Gruppo di Studio L’Agricoltura del Domani su
“Impulsi scientifico spirituali per il progresso dell’agricoltura” di R. Steiner
Da mercoledì 16 gennaio presso la sede di Agri.Bio a Cissone Loc. S. Sebastiano, 1 è iniziato il lavoro di studio sul testo fondamentale per l’agricoltura biodinamica “Impulsi scientifico spirituali per il progresso dell’agricoltura”. L’appuntamento mensile ha portato, nel corso dell’anno alla lettura e all’approfondimento di ciascuna delle conferenze tenute da Rudolf Steiner a Koberwizt dal 7 al 16 giugno 1924. Nell’ultimo incontro del 17 dicembre 2008 otto membri del gruppo hanno illustrato ciascuno una conferenza presentandone una breve sintesi.
Raccoglieremo nelle newsletter dei prossimi mesi tali lavori presentandoli nell’ordine in cui ci sono pervenuti dai partecipanti stessi.


Impulsi scientifico-spirituali per il progresso dell’agricoltura
Corso di Koberwitz 7-16 Giugno 1924

Settima Conferenza
Intime azioni naturali reciproche:
relazioni fra agricoltura, frutticoltura e allevamento del bestiame

La settima conferenza si tenne Domenica 15 giugno ed affrontò, in una trattazione di ampio respiro, i legami che si instaurano tra gli esseri minerali, vegetali ed animali.
La prima constatazione riguarda il modo in cui si usa guardare agli esseri, così come se fossero isolati gli uni dagli altri. E se è vero che non si ignora l’esistenza di relazioni tra organismi, queste sono guardate soltanto sotto il loro aspetto più grossolano, strettamente in senso trofico: chi mangia chi…
Per fare progressi in agricoltura bisogna rivolgere lo sguardo alle azioni scambievoli che avvengono a livello più sottile. Nell’azienda agricola lo scambio animale-vegetale non si ferma alle specie allevate ma comprende roditori, uccelli, insetti…
L’albero stesso può essere visto non secondo la classica suddivisione radice-fusto-foglie, ma come se la chioma fosse la vera pianta erbacea e rami e tronco rappresentassero il terreno sul quale la pianta cresce. In una visione del genere la pianta non ha più una radice fisica ma ne conserva una unione eterica nella regione del cambio. E’ come se la terra fosse estroflessa nell’elemento aeriforme. A differenza delle piante che crescono sul terreno, le cui radici sono fisicamente compenetrate in un groviglio, le piante sull’albero sono tra loro separate e la loro unione avviene solo a livello eterico nel cambio. Per questo motivo le piante arboree hanno un’astralità più densa e le piante erbacee una più tenue. Questa differenza può essere percepibile nell’atmosfera rendendo se stessi più che chiaroveggenti chiaro annusanti, infatti sono gli odori e gli aromi a esprimere questa differente intensità di astralità.
L’intensa astralità della chioma è bilanciata da un cambio più povero a livello eterico che rende il tronco più minerale. Ancor più minerale è la radice dell’albero che addirittura sottrae forze eteriche al terreno circostante impoverendolo, molto più di quanto non faccia una radice erbacea.
La chioma che spande astralità attira l’insetto finito, l’adulto, la radice più povera in forze eteriche attrae e dà sostentamento alle larve. Gli alberi instaurano un intimo legame con gli insetti che non potrebbero vivere senza di essi.
Gli animali del suolo, larve ed organismi ad esse affini, hanno la capacità di regolare la vitalità eterica del suolo stesso quando questa diviene eccessiva.
Ad esempio i lombrichi rappresentano in pieno questa capacità fungendo da meravigliosa valvola di sfogo.
Analogamente nella sfera aerea agiscono gli insetti finiti e altri organismi ad essi affini come gli uccelli. E’ l’attività di insetti (sulla chioma) e uccelli (sullo spazio circostante) a elaborare l’astralità dell’albero conducendola ove è necessaria. Venendo a mancare gli uccelli si assiste a un accumulo deleterio di astralità con un deterioramento della vegetazione.
Anche il bosco vive in reciprocità con l’organismo agricolo. Quando la forza vegetativa scema, occorre ampliare il bosco, viceversa quando la spinta erbacea e da seme è eccessiva occorre tagliare il bosco. Gli uccelli stessi possono divenir dannosi se non hanno a disposizione un bosco, in particolare di conifere. I mammiferi a loro volta hanno un’intima affinità con gli arbusti, ad esempio il nocciolo e sarà buona pratica curarne la presenza nell’azienda. Gli animali non sono stolti come l’uomo e si nutriranno volentieri quel tanto che basta a creare un effetto riequilibratore sul resto del foraggio.
C’è poi il mondo dei funghi: esso è in relazione con i parasiti dannosi. I terreni freschi e umidi sono favorevoli ai funghi che vi proliferano. I funghi per la loro affinità ai parassiti li tratterranno a sé impedendone il proliferarsi in altre zone dell’azienda agricola. Ecco quindi la grande risorsa di stagni e acquitrini. Eliminare boschi e stagni per massimizzare la superficie coltivabile è antieconomico. Per foraggiare in modo corretto occorre capire che cosa sono gli animali nell’economia aziendale. L’animale elabora nel sistema neurosensoriale e respiratorio ciò che sta nella dimensione dell’aria e del calore e lo fa in maniera diretta. L’animale non può invece elaborare direttamente ciò che proviene da terra e acqua ma tali elementi devono prima passare attraverso il tubo digerente dove, grazie all’intervento di aria e calore già assunti direttamente, potranno essere accolti dall’organismo. Al contrario dell’animale, la pianta elabora direttamente in sé terra e acqua. Invece non accoglie né direttamente né indirettamente aria e calore, o comunque ne viene solo superficialmente compenetrata. Avviene anzi il contrario e la pianta elimina da sé questi due elementi, la pianta quindi non assorbe e non sottrae, ma vive grazie alla possibilità di dare.
Nell’economia della Natura la pianta dà e l’animale riceve.

Sintesi a cura di Cristina Marello

 

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