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APICOLTURA BIODINAMICA
Il miele deriva dal nettare dei fiori ed è il dolcificante più
antico usato dall’ uomo: compare già nei geroglifici verso
il 4000 a.C.
A differenza dello zucchero, il miele è facilmente assimilabile
dall’ organismo umano e,oltre al valore energetico, apporta molte
sostanze naturali, vitamine, enzimi, pigmenti, sali minerali.
Le ragioni del suo pregio, stanno sia nella sua alta digeribilità
(è costituito da zuccheri semplici), sia nella ricchezza della
sua composizione. Infatti, il miele non è un prodotto ottenuto
industrialmente mediante raffinazione, ma è un alimento vivo,
naturale, biologicamente attivo così come la natura lo crea.
Inoltre il miele demeter proviene da alveari le cui api sono allevate
secondo il metodo agricolo biologico-dinamico . Gli apiari sono perciò
siti e condotti in conformità alle regole della DEMETER , un
marchio internazionale che garantisce la genuinità e la qualità
del prodotto e che viene rilasciato esclusivamente alle aziende che
ne seguono le ferree regole.
Il miele Biodinamico, come quello biologico, non subisce alterazioni
di sorta nei laboratori di smielatura. I filtri a pressione sono vietati
come pure le pompe centrifughe che surriscaldano il prodotto oltre i
35°C sciupandone le preziose proprietà. Subito dopo l’
estrazione dai favi il miele è fluido, ma con il passare del
tempo si trasforma, e presto o tardi , cristallizza. Invece, se artefatto
resta fluido all’ infinito.
Per legge il miele non ha scadenza di legge. I disciplinari Demeter
prevedono 24 mesi dal confezionamento per il consumo umano.
Essere apicoltori Biodinamici significa lavorare di più per ricambiare
la cera vergine, aver più cure , offrire alle api tisane calde
alle sette erbe per andare meglio incontro all’ inverno, spendere
per aiutare gli alveari a rinforzare le proprie difese contro pidocchi
usando olii essenziali ed eterici di labiate da coltivazione biologica,
nutrire in inverno gli apiari con solo miele (anziché sciroppi
di glucosio, canditi, zucchero raffinato di barbabietola). Inoltre le
api regine demeter vengono rispettate fino da vecchie e vien tenuta
in considerazione la loro voglia di sciamare (che invece è repressa
dai più).
Gli apicoltori Biodinamici nel mondo applicano le norme direttive di
apicoltura Demeter che prevedono protocolli assai rigidi e controlli
approfonditi sulla purezza dei favi in cera d’ api, sul non uso
di antibiotici (causa di allergie nei bambini) e acaricidi, vernici
e smalti derivati dal petrolio per trattare le arnie , assenza di plastiche
e di irritanti sulle api per prelevare i melari di miele sgomberi di
insetti, sulla mancata mutilazione alle ali delle api regine
IL FAVO NATURALE
Che importanza riveste il favo naturale nel nido delle famiglie
?
La soluzione più ecologica per risanare le famiglie dai residui
chimici e dalle forzature tecniche. L’ impulso alla costruzione
della cera vergine.
Garanzia massima di purezza della cera poi impiegata per i fogli cerei
dei melari.
E’ il mese di Dicembre. E’ il mese del riposo meritato per
le api e per il loro apicoltore. Dicembre è l’ultimo mese
dell’ anno. Ed è anche il mese dei bilanci.
Infatti i bilanci si tirano a stagione conclusa.
Esistono bilanci preventivi, revisionali, consuntivi, parziali ecc.
Bilanci economici: “ …ne è poi valsa la pena di allevare
api quest’ anno ?” si domanderà qualcuno. Bilanci
famigliari:” Quanto tempo ho sottratto alla famiglia per le api
?”. Bilanci delle scorte vive: “Quanti famiglie d’
api ho ? Quante me ne sono rimaste? Quante poi arriveranno in primavera
?”
Bilanci delle scorte: “Quanti barattoli abbiamo pronti ? Mi basteranno
le etichette, la nutrizione invernale, i melari per l’ anno prossimo,
i telai di legno, e i… fogli cerei ?”
Già , i fogli cerei . Quanti serve prepararne ? E di che tipo,
quale grandezza, di che peso con quante celle per decimetro quadrato
?.
Le risposte a tali quesiti trovano la seguente risposta: dipende dal
tipo di allevamento e conduzione dell’ apiario.
L’ apicoltura biodinamica osserva che in natura le api riciclano
solo in parte la cera d’ api. Infatti, in primavera accade sovente
che dal nido la famiglia demolisca scagliette d’ opercolo e briciole
di celle di favi imbiancati per ingrossare il melario.
In apicoltura biodinamica si operano interventi sulle api, aprendo il
nido di giorno in particolari giornate dette di “radici”
ideali per stimolare la famiglia a costruire cera.
Ingrossando i favi la colonia d’ api ispessisce la sua “ossatura”;
insomma, essa “si fa le ossa” per impinguarsi di uova e
api adulte che raccoglieranno molto nettare da stipare nelle celle di
cera.
Distinguiamo perciò una zona in favi di cera deputata ad accogliere
le uova, le larve e loro metamorfosi, contornata da polline per nutrire
i piccoli delle api, da una seconda zona deputata invece a stipare scorte,
cioè a contenere miele.
Molto schematicamente la prima zona viene detta nido con covata , mentre
la seconda è stata nominata magazzino o melario.
Ora, secondo il tipo di arnia impiegata, il magazzino o melario può
avere elementi (detti tessere o telaini) di misura identica ai telai
del nido , come nel caso delle arnie Langstroth, Deutsche normal, Alberti,
d’ Ossola; oppure i telaini da melario possono avere misura diversa
dai telai da nido (Arnie Carlini, Dadant, Blatt , bugno villico, paniere
etc).
In natura, (pensiamo ad un castagno cavo o ad una fessura d’
olivo) lo sciame d’ api che si appresta a superare l’ inverno
in un anfratto naturale, lascerà furtivamente entrare nel nido
un topolino a rosicchiare le trabecole più vecchie in cera d’
api, riducendo così il volume dei favi estivi, la carica batterica
infettante (intendasi spore , non carica batterica totale che invece
aumenta causa il mustelide), e formando dei vuotiche consentiranno allo
sciame di accrescere l’ ossatura in primavera.
La gestione dei fogli cerei nell’ apicoltura biodinamica tiene
conto dei fattori su esposti. Nella pratica si forniscono i fogli cerei
ai telaini da melario da usare per il raccolto e telai senza foglio
cereo per ingrandire e rinnovare il nido.
In verità , l’ apicoltore biodinamico dovrà premunirsi
di fogli cerei prestampati da nido o da melario con cera d’ api
di propria provenienza , priva di qualsiasi residuo di antibiotici,
di chemioterapici di pesticidi o antiparassitari.
Diversamente dai colleghi biologici o convenzionali, apporrà
una striscia iniziale di qualche centimetro di altezza sotto la losanga
superiore del telaio da nido.
Alle api spetterà completare l’ opera di costruzione del
favo naturale.
Sopraggiunta la primavera e quindi l’ estate,le famiglie che
ingrossano il nido riceveranno questi telai preparati in inverno. Starà
poi all’ abilità tecnica dell’ apicoltore controllare
i fattori che deprimono la costruzione a maschio delle celle per fuchi
dalle costruzioni a femmina per uova di operaie.
VANTAGGI DEL FAVO NATURALE
Esistono parecchi argomenti che fanno preferire il favo naturale alle
altre forme di di accrescimento della famiglia che utilizza fogli cerei
pressati.
Cercheremo qui di elencarli sinteticamente.
1) Completo rinnovo della cera. La conversione biodinamica elimina ogni
sorta di pesticida dal corredo ceraiolo dell’ azienda apistico.
2) Col nido costruito a favi naturali la famiglia è finalmente
libera di farsi il nido come meglio le aggrada, cioè di crescere
con la sua forma ideale.
Inoltre col favo naturale la colonia si costituisce le cellette interamente
con acido cerotico secreto dalle proprie api operaie.
In caso di sciami raccolti, i nuovi favi da nido sorgono progressivamente
in seno allo sciame come gemmazioni fatte da cera diversa a seconda
dei raccolti (p.es: al centro telai con favi naturali da fiori di zagara,
ai lati con cera da acacia, alle estremità con cera da miele
di eucalipto e millefiori)
Vista la chiarezza e verginità delle cere appena secrete, ogni
nuovo favo naturale consente di osservare le api in trasparenza , migliorando
la percezione nelle visite, l’ occhio clinico nelle patologie,
lo stato di infestione nelle parassitosi, il grado di digestione dei
pollini negli intestini delle giovani larve e molto di più. Grazie
alla limpidezza della cera si impara a conoscere ancora meglio il mondo
delle api .
L’ esaltazione delle individualità: operando abitualmente
con il favo naturale nel nido, ci si accorgerà presto della enorme
varietà che i gruppi di famiglie mostrano nel darsi una forma
diversa. Lo studio morfologico permette così di selezionare diversi
tipi di linee genetiche secondo criteri morfologici (forma dei favi,
nido caldo o freddo, cera a maschio sul totale delle celle) e non fisiologici
(p.es: quantità di raccolto, precocità, salute, propolizzazione,
aggressività ).
Tale selezione massale morfologica rappresenta un sicuro vantaggio,
poiché rimane costante al variare delle condizioni climatiche
e di raccolto , che diversamente altererebbero i riscontri funzionali
che sono correlati alla variabilità ambientale (il fenotipo nelle
api è fortemente influenzato dall’ ambiente, in considerazione
del fatto che se il caldo non arriva, o è troppo, o è
siccitoso, i raccolti ne soffrono e le famiglie deperiscono).
Va ancora sottolineato il particolare , dettato dalla esperienza, che
la costruzione dei favi naturali nel nido a partire da sottili strisce
di cera stampata fissata alle losanghe superiori dei telai, riesce con
soddisfazione unicamente quando la comunicazione etologica all’
interno della colonia è massima.
Ottimizzare l’ atmosfera in ogni famiglia è un compito
che dipende dall’ apicoltore biodinamico, e che si traduce in
una spiccata elaborazione di feromoni naturali della ape regina.
In definitiva possiamo perciò affermare che il nido fondato sul
favo naturale
poggia il suo presupposto sulla gestione salutare delle api. Cera sana
, fa larve sane, operaie vigorose, famiglie forti.
Da un punto di vista antroposofico possiamo concludere che il favo naturale
sta
alla famiglia d’ api, come lo scheletro dei vertebrati sta al
corpo umano.
Volendo parafrasare il prof. Steiner Rudolf possiamo paragonare le trabecole
ossee alle cellette di cera d’ api. Così come nelle ossa
lunghe e spugnose si formano le cellule precursori delle emazie (globuli
bianchi, rossi e piastrine), parimenti nelle celle in cera d’
api crescono le uova deposte dalla regina che si sviluppano con metamorfosi
in larve, ninfe, pupe ed api adulte.
GESTIONE ALVEARI DURANTE IL PERIODO INVERNALE: IGIENE, NUTRIMENTO,
CALORE
Durante il mese di marzo l’ allevatore Biodinamico dovrà
concentrare la propria attenzione sulle necessità delle famiglie
in -IGIENE
-ALIMENTI
-CALORE.
IGIENE
Intendiamo qui la pulizia dell’ arnia al suo interno ed all’
esterno nell’ apiario.
NUTRIZIONE
La prima cosa da fare è preoccuparsi di procurare nutrimento
alle famiglie. L’ esperienza insegna che i consumi invernali variano
molto da colonia a colonia.
Nella Tabella a fianco troverete i fattori che spingono a consumare
più intensamente le scorte.
Comunque sia, quando le scorte non bastano a coprire il fabbisogno di
calore e di crescita nei prossimi 40 giorni, sarà bene nutrire
per tempo. Altrimenti si rischia con sicurezza la morte della famiglia.
Perciò in caso di necessità si deve impiegare il miele
ed il polline nei favi o in sciroppo, purchè di provenienza biodinamica
o perlomeno biologica certificata.
In annate particolarmente sfavorevoli, che mettano a repentaglio la
sopravvivenza delle famiglie in zone particolarmente svantaggiate dal
punto di vista climatico, è ammesso l’ uso di miele convenzionale
con miscela di zuccheri semplici bio in sciroppo o in candito, purché
autorizzato dall’ Organismo di Controllo Demeter.
CALORE
Marzo è il mese del cambio di stagione. Fino al 21 Marzo si resta
nell’ inverno che si tramuta poi nel principio primaverile. La
regola sarà di non scoprire le famiglie, di mantenerle calde,
di non anticipare con visite primaverili azzardate lo stato di torpore
necessario al nuovo germe di covata che teme irrimediabilmente le gelate
notturne, i tirtorni di freddo, i venti insidiosi dopo il caldo del
meriggio, perfino le nevicate tardive sui rilievi.
LA SCIAMATURA
In apicoltura Biodinamica la sciamatura è vista
come via di rigenerazione
“Dopo diciannove anni di professionismo “ dice l’
apicoltore Demeter Luciano Pasolini di San Gimignano “ ci siamo
resi sempre più conto che le api , in molte situazioni di stress
o malattia, ricorrono alla sciamatura. Quando una famiglia sciama lo
fa spesso per crogiolarsi in un bagno di sole”. Così si
esprimono gli apicoltori Biodinamici che avvertono l’ importanza
degli istinti naturali per rigenerare un insetto vituperato dalla selezione
genetica (api africane x brasiliane = ape killer) dagli scambi commerciali
(api regine bolognesi spedite per posta in Finlandia !), dalla curiosità
dei ricercatori universitari (importazione in Europa del pidocchio Varroa
J.) etc.
La sciamatura non è soltanto una scelta riproduttiva ma è
anche una forma di rigenerazione contro malattie e stress. La sciamatura
va vista come un vero e proprio rito da parte delle api.
In tale rituale l’ essere ape ripercorre da un punto di vista
Biodinamico la storia della evoluzione del cosmo e della terra: ossia
il passaggio dallo stato solido fisico dentro all’ alveare allo
stato di gas paragonabile allo sciame libero in volo; gas che si raccoglie
nella liquidità della fiasca e bresca di api sciamanti, come
se si trattasse di una goccia.
In parole più semplici dalla corporeità della cassetta
d’ api, dai corpi fisici dei favi in cera, la struttura ad uovo
sublima allo stato gassoso proprio durante la sciamatura. Lo sciame
vola così verso il sole, coprendo una parte di cielo, come una
nuvola gassosa costituita da tante apine. Questo momento magico di perdita
e fuoriuscita dello sciame indica l’ atomizzazione dopo l’
integrità.
Poi lo sciame si ricompatta, e da gas torna allo stato liquido di goccia
per captare forze solari.
Attraverso le celle reali da rinnovo in teoria ogni famiglia potrebbe
(trascorsi i quattro o cinque anni di longevità della regina)
riperpetuare la specie all’ infinito, senza aver mai bisogno di
sciamare.
Semeiotica d’allevamento
Sciame uguale famiglia meno cera (sciame = colonia –
cera/favi)
Questa è la semplice relazione aritmetica fra una famiglia d’api
e lo sciame. Ma a ben guardare ci sono molte altre differenze. Sciamando
la regina lascia le certezze di una vita per volare incontro “al
buio”.
Uno sciame si caratterizza per l’assenza di favi. Uno sciame si
distingue dalle famiglie di api per la mancanza di cera e dunque di
covata, di polline, di riserve in miele. Ciò rende lo sciame
mobile e dilatabile : di giorno può risollevarsi in nuvola per
cambiare sede. Con il buio della notte si ricompatta senza tuttavia
isolarsi completamente dalla luce.
Una famiglia punge chi vada intorno a disturbarla mentre uno sciame
è molto meno protettivo e fatica ad aggredire chi lo minacci.
Dicevo che ogni sciame è caratterizzato da due elementi: l’
assenza di favi e la guida della ape regina. Quando la regina esce col
suo sciame, per lei sciamare significa distaccarsi definitivamente dalla
propria costruzione. Sciamando essa abbandona il proprio territorio
ed ambiente crepuscolare per tuffarsi nella luce accecante.
Il nuovo ambiente luminoso non le è ostile – poiché
un gran nugolo di api operaie la circondano , la cercano, la proteggono
-. Il corteo ha un qualcosa di maestoso, in sintonia con la Maestà
dell’ ape Regina.
Se per l’ape regina il distacco è totale, così non
è per per i fuchi ed in parte per le operaie. Per i primi si
sà, i gradi di libertà ed il senso di appartenenza sono
più blandi che non per le consorelle femmine. Oggi un maschio
è qui, domani feconda di là. Anche per le operaie sciamanti
resta in teoria pur sempre la possibilità di fare ritorno “
a casa”: se la regina morisse, esse farebbero ritorno, se piovesse
a dirotto alcune rientrerebbero a scaldare la covata. Malgrado le sei
zampine, le api operaie possono tenere “i piedi in due scarpe”!
Semeiotica sciamatoria
Nei mesi estivi si incominciano a fare i bilanci sulla annata apistica.
In luglio è presto per tirare le somme sul raccolto di miele,
essendo ancora forte la speranza di fioriture nettarifere tardive come
girasoli, melate, eucalipti, edere, millefiori estivi, marrubi, corbezzoli.
Il periodo è invece propizio per approssimare un bilancio preventivo
del controllo della sciamatura. Vi domanderete : “Quanti sciami
ho perso quest’ anno ? Quanti ne ho recuperati ? Quante regine
ho sciupato malamente con soffiatori, false operazioni, prelievi di
favo da nido, alleggerimenti inopportuni, frenatacce, sciami perduti
?”.
Innanzitutto il periodo della sciamatura corrisponde al massimo aumento
delle ore di luce giornaliera in concomitanza del bel tempo e della
montata nettarifera. Le esplosioni di colori sui campi, nei boschi,
sui cigli, nei giardini e negli orti instaurano un’ apoteosi di
profumi e di disponibilità di nettare fresco che fa letteralmente
impazzire le api operaie bottinatrici.
Sebbene sia innegabile che i tre aspetti della sciamatura, del raccolto
e della riproduzione restino congiunti, è innegabile che tanti
fiori portano famigliole o famiglie sane a raccogliere molto nettare
che rempie gli spazi liberi del nido, ricostituendo le riserve di nutrimento
assottigliatesi nei mesi invernali, ed inducendo la famiglia a moltiplicarsi
oppure a produrre molto miele per l’autunno.
A questo punto si inserisce l’ utilità della semeiotica
sciamatoria per capire in anticipo se la famiglia in espansione sarà
portata a sciamare oppure solo a rimpinguarsi in miele.
A tal fine la ricerca biodinamica ha messo in evidenza l’ osservazione
del sensibile, dando opportuna rilevanza a cinque segni prodromici.
I CINQUE SEGNI PRODROMICI INDIZIO DI SCIAMATURA
CALCA SULLE PORTICINE.
La primissima osservazione esterna che aiuta l’ apicoltore a capire
l’ inclinazione della famiglia d’ api se sciamare o no nelle
settimane successive è costituita dalla calca delle bottinatrici.
Queste, nel passare attraverso i fori di volo di ritorno dal pascolamento
sui fiori profumati, hanno una certa frequenza al minuto. Più
fuori fa caldo , meno api adulte dovranno restare nell’ alveare
a mantenere calda la covata.
Per cui fessure ridotte, pochi buchini, ingressi di volo limitati che
si addicono in inverno per proteggersi dai venti gelidi, ora si trasformano
in elementi di disturbo che intralciano il via vai delle api al lavoro,
innervosendole.
Se la situazione di affollamento perdura più giorni e la bella
stagione è costante la famiglia reagirà cercando di allargare
il buco, o scavandone di nuovi, come avviene in natura nei tronchi d’
albero.
In questi casi, se l’ apicoltore non allarga o toglie del tutto
la porticina perderà lo sciame entro venti giorni.
2) Il secondo segno prodromico è visibile solo all’ interno
dell’ alveare , come anche i prossimi. Esso è costituito
dalla “dieta reale”cui è sottoposta la regina prima
di sciamare.
Il notare regine improvvisamente dimagrite è segno ineludibile
che la famiglia si è decisa definitivamente a partire in sciame.
Tale regola vale anche in assenza di celle reali o cupolini deposti.
Lo scarso regime alimentare cui la corte operosa sottopone la regina
prepara quest’ ultima a volare agilmente senza rischi di cascare
in volo, a causa del sovrappeso.
3) Il terzo segno prodromico è rappresentato dallo stato di vecchiaia
dei favi di covata. Più sono scuri i telai di cera più
sarà gradevole per le api modellarne le protuberanze proteiche
in forme tonde. Da questi cupolini deposti si svilupperanno le celle
reali –conditio sine qua non- per la sciamatura. Infatti nessuna
regina si distacca dal proprio alveare senza aver prima deposto uova
in celle reali. Qualora ciò avvennisse, si tratta di volo di
fecondazione.
4) Il quarto segno prodromico che inclina la famiglia a moltiplicarsi
per sciame è lo sconforto regale dopo l’inventario dello
spazio vuoto rimanente nell’ arnia. E’ come se la regina
si domandasse dopo aver solitariamente vagato per tutto l’ alveare:”Ma
ci staremo ancora tutte fra quaranta giorni? E dove ficcheremo le scorte
?” . Si intuisce che in assenza di possibilità di aumento
del volume, questa regina accetterà obtorto collo di gemmare
in una nuova colonia da lei guidata fuori. Questa sciamatura è
paragonabile alla emigrazione per sovrappopolamento nel genere umano.
Essa avviene fino alla fine di giugno diminuendo poi le ore di luce
diurna.
5) Un quinto segno assai importante da seguire nel controllo della sciamatura
è costituito dalla propensione primaverile della famiglia a costruire
cera. La prassi è notare se ci sono differenze in deposizione
di cera fra due fasi precise: da prima della comparsa dei cupolini alla
fase sessuale successiva di celle a forme tonde. Durante le visite (per
esempio settimanali) l’ apicoltore presterà l’ occhio
ai fogli cerei, se li ingrossano, se costruiscono poco, se fanno favi
naturali, ed ancora se li depongono o riempiono di miele. Una famiglia
forte che non costruisca più cera sui nuovi fogli cerei alla
comparsa dei primi cupolini segnala un prodromo a sciamare. Non lo farà
forse entro quindici giorni ma senz’ altro sciamerà nel
corso della stagione.
CONTROLLO BIODINAMICO DELLA SCIAMATURA
Molti apicoltori ostacolano la sciamatura naturale. Così facendo
impediscono alla regina di abbandonare l’ alveare. Esistono molteplici
tecniche in uso, eccone alcune:
-1) staccar le ali alla regina, affinché non voli a sciame (vietato
da demeter e nel biologico)
-2) sacrificare la regina al secondo anno di vita per sostituirla con
una più giovane, feconda, acquistata, che non dovrebbe sciamare
-3) distruggere sistematicamente con passaggi frequenti su tutti i telai
da nido le eventuali celle reali e cupolini deposti dalla regina
-4) asportare i telai da nido con le celle reali per farne dei nuclei,
con l’ avvertenza di non prelevare anche la regina madre, che
altrimenti sciamerebbe dal nucleo, lasciando orfana la famiglia di provenienza
Spesso per la zagara (mandarino, limone, arancio) e per le acacie (robinia,
mimosa) l’ apicoltore preferisce sacrificare alla forte produzione
la libertà riproduttiva delle api, che sta poi alla base della
salute.
Ciò accade spesso a causa delle quotazioni di mercato che favoriscono
il miele di acacia e di arancio, superiori agli altri mieli monoflora.
Per cui la salute delle api passa in secondo piano, o la si rimanda
a dopo i raccolti, in luglio quando il solstizio d’ estate è
trascorso e le giornate di luce già si accorciano.
Alternative a tale modus operandi sono rappresentate da esperienze biodinamiche
come
1) Attrezzarsi in un apiario “cattura sciami” oppure 2)
monitorare l’ andamento delle famiglie fino a prima della sciamatura
.
Questo metodo rappresenta l’ opposto della asportazione sistematica
delle celle reali. Infine saranno state dedicate meno ore di lavoro
nella fase di controllo, quella maggiormente sudorifera. Unica pecca
sarà la scarsa disponibilità di mieli chiari rinomati,
che però possono scarseggiare anche coi metodi di asportazione
delle celle reali in stagione brutta , piovosa o vento freddo sui fiori
di maggio.
Ultima conseguenza positiva del metodo “piglia-sciami” sarà
di evitare il crollo delle famiglie iperproduttive all’ inizio
dell’ autunno (crollo di salute che innesta patologie condizionate
che falcidiano le famiglie alla ripresa primaverile successiva).
Descrizione del controllo della sciamatura per monitoraggio
Questo metodo è il compromesso fra il precedente e l’ alternativa
intensiva del passaggio sistematico settimanale dei nidi delle famiglie
alla ricerca di celle reali da distruggere.
Come l’alternativa intensiva richiede impegno, puntualità
e costanza nel controllare per un mese e mezzo tutti i telai, a caccia
di celle reali. Trovatene si salassa la famiglia del telaio da nido
con covata ed api nutrici più la cella o le celle reali. L’
età ideale per rimuovere le celle da asportare e donare alle
famiglie orfane è al quarto giorno. L’ età ideale
per asportare le celle reali pronte a schiudere in uno sciame artificiale
è il quindicesimo.
Per le altre età della larva in cella reale (cioè dal
quinto al quattordicesimo) consigliamo di non separare mai la cella
reale dal suo favo, ma di salassare il nido della famiglia con il telaio
completo di covata aperta, covata chiusa, covata nascente, scorte in
polline, in miele fresco, in api nutrici. I nuovi sciami artificiali
si possono spostare altrove in apiari distanti pochi chilometri per
il riorientamento ed il volo nuziale della principessa. Andranno arricchiti
in scorte con sponde di miele anche cristallizzato ed in api giovani.
Con tale metodo si smorza la febbre sciamatoria quel tanto da portare
la famiglia fino al momento dei raccolti importanti. Terminato il raccolto
principale e prelevata una parte di miele maturo, la famiglia così
trattata (a fine maggio) sarà libera di poter sciamare liberamente,
rinnovando la regina ed il suo istinto a moltiplicarsi per sciame.
MALATTIE
MALATTIE MICROBIOLOGICHE
- Virali della Covata
- Micotiche della Covata
- Ricketsie della Covata
- Batteriche della Covata
della Ape Adulta
MALATTIE PARASSITARIE
- Virali della Covata e dell' Ape adulta
- Protozoarie dell' Ape Adulta
MALATTIE SOGGETTE A DENUNCIA:
REGOLAMENTO DI POLIZIA VETERINARIA art. 154-158 per
-Pesti (americana)
-Pesti (europea)
- Nosema
- Acariosi
ORDINANZA MINISTERIALE 21/4/1983 per
- Varroatosi
- O.M. 6/6/1983 su Lmr
- Reg.CEE 2377/90 su
- Limiti massimi dei Residui (Lmr)
APICOLTURA DEMETER: LOTTA AGLI STRESSORS:
- TRASLARVO
- CAMBIO REGINA
- NUCLEI ARTIFICIALI
- FOGLI CEREI NEL NIDO
- ESCLUDI REGINA
- MENOMAZIONE DELLA REGINA
- FECONDAZIONE STRUMENTALE
- NUTRIZIONE STIMOLANTE con zuccheri
- NOMADISMO FORZATO
- AREALI DEGRADATI, AI NITRATI E OGM
- TERAPIE CHIMICHE
- INFLUSSI ASTRALI A CASACCIO
- ILLUMINAZIONE ARTIFICIALE
- TECNICHE DI FORZATURA 3T
- INQUINAMENTO AEREO MAGNETICO
- DEPRESSIONE dell' ISTINTO SCIAMATORIO
Il ruolo degli stressors nell' insorgenza di patologie condizionate
è determinante.
x le VARIABILI STAGIONALI E CLIMATICHE = LA MALATTIA SI MANIFESTA
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