Logicamente
Bio – Dove va l’agricoltura biologica?
Torino 23 novembre 2007 Assessorato Agricoltura Regione Piemonte
Riflessioni sulla situazione e sulle prospettive della produzione agricola
biologica piemontese di Ivo Bertaina.
Questo
monitoraggio sulle aziende agricole biologiche piemontesi è stato
un lavoro molto importante perché ha dato la possibilità
di avere un quadro esaustivo sulla situazione delle aziende biologiche
piemontesi: innanzitutto è stata la prima volta in Italia che
si è fatto un censimento di tutte le aziende del settore dell’agricoltura
biologica. Di questo dobbiamo rendere atto all’Assessore Mino
Taricco ed alla responsabile del settore dell’agricoltura biologica
Caterina Ronco.
Vorremmo analizzare i dati raccolti ed illustrati dal Prof. Alessandro
Corsi per fare alcune analisi non solo numeriche ma anche politiche,
sociali e di prospettiva futura soprattutto da quanto emerso nei colloqui
con gli agricoltori durante il censimento.
Oggi l’agricoltura biologica in Italia, ed anche nella nostra
Regione, è molto cambiata: siamo passati da aziende agricole
piccole e frequentemente site in territori marginali, all’entrata
nel sistema di controllo di grandi aziende, segno evidente che il sistema
di agricoltura biologica, visto inizialmente come una incognita, comincia
a diventare un settore di richiamo e di ricollocazione.
Oggi in Piemonte esistono due tipi di aziende agricole: le piccole e
medio-piccole imprese che evidenziano quali difficoltà principali
la collocazione commerciale del loro prodotto e i costi dell’assistenza
tecnica, della quale pur necessitano e le grandi e mediograndi imprese
che invece si sono costruite il loro mercato ed hanno una loro assistenza
tecnica, spesso anche esterna alle associazioni produttori biologici.
Cosa occorre per poter migliorare il settore?
1) nonostante siano passati oltre 12 anni dalla entrata in vigore della
certificazione le domande che ci sentiamo fare dai consumatori sono:
“chi mi garantisce che il prodotto è biologico?”
Oppure “dove trovo il prodotto bio?”, od ancora “costa
troppo”. Questo significa che non è ancora chiaro a tutti
come funziona la certificazione, oppure potrebbe essere che l’attuale
sistema di controllo non rappresenti efficacemente quell’immagine
di garanzia e fiducia come invece dovrebbe. Per la questione del prezzo,
è pur vero che in svariati casi il prodotto bio costa di più
anche se non sempre, il problema è da ricercarsi nella troppa
frammentazione e nei piccoli volumi produttivi che incidono negativamente
sull’aspetto commerciale. E così troviamo soprattutto l’ortofrutta
con differenze di prezzo notevoli rispetto al convenzionale. Solo la
settimana scorsa ho visto banane bio nella GDO che costavano il doppio
delle banane convenzionali, e quasi il doppio anche per mele e pere…
senza contare che troviamo i nostri prodotti biologici nella GDO “vestiti”
nelle monoporzioni incellofanate, aspetto che incide ulteriormente sul
prezzo finale. Scelte di marketing che esulano dalla volontà
dei produttori.
2) Il prodotto biologico deve essere per forza legato alla tipicità
(varietà e razze legate al territorio) e riprendere una stagionalità
(che tipo di biologico può essere una mela venuta dall’Argentina
oppure un Kiwi dalla Nuova Zelanda? Tutto la CO2 prodotta annulla il
fattore biologico senza contare che sicuramente vengono raccolte acerbe
…)
3) Il prodotto biologico produce sicuramente in media meno del prodotto
convenzionale e questo è un fatto importante. In ogni caso quando
mai la quantità prodotta paga? Più si produce e meno si
da al contadino in termini di prezzo, è così da sempre.
Oggi, poichè i cereali hanno avuto un anno di scarsa produzione,
tutti hanno il terrore dell’aumento del pane e della pasta.
Ma il contadino questa stagione ha guadagnato meno perché il
poco sovraprezzo che ha ottenuto non è stato compensato dalla
mancata produzione. Infatti in Piemonte si producono meno cereali bio
dei primi anni dopo il 2000 in cui vi fu un piccolo boom di prezzi.
4) Spesso, anche perché scoraggiati dal fattore economico, ed
anche dal poco tempo disponibile, gli agricoltori bio non cercano innovazioni
tecnologiche, non investono per ricerca di nuovi fattori qualitativi
e questo sarebbe molto importante: l’agricoltore biologico può
risparmiare sui mezzi tecnici, deve cercare soluzioni tecniche ed agronomiche
a basso costo, e ci sono! E lì che può risparmiare sui
costi di produzione ed avere anche miglioramenti della qualità
del prodotto. Oggi l’agricoltura biologica scimmiotta sempre di
più l’agricoltura convenzionale, sostituisce prodotti chimici
con prodotti certificati bio ma di dubbio valore pratico (dalla fertilizzazione
alla difesa). Così facendo l’agricoltura biologica muore
lentamente e si uniforma sempre di più ad una lotta integrata,
mentre ci sono molte opportunità per la fertilizzazione e la
difesa a costo quasi zero e che ogni contadino può allestirsi
nella propria azienda.
5) Come Agri.Bio abbiamo sostenuto la creazione di un marchio di qualità
e di processo, AgriBioDinamica che cerca di valorizzare i processi di
produzione a basso costo ed a bassissimo impatto ambientale per valorizzare
un prodotto che non sia solo senza chimica ed OGM ma anche di ottima
qualità. Anche se oggi parlare di qualità diventa difficile
…ognuno ha il suo concetto di qualità.
Occorre nella certificazione fare meno carte e dare attenzione alla
qualità del prodotto, al miglioramento della sostanza organica
nel terreno e premiare l’agricoltore che lavora bene.
6) Sugli OGM oggi, nonostante il grande risultato della raccolta delle
firme per il “referendum sugli OGM” c’è una
calma piatta. Il problema è in genere poco sentito, perché
ci sono problemi economici, politici, sociali che lasciano poco spazio
ad un argomento che essendo poco “personale” non trova degli
spazi che meriterebbe. Naturalmente siamo contro ogni piccola introduzione
di soglie nell’agricoltura biologica, ma dire no non basta occorre
creare un sistema alternativo di agricoltura forte (cosa che anche i
sindacati agricoli o non vogliono o non possono fare), solo così
potremmo essere sicuri di vincere la battaglia sugli OGM. La Regione
Piemonte con la posizione assunta dall’Assessore Mino Taricco
ci aiuta, ma dovrebbe anche darci una mano è può farlo
molto bene con il nuovo PSR, a creare questo sistema di vera agricoltura
alternativa agli OGM. Certo per farlo ci vuole coraggio!
7) La certificazione oggi ha anche alcune importanti colpe: gli organismi
di controllo nati dalle associazioni produttori sono diventati sempre
più società di profitto (e questo è anche giusto
perché diventando aziende i conti devono quadrare) ma hanno perso
la voglia ed il gusto di osare: di avere pensieri non solo per se stessi
ma anche per la difesa non degli agricoltori, che non spetta direttamente
a loro, ma della qualità dell’agricoltura biologica italiana.
Nonostante la creazione di un organismo federativo importante come prima
la FIAO e poi FederBio, si sono allineati a difendere la categoria invece
di difendere la qualità del loro lavoro. Non è difendendo
i propri orticelli che si qualifica la maggiore nazione che produce
bio in Europa, ma osando ed avendo la capacità di fare autocritica
e non chiudendo gli occhi. Oltre alla disomogeneità dei controlli
di ogni organismo (che va dai prezzi alla qualità del controllo)
ricordo che se capitasse mai uno scandalo sulla certificazione ne patirebbero
tutti gli organismo di controllo e non solo quello inquisito. Va posto
il problema dell’assoluta mancanza di coraggio, oppure diciamo
di viltà, su alcuni aspetti tecnici. Faccio un solo esempio:
oggi molti organismi di controllo si rifiutano di accettare che sul
quaderno di campagna si scriva che si usano i prodotti biodinamici perché
la normativa CE è poco chiara. Ebbene invece di nascondersi dietro
la foglia di fico perché non avere il coraggio di far fare chiarezza
sul problema assieme alle associazioni produttori a livello nazionale,
regionale ed europeo?
8) Le associazioni produttori a livello nazionale negli anni hanno sempre
più perduto peso, assunto invece dagli organismi di controllo,
e questo per infantilità: “…io sono nato prima e
sono il più bello, io sono più bravo..” etc. sono
stati i ritornelli di questi anni ed oggi il risultato è che
la sezione produttori nella FederBio non conta assolutamente niente,
niente proposizioni, poche idee in anni così importanti, niente
vedute per il futuro, il tutto condito da qualche bega interna di roboanti
uscite … dal niente.
9) Spesso quando si parla di agricoltura biodinamica ed altre tecniche
innovative, intendo per esempio la radionica in agricoltura, la Homa
Terapy, l’uso dell’omeopatia, si vedono da parte di persone
che nulla conoscono di questi temi dei bei sorrisini come a dire , guarda
questi che giocano con l’acqua calda… Io quando non conosco
un argomento di solito sto zitto senza fare sorrisini e semmai mi informo.
Come Agri.Bio teniamo presso la sede un Corso che non a caso si chiama
“L’Agricoltura del Domani” che va da settembre a luglio
con la presenza di docenti di fama nazionale ed internazionale sui migliori
e nuovi metodi di agricoltura a basso costo ed alta resa dove agricoltori
, tecnici e consumatori di tute le regioni di Italia ed anche dall’estero
vengono a seguire e questo dimostra che vi è ancora voglia di
crescere ed imparare e questo lavoro lo facciamo in Piemonte.
10) La Regione dovrebbe favorire, se non obbligare, l’uso di prodotti
biologici e biodinamici per le scuole e gli ospedali. Le persone malate
sono quelle che più hanno bisogno di forze vitali e se diamo
loro prodotti zeppi di pesticidi e diserbanti sicuramente ed anche qui
il lavoro di guida o di indirizzo della Regione con azioni di sensibilizzazione
a più livelli sarebbe importante e necessaria oltrechè
coraggiosamente sana.
11) Soprattutto verso l’inverno ci dimentichiamo del gravissimo
problema dell’acqua, ma l’oblio finisce sempre in primavera.
Agricoltura biologica e biodinamica significano risparmio di acqua,
miglior uso delle risorse idriche , non inquinamento delle risorse idriche,
ricordiamocelo anche nel PSR.
12) Invito le associazioni dei consumatori a fare maggiore attenzione
non solo ai prezzi ma anche alla qualità , all’impatto
ambientale, alla salute dell’uomo e della terra, allo spesso irragionevole
spreco dei consumatori ed ad un più costante contatto con i produttori
biologici e le associazioni produttori che possono aiutare nell’organizzare
una filiera corta e sicura.
13) Nei punti vendita di prodotti biologici spesso manca nei gestori
una accurata conoscenza dell’agricoltura biologica e biodinamica
e su questo invito la Regione ad organizzare momenti informativi e formativi
per migliorare la qualità del servizio alla distribuzione.
14) Cosa ci aspettiamo dalla Regione Piemonte: nel nuovo PSR occorre
avere coraggio ad incentivare il connubio tra tipico, biologico e stagionale.
Noi come associazioni produttori diamo tutta la nostra disponibiltà
a collaborare. Occorre svolgere azioni informative e formative non solo
sui produttori ma anche sui consumatori, dare visibilità ai punti
vendita bio, alla distribuzione diretta della aziende, alle partecipazioni
ad eventi importanti in Italia e nel mondo sul settore. Per la prima
volta siamo stati al SANA come Regione Piemonte e per la prima volta
saremo al BioFach sempre con uno spazio regionale e questo è
un buon passo.
15) Cosa devono fare gli agricoltori biologici: occorre rimettersi in
gioco, collaborare con gli altri, questo è un elemento essenziale
dell’agricoltura. Guardare oltre l’agricoltura biologica
perché oggi ci sono alternative validissime ed a costo quasi
nullo e fare sistema nella vendita. Non occorre avere paura degli altri,
si ha paura quando non si è sicuri della qualità del proprio
prodotto. Per esempio in Piemonte con Reinnassance Italia è attivo
un gruppo che ha radici su tutto il territorio nazionale per produrre
vini vera espressione del territorio, senza lieviti ed enzimi aggiunti,
valorizziamo come Regione queste perle anziché come è
capitato togliere la DOC ad un Gavi da agricoltura biodinamica solo
perché non è conforme agli altri gavi lavorati con lieviti
esterni ed enzimi.
Chiudo con una considerazione personale: dato che nonostante le assicurazioni
che il PIL cresce, che tutto va bene e che siamo ricchi ma non lo sappiamo,
secondo me questo periodo di crisi economica e sociale appena iniziato
può essere una importante ed utile scuola per essere tutti più
umili, capire che si fanno reali progressi solo collaborando assieme
e che anziché cercare una crescita illimitata occorre cercare
di usare al meglio le risorse che ancora abbiamo e l’agricoltura
biologica può essere un bel campo di prova che ci interessa tutti.
Grazie per l’attenzione.
Il Presidente Agri.Bio
Ivo Bertaina
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