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Informazioni
parlamentari su agricoltura, alimentazione, pesca newsletter a cura del gruppo parlamentare dei Verdi del Senato
- il mais suddetto produce una tossina artificiale (Cry3Bb1) che dovrebbe conferire resistenza all’azione di alcuni parassiti (Diabrotica spp.); - nel corso della procedura che ha condotto all’autorizzazione comunitaria esperti della Commissione francese sull’ingegneria genetica (CGB) avevano già sollevato dubbi e critiche in merito al contenuto dello studio, allegato alla documentazione fornita per l’istruttoria, condotto dalla soc. Monsanto sui topi di laboratorio alimentati per 90 giorni con il prodotto in questione, con particolare riferimento al rischio di tossicità; - la rivista scientifica “Archives of Environmental Contamination and Toxicology” ha pubblicato nei giorni scorsi una nuova valutazione indipendente, condotto da esperti del CRIIGEN (Comitato per l’informazione e la ricerca indipendente sull’ingegneria genetica), dei dati forniti dalla soc. Monsanto nel citato studio sull’alimentazione delle cavie di laboratorio con il MON863 dalla quale si evincono nuovi elementi di preoccupazione in ordine agli effetti sul metabolismo; - in particolare la nuova valutazione ha evidenziato:
- il mais MON863 circola attualmente sul territorio nazionale, sia nell’ambito di prodotti alimentari trasformati destinati al consumo umano (anche se non indicato in etichetta in relazione alla soglia di tolleranza ammessa allo 0,9%) che nell’ambito di mangimi destinati all’alimentazione zootecnica; - l’art.25 del decreto legislativo 8 luglio 2003, n.224 prevede che i Ministri competenti, qualora sussistano fondati motivi di ritenere che un OGM possa costituire un rischio per la salute umana, animale o per l’ambiente, possano applicare la cosiddetta ‘clausola di salvaguardia’ prevista dalla normativa comunitaria per vietare temporaneamente l’immissione sul mercato, l’uso e la vendita sul territorio nazionale del prodotto in questione; - desta preoccupazione che prodotti geneticamente
modificati possano essere stati autorizzati sul territorio europeo
sulla base di valutazioni analitiche insufficienti, al termine di
procedure istruttorie non in grado di garantire adeguatamente l’innocuità
per la salute pubblica; - se non ritengano necessario intraprendere le necessarie iniziative in tutte le sedi comunitarie affinché si provveda ad una approfondita revisione dei processi autorizzativi dei prodotti geneticamente modificati, tale da assicurare l’intervento di valutazioni scientifiche indipendenti e di una approfondita valutazione dei rischi tossicologici ed allergenici, oltre che delle conseguenze dal punto di vista ambientale. Sen. Loredana De Petris |