Biopensieri 2009

marzo 2009

PER LA LIBERAZIONE DEL CONTADINO DAGLI ORPELLI E DALLE COSE INUTILI

Oggi sempre di più l’agricoltore viene vessato e represso da norme spesso nate per fini utili e messe in atto a favore dello stesso agricoltore e trasformatesi poi nel tempo in dannosi orpelli, costosi ed assolutamente inutili.
D’altro canto è venuto sempre meno il rispetto per il suo lavoro e la sua dignità con la richiesta pressante del mercato di prezzi sempre più bassi del prodotto agricolo, anche se con l’accettazione e l’introduzione dell’agricoltura chimica ed i finanziamenti CE questo fatto se l’è un po’ cercato…

Facciamo subito qualche esempio reale:
Prendiamo in considerazione cosa deve fare dal punto di vista burocratico un produttore di vino convenzionale (il produttore bio deve a sua volta fare ancora di più).
Innanzitutto deve fare una denuncia uve attraverso un consulente comunicando i dati al consorzio di appartenenza attraverso i quali otterrà i bollini previsti per ogni vitigno e si deve pagare associazione e denuncia del consulente.
A questo segue una richiesta di idoneità del vino con un prelievo di un campione con conseguente analisi e si paga di nuovo.
Per poter imbottigliare occorre avere una conformità per l’imbottigliamento ed anche qui occorre pagare.
Oltre a questo occorre essere iscritti all’albo degli imbottigliatori alla camera di commercio e si paga di nuovo.
Per avere il controllo a norma occorre avere la visita dell’ASL e della repressione frodi e si paga, oltre che spendere per portare a norma i locali spesso con costi assolutamente inutili.

Oltre a ciò i sindacati agricoli, che in teoria dovrebbero fare gli interessi degli agricoltori, hanno avvallato tutte queste procedure e si fanno a loro volta pagare dall’agricoltore per la loro consulenza atta a dirimere queste pastoie burocratiche e queste difficoltà che loro stessi hanno contribuito a creare, un po’ come chi fa i computer crea i virus informatici per vendere gli antivirus…
Per poi avere delle DOC o DOCG che sono oggi solo marchi quasi inutili perché non basta certificare il legame col territorio ma serve anche sapere le pratiche agricole usate in campo e cosa si fa in cantina per esempio.
Capita ora spesso che produttori che fanno vini senza usar lieviti non indigeni od altre schifezze ammesse perdono il marchio DOC o DOCG perchè i loro vini non rientrano più nel cosiddetto “gusto classico” del territorio, mentre chi usa decine e decine di prodotti chimici in vigna e pratiche ipertecnologiche in cantina, costose con aggiunte di lieviti selezionati, quantità enormi di solforosa ed altre schifezze che poi non hanno il coraggio di mettere in etichetta è nel pieno rispetto del marchio D.O.C.!

Vi ripeto che queste cose non me le sono inventate ma sono un racconto di diversi viticoltori che iniziano ad avere le scatole piene di queste vessazioni e vogliono poter fare vini come si deve.
Quindi l’idea della protezione del territorio si è rivelata col tempo come pura perversione, un creare scatole inutili e dannose per poter spesso sistemare di volta in volta politici trombati od amici compiacenti e spesso anche senza idee che degli agricoltori se ne fregano e che dell’agricoltura spesso non capiscono niente però di pratiche agricole deliberano…
Se mettiamo poi i soldini che molto spesso i produttori di vino pagano per comprare premi, articoli sui giornali favorevoli e posizioni di rilevo nella distribuzione abbiamo un quadro veramente desolante di prostituzione agricola volontaria, lecita ed autorizzata.
Sicuramente si può dire che gli agricoltori sono vessati, però un sano e marcato masochismo dell’agricoltore c’è e non da poco.

Facciamo un altro esempio: un commerciante bio di frutta per poter avere la certificazione EuropGap, che serve per l’esportazione in Nord Europa, ad un controllo avuto presso la sua azienda gli hanno contestato 2 non conformità: una dal punto di vista formale anche esatta ma di fatto impraticabile, ovvero il dover lavorare e contrassegnare per lotto di lavorazione separatamente una sessantina di lotti diversi di produttori agricoli della sua provincia che gli hanno venduto lotti da 2 a max 50 quintali di frutta: teoricamente potrebbe anche essere esatto ma materialmente fare questa

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suddivisione per lotti avrebbe costi di lavorazione impraticabili che lo porterebbero fuori mercato e fuori dai minimi guadagni che si sono ridotti con l’importazione di prodotti simili dalla Cina.

Il secondo fatto che ha del ridicolo sta nel fatto che per le “regole igieniche” date da questo marchio gli agricoltori non possono fare i propri eventuali bisognini nel bosco dove si raccolgono questi prodotti ma ci devono essere presenti, almeno uno per ogni lotto di produzione , e questo significa che se ho anche solo un appezzamento di 2000 metri devono acquistare od affittare e piazzare un wc chimico, che costa troppo rispetto al reddito dell’appezzamento, oltre a non sapere dove metterlo e come metterlo.
Oppure capita come ho visto in Puglia, dove in sterminati campi di carote e finocchi bio, ci siano si i wc prescritti ma nessuno, dico nessuno li usa….però le norme sono rispettate…

Così capita che a partire da regole che dovrebbero dare sicurezza al consumatore si passa a regole che affondano il produttore, soprattutto piccolo, rendendo di fatto impossibile ed insostenibile economicamente il suo lavoro.

Un agricoltore che ha una piccola azienda agricola bio ma fa agriturismo, trasformazione del latte e confetture si è visto richiedere dalla locale ASL di fare 4 gabinetti… Lui ha risposto tra il serio ed il faceto che non ha quattro ……!

Cose come queste fanno capire che molto spesso, troppo spesso, chi fa le leggi o le deve applicare non ha nessun senso nella loro applicazione , guarda pedestremente la forma dimenticandosi della sostanza e delle semplici e basilari regole economiche che nell’agricoltura sono sempre state fondamentali.

Quindi occorre (se chi deve far applicare le leggi non ha un minimo di giudizio) arrivare a ribellarsi a norme che diventano obblighi impossibili e portano a chiudere le aziende.

Avere un approccio sensato e utile tra forma e sostanza oggi è indispensabile anche perché ci sono pochi soldi da sprecare ed in ogni caso lo spreco di tempo e di energie non è biologicamente utile.

Ivo Bertaina

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