fronte, un diverso modo di procedere e di confrontarsi.
Ciò che tale vicenda acclara, senza ombra di dubbio, è l’inadeguatezza delle procedure, vigenti in Europa e nel complesso degli stati membri, per l’autorizzazione d’uso delle molecole e dei preparati utilizzati in agricoltura.
Dobbiamo passare dal chiedere “all’oste se il suo vino è buono” a pretendere che la bontà del liquido da mescere, così come la sua efficacia e la sua salubrità, ( e specie se si tratta di miglia di tonnellate di fitofarmaci sparsi costantemente nelle nostre campagne) siano certificati da soggetti indipendenti dagli interessi commerciali dell’oste.
Questo del resto è il senso della riflessione già avviata nella Ue, sottolineato con particolare rilevo dal Parlamento Europeo, nell’accingersi a varare la nuova direttiva sui fitofarmaci.
Agrofarma come le aziende che rappresenta hanno dimostrato in questa vicenda che pur di difendere i loro, lauti e crescenti, profitti sono capaci di negare l’evidenza e di sostenere tesi prive di fondamento, scientificità e serietà. Per il management di questi colossi ciò che conta è solo il risultato di bilancio a breve, ciò li rende interlocutori particolarmente inattendibili.
E’ ovvio che le “evidenze scientifiche”, sostenute da chi ha interessi di parte di tale rilevanza, necessitino di essere vagliate con particolare precauzione, se non con pregiudizio, e devono essere sottoposte a controlli severi da parte di autorità scientifiche indipendenti e da tutti i portatori di interesse.
Oggi non è così, anzi sono proprio questi soggetti, che hanno interesse a vendere, gli unici interlocutori di una valutazione che si svolge in modo non trasparente e che ha ben poco di pubblico.
Che l’oste abbia la sua giusta remunerazione è ovviamente giusto, ma se ci spaccia del vinaccio al metanolo, grazie al quale si arricchisce assieme ai suoi compari in maniera smodata, che si continui a frequentare fiduciosi la sua ricca locanda, mantenendolo anzi quale mentore delle qualità dei vini, anche dopo averne constatato gli effetti mortali, non è forse sciocco e suicida?
Se poi a seguito della strage di clienti, la locanda viene chiusa, seppur temporaneamente, vi sembra normale che nessuno si senta in dovere di obbligarlo a indennizzare, almeno in parte, il danno provocato? O, almeno, di obbligarlo a investire una piccola parte dei profitti realizzati finanziando ricerche indipendenti per studiare cosa mai di mefitico si annida nel prodotto che l’oste, con gran sfacciataggine, ci vuol riproporre?
Non è accettabile che gli interessi privati siano prevalenti, senza controllo efficace e senza la possibilità di contraddittorio di sorta, nelle procedure pubbliche per decidere l’accettabilità di un rischio agro-chimico, e questo proprio in Italia, il paese che usa più insetticidi d’Europa.
Nel merito degli effetti causati dall’uso degli agrofarmaci, chiediamo che non si considerino più come unica “evidenza scientifica” i dati, interessati, prodotti da laboratori con test che non si misurano con la complessità degli effetti sul vivente e che si prevedano sedi specifiche di studio e di ascolto di quanto emerge dalle esperienze di campo verificate dalla competenza degli agricoltori, degli apicoltori e dei cittadini in generale.
E’ ora che in Italia si avvii tutt’altro livello di confronto e di riflessione per costruire un’agricoltura compatibile basata, in modo esemplare e in piena coerenza con gli obiettivi che si è data l’Unione Europea, su una difesa delle coltivazioni con la lotta integrata a basso impatto ambientale.
L’agricoltura del futuro ha vinto un primo match, il percorso è irto e difficile ma ….possiamo farcela
Francesco Panella
Novi Ligure 18 settembre, una giornata particolare… di gioia e speranza.

Comunicato stampa: Moria api. Neonicotinoidi sospesi per un anno
Legambiente e Unaapi: “Ben fatto, ma questo periodo sia utilizzato per rivedere le procedure d’autorizzazione dei fitofarmaci”
“La sospensione dell ' utilizzo di neonicotinoidi in agricoltura da parte della Commissione Fitofarmaci riunita presso il Ministero della Salute è una buona notizia. Speriamo che il relativo decreto sia presto pubblicato e che la sospensione, attualmente prevista per un anno, sia utile a determinare una concreta revisione delle procedure autorizzative dei pesticidi potenzialmente pericolosi per l’ambiente e la salute”.
Così Legambiente e Unaapi, l’associazione italiana degli apicoltori commenta la notizia diffusa oggi della sospensione temporanea dei pesticidi neonicotinoidi, spesso usato come concianti per le sementi.
“La decisione della commissione – hanno dichiarato il presidente nazionale di Legambiente Vittorio Cogliati Dezza e il presidente di Unaapi Francesco Panella – non deve servire soltanto a tutelare un settore produttivo di grande qualità, e in generale, a difendere tutte le produzioni agroalimentari di eccellenza che ci distinguono nel mondo, ma anche a tutelare l’interesse pubblico complessivo, dal momento che la moria delle api rappresenta solo l’effetto più evidente di un malessere che colpisce silenziosamente gli ecosistemi più delicati fondamentali per l’equilibrio di tutte le specie”.
“Ci auspichiamo – hanno concluso le due associazioni – che questo sia solo il primo passo verso una seria e concreta procedura di revisione delle autorizzazioni e regolamentazioni d’uso dei fitofarmaci utilizzati in agricoltura”.


 

Chiudi questa pagina