Biopensieri 2011

novembre 2011

PROPOSTE PER LA VALORIZZAZIONE E LA RIVITALIZAZIONE DELLE COLLINE INTERNE ITALIANE

Oggi la crisi economica fa si che tutto il sistema Italia sia in crisi celando, forse un po’ troppo, l’abbandono ed il disagio delle zone interne o collinari.
Ma appena viene giù qualche goccia di acqua in più del solito ( e non sono monsoni che durano tre mesi) gli effetti dell’abbandono delle campagne si vedono chiaramente e drammaticamente.
Ed il problema degli “estremi climatici” fenomeni sempre più frequenti sono destinati ad infliggere sempre più gravi danni al territorio nazionale ed ai suoi abitanti con miliardi di € da spendere per il ripristino che la CE, lo Stato e le Regioni non hanno (sono presi a tentare salvare se stessi e le Banche…); ma se i politici capissero finalmente che il loro vero capitale sono gli abitanti ed il territorio magari qualcosa cambierebbe in meglio…

Oggi le aree più abbandonate, tranne rari casi, sono le colline interne e proprio per questo occorre creare un movimento di idee e di fatti concreti per la valorizzazione di queste zone lavorando con simultaneità su diversi piani economici, sociali e spirituali.
Proprio perché la crisi di questi luoghi è iniziata ben prima, proprio da queste zone interne, penso che nuove idee e soluzioni a basso costo potrebbero venire proprio da queste aree già provate da tempo dalla crisi economica e sociale: soluzioni che permetterebbero di rivitalizzare le zone chiamate “svantaggiate” e dare idee e soluzioni anche alle zone “avvantaggiate” che oggi forse non lo sono più tanto neanche loro.

Oggi la vita è concentrata sulle coste o nelle grandi aree urbane, un po’ come per l’uomo moderno oggi conta di più la forma (le coste) che la sostanza (le aree interne). Invece sono entrambe collegate ed interdipendenti: non c’è sostanza senza forma e non c’è forma senza sostanza. Probabilmente la crisi è iniziata quando la forma ha abbandonato la sostanza …
Il grande poeta Andrea Zanzotto aveva detto profeticamente “L’Italia è passata dai campi di sterminio allo sterminio dei campi” …
Per evitare di vivere nella fatalità e fare qualche cosa di utile ed attivo propongo qualche piccola idea a basso costo che potrebbe dare slancio e vigore ad una società un po’ sfiduciata e senza idee nuove per il futuro: le grandi e vere rivoluzioni sono sempre partite dal mondo agricolo e quella che propongo è una rivoluzione costruttiva e non distruttiva, la rivoluzione distruttiva è già stata fatta ed anche abbastanza bene!

Occorre valorizzare le aree interne creando lavoro e servizi.
– Nelle zone agricole abbandonate delle colline interne occorre ripristinare vecchie varietà locali (e nuove) di cereali, frutta e verdura legati ad un metodo di agricoltura biologica e meglio ancora biodinamica
– Occorre valorizzare le carni di animali selvatici di pregio (fagiani, pernici, lepri, cinghiali e caprioli) o da corte di grande qualità con piccoli allevamenti famigliari.
– Piantare in terreni abbandonati alberi di pregio come ciliegi e noci (che scioccamente importiamo dall’estero)
– Occorre creare una valorizzazione del bosco e dei torrenti per diversi motivi:
– mantenerlo pulito con una pulizia organizzata e stagionale per creare sentieri e zone verdi per il turismo e per gli abitanti locali. Questo inoltre ha il grande ritorno di prevenire danni da alluvioni.
– Creare piccole centrali fotovoltaiche su capannoni o borgate abbandonate e/o terreni ben esposti e non coltivabili
– Valorizzazione dei funghi, frutti del bosco e sottobosco ove possibile (mirtilli, lamponi, funghi, erbe medicinali spontanee, raccolta di gemme per cosmesi e medicine etc). Per esempio ci sono milioni di € per la misura 111. 2 usati solo per fare i soliti (inutili) corsi di abbattimento alberi per le solite organizzazioni che ci vivono sopra, mentre nel decreto ci sono già scritte tutte le voci dove potrebbero essere valorizzate le altre funzioni forestali!!!!
– Valorizzare la pesca e l’allevamento ittico con creazione di piccoli allevamenti e la ricerca e creazione di piatti locali e ricercati per i ristoranti della zona
– Creare zone di coltivazione di biomasse per i terreni più poveri e degradati e meno accessibili
– Salvare l’Artigianato locale con recupero dei talenti degli anziani (impagliare sedie, fare cestini, manici attrezzi agricoli, lavorazione artistiche della pietra e del legno etc).
– Valutare la localizzazione di piccole industrie o centri di servizi con fondi CE
– Formare vere fattorie didattiche e creare un circuito con le scuole locali e non.
– Creare spacci aziendali per la vendita diretta di prodotti e servizi
– Creare e valorizzare la possibilità di scambio di lavoro con giovani provenienti da Italia ed estero per farli “innamorare” del territorio e portare nuova linfa vitale.
– Fare corsi di lavori agricoli per disoccupati (manutenzione del verde e dei boschi, creazione di piccoli orti, pulizia delle strade interpoderali, fossi etc)
– Creare piccole zone verdi con campi giochi o picnic seguiti ed organizzati.
– Creare un centro di ricerca sull’agricoltura biodinamica
– Creare una agenzia formativa per formare artigiani, agricoltori e nuove forze di lavoro
Fra l’altro la creazione di aree dedicate alla trasformazione di prodotti agricoli potrebbe fare della piccola agricoltura locale una dei settori innovativi dell’agricoltura italiana. E la sapienza e l’arte (che sta scomparendo) manuale delle donne in questo ambito, potrebbe costituire una eredità storica speciale ed unica da conservare, trasformare e far rivivere, fondamento stesso per una occupazione femminile qualificata, stabile e rispettosa dei tempi della donna nella famiglia.

Il benessere della società sono, più che la ricchezza in sè, fecondi, caldi e veri rapporti sociali, da sempre basilari nel mondo agricolo ed occorre ricrearli, in una forma nuova appropriata ai tempi, questa è una base politica di lungo e largo respiro.

Per far questo le zone marginali possono essere utili ed interagire anche con i grandi centri urbani ed essere un motore ed un centro di idee e di servizi per:
– Creare piccoli orti nelle città ed organizzare consegne di prodotti agricoli nei grandi centri urbani
– Utilizzare le aree industriali abbandonate o sottoutilizzate per creare piccoli impianti fotovoltaici e non coprire zone agricole produttive come bestialmente si fa e si lascia fare adesso da irresponsabili gestori del territorio
– Dare la possibilità di creare lavoro e formazione subito nelle zone interne per disoccupati e/o cassaintegrati accompagnando la inarrestabile (almeno da noi) deindustrializzazione. Oggi da noi non esiste più la labor intensive, una elevata richiesta di lavoro, esiste una elevata richiesta di servizi sociali di alta qualità.
– Una riscoperta e salvaguardia di una agricoltura delle aree interne avrebbe il merito di conservare il paesaggio agrario (valido anche per il turismo) e difendere il terreno dai processi erosivi, alluvionali e dell’inselvatichimento.

Oggi la cosa che ci manca di più è la fantasia, siamo stati abituati ad avere tutto e subito comunque sia e non abbiamo più educato e sviluppato un sano e vivace istinto creativo e soprattutto la forza e la voglia di metterci in gioco.
Per l’Italia occorre creare una società dove le persone non sono condannate a sentirsi perennemente bisognose di beni superflui e di rapida obsolenza ma devono poter godere della sicurezza dei beni primari (e qui l’agricoltura ci sta a pennello) e soprattutto poter godere di un ritmo di vita sano con una sana competizione creativa.

Questa è una piccola base delle idee che vorrei proporle e che a mio parere meritano di essere sostenute: sono disponibile ad approfondire ogni dettaglio ed implementare ogni idea abbozzata nella lettera se lei come spero la pensa come Alcide De Gasperi “Un politico guarda alle prossime elezioni. Uno statista guarda alla prossima generazione”.

Chi ha voglia di darci una mano e rendere pratiche queste idee è il benvenuto,

Ivo Bertaina

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