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BIOPENSIERI
ottobre 2009 a cura di Ivo Bertaina |
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Per me il mistero della morte ha sempre rappresentato
fin da piccolo un aspetto importante e presente nella mia vita. L’unica cosa che mi consolava nella mia paura
era che tutti , ma proprio tutti, prima o poi sarebbero morti, che se
non altro la morte era una cosa veramente democratica, anche chi aveva
soldi potere, giovani o vecchi, anche il Papa, sarebbero passati prima
o poi dalla porta della morte… Anzi proprio su una confessione iniziò la mia
conoscenza con il sesso. Dopo la prima comunione durante una confessione,
un prete dall’altra parte della grata del confessionale mi chiese
“ti tocchi?” ed io che non avevo capito a cosa alludesse
avevo sempre pensato che toccarmi, nel senso di lavarmi, soffiarmi il
naso, grattarmi la testa od altri gesti simili non fossero peccato ma
cose ordinarie rimasi sbalordito. Poi a scuola, nella terza superiore, ebbi un’altra
grande fortuna: il professore di italiano che era una persona decisamente
singolare. Nelle nove ore che aveva settimanalmente con noi e per un
anno intero non ci spiegò una pagina di antologia, storia o geografia
ma ci spiegò con un interminabile monologo che ognuno di noi
nasce per caso e per caso sparisce con la morte, per sempre. Mentre i miei compagni di queste sue tensioni se ne
fregavano, giocavano a carte, facevano i compiti o leggevano, io, unico
nella classe, restai rapito dalle sue tesi ed assorbii di conseguenza
le sue paure e le sue ansie. Ed anche le mie esperienze, come si fa quando si cerca, furono tra le più disparate, dalla radioestesia, alla comunicazione con i defunti, alle scienze esoteriche, fino ad arrivare un giorno a conoscere un certo Rudolf Steiner e l’antroposofia che iniziò a darmi delle risposte scientifico – spirituali interessanti e soprattutto i mezzi per verificare personalmente le tesi che indicava, cosa che non ho trovato in nessun’altra strada di conoscenza. Ed allora la morte non solo non mi fece più paura, ma anzi mi appassionò ed è diventata per me un aspetto naturale e conosciuto; Goethe ci diceva che “senza la morte non ci sarebbe la vita” ed è vero, come è vero che ci insegnano malamente a vivere ma non ci insegna nessuno a morire, anche forse perché la morte è un atto per l’essere umano, molto ma molto personale. In questi giorni ci stiamo avvicinando al periodo dei
Morti, una festa cristiana, dove di solito la cosa importante è
imbandire al meglio le tombe dei propri cari defunti perché tutti
vanno al cimitero e bisogna “far vedere” che le nostre tombe
sono ben tenute ed adornate. I nostri cari non sono relegati in un camposanto, ma attraverso una loro dimensione spirituale interagiscono continuamente con noi, ci osservano e vogliono comunicare con noi, non solo nel giorno dei Morti. Ma noi li sentiamo? Diamo loro la possibilità di comunicare con noi? Facciamo qualcosa per aiutarli e non solo sentire egoisticamente la loro mancanza? Ognuno di noi ha perso parenti, amici, vicini di casa
o conoscenti nel corso degli anni ma personalmente devo dire che ho
conosciuto veramente la morte di un essere umano con la morte di mio
padre nel 1995. Penso che i genitori, figli o mariti e mogli siano legati
a noi in una maniera più forte e visibile. Cosa possiamo fare per i nostri morti e come possiamo
prepararci alla morte: in merito Rudolf Steiner ci dice molte cose utili
e pratiche. Per chiudere sentiamo cosa ci dice proprio Rudolf Steiner sulla prima occupazione dei defunti “ Osserviamo i fiori sopra un prato sotto i raggi del sole; intorno ad essi l’occhio chiaroveggente vede irradiare i copri eterici, e nei raggi solari che scendono sulla Terra, il veggente può scorgere gli esseri umani che hanno appena passato la soglia della morte e che lavorano intorno allo sbocciare dei fiori” Quindi se abbiamo ben presente che i morti non sono in “un altro mondo” ma solo in un’altra dimensione, ci accorgeremo con gioia nostra e loro che viviamo sempre insieme, senza parlare poi della presenza degli angeli, arcangeli e delle sfere spirituali superiori e che siamo molto meno soli di quello che pensiamo se solo impariamo a vedere e sentire meglio ne avremo tutti un grande aggio. Ivo Bertaina
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