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Proposta per un nuovo sistema di valorizzazione delle biomasse
Lignocellulosiche con produzione di energia elettrica, bioetanolo e
pellet e di un nuovo sistema fotovoltaico superproduttivo.

Premessa
Attualmente gli impianti agroenergetici funzionanti in Italia a partire dalle biomasse lignocellulosiche, sono in gran parte impianti a combustione, cioè impianti che tramite la combustione del legno ottengono il calore necessario per produrre vapore con cui ricavare energia elettrica tramite delle turbine.
Questo sistema si può considerare ormai superato sia riguardo i rendimenti e sia per l’impatto ambientale che produce. Infatti per arrivare a produrre energia elettrica con rendimenti che vanno dal 15% al 22% si va a sprecare un’enorme quantità di energia che generalmente viene dispersa e in pochi casi viene utilizzata per teleriscaldamento. Inoltre le emissioni di questa combustione, anche dopo opportuni sistemi di filtraggio e abbattimento, vanno comunque a contribuire all’inquinamento atmosferico, inoltre questi impianti hanno un notevole consumo di acqua potabile e l’economicità del loro funzionamento si basa essenzialmente sugli incentivi costituiti dai Certificati Verdi.
Con l’attuale deprezzamento dei Certificati Verdi e del capillare sviluppo dei comitati ambientalisti anti-centrale l’economicità e la realizzazione di questo tipo di centrali è sempre meno conveniente e facilmente realizzabile.
Se poi a tutto questo aggiungiamo la mancanza di una programmazione per l’approvvigionamento del legno e del maggior consumo di biomassa legnosa , rispetto alla tecnologia che vi proponiamo, si evince che questa tecnologia della combustione di biomassa è assolutamente meno conveniente della nostra.
Grazie al nuovo Saccaromices cerevisiae , brevettato dalla società SIPATECH che produce queste bioraffinerie con coogenerazione, nei suoi impianti di trasformazione della biomassa, oggi siamo in grado di utilizzare lo xilosio e gli zuccheri a 5 atomi di carbonio, per ottenere bioetanolo con un rendimento superirore al 30 %.
In poche parole con una tonnellata di residui lignocellulosici con solo il 20 % di umidità come stocchi di mais , paglia di cereali, residui legnosi di segheria ed imballaggi, stocchi di girasole e tabacco, fieno andato a male, stocchi di sorgo da fibra e zuccherino, cippato di nuovi boschi superproduttivi , possiamo ottenere 300 litri di bioetanolo e 320 KWh di energia elettrica.
Tutto questo senza emissioni nocive e anzi contribuendo a diffondere l’utilizzo del bioetanolo come carburante per l’autotrazione per diminuire lo smog del traffico automobilistico e diminuendo le emissioni di CO2 da combustibili fossili in modo piuttosto significativo
I punti a favore della nuova tecnologia che proponiamo , e di cui abbiamo l’esclusiva, sono che da qualsiasi tipo di legno e da qualsiasi biomassa ligno – cellulosica, si è in grado di ottenere 3 prodotti ; energia elettrica , bioetanolo e calore per essiccazione o teleriscaldamento.( N.B. stiamo progettando anche un impianto che trasforma in bioetanolo ed energia elettrica i RIFIUTI SOLIDI URBANI, senza emissioni nocive e con un notevole rendimento)
In particolare utilizzando prodotti agricoli ligno – cellulosici, si possono dividere , tramite opportuni processi tecnologico fisici – chimici ed enzimatici , le componenti di cellulosa ed emicellulosa dalla lignina.
In seguito, nello stesso impianto , mentre le cellulose e le emicellulose vengono fatte fermentare con i suddetti lieviti che le trasformano in alcool etilico, ovvero bioetanolo, la lignina, estremamente pura e secca , viene trasformata in un SYNGAS pulitissimo , tramite un sistema di pirolisi per irraggiamento, e da tale SYNGAS si va a produrre energia elettrica con normali cogeneratori che hanno un rendimento elettrico del 40 %.
Il calore residuo di questa cogenerazione viene in parte usato per il processo di essiccamento della lignina , mentre l’altra parte viene usata per essiccare altro cippato da pelletizzare o per fare del teleriscaldamento .
A questo punto l’alcool etilico cosi ottenuto può essere destinato a due utilizzi ; il primo , che è quello più remunerativo e più auspicabile è di destinarlo come BIOCARBURANTE per l’autotrazione , e in alternativa a ciò si potrebbe usarlo con profitto anche per il funzionamento di coogeneratori per la produzione di energia elettrica.
Il vantaggio di questo processo di produzione di alcool e syngas dallo stesso legno consente di ottimizzare il rendimento ottenibile dalla propria biomassa infatti si può vendere l’alcool sul mercato dei biocarburanti dove c’è una richiesta enorme ed in continua

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crescita, e di cui posso garantire il sicuro ritiro, mentre la frazione della lignina viene trasformata in un gas molto pulito , senza catrame , per la cogenerazione con dei motori a scoppio che hanno un rendimento superiore alle turbine. Oppure si può produrre altra energia elettrica con l’alcool prodotto sempre con dei motori ad alto rendimento se gli incentivi per produrre energia elettrica sono più convenienti della vendita del bioetanolo per l’autotrazione. Visti i prezzi attuali dei carburanti ritengo che anche nel prossimo futuro non ci sarà bisogno di trasformare l’alcool in energia elettrica e converrà sempre venderlo come biocarburante; in poche parole da ogni ton di cippato di legno si riescono ad ottenere 300 litri di bioetanolo e 320 KWe .
Comunque in questo modo questo tipo di centrale è molto più elastica ed adattabile ai giochi di mercato e alle speculazioni sul prezzo dell’energia elettrica ed è in grado di ottimizzare i rendimenti e adattarsi ai cambiamenti.
Un altro grosso vantaggio di questo tipo di centrale rispetto a quelle costruite con il solito sistema a combustione, è quello che riguardo alle emissioni siamo a dei livelli estremamente inferiori a quelli di una centrale normale, infatti le uniche emissioni derivano dalla combustione del SINGAS derivato dalla lignina pura , le cui emissioni sono inferiori a quelle del metano, mentre il bioetanolo venduto per l’autotrazione ha l’effetto di diminuire notevolmente le emissioni tossiche e cancerogene dei mezzi di trasporto, quindi in conclusione questo tipo di centrale consente di diminuire drasticamente l’inquinamento atmosferico , le polveri sottili , le PM 10 , le PM 2,5 e se poi è strettamente legato alla realizzazione di NUOVI RIMBOSCHIMENTI, allora oltretutto consente di riequilibrare il territorio e migliorare l’ambiente.
Il successo di questo nuovo impianto di valorizzazione delle biomasse ligno – cellulosiche si basa anche sul fatto di riuscire ad autoprodursi la biomassa necessaria all’impianto , tramite la realizzazione di nuovi boschi superproduttivi basati su specie molto veloci nella crescita e molto rustiche che opportunamente consociate tra loro , con una densità di 4.100 – 4.500 piante \ ha , possono garantire la produzione in soli 5 anni di 350 – 500 ton \ ha, oppure con il rimboschimento di terreni molto fertili ed irrigabili di pianura si possono realizzare consociazioni di erbe giganti a duplice produzione annuale , alternate da fasce boscate a produzione quinquennale; in questo modo si riescono ad ottenere produzioni anche di 120 – 130 ton \ ha \ anno , nella media dei 5 anni.
Sulla base dei business plan che allego , che si riferiscono a due impianti di diversa potenza , si evince che si potrebbero realizzare anche impianti di piccola potenza elettrica , ma in grado di produrre molto bioetanolo, senza cadere nel problema delle autorizzazioni comunali e provinciali ,e questo in modo particolare con i piccoli impianti da 200 KWe che producono 1.400.000 litri di bioetanolo e che necessitano solo di 5.000 ton \ anno di biomassa lignocellulosica.
Nel caso di un impianto di 1 MWe di potenza , in grado di produrre 7.000.000 di litri di bioetanolo e 1.650 ton di pellet ogni anno , servirebbero solo 25.000 ton di cippato di legno ogni anno , che si potrebbero ottenere da circa 250 ettari di terreno suddivisi al 50% con alberi ed arbusti e per l’altro 50% con erbe giganti a doppio taglio annuale.
PROGRAMMAZIONE DELLA PRODUZIONE DI BIOMASSA PER LE BIORAFFINERIE DA 200 KWe.
Il grosso del fatturato ottenibile da una piccola centralina o bioraffineria da 200 KWe deriva soprattutto dalla vendita del bioetanolo, che non è in balia dei prezzi altalenanti dei certificati verdi o del pellet.
Questo fatto costituisce in se una importantissima novità tecnologica e produttiva , infatti tanto per darvi alcuni dati di riferimento se attualmente coltivassimo 10 ettari con il mais , la specie di cereale più produttiva , e dalle 120 ton\ 10 ha \ anno di granella raccolta , volessimo ottenere la produzione di bioetanolo, potremmo produrre al massimo circa 40.000 litri \ 10 ha \ anno, ma in questo modo perderemmo totalmente la produzione di granella per uso alimentare, e proprio questo fatto , perpetrato su larga scala dagli Stati Uniti , ha contribuito in modo notevole a determinare una grossa carenza di cereali nel mondo determinando un ulteriore affamamento delle popolazioni più povere.
Se però gli stessi suddetti 10 ettari venissero coltivati in modo diverso , e cioè destinassimo 1 ettaro alla realizzazione di fasce boscate frangivento in grado di produrre oltretutto molta biomassa legnosa nel termine di soli 5 anni , e gli altri 9 ettari alla coltivazione del mais, potremmo ottenere mediamente , nello stesso anno di coltivazione queste altre produzioni molto più valide :
– 60.000 litri \ 10 ha \ anno di bioetanolo dai residui degli stocchi del mais e soprattutto dalla biomassa legnosa delle fasce boscate coltivate su un ettaro, e altre 125 – 140 ton \ 10 ha \ anno di granella di mais che potremmo utilizzare a scopo alimentare , oltre che un maggiore equilibrio ecologico e microclimatico dovuto alla presenza delle fasce boscate che con la loro azione frangivento migliorerebbero le produzioni cerealicole. Nel caso per esempio dell’Italia che consuma 25.000.000 di tonnellate di petrolio ogni anno per l’intera autotrazione Italiana, potremmo benissimo sostituire tutto questo petrolio con il bioetanolo prodotto semplicemente dalla biomassa ottenibile da fasce boscate frangivento che si potrebbero realizzare sul 10 % dei 13.000.000 di ettari coltivati in Italia , e tutto questo senza compromettere la produttività dei cereali in Italia , ma oltretutto migliorandola.
Se poi consideriamo il livello di inquinamento atmosferico che ormai caratterizza le nostre città soprattutto a causa del traffico automobilistico ci rendiamo conto che la sostituzione della benzina e della nafta con il bioetanolo costituirebbe un enorme passo avanti per il disinquinamento dell’aria cittadina, con molti meno problemi sanitari ed ambientali. Altre soluzioni per questo problema non ci sembrano assolutamente fattibili velocemente e su larga scala come questa, e quindi occorrerebbe iniziare a realizzare degli esempi dimostrativi di questa tecnica di produzione di biomassa e di trasformazione in biocarburante ed energia elettrica.
Oltre alla consociazione che abbiamo usato solitamente, nel prossimo autunno intendiamo proporre una nuova consociazione che alterna 9 file di alberi ed arbusti con varie file di erbe giganti delle specie CARDO MARIANO, BARDANA, CICUTA, ANGELICA, FERULA, che dovranno essere seminate nel settembre 2008 e possono essere raccolte nell’aprile- maggio 2009, dando una produzione di circa 30 – 40 ton di erba secca per ogni 0,5 ha, subito dopo la raccolta di questa COLTURA ERBACEA AUTUNNO – PRIMAVERILE, si eseguirà, nella stessa striscia di terreno , previa adeguata concimazione biologica con cuoio torrefatto e farina d’ossa , la semina di un miscuglio, di nostra ideazione , di varietà ibride di SORGO DA FIBRA e SORGO ZUCCHERINO, con ciclo di crescita di 100 – 110 giorni in modo da poter raccogliere il sorgo essiccato in campo verso fine agosto – inizio settembre. Cosi facendo riusciremo ad ottenere altre 15 – 20 ton ogni 0,5 ha, di erba secca , che sommate alle precedenti danno un totale di circa 45 – 60 ton \ anno per la metà del terreno rimboschito, mentre nell’altro 50 % continuano a crescere le piante arboree ed arbusitive . Dato che tale biomassa secca , con un 15 – 20 % di umidità possiede un potere calorifico inferiore di almeno 3.800 kcal \ kg , si può dedurre che tale biomassa secca corrisponde a 104 ton \ ha di cippato verde di cloni di pioppo che generalmente producono solo 30 – 40 ton \ ha \ anno di cippato verde, mentre se volessimo fare il confronto con dei residui secchi di segheria con umidità del 15-20 % e potere calorifico di circa 3.500 kcal\kg, questa biomassa delle erbe giganti corrisponderebbe a circa 56 ton di residui di segheria \ ha \ anno. L’unico inconveniente che si potrebbe avere nell’utilizzo delle biomasse delle erbe giganti sarebbe quello legato alla presenza di molte ceneri bassofondenti nel caso volessimo bruciare tale biomassa, mentre se volessimo solamente trasformarla in bioetenolo non ci sarebbero problemi, anzi vista l’elevata presenza di cellulosa , emicellulosa e zuccheri si avrebbe un ottimo rendimento . Però tale produzione di biomassa , ottenuta da questa doppia coltura di erbe giganti riguarderà solo il 50 % della superficie che verrà investita da colture energetiche , mentre l’altro 50% verrà investito con le solite specie miste di alberi ed arbusti che al 5° anno produrranno sicuramente almeno altre 350 ton \ 0,5 ettari, in tal modo avremo una media produttiva \ ha , nell’arco dei primi 5 anni di almeno 120 ton \ ha \ anno che corrisponde ad una vera e propria rivoluzione energetica. In questo modo è possibile rifornire piccole o medie centrali a biomassa a partire gia dal primo anno di funzionamento con questa consociazione che se viene programmata su una adeguata superficie consente di ottenere fin dal primo anno , anche il 55 – 60 % del fabbisogno di biomassa di ogni centrale consentendo di restare fiscalmente all’interno di una attività agricola con le conseguenti agevolazioni fiscali. Riguardo poi al rimanente 40 – 45 % della biomassa mancante per una centralina da 200 kwe + 1.400.000 litri di bioetanolo , dobbiamo considerare che se su 5.000 ton \ anno di biomassa necessaria all’iampianto , il 55 % almeno , cioè 2.750 ton , riusciamo a produrle con il doppio raccolto annuale di ERBE GIGANTI, mentre le altre 2.250 ton devono essere acquistate nel territorio circostante, in attesa che si possa raccogliere la biomassa dalle fasce boscate , nel raggio di massimo 70 km , sia da residui colturali dei cereali, che tramite acquisto ed abbattimento dei boschi gia esistenti, quindi anche tutti gli stocchi del mais e la paglia dei cerali che si può reperire sul territorio abbastanza facilmente , si potrebbe valorizzare in questo impianto.
Il sicuro approvvigionamento di questi impianti deriva quindi per i primi anni dall’autoproduzione di biomassa dalle erbe giganti in doppio raccolto annuale e dal quinto anno in poi viene coperto dalla produzione delle fasce boscate che sono in grado di produrre almeno 350 ton di cippato verde \ ha con solo il 25 – 30 % di umidità e un potere calorifico inferiore di oltre 3.000 kcal \ kg.
Per raggiungere questo traguardo produttivo si devono usare le nostre consociazioni di alberi ed arbusti , studiate per eliminare antagonismi e creare sinergismi, e utilizzare solo piante prodotte con le nostre tecniche biologiche , che in soli 5 anni possono far crescere esemplari con un peso medio di 100- 120 kg \ pianta.
Se perciò rapportiamo il guadagno totale di questi impianti rapportato alla superficie agricola impiegata , si ottiene un guadagno medio \ ha \ anno superiore o uguale a 14.000 euro, che è una cifra molto al di sopra dei guadagni ottenibili con le coltivazioni ordinarie . Oltretutto questo tipo di rimboschimenti essendo costituiti da specie che sono in grado di aumentare la fertilità del terreno ed essendo realizzati con una consociazione mista di varie specie , hanno anche una grande valenza agronomica , ecologica , e paesaggistica.
Attualmente sto portando avanti progetti per realizzare 2 impianti da 1 MWe + 7.000.000 di litri di bioetanolo , e 5 impianti da 200 KWe + 1.400.000 litri di bioetanolo nel nord Italia e che sarò in grado di mostrare in pieno funzionamento entro pochi mesi, anche se in effetti sulla base delle mie conoscenze del territorio dell’Italia del nord la disponibilità di biomassa e soprattutto di paglia di cerali , residui di segheria , cimali di pioppo da sfogliato , e cippato dei boschi gia esistenti acquistabili in montagna , sarebbe sufficiente ad alimentare ogni anno diverse centinaia di bioraffinerie da 200 KWe + 1.400.000 litri di bioetanolo.
Conoscendo abbastanza il potenziale di biomassa lignocellulosica disponibile in tale contesto territoriale , ma anche del resto dell’Italia vorrei proporvi di collaborare con me per l’individuazione dei seguenti fattori che potrebbero far partire progetti analoghi anche nella nostra regione :
1) Occorre individuare alcune società o grossi imprenditori locali con cospicua disponibilità di capitali che insieme a noi siano disposti a investire e sostenere questi progetti ; l’ideale per partire, sarebbe quello di realizzare, in un determinato contesto territoriale con disponibilità di biomassa boschiva, almeno 5 impianti da 200 KWe , in 5 comuni diversi ma contigui, dato che con 5 centraline nello stesso territorio si otterrebbero ottime economie di scala riguardo alla produzione , raccolta e trasporto della biomassa valorizzando al massimo macchinari e uomini necessari per tali operazioni .
2) Il capitale iniziale che gli investitori dovrebbero anticipare potrebbe essere solo 325.000 euro per ogni centralina , mentre il rimanente lo metterebbero le banche o delle società di leasing, e considerando che il guadagno annuo di ogni impianto e di circa 730.000 euro significa che l’esborso dei 325.000 da parte degli investitori viene largamente recuperato gia nel primo anno.
3) Dato che ogni impianto da 200KWe + 1.400.000 litri di bioetanolo necessita di una superficie di non più di 5.000 mq , si potrebbe acquistare un ettaro di terreno dove poter situare l’impianto ; nel contesto territoriale limitrofo si dovrebbero individuare almeno 50 ettari di terreno da affittare per 15 anni dove realizzare il rimboschimento con ciclo di taglio quinquennale + la coltivazione delle erbe giganti, ed eventualmente nei primi 5 anni oltre a reperire biomassa dai residui della cerealicoltura limitrofa all’impianto si potrebbero acquistare dei boschi gia esistenti , con almeno 250 ton di biomassa esboscabile , acquistabili in proprietà ed eventualmente rimboschibili di nuovo con finanziamenti pubblici , da cui poter trarre biomassa legnosa con la quale si potrebbe andare a produrre anche del pellet. Con questo pellet si potrebbero alimentare dei MODULI BIOENERGETICI con i quali andare a vendere l’acqua calda per utenze private e realizzare quindi delle minireti di teleriscaldamento.
4) La stessa società dovrà intestarsi e gestire tutte e 5 gli impianti in modo che si possa raggiungere una certa economia di scala per quanto riguarda l’acquisto e la gestione dei macchinari di esbosco e trasporto della biomassa , oppure si potrebbe fare una società agricola con un amministratore agricoltore che detiene il 20 % delle azioni della società , mentre l’altro 80 % può essere di altre società investitrici che hanno più capitali da investire, cosi facendo l’amministratore agricoltore riesce a gestire insieme agli altri soci 5 impianti localizzati a pochi km uno dall’altro , realizzando una maggiore economia di scala per l’acquisto dei macchinari , la coltivazione dei boschi e la raccolta ed il trasporto della biomassa , e tutti insieme , avendo costituito una società agricola a titolo principale riescono ad ottenere uno sgravio fiscale notevole.
5) Nel caso che ci fossero terreni di pianura , fertili ed irrigabili nel raggio di 50 km dagli impianti , si potrebbero rimboschire circa 50 ettari per ogni impianto , per un totale di 250 ettari , con una consociazione di specie superproduttive , in modo da garantirsi il sicuro approvvigionamento degli impianti per 15- 20 anni di funzionamento. Questi terreni potrebbero essere presi in affitto con un canone piuttosto allettante in modo da invogliare il proprietario a concedere l’affitto per 15 anni.
Se pensate che si possa programmare questa filiera delle biomasse in collaborazione con me, potremmo incontrarci prossimamente e discuterne.
RUOLO DELLA SOC. ENERGIA DAI BOSCHI
Il ruolo che noi potremmo avere in queste iniziative potrebbe essere il seguente:
1) fornitura delle autorizzazioni , della progettazione, dei siti idonei, dei contratti di affitto , di approvvigionamento della biomassa, in stretta collaborazione con la vostra società o altre società, previo accordo di collaborazione che stabilisca gli impegni ed i compensi.
2) Fornitura del know how , delle piante , dei semi e delle operazioni di trapianto e semina per una corretta realizzazione dei NUOVI BOSCHI SUPERPRODUTTIVI , per ognuno degli impianti che si andranno a realizzare , in esclusiva, previo contratto .
3) Costituzione di una o più società agricole con la società investitrice o con altri investitori per realizzare le centraline suddette , onde ottenere le agevolazioni fiscali dell’attività agricola , con una nostra quota societaria da decider caso per caso , ma anche solo del 5 – 10 %.
Tanto per entrare nel pratico se gli investitori vogliono partire a fare queste centraline devono firmare un contratto dove a firma contratto devono versare il 30 % del valore totale della consulenza e progettazione dell’impianto che ammonta a 250.000 euro totale , poi subito dopo la firma dei contratti d’affitto con i proprietari del terreno e del contratto di ritiro della biomassa dai fornitori della biomassa integrativa, e del contratto con la soc. fornitrice della tecnologia della centralina , un altro 30 % ; al momento dell’inizio lavori della costruzione della centrale un altro 10 % , e infine al collaudo positivo del funzionamento della centralina il rimanente 30 %.
Inoltre occorre prenotare e programmare la realizzazione dei 250 ettari di nuovi boschi superproduttivi che bisognerebbe fare entro metà agosto 2008.
Oltre agli impianti a biomassa per produzione di bioetanolo sono anche il rappresentante degli impianti della KAPTOR LIGHT che dal prossimo autunno metterà sul mercato impianti superfotovoltaici ad altissimo rendimento che di seguito vado ad illustrare e che si potrebbero abbinare agli impianti a biomassa.
SUPERFOTOVOLTAICO
Oltre a questa fantastica tecnologia delle biomasse , abbiamo anche una tecnologia di fotovoltaico superproduttivo; infatti in fiera a Verona ho potuto constatare che i pannelli fotovoltaici più produttivi , producevano al massimo il 16 – 17 % di rendimento elettrico, con circa 8 mq di superficie per kwp.
Naturalmente con l’utilizzo di inseguitori solari la produttività aumenta , ma non perché aumenta l’efficienza della singola cella fotovoltaica , ma perché si riesce a catturare più luce con lo stesso pannello durante la giornata.
Perciò gli investimenti che servono nella tecnologia fotovoltaica attuale sono piuttosto cospicui e a breve e medio termine servono solo ad ingrassare le banche e i costruttori dei pannelli.
Completamente diverso sono i conti che si ottengono dal nostro super fotovoltaico; per avere un kwp servono solo 4,5 mq, e il rendimento elettrico è del 36 – 40 % ; se poi a questo pannello applichiamo un inseguitore solare la produzione annua aumenta in modo notevole .
Facendo l’esempio, nel contesto della pianura padana, di un impianto convenzionale , non integrato, da 1 MWp , con inseguitore solare , possiamo dire che a fronte di un costo d’impianto di circa 6.000.000 di euro , una superficie occupata di circa 16.000 mq, si ha una produzione annua di circa 1.500.000 kwh x 0,45 € = 675.000 €
Nel caso invece della nostra tecnologia , un impianto non integrato , con inseguitore solare , occuperà solo 10.000 mq, avrà un costo di 7.800.000 € , riuscirà a produrre 3.120.000 kwh x 0,45 = 1.404.000 € . Quindi nel caso di un finanziamento leasing di 15 anni al 100 % , il primo impianto consentirà di ottenere un utile annuo , prima delle tasse di circa 230.000 euro, mentre con il nostro impianto si otterrà un utile di 830.000 euro che è 3,6 maggiore del primo impianto.
Naturalmente questi valori possono solo migliorare appena usciamo dalla nebbiosa pianura padana, anche se occorre rilevare che il nostro super fotovoltaico produce anche con cielo coperto e con la nebbia perché possiede un sistema di captazione e sfruttamento dei fotoni che nessun altro sistema possiede.
Per toccare con mano la superiorità di questo sistema fotovoltaico in un nostro eventuale prossimo incontro potrei mostrarti un kit portatile di pannelli a confronto , che tramite un software su un computer portatile consente di rilevare in continuo l’efficienza elettrica dei due sistemi fotovotaici a confronto.
La fabbrica che dovrà costruire questi nuovi pannelli fotovoltaici sta installando la prima linea di produzione che a partire dal prossimo autunno – inverno inizierà produrre 50 – 80 MWp \ anno.
Naturalmente per ulteriori approfondimenti tecnici ed economici si dovrà parlare con il titolare della tecnologia, l’ing. Patorno Luciano.

Progetto di riconquista delle zone aride e subdesertiche in Africa , Asia , centro e sud America, Australia , Cina ecc…
Se volessimo applicare questa tecnologia del superfotovoltaico nei contesti dei paesi in via di sviluppo che hanno l’annoso problema della siccità , della desertificazione , della miseria , della fame , e volessimo integrare un sistema di dissalazione con energia fotovoltaica, con opere di rimboschimento e produzione di bioetanolo e altra energia elettrica , potremmo ottenere i seguenti risultati:
COSTI ;
1) Realizzazione di un impianto di dissalazione capace di ottenere 40.000.000 di metri cubi d’acqua dolce \ anno = 130.000 .000 di euro. Da notare che tramite un sistema di OSMOSI INVERSA , con 3 – 4 kwe si riesce a dissalare 1m3 d’acqua.
2) Realizzazione di un impianto da 64 MWp di pannelli superfotovoltaici ad inseguimento solare su una superficie di circa 80 ettari di terreno , in grado di produrre annualmente almeno 320.000 MWh, necessari alla dissalazione dei 40 milioni di m3 di acqua suddetta, e al loro pompaggio sui terreni rimboschiti e coltivati ; al costo di circa 500.000.000 di euro.
3) Realizzazione di un impianto a biomassa per la produzione di 90.000.000 di litri di bioetanolo e 112.000 MWh di energia elettrica tramite la biomassa ottenibile da 2.500 ettari rimboschiti con l’utilizzo di 20.000.000 di m3 d’acqua. Costo dell’impianto a biomassa e del rimboschimento compresa la gestione del bosco e l’esbosco della biomassa = 185.000.000 di euro.
4) Costo di messa a coltura e microirrigazione di 4.000 ettari di terreno per la coltivazione di cereali , frutta ed ortaggi = 16.000.000 di euro.
5) Costo dell’impianto di vitalizzazione dell’acqua dissalata e degli impianti di bioerogatori orgonici da applicare sui 6.500 ettari coltivati, circa 60.000 euro.
Totale costo d’investimento , compresa manodopera , gestione impianti , e spese varie , circa 930.000.00 di euro. Se consideriamo un finanziamento leasing di 15 anni al 100 % con tasso d’interesse al 7% avremo una rata annua di circa 70.000.000 €, a cui si dovrebbero aggiungere altri 10.000.000 di euro per manodopera e costi vari per la gestione degli impianti e dei terreni coltivati.
RICAVI;
1) Vendita di 40.000.000 di m3 d’acqua a 0,3 euro \ m3 = 12.000.000 €
2) Vendita delle derrate alimentari dai 4.000 ettari coltivati = 32.000.000 €
3) Vendita di 90.000.000 di litri di bioetanolo \ anno x 0,7 euro \ litro = 63.000.000 €
4) Vendita di 112.000 MWh \ anno al prezzo di 60 euro \ MWh = 6.720.000 €
Totale entrate = 113.720.000 € – costi per 80.000.000 € = 33.720.000 euro di guadagno prima delle tasse.
Questo tipo di intervento è applicabile sia nei paesi in via di sviluppo che anche nel sud Italia dove per esempio regioni come CALABRIA , SICILIA , SARDEGNA , PUGLIA , BASILICATA , hanno grossi deficit di acqua dolce e tante superfici che si potrebbero rimboschire o coltivare in modo migliore, o anche in modo da produrre ancora più biomassa trasformabile in bioetanolo di quanto suddetto.
CORDIALI SALUTI MARCO BERTELLI
ENERGIA DAI BOSCHI s.r.l.
Via chiesa n° 13 41012
Cortile di CARPI ( MO )
Tel. e Fax : 059 -662701 059 -662701 GRATIS
Marco Bertelli 348-6947501 348-6947501 GRATIS
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