Informazioni parlamentari su agricoltura, alimentazione, pesca
newsletter a cura del gruppo parlamentare dei Verdi del Senato


IL mais geneticamente modificato messo in commercio dalla soc. Monsanto con la denominazione MON863 può provocare alterazioni nella funzionalità del fegato e dei reni nei ratti, utilizzati nella sperimentazione in laboratorio, che hanno consumato il prodotto per 90 giorni. Un potenziale rischio per la salute umana ed animale visto che il prodotto già circola in Italia nei prodotti trasformati destinati al consumo alimentare e nei mangimi zootecnici.
Su questo tema vi inviamo l'interrogazione parlamentare presentata oggi dalla senatrice dei Verdi Loredana De Petris

INTERROGAZIONE

Al Ministro della salute, al Ministro delle politiche agricole, alimentari e forestali, al Ministro dell’ambiente, della tutela del territorio e del mare

Premesso che

- risulta attualmente autorizzato nell’Unione europea, per uso alimentare umano e nei mangimi zootecnici, il mais geneticamente modificato denominato MON863, brevetto registrato dalla soc. Monsanto;

- il mais suddetto produce una tossina artificiale (Cry3Bb1) che dovrebbe conferire resistenza all’azione di alcuni parassiti (Diabrotica spp.);

- nel corso della procedura che ha condotto all’autorizzazione comunitaria esperti della Commissione francese sull’ingegneria genetica (CGB) avevano già sollevato dubbi e critiche in merito al contenuto dello studio, allegato alla documentazione fornita per l’istruttoria, condotto dalla soc. Monsanto sui topi di laboratorio alimentati per 90 giorni con il prodotto in questione, con particolare riferimento al rischio di tossicità;

- la rivista scientifica “Archives of Environmental Contamination and Toxicology” ha pubblicato nei giorni scorsi una nuova valutazione indipendente, condotto da esperti del CRIIGEN (Comitato per l’informazione e la ricerca indipendente sull’ingegneria genetica), dei dati forniti dalla soc. Monsanto nel citato studio sull’alimentazione delle cavie di laboratorio con il MON863 dalla quale si evincono nuovi elementi di preoccupazione in ordine agli effetti sul metabolismo;

- in particolare la nuova valutazione ha evidenziato:
- segni evidenti di anomalia nelle funzioni di fegato e reni degli animali esaminati, desumibili dalle analisi del sangue e delle urine;
- anomalie nella crescita e nel peso, con variazioni significative nei due sessi, tali da far supporre differenze ormonali indotte nel metabolismo;

- il mais MON863 circola attualmente sul territorio nazionale, sia nell’ambito di prodotti alimentari trasformati destinati al consumo umano (anche se non indicato in etichetta in relazione alla soglia di tolleranza ammessa allo 0,9%) che nell’ambito di mangimi destinati all’alimentazione zootecnica;

- l’art.25 del decreto legislativo 8 luglio 2003, n.224 prevede che i Ministri competenti, qualora sussistano fondati motivi di ritenere che un OGM possa costituire un rischio per la salute umana, animale o per l’ambiente, possano applicare la cosiddetta ‘clausola di salvaguardia’ prevista dalla normativa comunitaria per vietare temporaneamente l’immissione sul mercato, l’uso e la vendita sul territorio nazionale del prodotto in questione;

- desta preoccupazione che prodotti geneticamente modificati possano essere stati autorizzati sul territorio europeo sulla base di valutazioni analitiche insufficienti, al termine di procedure istruttorie non in grado di garantire adeguatamente l’innocuità per la salute pubblica;

CHIEDE


- se non ritengano opportuno ed urgente, alla luce delle risultanze di ricerca pubblicate dalla rivista “Archives of Environmental Contamination and Toxicology” sul rischio di tossicità del mais MON863, disporre la sospensione dell’immissione sul mercato nazionale di tale prodotto, applicando la clausola di salvaguardia di cui all’art.25 del decreto legislativo 8 luglio 2003, n.224;

- se non ritengano necessario intraprendere le necessarie iniziative in tutte le sedi comunitarie affinché si provveda ad una approfondita revisione dei processi autorizzativi dei prodotti geneticamente modificati, tale da assicurare l’intervento di valutazioni scientifiche indipendenti e di una approfondita valutazione dei rischi tossicologici ed allergenici, oltre che delle conseguenze dal punto di vista ambientale.

Sen. Loredana De Petris
Roma, 15 marzo 2007

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