Scritto da PIERO CAMMERINESI
Domenica 03 Maggio 2009 15:49
"Tutti gli animali sono uguali ma i maiali sono più uguali
degli altri"
George Orwell - "Animal Farm" - 1945
Los Angeles, 30 aprile 2009. La notizia non è ufficiale ma
l’influenza suina, la H1N1, è da poco arrivata qui a
Los Angeles, in due scuole sperdute della immensa periferia di questa
megalopoli dell’ovest. Le notizie si rincorrono sui notiziari
di tutte le reti nazionali, evocando immagini angoscianti di città
messicane deserte dove si aggirano rare persone rese ancora più
anonime e inquietanti dalle mascherine indossate. La scorsa settimana
ho seguito con grande attenzione il discorso dei primi cento giorni
del Presidente Obama.
Ad un certo punto il Presidente ha tenuto ad assicurare
il suo Paese che la sua prima preoccupazione è quella di proteggere
il popolo americano da qualsiasi minaccia, compresa l’influenza
suina. Purtroppo ero davanti al televisore e non nella sala stampa
assieme ai colleghi giornalisti americani. Altrimenti mi sarei alzato
anch’io, avrei preso il microfono ed avrei chiesto: “Thank
you Mister President, lei dice di voler proteggere il popolo americano
da qualsiasi minaccia, ma mi dica, chi proteggerà noi da lei
e dalle sue corporation?”
Perché una simile domanda, direte voi. Un po’ di pazienza
e ci arriviamo.
Ebbene, alcuni giorni or sono la CNN, e a ruota buona parte delle
televisioni mondiali, ha mandato in onda un servizio sul primo essere
umano che ha contratto la H1N1: Edgar Hernandez, un bambino messicano.
Edgar – fortunatamente guarito dalla malattia - vive a La Gloria,
una frazione di Perote, nello stato di Veracruz, nei pressi di un
immenso allevamento di maiali gestito da una compagnia americano-messicana,
la Granjas Carroll. Questa azienda iniziò la propria attività
nel 1994, dopo la firma dello storico accordo commerciale USA-Messico,
che diede il via a grandi investimenti nordamericani in Messico. Oggi
gestisce 16 allevamenti nella regione di Veracruz, che producono oltre
un milione di maiali all’anno.
Allora mi sono detto: come può non esserci una relazione tra
le due cose? Tra un nuovo ceppo di influenza suina ed un enorme allevamento
di maiali che avvelena la terra e l’aria in un raggio di svariate
miglia? In effetti gli abitanti di La Gloria avevano segnalato - ben
prima della comparsa dell’influenza - che i liquami dell'allevamento
stavano inquinando la loro acqua e provocando infezioni alle vie respiratorie.
A febbraio, quando ancora l’H1N1 non si era ancora manifestata,
a La Gloria oltre 300 persone avevano denunciato infezioni respiratorie
acute.
Naturalmente non sono stato il solo a pensarla così. Vari giornalisti
hanno cercato di approfondire la questione, ma la Granjas Carroll
- di proprietà per il 50% della Smithfield, la corporation
USA prima produttrice al mondo di carne suina - ha espressamente assicurato
di non aver alcun caso di contagio tra i propri dipendenti mentre,
a suo dire, le persone ammalate non avrebbero avuto contatti con i
maiali. Bizzarro, vero? Di fronte all’emergenza, naturalmente
anche le autorità messicane competenti si sono attivate ma,
guarda caso, la loro conclusione è che l'infezione potrebbe
essere stata causata da un allevatore immigrato tornato dagli Stati
Uniti, che avrebbe trasmesso la malattia alla moglie, la quale a sua
volta avrebbe contagiato altre donne della comunità. Che fantasia!
Eppure mettere in relazione i due fatti è tutt’altro
che inverosimile, soprattutto se si approfondiscono un poco le caratteristiche
dei nuovi sistemi di allevamento adottati da corporation come la Smithfield.
I grandi gruppi industriali dell’allevamento misero infatti
definitivamente da parte, a partire dalla seconda metà del
‘900, ogni rispetto per l’ambiente e per gli animali con
la finalità di incrementare la produzione e massimizzare i
profitti. Agli animali da carne venne ridotto sempre più lo
spazio vitale ed eliminata la luce naturale, vennero costretti in
spazi sempre più angusti spesso senza poter toccare il suolo
e senza respirare aria fresca, in alcuni casi anche senza poter girarsi
nelle gabbie. Naturalmente queste condizioni iniziarono ben presto
a causare infezioni e malattie tra gli animali, costringendo gli allevatori
a somministrare loro dosi sempre maggiori di antibiotici nel cibo.
Queste dosi crescenti di antibiotici originarono ben presto negli
animali germi antibiotico-resistenti che rischiano costantemente di
provocare epidemie negli allevamenti.
Già nel 2003 Beatrice Wuetrich (*), una ricercatrice americana,
aveva pubblicato sulla prestigiosa rivista Science uno studio sull’enorme
rischio generato da questo stato di cose. In quello studio si metteva
in guardia sul fatto che i cambiamenti che erano stati effettuati
nella gestione degli allevamenti di maiali avrebbero potuto facilmente
provocare una evoluzione del virus dell’influenza suina che,
se fosse stato trasmesso agli esseri umani, avrebbe potuto avere conseguenze
mortali. E questo proprio per via delle condizioni di vita dei maiali,
del fatto di allevare sotto lo stesso capannone oltre 5000 soggetti,
dell’uso massivo di antibiotici e, last but not least, delle
vaccinazioni di massa che possono aver causato un notevole impatto
sulla evoluzione del virus.
Ma la Wuetrich non è stata la sola a pronunciarsi in tal senso:
vi sono stati diversi altri esperti in questi anni, come ad esempio
Mike Adams (**), gestore di uno dei più interessanti e seguiti
siti USA sulla salute, www.naturalnews.com, che hanno messo vanamente
in guardia verso la minaccia di una pandemia, considerandola una eventualità
non solo possibile ma altamente probabile. Purtroppo questa opinione
non è stata condivisa dalle istituzioni dei Paesi più
a rischio nei quali al contrario la politica è quella di tranquillizzare
il popolo dicendo che tutto è sotto controllo, mentre in realtà
i governi sanno perfettamente che in caso di esplosione di una reale
pandemia non vi sarebbero i mezzi per contenerla. “Se questa
influenza suina divenisse realmente pandemica – sostiene Adams
– il caos che ne seguirebbe in America farebbe sembrare le conseguenze
di Katrina una passeggiata nel parco”.
Ma ritorniamo al nostro quesito. Chi ci proteggerà da voi,
caro Mr. Obama? Dalle corporation che proseguono nel loro cammino
di ricerca irresponsabile del profitto senza nessun riguardo per l’ambiente
e per la salute delle popolazioni? Affiancate e supportate da una
scienza ormai ancella del potere economico, una scienza dalla quale
nonostante tutto ci attendiamo – oracolo di Delfi dei tempi
moderni – una risposta a tutte le nostre domande?
Beh, forse non sarebbe male ripensare il nostro atteggiamento fideistico
anche nei confronti di una scienza che ha smesso di essere "scienza"
nel momento stesso in cui ha accettato di farsi sponsorizzare, da
una parte dallo Stato e dall'altro dall'economia.
Per spiegarmi meglio ricorrerò ad un esempio.
Ricordate l’epidemia della cosiddetta ‘mucca pazza’,
che causò, alla fine degli anni ‘80, oltre a notevoli
danni economici, anche perdite di vite umane? Ebbene, anche quel fenomeno
apparentemente colse alla sprovvista gli scienziati ed i governi di
tutto il mondo.
Eppure, oltre 50 anni prima del verificarsi di quell’epidemia,
ci fu un pensatore – si badi bene un pensatore, non uno scienziato
– che aveva chiaramente indicato cosa sarebbe accaduto se si
fossero alimentati gli erbivori con farine animali!
Scriveva infatti Rudolf Steiner (***) – questo il nome del nostro,
nel lontano 1923: “Che cosa avviene dunque se (il bovino) invece
di piante mangia direttamente carne? Rimangono inutilizzate le forze
che gli permettono di produrre carne! (…) Comunque le forze
che in un corpo animale rimangono inutilizzate non possono andar perdute.
li bovino è in definitiva ricolmo di tali forze ed esse producono
in lui qualcos'altro che trasformare sostanza vegetale in carne. (…)
Invece di produrre carne, si riempirebbero di ogni possibile sostanza
dannosa. In particolare si riempirebbe di acido urico e di sali urici.
I sali urici hanno però una loro strana abitudine. Hanno la
debolezza di attaccare il sistema nervoso e il cervello. Se dunque
un bovino mangiasse direttamente carne, la conseguenza sarebbe che
produrrebbe un'enorme quantità di sali urici che andrebbero
nel cervello e lo farebbero impazzire...”
Cosa possiamo dedurre da questa notizia? Mi sembra chiaro,
delle due l’una: o la ricerca allora non fu in grado di giungere
a quelle conclusioni – prima del verificarsi dell’epidemia
- o ci arrivò ma senza mettere adeguatamente in guardia sui
rischi connessi con il nutrire i bovini con farine animali.
In entrambi i casi sarebbe lecito mettere in dubbio l’acritica
fiducia che riserviamo alla scienza. Nel primo caso, infatti, sarebbe
giustificabile qualche perplessità sull’affidabilità
di un sapere incapace di giungere a delle conclusioni cui è
arrivato un pensatore partito da un approccio non scientifico ma di
puro pensiero. Nel secondo caso, se la scienza, cioè, ci fosse
arrivata ma non l’avesse comunicato, la cosa sarebbe, se possibile,
ancora peggiore; ci troveremmo allora di fronte alla manipolazione
dei risultati della ricerca ad esclusivo beneficio del potere –
economico o politico che sia (ma c’è differenza?).
Il morbo della mucca pazza comparve allorché il modo di alimentare
l'animale indebolì a tal punto la sua struttura corporea che
le forze vitali del suo organismo non furono più in grado di
gestire il processo di "decostruzione della materia" nel
sistema neuro-sensoriale. Oggi l’influenza suina compare quando
il modo di allevare l'animale ha totalmente azzerato le sue forze
vitali, rendendolo facile preda di infezioni e virus di ogni sorta.
Il fatto è che non vi è nulla di materiale/visibile
che non abbia una sua controparte interiore/invisibile. Questo vale
sia per l’uomo che per gli animali. Per l’uomo la medicina
psicosomatica ha avuto origine proprio da questo assunto. Quanto agli
animali, è noto che, ad esempio, negli allevamenti di mucche
nel Nord Europa viene riprodotta musica classica perché si
è appurato che gli animali producono più latte se nelle
stalle c’è musica. In quel caso si è dovuto ammettere
che qualcosa di non misurabile, dunque poco ‘concreto’
come uno stato di relax possa aver migliorato la condizione degli
animali mentre lo stress è in grado, per converso, di provocare
malattie assolutamente concrete. Tensione e paura sono notoriamente
in grado di causare – ad uomini ed animali - malattie e disfunzioni
anche gravi.
Se una creatura vivente si ammala è perché il suo equilibrio
globale è stato distrutto. Per l’uomo la cosa è
ancora più radicale. Si potrebbe dire: quello che oggi pensi,
domani sarai. Sia nella vita del singolo che in quella dei popoli.
Quello che oggi viviamo nel pensiero, nel sentimento, domani si manifesterà
in qualche modo nel nostro corpo, nella nostra salute.
Non ci vuole poi molto per capirlo.
A questo punto riassumiamo e proviamo ad azzardare delle conclusioni.
1 - Abbiamo da una parte modalità di gestione degli allevamenti
di maiali che causano stress spaventosi agli animali, bombardati con
dosi crescenti di antibiotici che non fanno altro che produrre mutazioni
di virus antibiotico-resistenti, con vaccinazioni di massa verosimilmente
capaci di causare modificazioni genetiche dei virus.
2 – Abbiamo degli enormi allevamenti che avvelenano le acque
ed i terreni limitrofi, in aree suburbane depresse.
3 - Abbiamo dall’altra parte un virus nuovo e complesso che
colpisce degli abitanti di questi territori e poi si propaga rapidamente
per contagio diretto.
4 - Abbiamo poi una ricerca che, invece di prendere in considerazione
la questione da un punto di vista realmente indipendente, mostra ancora
una volta di essere asservita al potere economico.
5 - Abbiamo, infine, una pubblica informazione che punta sulla sensazionalizzazione
della pandemia, creando panico e comunicando la falsa impressione
che un aggiornamento costante delle notizie dimostri che siamo in
grado di controllare l’epidemia.
Media e scienziati sembrano dunque cercare in ogni direzione, tranne
che in una. Ma naturalmente indagare nella direzione più intuitiva
e ragionevole – mettendo sotto accusa un modo inumano e sconsiderato
di allevare il bestiame e di violentare l’ambiente – potrebbe
danneggiare gli interessi delle grandi corporation, che oggi controllano
integralmente un mondo in cui l’uomo è stato degradato
a semplice consumatore.
Questa pandemia, che fortunatamente oggi sembra diminuire di virulenza,
non è stata la prima (mucca pazza, aviaria, S.A.R.S., afta
epizootica), e non sarà certamente l’ultima.
Il problema vero è che non si è voluto capirla o prevenirla
perché la nostra cultura attuale continua a non rispettare
le leggi dell’equilibrio della Terra e degli esseri viventi
– piante, animali e uomini – provocando, direttamente
o indirettamente, catastrofi di dimensioni crescenti.
Tutti sanno – e strombazzano ai quattro venti – che è
indispensabile cambiare strada, intraprendendo un percorso di rispetto
dell’ambiente e delle ricchezze naturali; tuttavia, quando si
tratta di lasciare da parte le risoluzioni ufficiali e le promesse
per passare all’azione, la strada è sbarrata da interessi
consolidati di dimensione mondiale, come, in questo caso, le corporation
dell’allevamento.
E allora, mi dica, Mr. Obama, chi ci proteggerà da voi?
(*)Beatrice Wuetrich, Chasing the Fickle Swine Flu – Science
March 7th,2003 - “Changes on the farm may be fostering the evolution
of the swine flu virus-and if a dangerous new strain crosses back
into humans, it could have deadly consequences.”
(**)Mike Adams, - http://www.naturalnews.com
(***)Rudolf Steiner - Über Gesundheit und Krankheit. Grundlagen
einer geisteswissenschaftlichen Sinneslehre, Dornach 13. Januar 1923