IMMOTAE SILENT FRONDES *
di Enrico Zagnoli
A Woodstock la folla in delirio accompagnava
le note di Simon e Garfunkel “The Sound of Silence”. Erano
gli anni ’70. Ma il titolo di quella canzone traeva origine remota.
Infatti in italiano con “silenzioso” traduciamo il latino
tacitus mentre“Silenzioso” deriva da silens. Silens deriva
dal verbo silere, che esprime il rumore del vento nei campi di grano.
Quando i cereali fanno la spiga il vento sussurra in silenzio ondeggiando
le messi.
Silere dunque non indica l’ assenza tombale di rumore, il nostro
silenzio dei cimiteri ; silere è invece il soffio leggero dei
cereali che maturano nei campi. La parola spagnola silos ha conservato
sia l’ origine che il significato neolatino per indicare i magazzini
per granaglie.
In Oriente il Mulino non esistette per secoli ancora dopo la sua invenzione.
Infatti il cereale veniva cotto crudo o pestato al mortaio. In Oriente
l’ Uomo e la terra erano considerati come un tutto indivisibile,
sano e sacro. In Occidente di ciò resta traccia nelle radici
inglesi di intero-integrale- salubre e santo: whole-healthy-holy hanno
infatti la stessa etimologia.
Invece in Occidente ed in Africa si diffuse presto il Mulino; con la
macinazione dei grani si poteva ottenere ampia scelta fra farine, semole,
tritelli, cruschello e crusca. Il cereale veniva macinato fra due pietre
impiegando energia di muli o buoi per trasformare il farrum in farrina.
Pensate che i Romani conoscevano già i Mulini a vento, ma preferivano
impiegare gli schiavi sulle macine che costavano di meno !
In Europa le macine ad energia umana furono sostituite dal Mulino ad
acqua, poi a pale, infine a vento coi Crociati. Nel 1800 le pietre delle
macine incominciarono ad essere sostituite, dal tipo a pestelli, poi
a martelli ed infine a rulli di acciaio, sempre più potenti,
pesanti e veloci. Prima a vapore anziché acqua, poi a motore
elettrico: forze immani per impigrire la masticazione delle arcate dentarie
e provvedere alla gioia dei dentisti !
Dimmi come mangi e ti dirò
chi sei
Dai tempi remoti l’ alimentazione di un popolo rivela lo stile
di vita (nomade o stanziale) la ricercatezza gastronomica (crudo, cotto
, elaborato) la organizzazione delle preparazioni alimentari (cibi freschi,
trasformati, conservati, surgelati) la distanza nei trasporti delle
derrate (ingredienti tipici, locali, esotici, da terzo mondo) la struttura
economica (cibi autoprodotti, acquistati, alla borsa nera, calmierati,
razionati). Nello studio delle farine da frumento emerge una duplice
tendenza storica: da un lato si assistette sempre più al ricorso
di farina compera e non più autoprodotta. Dall’ altro lato
si ricorse sempre più alla macinazione presso mulini esterni
al nucleo contadino. Nel XX secolo l’ abbandono dell’ uso
della farina integrale in occidente si accompagnò allo sviluppo
dell’ industrializzazione.
Il lavoro di setaccio svolto nelle cucine contadine venne vieppiù
soppiantato dal vaglio automatico dei mulini. Il grado di vagliatura
è ora definito per legge. La legge consente di scrivere “farina”
per indicare il solo macinato di grano tenero, cioè di frumento.
Per i rimanenti cereali bisogna indicarne il tipo. Quanto al grado di
raffinazione non sempre esso è indicato. La farina più
raffinata è quella di tipo 00, la meno raffinata è la
2 .
Secondo i pratici la tipo 00 ha molto glutine; tipo 0 ha molta semola;
tipo 1 è tritello ; tipo 2 è col cruschello.
Quando si setacciava a mano col tamiso (dal francese tamiser) la farina
non usciva bianca ma sporca poiché la separazione delle varie
frazioni restava incompiuta. Era assai diffusa la farina integrale.
Ancora oggi la legge, oltre ai quattro tipi menzionati, prevede di utilizzare
la farina integrale che nutrizionalmente è considerata più
sana. In realtà solo la farina integrale biologica è più
sana perché quando la crusca proviene da coltivazioni chimiche
la farina integrale diventa un cocktail di pesticidi. Infatti i trattamenti
chimici fitosanitari contro i parassiti dei cereali residuano principalmente
sui frutti secchi esterni, le cariossidi.
Gli anticrittogamici non si spandono sulle coltivazioni biodinamiche
né del biologico di qualità.
Questo è stato uno dei motivi per cui l’ industria molitoria
destinò dagli anni ’60 in poi la frazione più grossolana
(la crusca appunto) agli allevamenti zootecnici, riservando farine con
grado di raffinazione maggiore all’ uomo.
Un altro luogo comune consiste nel ritenere
tanto più costosa una farina raffinata. Fino alla metà
del secolo scorso c’ era interesse a raffinarle eccessivamente
separandole in buratti sempre più efficienti in resa molitoria
: i buratti lavoravano con minor scarto. Il maggior valore aggiunto
alla farina iperraffinata ha portato il settore ad investire in nuovi
mulini dotati di tecnologia complessa. Cosicché siamo giunti
al paradosso che i mulini moderni non sono più attrezzati oggi
per produrre farina integrale come avveniva un tempo, e quindi essa
risulta più costosa di quella raffinata!
Un terzo motivo dell’ abbandono
in Occidente della farina integrale è stato psicologico: mentre
in Giappone il bianco è latore di morte ed augurio nefasto, in
Europa il colore bianco si associa alla purezza, la chiarezza, la gioventù
candida. Inoltre il suo uso si diffuse durante il boom economico, associando
alla farina bianca di tipo 0 lo status symbol della conquista del benessere.
Un ultimo motivo per spiegare perché
la farina raffinata abbia soppiantato l’ integrale è nei
tempi di lavorazione.
Con l’ entrata in attività dei rulli cilindrici in acciaio
si separano completamente le crusche (e dunque lo strato aleuronico
delle proteine del glutine) ; sono così diminuiti i tempi di
macinazione dei cereali, al 5° passaggio si è tolto il germe
dalla farina 00, si sono ottimizzati e velocizzati i tempi di lavoro
e le rese di abburattamento, con maggiori profitti per l’ industria
molitoria.
Conseguenze di tutto ciò sono
nuove abitudini alimentari, la riduzione dei tempi di cottura durante
la preparazione dei cibi, l’impigrimento della peristalsi intestinale,
il diffondersi di nuove patologie (celiachia da ingestione di glutine,
tumori al colon in individui giovani).
Sono così caduti in disuso molti vecchi molini ad acqua, con
le macine in pietra, con le pale, con il vento, con minori vagli, con
più bassa potenzialità di carico e di processo, con rulli
metallici ma a bassa velocità poiché meno efficienti degli
impianti moderni. Parallelamente si è assistito a due eventi
collegati :
1) l’ uniformarsi dei panettieri al lievito di birra
2) la perdita di gusto del pane.
DOVE VA L’ ARTIGIANALITA’
?
In che direzione va l’ artigianalità del panificatore ?
Il fornaio dovrebbe mantenere e valorizzare la sana tradizione di fare
il pane da farine ricche per la nutrizione dell’ uomo senza perdersi
dietro al profitto che lo vede comunque perdente contro la concorrenza
dei forni industriali; è ancora viva la polemica fra i paladini
e detrattori del “pane” parzialmente cotto, surgelato negli
abbattitori su ruota, trasportato di notte alle catene dei supermercati
e lì infilati nel forno elettrico per dargli il colore e la temperatura
del pane “fresco” appena sfornato in pasto ai clienti.
La lievitazione dell’ impasto per
pane con pasta madre acida richiede maggior cura e più tempo
rispetto alla lievitazione con lievito di birra (o peggio ancor con
lievito chimico per focacce). Una lievitazione artigianale con pasta
madre acida dura più a lungo e costa di più in termini
di spazi di bottega dedicati (= maggiori costi di ammortamento per le
attrezzature ed i muri del forno)
Il processo di maturazione naturale della
farina è detto dai tecnici miglioramento o sbiancamento.
Utilizzando in panificazione farine integrali biologiche e lieviti naturali
o madri da riporto, l’ azione di miglioramento naturale è
più che sufficiente per assicurare pagnotte ben alveolate, profumate
e cotte.
Il discorso cambia per la farina comune tipo 00 che ha perso la crusca
ed i suoi carotenoidi: ora la lievitazione diviene più lunga
e vi è rischio di collasso degli impasti in lievitazione.
Per rimediare allo sbaglio dell’ abburattamento (separazione delle
crusche ed aleurone) la moderna chimica degli alimenti ha messo a punto
diversi additivi per la farina bianca di frumento. Oggigiorno il 95
% del pane artigianale, conservato, semi-cotto, congelato, e dei prodotti
industriali dolciarii da forno viene prodotto a partire da impasti di
farine additivate con i miglioranti.
Questi miglioranti ce li si ritrova poi nel pane e nei prodotti da forno
convenzionali come additivi : secondo la legge non è necessario
dichiararli sul pane venduto al minuto (vanno comunque esposti nella
bottega, rivendita o panetteria).
Per recuperare l’alimento base
della nostra alimentazione farinacea bisogna sostenere dunque il lavoro
di selezione genetica a ritroso compiuto da pochi agricoltori biologici
che riscoprono le qualità agronomiche e molitorie uniche delle
antiche varietà di cereali da pane. Solo ripartendo dalla coltivazione
di grani andati persi col boom industriale l’ industria alimentare
riuscirà a guarire le distorsioni di una alimentazione umana
sempre più distorta e patogenica. Per questo motivo il nostro
appoggio va al Sig Stefano Bellotti di Novi Ligure, alla cooperativa
del Dr Gino Girolomoni a Pesaro, al perito Enzo Nastati a Codroipo (Friul),
alla maestra Camilla Conforti di Montechiarugolo (PR), alla contessa
Maria Giulia Crespi Mozzoni a Bereguardo (PV), al Sig. Eusebio Francese
di Novara, alla Famiglia Salamita di Barcellona (ME) , al Prof. Franco
Pedrini (FI) ed a molti altri in Svizzera, Francia, Norvegia, Austria,
Russia per il loro lavoro di selezione, recupero e conservazione dei
cereali bio.
LE PAPPINE VITAMINIZZATE
Il Codex alimentarius è un forum internazionale in seno alla
agenzia ONU sull’ alimentazione: cioè la FAO.
Con sede a Roma , i laboratori specialistici FAO ebbero ad analizzare
per lunghissimi anni gli effetti del dietilstilbestrolo, ormone sintetico
delle carni anabolizzate, senza giungere ad una conclusione sugli effetti
cancerogeni a livello di tessuti umani. Dopo 40 anni di ricerche e controprove
il comitato veterinario dei Saggi europei ha definitivamente dimostrato
il danno istologico.
Come non bastasse, il Codex alimentarius ha prescritto come obbligatorio
nelle pappine di cereali per bambini un livello minimo di Vit. B1 sintetica
o tiamina come supplemento da integrare di 0,04 mg ogni 100Kcal, e di
0,06 mg /100Kcal nei baby foods a base di cereali.
Il lettore sappia che i cereali freschi già contengono la tiamina
naturale,
senza bisogno che se ne aggiunga di sintetica come Vit B1 della Hoffmann-la
Roche, oggi Aventis. Come appassionati esperti di nutrizione, capiamo
pure le ragioni della famosa casa farmaceutica svizzera nel consigliare
i responsabili tecnici dei vari ministeri della Salute umana e della
Sanità in riunione a Ginevra durante le trascorse sedute dei
primi Codex Alimentarius.
Non possiamo altresì negare le circostanze di coloro che decidano
di alimentare i propri bambini con pappine di cereali freschi non additivati
da vitamine sintetiche. Ringrazio di cuore la Demeter Schweizer Verband
per il suo agire presso BioSuisse e la FAO a togliere l’ obbligo
indiscriminato di vitaminizzazione delle pappine ai cereali per poppanti.
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