Il colore rosso – storia della cocciniglia
Di Michael O’Connor
Tradotto da: Carlotta Cristiani
"Due secoli fa nessuno avrebbe immaginato che una cosa preziosa
come la cocciniglia, considerata, alla stessa stregua dell'oro e dell'argento,
uno dei più importanti tesori dell'impero spagnolo, sarebbe stata
dimenticata", sostiene Amy Butler Greenfield, studiosa di storia
e autrice di A Perfect Red [N.d.T.: Un rosso perfetto]. Per chi non
lo sapesse, la cocciniglia è un insetto che, schiacciato ed essiccato,
produce un colorante che dà origine ad una tonalità di
rosso viva e duratura. Mentre si dedicava alle ricerche per la sua tesi
di Master, sull'introduzione del cioccolato in Europa, la Greenfield
fu incuriosita da un costante riferimento alla parola "grana"
o "grana cochinilla", da lei notato in alcuni documenti contenuti
nell'archivio di Siviglia. Tra le principali merci che la Spagna importava
dal Nuovo Mondo risultò esservi un colorante rosso.
Anni dopo, questa informazione spinse l'autrice ad approfondire le ricerche
sulla cocciniglia e sulle ragioni per cui il colorante rosso sarebbe
diventato così importante nell'Europa pre-industriale.
Uno dei punti partenza è il colore rosso in sé. Gli esseri
umani hanno sempre avuto un rapporto speciale con questo particolare
colore, fa notare la Greenfield. "Gli antropologi Brent Berlin
e Paul Kay hanno dimostrato che, nella maggior parte delle culture,
i primi nomi riferiti ai colori distinguevano tra chiaro e scuro. Quando
una lingua si evolveva fino a comprendere tre nomi di colori, quasi
sempre il terzo termine si riferiva al rosso. I nomi che indicavano
gli altri colori si svilupparono solamente in seguito, dopo che il termine
che indicava il rosso diveniva di uso comune. È interessante
notare come, secondo Berlin e Kay, è frequente che il termine
"rosso" sia collegato alla parola che indica il sangue. Essi
citano esempi di gruppi di aborigeni in cui la stessa parola esprime
entrambi i concetti."
L'importanza del colore rosso durante il Medioevo non si limitava alla
sua affinità con la natura. Era apprezzato anche perché
era relativamente raro. I tintori medioevali, estremamente abili e preparati,
riuscivano a produrre molti colori ma il rosso era molto difficile da
ottenere, almeno in forma duratura. Le radici che producevano la ‘robbia’,
un colorante rosso, erano conosciute sin dall'antichità, ma il
colore era soggetto a leggere variazioni di alcalinità e di temperatura.
Tinture prodotte da insetti quali il chermes, il sangue di San Giovanni
e il rosso armeno erano molto ricercate ma difficili da ottenere (secondo
alcuni documenti prodotti dalla Greenfield, ad una tintoria medioevale
di Firenze tingere una stoffa di rosso costava dieci volte di più
che tingerla di azzurro).
A Perfect Red ci svela informazioni affascinanti, tutte basate su questo
particolare colore. Chi avrebbe mai pensato, ad esempio, che vi fosse
l'usanza di dipingere la Vergine vestita di rosso? "Molti associano
la Madonna ai colori bianco e azzurro," afferma la Greenfield,
"ma nei dipinti rinascimentali essa è spesso dipinta vestita
di rosso, oppure di una combinazione di rosso e blu. Ciò ha una
spiegazione. Benché il rosso sia in qualche modo legato all'idea
di peccato, esso è ancora più legato alla Chiesa e a Dio.
Era il colore dei cespugli in fiamme, del fuoco pentecostale, del sangue
di Cristo, dei martiri, per non parlare dell'emblema stesso della Chiesa.
Era il colore associato anche ad un'elevata condizione sociale: chi
indossava un abito rosso apparteneva ad un certo ceto sociale ed era
meritevole di rispetto". (Sembra che "in parte, l'usanza andò
persa durante il periodo barocco a causa delle tendenze artistiche del
tempo. Durante il XIX secolo, quando il Papa dichiarò il bianco
colore ufficiale della Vergine, il rosso era caduto in disgrazia ed
era più spesso associato al peccato che al divino".)
La scoperta dell'America da parte della Spagna portò alla scoperta
di un nuovo mondo, pieno di ricchezze sconosciute all'Europa del tempo.
Una di esse era la cocciniglia, un piccolo insetto che abbondava in
un tipo di cactus che cresceva in Messico (in particolare nella zona
di Oaxaca). La cocciniglia presentava una serie di vantaggi sulle tinture
utilizzate a quell'epoca in Europa. Grazie alla sua composizione chimica,
essa produceva un rosso più ricco e duraturo ed era più
facile da coltivare, per lo meno in Messico. Nel 1570 l'industria tessile
europea si era convertita all'uso della cocciniglia, dalla quale era
diventata dipendente. E aveva così portato nelle casse della
corona spagnola le tanto attese entrate.
La Greenfield è oltremodo adatta a descrivere il processo di
introduzione della cocciniglia, avendo, come è stato già
accennato, studiato l'introduzione di un altro prodotto proveniente
dalle Americhe: la cioccolata. "L'arrivo del cioccolato in Europa
è stato fitto di ostacoli. Dovette passare un secolo prima che
gli europei accettassero questa bevanda, e ciò che li conquistò
fu tanto il cacao quanto lo zucchero che essi vi aggiungevano. Quando
il cioccolato divenne popolare, i coloni spagnoli delle Americhe non
ebbero difficoltà a coltivare il cacao secondo il classico stile
coloniale: in enormi piantagioni, con manovali e schiavi", spiega
la studiosa. "Con la cocciniglia fu invece diverso. Gli europei
apprezzavano le tinture rosse da secoli, tennero quindi in grande stima
la cocciniglia fin dal primo momento. Ma quando i coloni spagnoli tentarono
di riprodurre la cocciniglia nelle piantagioni andarono incontro a ripetuti
fallimenti. Furono quindi costretti a dipendere dagli indigeni del Messico
per ottenere la tintura. Ciò concesse agli allevatori di cocciniglia
del luogo un certo potere contro i peggiori eccessi del colonialismo."
Uno degli argomenti secondari più interessanti del libro è
quello che affronta lo sviluppo della mentalità scientifica che,
a differenza della segretezza tipica delle corporazioni dei mestieri,
cercava di studiare e di discutere apertamente i nuovi materiali, tra
cui la cocciniglia. Mentre i membri delle corporazioni, come i tintori,
venivano severamente puniti (in casi estremi anche con la morte) se
svelavano i segreti del proprio mestiere, gli uomini di scienza, sempre
più numerosi, incoraggiavano una mentalità più
aperta. Poiché l'uso della cocciniglia era sottoposto a restrizioni
da parte degli spagnoli, uno dei maggiori dibattiti scientifici del
tempo riguardò la vera natura della cocciniglia (si ricordi che
all'epoca il microscopio era ancora agli albori). "Il tramonto
delle corporazioni fu causato più che altro dai radicali cambiamenti
che caratterizzarono l'economia europea e dai nuovi sviluppi nella circolazione
delle informazioni", chiarisce la Greenfield, "ma la storia
della cocciniglia aiuta senz'altro a comprendere cosa stava accadendo.
Nell'Europa medioevale o del primo Rinascimento le corporazioni di tintori
riuscivano a mantenere tra loro il segreto della loro arte, spesso minacciando
di morte coloro che ne violavano il codice. Nel XVII secolo però
gli scienziati cominciarono a sconfinare nel loro territorio. I nuovi
"filosofi della natura" svilupparono un particolare interesse
per la cocciniglia. Non avevano idea se fosse di origine animale, vegetale
o minerale ma, svelando l'enigma, speravano di gettare luce sui misteri
della luce e del colore; o, almeno, di sviluppare nuove strategie per
ottenere la preziosa tintura. Per i tintori era di vitale importanza
mantenere tali i segreti della cocciniglia, ma, per loro disgrazia,
gli scienziati erano determinati a fare luce su di essi".
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