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BIOPENSIERI
febbraio 2009 a cura di Ivo Bertaina |
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La volta scorsa abbiamo parlato di come ognuno di noi liberamente e coscientemente possa cambiare nelle normali abitudini per passare da una vita dove il motore sia esclusivamente la vita economica ovvero il consumismo fine a se stesso, inteso anche come puro materialismo, la corsa al soddisfacimento dei piaceri materiali, di carriera ed aumento di potere e piacere personale, ad una economia spirituale dove il cuore sia invece il fulcro e le soddisfazioni delle nostre esigenze spirituali, troppo spesso represse e schiacciate, ne siano il centro. Dal periodo del Natale, preferisco dire delle 13 Notti Sante, l’uomo
ha un istintivo gesto animico di ricerca di nuovi buoni propositi, di
rimettere ordine in una vita dove ci si accorge che l’aspetto
fisico “pesa” troppo e manca qualcos’altro che resta
sempre più indefinito ed attraverso l’influsso di questo
importante periodo cerca con fatica di mettere in moto . Abbiamo parlato, nei BioPensieri di Gennaio, di come sia basilare per affrontare questo cambiamento di avere la coscienza di nutrirci con alimenti vivi, sani e senza usare veleni per le coltivazioni (che poi mangeremo) . Un secondo aspetto potrebbe essere l’aspetto sociale, le relazioni
umane che volenti o nolenti dobbiamo affrontare ogni giorno. Oggi nel nostro pieno materialismo il gesto classico è di difesa
del proprio territorio e si aspira ad ergere invalicabili muri per proteggere
la nostra insicurezza data dalla mancanza dell’approfondimento
e della conoscenza del lato spirituale. Se non capiamo che troviamo noi stessi solo nell’altro e che
più ci cerchiamo è più troviamo ricchezza e partecipazione
umana continueremo a perderci in noi stessi illudendoci che la mole
di materia con la quale ci circondiamo anziché arricchirci ci
isola. In un vecchio libro di Mario Rigoni Stern, “Storia di Tonle”, avevo letto che una semplice ma piena e grande regola della vita potrebbe essere “Noi vogliamo 8 ore lavorare, 8 ore imparare, 8 ore riposare; per sociale concordia, fratellanza ed unità” e questa regola mi è piaciuta subito molto perché indica che l’essere umano non è mai arrivato ma deve portare in sé sempre una ampia predisposizione al nuovo. Su questi tre aspetti: lavorare, imparare e riposare ci sarebbe da fare un libro di considerazioni ma vediamo di fare semplicemente qualche riflessione partendo dal lavoro che è forse la parte più delicata delle tre in quanto ad esso è connesso fortemente il futuro dell’uomo. Durante la prima fase dell’evoluzione umana, il lavoro ha rappresentato
per l’uomo il più valido aiuto per entrare in rapporto
con la materia e con le forze della Terra, per abitare la Terra e per
appropriarsi del corpo fisico. Accompagnando a ritroso l’evoluzione storica scopriamo che, durante
l’esistenza terrena, l’uomo e lo strumento (o l’utensile)
sono indissolubilmente legati. Per esempio l’artigiano medioevale diviene “maestro”
e ciò che produce porta l’impronta delle sue mani di maestro,
diventa un “creatore”. Quello che sta soprattutto a cuore a queste forze è di impedire
che gli uomini prendano coscienza del carattere nuovo e diverso dell’essenza
del lavoro e della sua missione. Così ha potuto sorgere la fallace illusione che ciascuno lavora
per se stesso, dato che i frutti del proprio lavoro sono ben visibili
nella busta paga. Dato che finora non ho citato Rudolf Steiner, dirò che nel
1906, aveva già auspicato una distinzione netta tra lavoro e
salario, in quanto diceva chiaramente che il lavoro in quanto elemento
spirituale non può e non deve essere pagato, in quanto lo svilisce
mentre il salario dovrebbe essere garantito a tutti per poter esplicare
al meglio i propri talenti. Ivo Bertaina
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