Il riso è una delle colture cerealicole più redditizie ed in Italia occupa una superficie ragguardevole stimata approssimativamente attorno ai 220000 Ha, la maggior parte della superficie viene coltivata nell’area più vocata che si trova tra Piemonte e Lombardia.
La risicoltura biologica stenta a decollare in quanto il prezzo del riso e l’alto contributo previsto dalla PAC non stimola a sufficienza i risicoltori nell’investire sulla qualità dei loro prodotti. Solo coloro che sono fermamente convinti nel mondo del biologico e del biodinamico si sono tirati su le maniche ed andando spesso per tentativi, sono riusciti a sfatare la solita frase detta dagli agricoltori meno loquaci “il riso biologico è impossibile da coltivare”.
Il contesto Politico – sociale che caratterizza questi ultimi tempi dovrebbe essere di esempio anche per coloro che non soffrono la crisi, i risicoltori non dovrebbero starsene seduti sugli allori pensando che sarà sempre cosi, l’unico modo per stare al passo è rinnovarsi e puntare sulla qualità delle derrate alimentari prodotte e della tutela dell’ambiente, i nostri cugini francesi sono già molto più avanti di noi… a buon intenditor poche parole.
Veniamo alla sostanza, il riso biologico non è assolutamente impossibile da produrre ma richiede più lavoro, una gestione molto precisa delle acque, delle operazioni colturali e maggio manodopera. In definitiva l’agricoltore deve lavorare di più o investire in forza lavoro.
Passiamo ad analizzare come vengono affrontate le diverse necessità colturali e le eventuali problematiche partendo dall’autunno 0 cioè la fine dell’annata agraria che coincide con la raccolta.

Sovesci Autunno Vernini
Semina del sovescio. Assolutamente necessario, sia per adempimento normativo che per l’approvvigionamento di sostanza organica e non ultimo per contenimento delle erbe infestani.
Ci sono due metodologie; la semina del sovescio dopo la raccolta con lavorazione minima del terreno e la semina del sovescio con la coltura ancora in atto (con il riso ancora da trebbiare).
Il primo metodo è quello più utilizzato ed i risultati migliori si ottengono seminando pisello proteico su terreno lavorato.
Il secondo metodo meno utilizzato ma molto efficace prevede la semina di colza con aereo su riso in piedi, con questo sistema si permette

al sovescio di guadagnare tempo, si limitano le lavorazioni ed il compattamento del terreno. I costi della semina aerea coincidono con quelli di una semina meccanica, con la differenza che in poche ore si seminano decine di ha.
La scelta della metodologia utilizzata dovrà essere presa in base alle caratteristiche dei terreni coltivati e più precisamente alla loro tessitura, infatti in talune condizioni risulta molto difficile coltivare i sovesci per la costante presenza di acqua, in questi casi sarebbe preferibile una semina di sovescio primaverile.

Interramento del sovescio e lavori pre – semina
Dopo l’inverno passato alle Maldive o più probabilmente a fare manutenzione ai macchinari ed a tirare a lustro argini e fossi, il risicoltore biologico si prepara all’interramento del prezioso sovescio che in primavera giunge allo stadio desiderato: la fioritura. Taluni preferiscono interrare il pisello quando questo è maturo raccogliendone una parte da destinare a seme per l’anno successivo.
Anche in questo caso ci sono differenti metodologie operative, la più classica prevede l’ interramento del sovescio dopo averlo trinciato, la semina del riso seguirà lasciando spazio temporale necessario a scongiurare fenomeni fermentativi dannosi, questi variano sempre in base alle caratteristiche del terreno ma tendono a ridursi con il ripetersi della pratica grazie all’arricchimento di microrganismi unificatori..
Una metodologia poco utilizzata ma molto efficace è quella di utilizzare la fermentazione del sovescio come un vero e proprio diserbo. Questa pratica messa a punto da un risicoltore biologico della provincia di Vercelli, prevede l’esecuzione del sovescio in acqua (trinciatura ed interramento superficiale), in questo modo la fermentazione della sostanza organica provoca la morte delle erbe infestanti che, utilizzando le tempistiche di una semina tardiva, sono germinate in quantità, riso Crodo compreso.
Quando la fermentazione è conclusa si può procedere con la semina senza ulteriori lavorazioni.
Questa operazione necessita di un po’ di “rodaggio” e di una gestione ottimale delle acque che in alcuni contesti non è sempre possibile.

Concimazioni, lotta alle malerbe, agli insetti dannosi ed ai funghi patogeni
Con la pratica del sovescio si apporta circa 5 tonnellate di sostanza organica per ha e 200-250 kg/ha di azoto organico che a differenza di quello chimico si lega alle particelle del terreno rimanendo a disposizione della pianta, non viene dilavato, non inquina le falde e non costa nulla!
Il contenimento delle erbe infestanti dipende dalla bravura dell’agricoltore nella gestione temporale dei sovesci, dalle lavorazioni del terreno e dalla coltura coltivata nell’annata precedente, inevitabile comunque una monda manuale per il contenimento del riso Crodo e del Giavone (Echinochloa crus-galli). La monda incide sui costi come la pratica di un diserbo convenzionale con la differenza che non si utilizzano trattori limitando usure e carreggiate in campo.
Tenete presente comunque che le infestanti tenderanno a diminuire nel tempo quindi non perdete la fiducia al primo tentativo!
Studi effettuati e pubblicati hanno dimostrato che gli insetti non causano perdite produttive in campo, curculionidi africani compresi.
Le malattie funginee come il Brusone sono causati principalmente da squilibri nutrizionali di natura azotata, eliminando completamente le concimazioni chimiche diminuisce drasticamente la probabilità di contaminazione. Se non siete convinti e volete dormire tranquilli optate per varietà particolarmente resistenti.
Questo sommario vuole essere principalmente divulgativo, ci sono alcuni agricoltori e tecnici del settore che con passione e determinazione sperimentano, provano, studiano e riescono a produrre riso biologico mantenendo produzioni ragguardevoli guadagnando non solo in termini economici ma contribuendo attivamente nella riduzione dell’inquinamento e nella produzione di cibo genuino cose che non hanno prezzo oggigiorno. Certo non è un percorso facile ma è possibile e ricco di soddisfazioni, provare per credere.

MANUEL Massaro Sportello informativo Agri.Bio.Piemonte di Novara

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