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Carni e allevamenti intensivi
Tratto da “Quattro sberle in padella”, Stefano Carnazzi
e Stefano Apuzzo
ALLEVAMENTI INTENSIVI.
Sembrerà un consiglio rivoluzionario, ma certo va alla radice
del problema: evitare ogni prodotto proveniente da allevamenti intensivi.
“Allevamenti intensivi” sono i capannoni industriali, nati
negli anni Sessanta, in cui sono rinchiusi decine, centinaia, migliaia
di animali (in America ci sono feedlots con dentro 100.000 e più
capi di bestiame) in condizioni infernali, privati di libertà
di movimento, dell'aria e della luce del sole, rinchiusi in gabbie,
costretti alimentazione forzata, immunodepressi.
Le condizioni di vita degli animali, tali da suscitare pietà,
sono oggetto di continue battaglie delle associazioni animaliste.
Ma non è solo questione di pietà: la concentrazione degli
animali e il regime alimentare forzato aumentano lo stress, le malattie
e la pericolosità microbica e sono la causa prima e principale
della diffusione a raggiera dei veleni e dell'esplosione degli scandali
alimentari (“mucca pazza”, "pollo alla diossina”
e vedremo quali altri). La "modernizzazione" zootecnica ha
riempito i cibi di residui di stimolatori dell'appetito, antibiotici
(metà della produzione mondiale di antibiotici è destinata
alla zootecnia), erbicidi, stimolatori della crescita, larvicidi e ormoni
artificiali. Proprio l'abuso di antibiotici in zootecnia è all'origine
del fenomeno della resistenza che da 20 anni tanto preoccupa gli scienziati
e le cui percentuali in Italia sono quintuplicate dal ' 92 a oggi: lo
sviluppo di pericolosissimi superbatteri resistenti a tutti i trattamenti
farmacologici (l'ultimo, lo streptococco VISA, che ha già ucciso
4 persone negli USA e due anziani in Scozia - e si è già
avuto il primo caso in Italia; in USA in un sacco di mangime per polli
sono stati trovati batteri resistenti a tutti gli antibiotici!). Molte
altre malattie, l'afta epizootica, l'Aids bovino (Biv), la salmonellosi,
l'encefalopatia spongiforme bovina sono consustanziali all'allevamento
intensivo. Ecco i metodi di allevamento di alcune specie.
MUCCHE E BOVINI: i trattamenti con ormoni d'origine animale,
di sintesi, sperimentali, sicuramente non sono stati interrotti. In
America i trattamenti con ormoni sono non solamente ammessi, ma incoraggiati,
e continuano ad essere sperimentati: zeranolo, estradiolo, testosterone,
progesterone, treribolone acetato sono in continua sperimentazione e
inoculati in vitelli, mucche e tori. Riescono a farli crescere più
velocemente del 50%. Per fortuna l'UE continua a tenere le proprie frontiere
chiuse all'importazione di carne trattata con ormoni: l'ultimo rifiuto
ufficiale data luglio 1999. Allora la ormai celebre (o famigerata?)
W.T.O. (World Trade Organization) avrebbe ordinato di “lasciare
che il bando venga disatteso", e gli USA hanno chiesto miliardi
in risarcimenti. Ma in Europa l'importazione di carne americana è
ancora vietata.
In Italia le condanne penali della Cassazione si susseguono, poche ma
senza soluzione di continuità, mentre l'Istituto Superiore di
Sanità trova diversi corticosteroidi illegali nel latte, e 17-betaestradiolo
nel siero bovino (usato per i vaccini). D'altronde, il D.lgs. 27/1/1992
n.118 vieta, è ovvio, la somministrazione di ormoni, ma li autorizza
a scopo terapeutico e nel periodo successivo al parto, cioè:
volendo, sempre. Dell'ormone D.E.S. (Dietilstilbestrolo), che provoca
cancro al seno, è difficilissimo accertare la presenza, essendo
attivo anche in dosi infime (parliamo di milionesimi di grammi). Secondo
il Comitato Scientifico dell'Unione Europea, che doveva pronunciarsi
a proposito del doping, anche dosi infinitesimali di queste sostanze
danneggiano la salute umana, innescando tumori e alterando le risposte
del sistema immunitario. Inoltre, i valori residuali di ormoni ritenuti
innocui fino a dieci anni fa, sono oggi, grazie a dati scientifici più
raffinati, considerati rischiosi per i consumatori, specialmente per
i bambini in età pre-puberale.
Le ricorrenti malattie dei bovini provocate dalle condizioni-limite
in cui vivono costringono a terapie antibiotiche senza sosta. All'esame
anatomo-patologico si rileva un'incidenza elevata di lesioni muscolari
dovute all'uso di sostanze xenobiotiche.
La dipendenza della zootecnia dall'industria farmaceutica presenta questi
riflessi negativi
- sofferenza e patologie iatrogene negli animali;
- residui pericolosi negli alimenti d'origine animale;
- gravi rischi epidemiologici per selezione microbica;
- alterazioni del processo di depurazione con peggioramento dell’inquinante;
- rischi mutageni per i principi emessi nell'ambiente.
L’Organizzazione Mondiale della Sanità ha ripetutamente
messo sotto inchiesta i residui di certi farmaci veterinari nel cibo
(solo tra il '97 e il '98): abamectina, clorotetracicline e tetracicline,
il famigerato clembuterolo, cipermetrina, a-cipermetrina, neomicina,
ossitetraciclina, spiramicina, thiamphenical, tilmicosina, xilazina,
e ancora ceftiofur, cyfluthrin, danofloxacina, di-idrostreptomicina
e streptomicina, fluazuron, flumequine, moxidectina, spiramicina. In
Italia, è matematicamente certo (lo dimostra la sproporzione
tra le ricette "ufficiali" e il numero di animali: solo 5
ogni 100) che i farmaci vengono acquistati sul mercato nero per non
doverne segnalare l'uso. Poi, poco prima della macellazione, viene somministrato
agli animali un fortissimo diuretico che cancella le tracce delle sostanze
illegali.
Hanno luogo anche trattamenti con farmaci sperimentali.
Nei mangimi può esserci ogni genere di rifiuti ripugnanti: carogne
di animali, scarti dell'industria di trasformazione, lettiere o escrementi
animali, residui della lavorazione dello zucchero, dell'olio, paglia
trattata con ammoniaca, olii esausti di motori, addirittura i reflui
inquinanti delle distillerie di whisky e di gin; in Francia finivano
nei mangimi le acque nere, bollite, delle puliture dei macelli e delle
stalle, "condite" con gli scarti della spremitura a caldo
dei resti dei macelli. Il mais, che nella dieta dei poveri bovini ha
sostituito il più costoso fieno, fermenta nel loro colon e favorisce
la proliferazione di batteri, causa di pericolose infezioni che, in
Italia, costringono ogni anno decine di bambini alla dialisi per danni
ai reni. Nelle città non dotate d'inceneritore, diventano "farine
per animali” le carcasse di animali raccolti dal la Nettezza Urbana
(cani e gatti randagi, topi, ratti e pantegane). Anche gli animali portati
dal proprio veterinario per la "morte dolce" fanno la stessa
fine: attenzione, potremmo ritrovarci Fido o Micio nella catena alimentare!
Addirittura, potrebbero essere reimmesse (con o senza il consenso dell'ASL)
nel mercato dei sottoprodotti (art.5 c.1 del D.lgs suddetto) le carni
e i derivati sottoposti a trattamenti vietati! Così, nei grassi
degli animali si accumulano le diossine, pesticidi come il 4-4' D.D.T.,
D.D.E., D.D.D., E.D.T.A. e metalli pesanti come il cadmio (per colpa
del quale nel '95 si è scoperto che una fettina di cavallo su
due è fuorilegge), piombo, arsenico e cromo.
Però, la sanzione (depenalizzata) per chi commercializza mangimi
scadenti va da lire 600.000 a lire 3.000.000; se sono nocivi "per
il bestiame... ammenda da lire 250.000 a lire 2.000.000” (art.22
l.15/2/1963, depenalizzata e aggiornata nel 1981).
La Confcommercio , su impulso del DM 13/4/99, ha avviato a fine '99
una ricerca per censire gli intermediari che immettono in commercio
additivi, miscele, prodotti proteici, amminoacidi e simili, tentando
di ricostruire l'intero iter della fabbricazione. Ne vedremo delle belle.
Perfino nelle mangiatoie dei disgraziatissimi animali si annidano veleni:
uno studio condotto in Europa nella primavera ' 98 ha rivelato che una
mangiatoia su tre era contaminata da antimicrobici non dichiarati, una
su quattro a concentrazioni elevatissime: clorotetraciclina (C.T.C.)
nel 15% dei casi, sulfonamidici nel 7%, penicillina nel 4%, trattamenti
ionoforetici nel 3%, e tutte le concentrazioni di sulfonamidici erano
sufficienti per lasciare residui tali da causare danni al tessuti, alle
mucose, da contatto.
Importazione illegale di carne. Ne ha parlato con coraggioso tempismo
Antonio Delitalia, dalle colonne de “Il Giornale" (16 giugno
'97): "Ci sono due tendenze tutte italiane di fronte a un argomento
scomodo e ingombrante: chiudere un occhio e fare finta di non avere
visto, o spalancarli tutti e due e denunciare situazioni che travalicano
la realtà. Il problema della carne contaminata da clembuterolo
e affini rischia di essere uno di questi. Scomodo perché si parla
di frode alimentare, ingombrante perché la carne arriva nel piatto
di oltre quarantacinque milioni di italiani".
Il problema assai grave è quello dell'importazione di carni clandestine,
che, per evitare l'Iva, sfuggono qualunque accertamento sanitario. E
dal Triveneto gli allevatori fanno sapere che il 10% della carne importata
è al clembuterolo. Dal momento che importiamo circa il 50% della
carne bovina che consumiamo, il problema ha dimensioni preoccupanti.
Non allarmistiche, ma preoccupanti. Dice Vincenzo Dona, segretario generale
dell’Associazione consumatori che ha elevato frequenti proteste,
senza però ottenuto risultati apprezzabili: “I controlli
sono inadeguati, e fanno acqua più di una bistecca al cortisone".
L’Europa ha imposto il marchio di qualità, però
il governo è inadempiente. Per evadere l'Iva si è creato
un mercato clandestino lucrosissimo. Ma anche nell'importazione legale
il controllo è possibile solo sulle mezzene, non sulla carne
pezzata e confezionata che finisce sul banco di macelleria.
Un documento ministeriale certifica l'avvenuta intossicazione collettiva
di Assisi per carne al clembuterolo, la cui responsabilità, ridotta
a pochi allevatori, ricade su tutti.
“Il problema esiste" diceva nel '97 il prof. Agostino Macrì,
responsabile del servizio veterinario dell'Istituto superiore di sanità.
E va risolto perché riguarda la salute.
Ma nulla è stato fatto.
E non ci sono solo veleni "artificiali". Come se non bastasse,
anche i “contaminanti naturali" sono un'insidia per chi mangia
carne: le aflatossine (un tipo di micotossine, sostanze tossiche prodotte
dalle muffe) possono contaminare i cereali destinati a diventare mangime
per animali prima e durante il raccolto o per immagazzinamento e conservazione
sbagliati. Quando gli animali mangiano cibo contaminato, perdono peso
e diminuisce la produzione di latte; i metaboliti di queste tossine
infettano i tessuti animali commestibili, e si riversano nel latte.
Sono pericolose per la salute umana concentrazioni di aflatossine superiori
a 20 miliardesimi di grammo nei mangimi e a 0.5 miliardesimi di grammo
nel latte!
Infine, lo stress innaturale e perpetuo causa un accumulo di adrenalina
che realmente avvelena la carne, la cui assunzione può essere
nociva per l'uomo. Motivi dello stress: condizioni di vita, alimentazione
forzata, interminabili trasporti di ore e giorni con carri bestiame
fermi alle frontiere o nei porti senza alcun supporto vitale, niente
acqua, niente riposo, niente riparo dal sole torrido o dalla pioggia.
Unica speranza, la morte.
VITELLI: il sistema per mantenere la carne pallida, rosea e
delicata consiste nel tenerli in condizioni enormemente innaturali.
Al terzo-quarto giorno di vita, strappati alle madri inseminate artificialmente,
vengono collocati ognuno in un box largo 40 cm . e lungo un metro e
mezzo. I vitelli sono legati con una catena al collo per impedire ogni
movimento (la catena potrà esser tolta quando saranno cresciuti
tanto da occupare tutto il ristretto spazio del box). Essi non vedranno
mai né paglia né fieno, poiché mangiarne potrebbe
rovinare il tenue colorito delle carni. Gli studiosi, per questi poveri
vitellini, parlano di stress acuto e cronico, le cui conseguenze sono
immunodeficienza (i vitellini si ammalano), infezioni, necessità
di antibiotici. Nutriti con budini semiliquidi iperproteici che causano
un’inestinguibile arsura (l'acqua è loro assolutamente
negata, per indurli a ipernutrirsi, mangiando più budino e più
velocemente) e un’inarrestabile dissenteria per spingerli all'anemia
al fine di sbiancare le carni, disordini digestivi e ulcere sono frequenti;
sottoposti a cicli costanti di trattamenti antibiotici, dopo tredici-quindici
settimane si portano al macello.
Avete mai visto gli occhioni spaventati di un vitello portato al macello?
L’allevamento intensivo di bovini e vitelli è anche un
rischio ecologico e biologico, oltre che sanitario. I vitelli sono la
“residenza” preferita di germi e infezioni, di Escherichia
Coli 0157:H7, VTEC e STEC, parassitemie theileriali da Theileria buffeli,
Neospora caninum (diffusa dal Canada all'Argentina, e in Spagna) e altre
malattie epidemiche. Per esempio, nel novembre '99 un modello di simulazione
dinamica realizzato dal Dipartimento di farmacologia, microbiologia
e igiene alimentare della Scuola norvegese di scienze veterinarie di
Oslo ha stabilito che, anche qualora l'importazione di carne di vitello
in Norvegia cessasse nel volgere di due anni, per oltre dieci anni continuerebbero
a crescere le infezioni da Taenia saginata nei vitelli domestici, e
di conseguenza gli episodi epidemici di infezioni negli uomini. Nell'agosto
del 1999 è stato isolato in Malesia un Enterococcus Faecium quasi
invincibile, resistente alla vancomicina e a un'ampia gamma di antibiotici.
E dov'era? Era in 10 campioni di tessuto molle di carne bovina.
Nota di demerito speciale per il fegato di vitello e di bovino adulto,
che molti ritengono "prelibato". Il fegato si impregna di
tutte le sostanze nocive assimilate da un organi
Carne trita.
La carne trita è soggetta ad annerimento più di altri
"tagli di carne”. Non possiamo escludere la possibilità
che "additivi non consentiti” (come scrive la Pretura di
Torino in una sentenza di condanna di un macellaio) vengano aggiunti
per ritardare questo processo. Abbiamo iniziato a sospettare qualcosa
di simile quando ci siamo accorti che i gatti di nostri amici, ghiottissimi
di carne, invece annusavano con diffidenza e non assaggiavano neppure
la carne trita quando gli veniva offerta. Comunque, nei supermarket,
ove ormai spesso è confezionata "in atmosfera protettiva'
(C02), è più difficile che quest'eventualità si
verifichi.
Ragù.
Sfuggono all'etichettatura i conservanti e gli additivi di cui è
impregnata la "carne secca per minestre" e la "carne
secca per preparati di minestre o salse". I più pericolosi
sono i gallati di propile (E310), di ottile (E311), dodecile (E312),
di eritorbati...
MAIALI…
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