Per addentrarci
nel contesto della frutticoltura biodinamica entriamo nei dettagli
più vicini alla pianta da frutto; affrontiamo quella che può
essere la progettazione di un frutteto. Per raggiungere questo
scopo occorre stabilire alcuni principi di base ai quali si
deve fare riferimento per un lavoro veramente professionale
e che garantisca la qualità.
I principi più importanti che, a mio avviso, si devono tenere
in considerazione sono i seguenti:
1) Rispetto e armonia con le leggi di crescita e produzione
della pianta.
2) Ricerca del massimo valore nutrizionale della frutta.
3) Utilizzo di varietà rustiche, produttive e nel loro insieme,
in grado di fornire frutta pregiata tutto l'anno.
4) Scelta di portainnesti vigorosi, rustici, e in grado di ottimizzare
il valore nutrizionale e la resistenza dlla varietà innestata.
5) Particolare cura della fertilità del terreno adibito a frutteto.
6) Appropriata consociazione delle varietà per migliorare l'impollinazione
incrociata e la raccolta scalare.
7) Individuazione dei requisiti migliori per ogni singola azienda
alla luce dei problemi economici.
Inizio ora la trattazione dei punti sovraesposti rimanendo sempre
a disposizione per chiarimenti e critiche costruttive.
Uno degli aspetti più importanti per una moderna frutticoltura
è quello che riguarda la conoscenza delle leggi che governano
la vita dell'albero da frutto; infatti costringere le piante
a vivere in condizioni squilibrate costituisce il presupposto
di diversi problemi. Per capire le leggi che governano l'albero
da frutto occorre rifarsi alle caratteristiche tipiche di una
rosacea, e in particolare di una rosacea arborea; se noi osserviamo
bene, in natura meli, peri, ciliegi, susini, mandorli, peschi
e albicocchi crescono in ambienti ben caratterizzabili e anch'essi
differenziabili tra loro, hanno in comune la presenza di luce,
di calore, un terreno profondo e fertile, esposizioni collinari
o montane abbastanza varie ma prevalentemente rivolte a est,
a sud e a ovest. Comunque tra le specie suddette esistono comportamenti
e caratteristiche abbastanza polari, come per esempio il fatto
che il ciliegio selvatico è una specie molto adattabile al fitto
di un bosco, mentre lo è molto meno un mandorlo o un pesco selvatico.
È chiaro a tutti che una rosacea arborea da frutto nelle sue
molteplici varietà ingentilite predilige le zone soleggiate,
moderatamente ventilate, con terreni profondi e fertili e qui
di seguito vorrei riassumere gli ambienti di elezione e le caratteristiche
di adattabilità nonché le dimensioni che possono raggiungere
le specie di alberi da frutto sovraelencati.
IL CILIEGIO DOLCE
Il ciliegio è un albero che vuole molta aria e luce, nonché
buona protezione per la sua fioritura precoce. Una esposizione
intermedia e anche talvolta quella a nord sono da preferirsi.
A perfetto mezzogiorno molte varietà delicate induriscono troppo
la corteccia e danno segni di patimento. Il ciliegio si adatta
a quasi tutti i terreni, purchè non siano umidi; esso prospera
anche nei terreni di non grande spessore e di mediocre qualità,
in quelli sabbiosi o anche pietrosi e si comporta benissimo
quando predomina il calcare. Nei terreni eccessivamente calcarei
il ciliegio di monte (Prunus avium L.) viene meglio del visciolo
(Prunus cerasus L.) e talvolta così bene come il Ciliegio di
S. Lucia (Prunus mahaleb). Più il terreno è freddo, argilloso,
compatto, e più la pianta di ciliegio si trova a disagio. Più
il terreno e il clima sono umidi e più le ciliegie sono acide,
amare o quanto meno insipide; le tenerine e le duracine, per
giunta, in condizioni così sfavorevoli possono presentare a
maturazione fenditure più o meno estese e perciò marcire repentinamente.
Il ciliegio dolce è un albero di grandi dimensioni e può raggiungere,
nella forma selvatica i 1520 m. di altezza, mentre le varietà
ingentilite e coltivate si aggirano intorno ai 1012 m. di altezza.
Ha radici lunghe, forti e fittonanti che si possono estendere
lateralmente anche parecchi metri oltre la proiezione della
chioma.
Il ciliegio dolce si può innestare su 3 portainnesti principali:
1) ciliegio selvatico,
2) magaleppo,
3) ciliegio acido.
1) CILIEGIO SELVATICO O DI MONTE
Portainnesto più usato per il ciliegio dolce; molto adatto per
buoni terreni freschi, sabbiosi ed anche ricchi di silice, purchè
non siano né troppo aridi, né troppo umidi; dà le piante che
raggiungono le più grandi dimensioni. Sul ciliegio selvatico
riescono ottimamente tutte le varietà di ciliegi, anche le visciolone
(Prunus cerasus L.) danno buoni risultati su questo portainnesto,
mentre se innestate su piante avute dai loro semi crescono stentatamente.
In natura si trovano ciliegi selvatici a frutto rosso e a frutto
nero, i primi sono quelli da preferirsi per i semi, poiché quelli
a frutto nero danno delle piante che sopportano meno bene degli
altri l'innesto a gemma anche se però si possono utilizzare
per l'innesto a spacco; inoltre i portainnesti che provengono
dal ciliegio selvatico a frutti neri non sono i più opportuniper
innestarvi visciolone, agriotte o amarene, mentre sono sempre
ottimi per la varietà di ciliegio dolce appartenenti ai due
gruppi delle tenerine e duracine. Su questo portainnesto si
possono avere gli alberi più longevi, anche ultracentenari.
Su questo soggetto le varietà di ciliegio acido entrano in produzione
più tardi, e l'epoca di fioritura e di maturazione dei frutti
avviene con un ritardo di 45 giorni rispetto al secondo portainnesto.
2) MAGALEPPO O CILIEGIO DI S. LUCIA (Prunus mahaleb L.)
È un soggetto indicato per i terreni secchi, calcarei, ciottolosi,
anche assai magri e di poco spessore, disdegna i ristagni e
i terreni pesanti e asfittici, è più resistente del precedente
alle basse temperature invernali e le piante su di esso innestate
entrano presto in riposo vegetativo nell'autunno. Ciò lo rende
consigliabile e preferibile per le zone altimetricamente più
elevate. Su questo soggetto le piante sono più facilmente danneggiate
dal vento, visto il suo scarso ancoraggio; mentre nei riguardi
della resistenza all'insolazione danno piante più resistenti
rispetto al ciliegio selvatico. Riguardo alla resistenza alla
siccità il magaleppo è un soggetto molto valido; comunque rispetto
al ciliegio selvatico induce una vigoria inferiore, una dimensione
relativamente più piccola ed a 1520 anni inizia a dare i segni
di senilità. Inoltre il magaleppo fa entrare prima in produzione
la pianta e dà, almeno nei primi anni, una produzione più abbondante
rispetto a quella data dal ciliegio selvatico. Infine si può
dire che il magaleppo oltre ad essere meno affine al ciliegio
dolce rispetto al ciliegio selvatico, si è dimostrato più resistente
alla stanchezza del terreno, alla carenza di zinco e meno esigente
di potassio del Prunus avium. La varietà più usata per il reperimento
dei semi, per la sua vigoria e per la longevità superiore che
induce è la varietà Prunus mahaleb var. typica, che ha una corteccia
molto chiara distinguibile dalla varietà cuponiana, che ha corteccia
scura, e dalla verietà transilvanica, con colore intermedio.
3) CILIEGIO ACIDO (Prunus cerasus L)
È un soggetto poco usato per la sua scarsa affinità con il ciliegio
dolce, è molto adatto ai terreni pesanti e umidi, mentre nei
terreni sciolti sviluppa un apparato radicale piuttosto ridotto
e richiede adeguati sostegni, ciò che lo rende un discutibile
o anche sconsigliabile soggetto nelle zone ventose. Il prunus
cerasus conferisce alla pianta una scarsa longevità, uno sviluppo
assai minore, un portamento più aperto della chioma, tanto che
molti consigliano di innestare ad un metro e più da terra. Le
dimensioni dei frutti sono maggiori negli alberi innestati su
Prunus mahaleb rispetto a quelli su Prunus avium, purchè non
interferisca, come spesso avviene, una produzione troppo abbondante.
Da quanto detto finora risulta chiaro che per evitare problemi
di scarsa vigoria, attacchi parassitari e scarsa longevità,
il portainnesto più indicato per il ciliegio dolce è indubbiamente
il ciliegio selvatico (Prunus avium L) che però dà piante molto
grandi (1012 m.) e perciò non agevola la raccolta, ma offre
in ogni caso, se ben curato, le produzioni più elevate e di
migliorare qualità, poiché matura i frutti a notevole distanza
da terra in un ambito di luce e calore molto più consoni ad
una buona elaborazione e maturazione delle sostanze e forze
vitali del frutto. Infine il portainnesto più adatto al ciliegio
acido (Prunus cerasus L) è sicuramente quello proveniente dai
semi della forma selvatica, o anche da cultivar tardive con
buona germinalità dei semi e con caratteristiche botaniche simile
alla varietà da propagare. Riguardo alle leggi che governano
lo sviluppo della chioma, si può dire che il ciliegio dolce
è caratterizzato in generale da un portamento assurgente; il
gruppo delle tenerine presenta in genere alberi di 10-12 m.
di altezza con rami quasi verticali nei primi anni e poco divaricati
in vecchiaia; foglie grandi, profondamente seghettate, lisce
su ambo le pagine. Il gruppo delle duracine presenta piante
diritte e vigorose che si aprono in rami prima raccolti, poi
sparsi, vestiti di foglie con grosse gemme e mazzetti fiorati
grandi; le duracine si distinguono dalle tenerine in genere
per il portamento dell'albero che è più grande, meno ramificato
e con la chioma più slanciata, per i nuovi rami che sono meno
numerosi, ma molto più grossi e lunghi, per le gemme più voluminose,
per le foglie raramente erette e molto più grandi. Sintetizzando
il ciliegio dolce è un tipico albero del margine dei boschi
che cerca la luce e il calore, innalzandosi con la sua chioma
maestosa, che fiorisce copiosamente, e produce frutti e nettare
piuttosto ricchi di zuccheri, di aromi e molto ricchi di vitamina
A e C; perciò vista la precocità con la quale ci offre i suoi
dolci frutti è veramente una benedizione del cielo. I suoi frutti
erano consumati fin dalla preistoria, e nelle palafitte dei
laghi svizzeri e italiani si sono trovati molti semi della forma
selvatica. Nel secolo XVIII, nelle regioni orientali della Francia,
vi era l'uso di tagliare solo i ciliegi malati, tanti grande
era l'importanza dei loro frutti. Bosc, famoso pomologo, scriveva
nel 1821, "Ne ho visti così tanti bei boschi intorno a Langres,
che nella mia fanciullezza potevo comodamente andare da un albero
all'altro senza scendere a terra". In seguito una legge ordinò
l'abbattimento di questi ciliegi; "fu, prosegue questo autore,
una calamità per i poveri che per tre mesi all'anno, vivevano
dipendendo dalle ciliegie. Quante volte ho mangiato nella mia
infanzia d'inverno, dai carbonai, la zuppa di ciliegie, cioè
pane bollito nell'acqua con delle ciliegie secche e un po' di
burro. Era il abituale di questi uomini meno selvaggi e di cui
ho provato così spesso la bontà di cuore. Oggi manca e niente
può rimpiazzarla".
LA PRODUTTIVITA'
Il ciliegio è la pianta che nel tempo più breve (80 giorni dalla
fioritura alla maturazione) elabora la maggior quantità di zucchero
di tutte le piante da frutto di grande reddito da noi trattate.
Difatti le ciliegie contengono da 8,57 a 13,11% di zucchero,
percentuale che viene raggiunta raramente dalle pere e pesche.
Come si rileva dallo specchietto
(clicca
per ingrandire), la produttività non è tanto forte, quantunque
il ciliegio raggiunga l'età di 70 anni e quello acido di 40
anni, il prima ha solo 50 anni produttivi con una produzione
media annua di 26 chilogrammi mentre il ciliegio acido ha 30
anni di produttività con una produzione media annua di 18 chili.
Il ciliegio acido produce circa 1/3 meno del ciliegio dolce.
La produzione totale media nella vita di un ciliegio dolce è
di 1300 Kg. Mentre nel ciliegio acido è di 560 kg: questi dati
sono riferiti ad un sesto di impianto di metri 10x10 per il
primo e di metri 5x6 per il secondo. A condizioni speciali questa
rendita può aumentare dal 25 al 100%. La ciliegia è un frutto
popolare gradito a tutte le classi. E' il primo frutto che compare
in abbondanza sui mercati nella prima decade di maggio ed il
raccolto si protrae a tutto il mese di giugno. Le primizie maturano
30 giorni circa dopo la fioritura; succedono le duracine in
giugno. Le più tardive sono le visciolone e le viscioline. Le
ciliegie sono gradite per la loro dolcezza e godono di proprietà
temperanti, rinfrescanti e leggermente lassative. Un kg. di
ciliegie sviluppa 580 calorie ed un kg. di mele 540 calorie.
Negli anni di abbondanza si ricorre all'essiccazione in forno
o al solo, si fanno marmellate e si prepara un famoso liquore
KirschenWasser della Selva Nera; a Grenoble si prepara Ratafia
ed in Dalmazia il Maraschino.
CARATTERI VEGETATIVI
Generalmente il ciliegio è ben fornito di rami che formano una
bella chioma. Bisogna conservare questi rami nel più gran numero
possibile. Essi sono sempre di eguale vigore e tendono ad elevarsi,
mentre i rami inferiori tendono ad esaurirsi . Per lo più nei
ciliegi la gemma è solitaria, senza gemme latenti e racchiude
in sé, come nel susino, i primordi del germoglio legnoso o dei
fiori. Se ad esempio la gemma si trova all'estremitàdel ramo
dove la linfa affluisce abbondantemente, abortiscono i primordi
floreali e si sviluppa soltanto un germoglio. Se la linfa non
affluisce in tanta quantità, si sviluppano fiori (in numero
sempre di 2 a 4) ed un germoglio. Ciò avviene specialmente se
la gemma si trova a metà lunghezza del ramo, se invece si trova
verso la base, dà fiori ed abortisce il primordio del ramo a
legno. Talvolta si sviluppa qualche foglia, ma questa non porta
alcuna gemma alla sua ascella. Tagliando su qualunque gemma
del ciliegio si fa sviluppare un germoglio. La gemma terminale
del visciolino è sempre a legno.
Dei rami a frutto abbiamo:
a) il brindillo, il quale può trovarsi lungo gli altri rami
a legno. Esso porta delle gemme più avvicinate alla base e quelle
dell'estremità danno frutto nell'anno successivo;
b) i dardi a mazzetto. Questi hanno nel mezzo fra le gemme a
fiore una gemma a legno. Questi dardi si possono trovare anche
sulle branche e, portando dei frutti, sviluppanonello stesso
anno un germoglio colla gemma terminale il quale alla sua volta,
nel secondo anno, porterà frutto;
c) i dardi allungati che si formano pure nella terza vegetazione
del ramo che li porta, ma differiscono dai precedenti perché
terminano con una sola gemma, dalla quale spuntano i fiori e
la gemma che darà un nuovo germoglio. Questi dardi allungati
sono produzioni particolari dei ciliegi duracini. Dal modo con
cui si formano questi rami a frutto si rileva la ragione per
la quale il ciliegio porta frutto soltanto sui rami nel terzo
anno di vegetazione: nel primo si forma soltanto la gemma, nel
secondo il dardo a mazzetto, nel terzo questo dardo fruttifica.
Contemporaneamente alla fruttificazione, dalla gemma terminale
a legno del dardo si sviluppa un germoglio. Questo germoglio
lignificatosi nell'anno successivo si fornisce di dardi i quali,
a loro volta, nell'anno seguente daranno frutti. Un ramo che
quindi ha dato frutto non ne porta nell'anno successivo, ma
due anni dopo e così si spiega l'alternanza della fruttificazione
del ciliegio lasciato senza potatura. Le ciliegie tenerine e
le duracine hanno gli alberi con rami numerosi, vigorosi, verticali,
che nel primo anno portano solo foglie, nel secondo anno rosette
di foglie e i coprono di frutti nel terzo anno. È una eccezione
se si trovano dei fiori alla base dei rami della seconda vegetazione.
Portato il frutto, le branche cominciando dalla base vanno lentamente
denudandosi, non però così rapidamente come nel pesco. Anche
l'albero delle viscioline fruttifica sui rami di 3 anni di vegetazione,
però la pianta è meno vigorosa e dà rami più brevi. Il visciolino
fruttifica sui rami nel secondo anno della loro vegetazione.
È un albero di taglia media, con rami sottili, fragili, pendenti
ed ha branche divergenti. Il ciliegio fiorisce a 8° C e matura
i frutti a 17,8° C.
L'ALLEVAMENTO DELLA PIANTA E LA POTATURA (*)
Il ciliegio viene allevato, come ho ripetuto più volte, specialmente
a pieno vento col fusto alto da m. 0,80 a 2. Si lascia che prenda
da sé la sua forma naturale, soltanto nei primi tre anni si
ha cura di sfrondare i rami principali. I graffioni di solito
formano degli alberi con la fronda a tronco di cono o quasi
piramidale e col fusto alto 1 metro; le viscioline prendono
una forma a vaso, globosa, schiacciata e meno ridotta; le tenerine
e le viscioline una forma globosa grande. Per queste due ultime
specie si può lasciare un maggior numero di branche che per
le prime. Ad eccezione di alcune viscioline come l'Inglese precoce,
la Regina Ortensia, l'Imperatrice Eugenia ed altre varietà consimili
che fanno delle branche forti e diritte ma brevi, la potatura
del ciliegio in genere deve essere moderata poiché il taglio
regolare è nocivo allo sviluppo, alla durata ed alla fruttificazione
dell'albero. Il ciliegio in genere non sopporta i tagli. Le
ferite si rimarginano difficilmente e lo fanno presto deperire.
I rami del ciliegio si forniscono facilmente di produzioni fruttifere
per tutta la loro lunghezza e quindi, lasciandoli anche senza
potatura, si hanno delle produzioni fruttifere continuate per
una serie di anni.
IMPIANTO E CURE
DI COLTIVAZIONE (*)
Il ciliegio viene coltivato per lo più da noi nei broli, negli
orti o nei campi a pieno o mezzo vento ed è abbandonato alla
libera crescita. Non convengono gli impianti fatti nei prati
e pascoli poiché per la cotica erbosa le piante soffrono per
la siccità sono poco produttive. Non avendo radici tanto profonde,
esso non richiede neppure uno strato di terreno tanto considerevole
per prosperare come anche la preparazione del terreno non richiede
molta spesa. Per concimazione di impianto si suol dare al ciliegio
della terra vergine mista a cotiche erbose in decomposizione,
inquantoché lo stallatico fa spesso putrefare le radici, provoca
la gomma e fa anche qualche volta ingiallire le foglie. Quando
si hanno dei terreni aridi, leggeri, calcarei e sassosi, si
preferisce per soggetto il mahaleb; il quale si impegna anche
per imboschire le frane, le pendenze e per fare le siepi. Rispetto
alla concimazione noi dobbiamo curare per il ciliegio che, al
momento dell'impianto, esso abbia a sua disposizione una forte
dose di concimi organici complessi in modo da favorire un ampio
sviluppo delle radici. Bisogna ricordare ancora che il ciliegio
è eminentemente calcivoro e relativamente poco esigente di azoto.
Perciò si impieghi molto terricciato. Anche nelle concimazioni
di mantenimento si dia azoto soltanto quando si vede dal minore
sviluppo dei germogli e delle foglie, che esso ha fame di azoto.
Quando noi abbiamo assicurato una buona impalcatura di radici
nei primi 5 anni noi abbiamo assicurato al ciliegio il mezzo
di alimentarsi per tutta la vita degli elementi naturali che
si trovano nel terreno poiché alla restituzione dei materiali
esportati coi raccolti la radice utilizza anche nei campi la
concimazione che viene fatta alle colture erbacee promiscue.
Marco Bertelli
(*)Nota
Bibliografica: da "Frutta di grande reddito" di D. Tamaro, Ed.
Hoepli.