| PROPOSTA PER UN NUOVO SISTEMA
DI VALORIZZAZIONE DELLE BIOMASSE LIGNOCELLULOSICHE CON PRODUZIONE DI
ENERGIA ELETTRICA, BIOETANOLO E PELLET E DI UN NUOVO SISTEMA FOTOVOLTAICO
SUPERPRODUTTIVO.
Premessa
Attualmente gli impianti agroenergetici funzionanti
in Italia a partire dalle biomasse lignocellulosiche, sono in gran parte
impianti a combustione, cioè impianti che tramite la combustione
del legno ottengono il calore necessario per produrre vapore con cui
ricavare energia elettrica tramite delle turbine.
Questo sistema si può considerare ormai superato sia riguardo
i rendimenti e sia per l’impatto ambientale che produce. Infatti
per arrivare a produrre energia elettrica con rendimenti che vanno dal
15% al 22% si va a sprecare un’enorme quantità di energia
che generalmente viene dispersa e in pochi casi viene utilizzata per
teleriscaldamento. Inoltre le emissioni di questa combustione, anche
dopo opportuni sistemi di filtraggio e abbattimento, vanno comunque
a contribuire all’inquinamento atmosferico, inoltre questi impianti
hanno un notevole consumo di acqua potabile e l’economicità
del loro funzionamento si basa essenzialmente sugli incentivi costituiti
dai Certificati Verdi.
Con l’attuale deprezzamento dei Certificati Verdi e del capillare
sviluppo dei comitati ambientalisti anti-centrale l’economicità
e la realizzazione di questo tipo di centrali è sempre meno conveniente
e facilmente realizzabile.
Se poi a tutto questo aggiungiamo la mancanza di una programmazione
per l’approvvigionamento del legno e del maggior consumo di biomassa
legnosa , rispetto alla tecnologia che vi proponiamo, si evince che
questa tecnologia della combustione di biomassa è assolutamente
meno conveniente della nostra.
Grazie al nuovo Saccaromices cerevisiae , brevettato dalla società
SIPATECH che produce queste bioraffinerie con coogenerazione, nei suoi
impianti di trasformazione della biomassa, oggi siamo in grado di utilizzare
lo xilosio e gli zuccheri a 5 atomi di carbonio, per ottenere bioetanolo
con un rendimento superirore al 30 %.
In poche parole con una tonnellata di residui lignocellulosici con solo
il 20 % di umidità come stocchi di mais , paglia di cereali,
residui legnosi di segheria ed imballaggi, stocchi di girasole e tabacco,
fieno andato a male, stocchi di sorgo da fibra e zuccherino, cippato
di nuovi boschi superproduttivi , possiamo ottenere 300 litri di bioetanolo
e 320 KWh di energia elettrica.
Tutto questo senza emissioni nocive e anzi contribuendo a diffondere
l’utilizzo del bioetanolo come carburante per l’autotrazione
per diminuire lo smog del traffico automobilistico e diminuendo le emissioni
di CO2 da combustibili fossili in modo piuttosto significativo
I punti a favore della nuova tecnologia che proponiamo , e di cui abbiamo
l’esclusiva, sono che da qualsiasi tipo di legno e da qualsiasi
biomassa ligno – cellulosica, si è in grado di ottenere
3 prodotti ; energia elettrica , bioetanolo e calore per essiccazione
o teleriscaldamento.( N.B. stiamo progettando anche un impianto che
trasforma in bioetanolo ed energia elettrica i RIFIUTI SOLIDI URBANI,
senza emissioni nocive e con un notevole rendimento)
In particolare utilizzando prodotti agricoli ligno – cellulosici,
si possono dividere , tramite opportuni processi tecnologico fisici
– chimici ed enzimatici , le componenti di cellulosa ed emicellulosa
dalla lignina.
In seguito, nello stesso impianto , mentre le cellulose e le emicellulose
vengono fatte fermentare con i suddetti lieviti che le trasformano in
alcool etilico, ovvero bioetanolo, la lignina, estremamente pura e secca
, viene trasformata in un SYNGAS pulitissimo , tramite un sistema di
pirolisi per irraggiamento, e da tale SYNGAS si va a produrre energia
elettrica con normali cogeneratori che hanno un rendimento elettrico
del 40 %.
Il calore residuo di questa cogenerazione viene in parte usato per il
processo di essiccamento della lignina , mentre l’altra parte
viene usata per essiccare altro cippato da pelletizzare o per fare del
teleriscaldamento .
A questo punto l’alcool etilico cosi ottenuto può essere
destinato a due utilizzi ; il primo , che è quello più
remunerativo e più auspicabile è di destinarlo come BIOCARBURANTE
per l’autotrazione , e in alternativa a ciò si potrebbe
usarlo con profitto anche per il funzionamento di coogeneratori per
la produzione di energia elettrica.
Il vantaggio di questo processo di produzione di alcool e syngas dallo
stesso legno consente di ottimizzare il rendimento ottenibile dalla
propria biomassa infatti si può vendere l’alcool sul mercato
dei biocarburanti dove c’è una richiesta enorme ed in continua
crescita, e di cui posso garantire il sicuro ritiro, mentre la frazione
della lignina viene trasformata in un gas molto pulito , senza catrame
, per la cogenerazione con dei motori a scoppio che hanno un rendimento
superiore alle turbine. Oppure si può produrre altra energia
elettrica con l’alcool prodotto sempre con dei motori ad alto
rendimento se gli incentivi per produrre energia elettrica sono più
convenienti della vendita del bioetanolo per l’autotrazione. Visti
i prezzi attuali dei carburanti ritengo che anche nel prossimo futuro
non ci sarà bisogno di trasformare l’alcool in energia
elettrica e converrà sempre venderlo come biocarburante; in poche
parole da ogni ton di cippato di legno si riescono ad ottenere 300 litri
di bioetanolo e 320 KWe .
Comunque in questo modo questo tipo di centrale è molto più
elastica ed adattabile ai giochi di mercato e alle speculazioni sul
prezzo dell’energia elettrica ed è in grado di ottimizzare
i rendimenti e adattarsi ai cambiamenti.
Un altro grosso vantaggio di questo tipo di centrale rispetto a quelle
costruite con il solito sistema a combustione, è quello che riguardo
alle emissioni siamo a dei livelli estremamente inferiori a quelli di
una centrale normale, infatti le uniche emissioni derivano dalla combustione
del SINGAS derivato dalla lignina pura , le cui emissioni sono inferiori
a quelle del metano, mentre il bioetanolo venduto per l’autotrazione
ha l’effetto di diminuire notevolmente le emissioni tossiche e
cancerogene dei mezzi di trasporto, quindi in conclusione questo tipo
di centrale consente di diminuire drasticamente l’inquinamento
atmosferico , le polveri sottili , le PM 10 , le PM 2,5 e se poi è
strettamente legato alla realizzazione di NUOVI RIMBOSCHIMENTI, allora
oltretutto consente di riequilibrare il territorio e migliorare l’ambiente.
Il successo di questo nuovo impianto di valorizzazione delle biomasse
ligno - cellulosiche si basa anche sul fatto di riuscire ad autoprodursi
la biomassa necessaria all’impianto , tramite la realizzazione
di nuovi boschi superproduttivi basati su specie molto veloci nella
crescita e molto rustiche che opportunamente consociate tra loro , con
una densità di 4.100 – 4.500 piante \ ha , possono garantire
la produzione in soli 5 anni di 350 – 500 ton \ ha, oppure con
il rimboschimento di terreni molto fertili ed irrigabili di pianura
si possono realizzare consociazioni di erbe giganti a duplice produzione
annuale , alternate da fasce boscate a produzione quinquennale; in questo
modo si riescono ad ottenere produzioni anche di 120 – 130 ton
\ ha \ anno , nella media dei 5 anni.
Sulla base dei business plan che allego , che si riferiscono a due impianti
di diversa potenza , si evince che si potrebbero realizzare anche impianti
di piccola potenza elettrica , ma in grado di produrre molto bioetanolo,
senza cadere nel problema delle autorizzazioni comunali e provinciali
,e questo in modo particolare con i piccoli impianti da 200 KWe che
producono 1.400.000 litri di bioetanolo e che necessitano solo di 5.000
ton \ anno di biomassa lignocellulosica.
Nel caso di un impianto di 1 MWe di potenza , in grado di produrre 7.000.000
di litri di bioetanolo e 1.650 ton di pellet ogni anno , servirebbero
solo 25.000 ton di cippato di legno ogni anno , che si potrebbero ottenere
da circa 250 ettari di terreno suddivisi al 50% con alberi ed arbusti
e per l’altro 50% con erbe giganti a doppio taglio annuale.
PROGRAMMAZIONE DELLA PRODUZIONE DI BIOMASSA PER LE BIORAFFINERIE
DA 200 KWe.
Il grosso del fatturato ottenibile da una piccola centralina
o bioraffineria da 200 KWe deriva soprattutto dalla vendita del bioetanolo,
che non è in balia dei prezzi altalenanti dei certificati verdi
o del pellet.
Questo fatto costituisce in se una importantissima novità tecnologica
e produttiva , infatti tanto per darvi alcuni dati di riferimento se
attualmente coltivassimo 10 ettari con il mais , la specie di cereale
più produttiva , e dalle 120 ton\ 10 ha \ anno di granella raccolta
, volessimo ottenere la produzione di bioetanolo, potremmo produrre
al massimo circa 40.000 litri \ 10 ha \ anno, ma in questo modo perderemmo
totalmente la produzione di granella per uso alimentare, e proprio questo
fatto , perpetrato su larga scala dagli Stati Uniti , ha contribuito
in modo notevole a determinare una grossa carenza di cereali nel mondo
determinando un ulteriore affamamento delle popolazioni più povere.
Se però gli stessi suddetti 10 ettari venissero coltivati in
modo diverso , e cioè destinassimo 1 ettaro alla realizzazione
di fasce boscate frangivento in grado di produrre oltretutto molta biomassa
legnosa nel termine di soli 5 anni , e gli altri 9 ettari alla coltivazione
del mais, potremmo ottenere mediamente , nello stesso anno di coltivazione
queste altre produzioni molto più valide :
- 60.000 litri \ 10 ha \ anno di bioetanolo dai residui degli stocchi
del mais e soprattutto dalla biomassa legnosa delle fasce boscate coltivate
su un ettaro, e altre 125 – 140 ton \ 10 ha \ anno di granella
di mais che potremmo utilizzare a scopo alimentare , oltre che un maggiore
equilibrio ecologico e microclimatico dovuto alla presenza delle fasce
boscate che con la loro azione frangivento migliorerebbero le produzioni
cerealicole. Nel caso per esempio dell’Italia che consuma 25.000.000
di tonnellate di petrolio ogni anno per l’intera autotrazione
Italiana, potremmo benissimo sostituire tutto questo petrolio con il
bioetanolo prodotto semplicemente dalla biomassa ottenibile da fasce
boscate frangivento che si potrebbero realizzare sul 10 % dei 13.000.000
di ettari coltivati in Italia , e tutto questo senza compromettere la
produttività dei cereali in Italia , ma oltretutto migliorandola.
Se poi consideriamo il livello di inquinamento atmosferico che ormai
caratterizza le nostre città soprattutto a causa del traffico
automobilistico ci rendiamo conto che la sostituzione della benzina
e della nafta con il bioetanolo costituirebbe un enorme passo avanti
per il disinquinamento dell’aria cittadina, con molti meno problemi
sanitari ed ambientali. Altre soluzioni per questo problema non ci sembrano
assolutamente fattibili velocemente e su larga scala come questa, e
quindi occorrerebbe iniziare a realizzare degli esempi dimostrativi
di questa tecnica di produzione di biomassa e di trasformazione in biocarburante
ed energia elettrica.
Oltre alla consociazione che abbiamo usato solitamente, nel prossimo
autunno intendiamo proporre una nuova consociazione che alterna 9 file
di alberi ed arbusti con varie file di erbe giganti delle specie CARDO
MARIANO, BARDANA, CICUTA, ANGELICA, FERULA, che dovranno essere seminate
nel settembre 2008 e possono essere raccolte nell’aprile- maggio
2009, dando una produzione di circa 30 – 40 ton di erba secca
per ogni 0,5 ha, subito dopo la raccolta di questa COLTURA ERBACEA AUTUNNO
– PRIMAVERILE, si eseguirà, nella stessa striscia di terreno
, previa adeguata concimazione biologica con cuoio torrefatto e farina
d’ossa , la semina di un miscuglio, di nostra ideazione , di varietà
ibride di SORGO DA FIBRA e SORGO ZUCCHERINO, con ciclo di crescita di
100 – 110 giorni in modo da poter raccogliere il sorgo essiccato
in campo verso fine agosto – inizio settembre. Cosi facendo riusciremo
ad ottenere altre 15 - 20 ton ogni 0,5 ha, di erba secca , che sommate
alle precedenti danno un totale di circa 45 – 60 ton \ anno per
la metà del terreno rimboschito, mentre nell’altro 50 %
continuano a crescere le piante arboree ed arbusitive . Dato che tale
biomassa secca , con un 15 – 20 % di umidità possiede un
potere calorifico inferiore di almeno 3.800 kcal \ kg , si può
dedurre che tale biomassa secca corrisponde a 104 ton \ ha di cippato
verde di cloni di pioppo che generalmente producono solo 30 –
40 ton \ ha \ anno di cippato verde, mentre se volessimo fare il confronto
con dei residui secchi di segheria con umidità del 15-20 % e
potere calorifico di circa 3.500 kcal\kg, questa biomassa delle erbe
giganti corrisponderebbe a circa 56 ton di residui di segheria \ ha
\ anno. L’unico inconveniente che si potrebbe avere nell’utilizzo
delle biomasse delle erbe giganti sarebbe quello legato alla presenza
di molte ceneri bassofondenti nel caso volessimo bruciare tale biomassa,
mentre se volessimo solamente trasformarla in bioetenolo non ci sarebbero
problemi, anzi vista l’elevata presenza di cellulosa , emicellulosa
e zuccheri si avrebbe un ottimo rendimento . Però tale produzione
di biomassa , ottenuta da questa doppia coltura di erbe giganti riguarderà
solo il 50 % della superficie che verrà investita da colture
energetiche , mentre l’altro 50% verrà investito con le
solite specie miste di alberi ed arbusti che al 5° anno produrranno
sicuramente almeno altre 350 ton \ 0,5 ettari, in tal modo avremo una
media produttiva \ ha , nell’arco dei primi 5 anni di almeno 120
ton \ ha \ anno che corrisponde ad una vera e propria rivoluzione energetica.
In questo modo è possibile rifornire piccole o medie centrali
a biomassa a partire gia dal primo anno di funzionamento con questa
consociazione che se viene programmata su una adeguata superficie consente
di ottenere fin dal primo anno , anche il 55 – 60 % del fabbisogno
di biomassa di ogni centrale consentendo di restare fiscalmente all’interno
di una attività agricola con le conseguenti agevolazioni fiscali.
Riguardo poi al rimanente 40 – 45 % della biomassa mancante per
una centralina da 200 kwe + 1.400.000 litri di bioetanolo , dobbiamo
considerare che se su 5.000 ton \ anno di biomassa necessaria all’iampianto
, il 55 % almeno , cioè 2.750 ton , riusciamo a produrle con
il doppio raccolto annuale di ERBE GIGANTI, mentre le altre 2.250 ton
devono essere acquistate nel territorio circostante, in attesa che si
possa raccogliere la biomassa dalle fasce boscate , nel raggio di massimo
70 km , sia da residui colturali dei cereali, che tramite acquisto ed
abbattimento dei boschi gia esistenti, quindi anche tutti gli stocchi
del mais e la paglia dei cerali che si può reperire sul territorio
abbastanza facilmente , si potrebbe valorizzare in questo impianto.
Il sicuro approvvigionamento di questi impianti deriva quindi per i
primi anni dall’autoproduzione di biomassa dalle erbe giganti
in doppio raccolto annuale e dal quinto anno in poi viene coperto dalla
produzione delle fasce boscate che sono in grado di produrre almeno
350 ton di cippato verde \ ha con solo il 25 – 30 % di umidità
e un potere calorifico inferiore di oltre 3.000 kcal \ kg.
Per raggiungere questo traguardo produttivo si devono usare le nostre
consociazioni di alberi ed arbusti , studiate per eliminare antagonismi
e creare sinergismi, e utilizzare solo piante prodotte con le nostre
tecniche biologiche , che in soli 5 anni possono far crescere esemplari
con un peso medio di 100- 120 kg \ pianta.
Se perciò rapportiamo il guadagno totale di questi impianti rapportato
alla superficie agricola impiegata , si ottiene un guadagno medio \
ha \ anno superiore o uguale a 14.000 euro, che è una cifra molto
al di sopra dei guadagni ottenibili con le coltivazioni ordinarie .
Oltretutto questo tipo di rimboschimenti essendo costituiti da specie
che sono in grado di aumentare la fertilità del terreno ed essendo
realizzati con una consociazione mista di varie specie , hanno anche
una grande valenza agronomica , ecologica , e paesaggistica.
Attualmente sto portando avanti progetti per realizzare
2 impianti da 1 MWe + 7.000.000 di litri di bioetanolo , e 5 impianti
da 200 KWe + 1.400.000 litri di bioetanolo nel nord Italia e che sarò
in grado di mostrare in pieno funzionamento entro pochi mesi, anche
se in effetti sulla base delle mie conoscenze del territorio dell’Italia
del nord la disponibilità di biomassa e soprattutto di paglia
di cerali , residui di segheria , cimali di pioppo da sfogliato , e
cippato dei boschi gia esistenti acquistabili in montagna , sarebbe
sufficiente ad alimentare ogni anno diverse centinaia di bioraffinerie
da 200 KWe + 1.400.000 litri di bioetanolo.
Conoscendo abbastanza il potenziale di biomassa lignocellulosica disponibile
in tale contesto territoriale , ma anche del resto dell’Italia
vorrei proporvi di collaborare con me per l’individuazione dei
seguenti fattori che potrebbero far partire progetti analoghi anche
nella nostra regione :
1) Occorre individuare alcune società o grossi imprenditori locali
con cospicua disponibilità di capitali che insieme a noi siano
disposti a investire e sostenere questi progetti ; l’ideale per
partire, sarebbe quello di realizzare, in un determinato contesto territoriale
con disponibilità di biomassa boschiva, almeno 5 impianti da
200 KWe , in 5 comuni diversi ma contigui, dato che con 5 centraline
nello stesso territorio si otterrebbero ottime economie di scala riguardo
alla produzione , raccolta e trasporto della biomassa valorizzando al
massimo macchinari e uomini necessari per tali operazioni .
2) Il capitale iniziale che gli investitori dovrebbero anticipare potrebbe
essere solo 325.000 euro per ogni centralina , mentre il rimanente lo
metterebbero le banche o delle società di leasing, e considerando
che il guadagno annuo di ogni impianto e di circa 730.000 euro significa
che l’esborso dei 325.000 da parte degli investitori viene largamente
recuperato gia nel primo anno.
3) Dato che ogni impianto da 200KWe + 1.400.000 litri di bioetanolo
necessita di una superficie di non più di 5.000 mq , si potrebbe
acquistare un ettaro di terreno dove poter situare l’impianto
; nel contesto territoriale limitrofo si dovrebbero individuare almeno
50 ettari di terreno da affittare per 15 anni dove realizzare il rimboschimento
con ciclo di taglio quinquennale + la coltivazione delle erbe giganti,
ed eventualmente nei primi 5 anni oltre a reperire biomassa dai residui
della cerealicoltura limitrofa all’impianto si potrebbero acquistare
dei boschi gia esistenti , con almeno 250 ton di biomassa esboscabile
, acquistabili in proprietà ed eventualmente rimboschibili di
nuovo con finanziamenti pubblici , da cui poter trarre biomassa legnosa
con la quale si potrebbe andare a produrre anche del pellet. Con questo
pellet si potrebbero alimentare dei MODULI BIOENERGETICI con i quali
andare a vendere l’acqua calda per utenze private e realizzare
quindi delle minireti di teleriscaldamento.
4) La stessa società dovrà intestarsi e gestire tutte
e 5 gli impianti in modo che si possa raggiungere una certa economia
di scala per quanto riguarda l’acquisto e la gestione dei macchinari
di esbosco e trasporto della biomassa , oppure si potrebbe fare una
società agricola con un amministratore agricoltore che detiene
il 20 % delle azioni della società , mentre l’altro 80
% può essere di altre società investitrici che hanno più
capitali da investire, cosi facendo l’amministratore agricoltore
riesce a gestire insieme agli altri soci 5 impianti localizzati a pochi
km uno dall’altro , realizzando una maggiore economia di scala
per l’acquisto dei macchinari , la coltivazione dei boschi e la
raccolta ed il trasporto della biomassa , e tutti insieme , avendo costituito
una società agricola a titolo principale riescono ad ottenere
uno sgravio fiscale notevole.
5) Nel caso che ci fossero terreni di pianura , fertili ed irrigabili
nel raggio di 50 km dagli impianti , si potrebbero rimboschire circa
50 ettari per ogni impianto , per un totale di 250 ettari , con una
consociazione di specie superproduttive , in modo da garantirsi il sicuro
approvvigionamento degli impianti per 15- 20 anni di funzionamento.
Questi terreni potrebbero essere presi in affitto con un canone piuttosto
allettante in modo da invogliare il proprietario a concedere l’affitto
per 15 anni.
Se pensate che si possa programmare questa filiera delle
biomasse in collaborazione con me, potremmo incontrarci prossimamente
e discuterne.
RUOLO DELLA SOC. ENERGIA DAI BOSCHI
Il ruolo che noi potremmo avere in queste iniziative
potrebbe essere il seguente:
1) fornitura delle autorizzazioni , della progettazione,
dei siti idonei, dei contratti di affitto , di approvvigionamento della
biomassa, in stretta collaborazione con la vostra società o altre
società, previo accordo di collaborazione che stabilisca gli
impegni ed i compensi.
2) Fornitura del know how , delle piante , dei semi e delle operazioni
di trapianto e semina per una corretta realizzazione dei NUOVI BOSCHI
SUPERPRODUTTIVI , per ognuno degli impianti che si andranno a realizzare
, in esclusiva, previo contratto .
3) Costituzione di una o più società agricole con la società
investitrice o con altri investitori per realizzare le centraline suddette
, onde ottenere le agevolazioni fiscali dell’attività agricola
, con una nostra quota societaria da decider caso per caso , ma anche
solo del 5 – 10 %.
Tanto per entrare nel pratico se gli investitori vogliono
partire a fare queste centraline devono firmare un contratto dove a
firma contratto devono versare il 30 % del valore totale della consulenza
e progettazione dell’impianto che ammonta a 250.000 euro totale
, poi subito dopo la firma dei contratti d’affitto con i proprietari
del terreno e del contratto di ritiro della biomassa dai fornitori della
biomassa integrativa, e del contratto con la soc. fornitrice della tecnologia
della centralina , un altro 30 % ; al momento dell’inizio lavori
della costruzione della centrale un altro 10 % , e infine al collaudo
positivo del funzionamento della centralina il rimanente 30 %.
Inoltre occorre prenotare e programmare la realizzazione dei 250 ettari
di nuovi boschi superproduttivi che bisognerebbe fare entro metà
agosto 2008.
Oltre agli impianti a biomassa per produzione di bioetanolo
sono anche il rappresentante degli impianti della KAPTOR LIGHT che dal
prossimo autunno metterà sul mercato impianti superfotovoltaici
ad altissimo rendimento che di seguito vado ad illustrare e che si potrebbero
abbinare agli impianti a biomassa.
SUPERFOTOVOLTAICO
Oltre a questa fantastica tecnologia delle biomasse
, abbiamo anche una tecnologia di fotovoltaico superproduttivo; infatti
in fiera a Verona ho potuto constatare che i pannelli fotovoltaici più
produttivi , producevano al massimo il 16 – 17 % di rendimento
elettrico, con circa 8 mq di superficie per kwp.
Naturalmente con l’utilizzo di inseguitori solari la produttività
aumenta , ma non perché aumenta l’efficienza della singola
cella fotovoltaica , ma perché si riesce a catturare più
luce con lo stesso pannello durante la giornata.
Perciò gli investimenti che servono nella tecnologia fotovoltaica
attuale sono piuttosto cospicui e a breve e medio termine servono solo
ad ingrassare le banche e i costruttori dei pannelli.
Completamente diverso sono i conti che si ottengono dal nostro super
fotovoltaico; per avere un kwp servono solo 4,5 mq, e il rendimento
elettrico è del 36 – 40 % ; se poi a questo pannello applichiamo
un inseguitore solare la produzione annua aumenta in modo notevole .
Facendo l’esempio, nel contesto della pianura padana, di un impianto
convenzionale , non integrato, da 1 MWp , con inseguitore solare , possiamo
dire che a fronte di un costo d’impianto di circa 6.000.000 di
euro , una superficie occupata di circa 16.000 mq, si ha una produzione
annua di circa 1.500.000 kwh x 0,45 € = 675.000 €
Nel caso invece della nostra tecnologia , un impianto non integrato
, con inseguitore solare , occuperà solo 10.000 mq, avrà
un costo di 7.800.000 € , riuscirà a produrre 3.120.000
kwh x 0,45 = 1.404.000 € . Quindi nel caso di un finanziamento
leasing di 15 anni al 100 % , il primo impianto consentirà di
ottenere un utile annuo , prima delle tasse di circa 230.000 euro, mentre
con il nostro impianto si otterrà un utile di 830.000 euro che
è 3,6 maggiore del primo impianto.
Naturalmente questi valori possono solo migliorare appena usciamo dalla
nebbiosa pianura padana, anche se occorre rilevare che il nostro super
fotovoltaico produce anche con cielo coperto e con la nebbia perché
possiede un sistema di captazione e sfruttamento dei fotoni che nessun
altro sistema possiede.
Per toccare con mano la superiorità di questo sistema fotovoltaico
in un nostro eventuale prossimo incontro potrei mostrarti un kit portatile
di pannelli a confronto , che tramite un software su un computer portatile
consente di rilevare in continuo l’efficienza elettrica dei due
sistemi fotovotaici a confronto.
La fabbrica che dovrà costruire questi nuovi pannelli fotovoltaici
sta installando la prima linea di produzione che a partire dal prossimo
autunno – inverno inizierà produrre 50 – 80 MWp \
anno.
Naturalmente per ulteriori approfondimenti tecnici ed economici si dovrà
parlare con il titolare della tecnologia, l’ing. Patorno Luciano.
Progetto di riconquista delle zone aride e subdesertiche in Africa ,
Asia , centro e sud America, Australia , Cina ecc…
Se volessimo applicare questa tecnologia del superfotovoltaico
nei contesti dei paesi in via di sviluppo che hanno l’annoso problema
della siccità , della desertificazione , della miseria , della
fame , e volessimo integrare un sistema di dissalazione con energia
fotovoltaica, con opere di rimboschimento e produzione di bioetanolo
e altra energia elettrica , potremmo ottenere i seguenti risultati:
COSTI ;
1) Realizzazione di un impianto di dissalazione capace di ottenere 40.000.000
di metri cubi d’acqua dolce \ anno = 130.000 .000 di euro. Da
notare che tramite un sistema di OSMOSI INVERSA , con 3 - 4 kwe si riesce
a dissalare 1m3 d’acqua.
2) Realizzazione di un impianto da 64 MWp di pannelli superfotovoltaici
ad inseguimento solare su una superficie di circa 80 ettari di terreno
, in grado di produrre annualmente almeno 320.000 MWh, necessari alla
dissalazione dei 40 milioni di m3 di acqua suddetta, e al loro pompaggio
sui terreni rimboschiti e coltivati ; al costo di circa 500.000.000
di euro.
3) Realizzazione di un impianto a biomassa per la produzione di 90.000.000
di litri di bioetanolo e 112.000 MWh di energia elettrica tramite la
biomassa ottenibile da 2.500 ettari rimboschiti con l’utilizzo
di 20.000.000 di m3 d’acqua. Costo dell’impianto a biomassa
e del rimboschimento compresa la gestione del bosco e l’esbosco
della biomassa = 185.000.000 di euro.
4) Costo di messa a coltura e microirrigazione di 4.000 ettari di terreno
per la coltivazione di cereali , frutta ed ortaggi = 16.000.000 di euro.
5) Costo dell’impianto di vitalizzazione dell’acqua dissalata
e degli impianti di bioerogatori orgonici da applicare sui 6.500 ettari
coltivati, circa 60.000 euro.
Totale costo d’investimento , compresa manodopera
, gestione impianti , e spese varie , circa 930.000.00 di euro. Se consideriamo
un finanziamento leasing di 15 anni al 100 % con tasso d’interesse
al 7% avremo una rata annua di circa 70.000.000 €, a cui si dovrebbero
aggiungere altri 10.000.000 di euro per manodopera e costi vari per
la gestione degli impianti e dei terreni coltivati.
RICAVI;
1) Vendita di 40.000.000 di m3 d’acqua a 0,3 euro \ m3 = 12.000.000
€
2) Vendita delle derrate alimentari dai 4.000 ettari coltivati = 32.000.000
€
3) Vendita di 90.000.000 di litri di bioetanolo \ anno x 0,7 euro \
litro = 63.000.000 €
4) Vendita di 112.000 MWh \ anno al prezzo di 60 euro \ MWh = 6.720.000
€
Totale entrate = 113.720.000 € - costi per 80.000.000 € =
33.720.000 euro di guadagno prima delle tasse.
Questo tipo di intervento è applicabile sia nei
paesi in via di sviluppo che anche nel sud Italia dove per esempio regioni
come CALABRIA , SICILIA , SARDEGNA , PUGLIA , BASILICATA , hanno grossi
deficit di acqua dolce e tante superfici che si potrebbero rimboschire
o coltivare in modo migliore, o anche in modo da produrre ancora più
biomassa trasformabile in bioetanolo di quanto suddetto.
CORDIALI SALUTI MARCO BERTELLI
ENERGIA DAI BOSCHI s.r.l.
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Tel. e Fax : 059 -662701
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