Agricoltura

Parassiti in aumento a causa delle mutazioni climatiche

E’ ormai scientificamente provata la connessione tra i nuovi attacchi di parassiti alle piante e agli animali e i cambiamenti climatici. Da quando il nostro Mediterraneo ha cessato di essere una barriera climatica ad insetti africani ed asiatici, abbiamo iniziato a subire pesanti attacchi contro i nostri animali e le nostre piante, vedi il morbo della Bluetongue (lingua blu), della Lepnosmaniosi, ecc. e la moria di gran parte delle nostre palme a causa di un piccolo coleottero conosciuto come Punteruolo rosso. Oltre ai cambiamenti climatici, che hanno creato anche in Italia condizioni favorevoli allo sviluppo di parassiti originari di climi tropicali, come la zanzara tigre, ha contribuito a quest’invasione devastante la globalizzazione, il commercio aperto da e per tutti i paesi del Mondo. Inevitabile quindi la contaminazione con parassiti endemici dell’Asia, dell’America e dell’Africa che hanno decimato i nostri frutteti, come le colture di Kiwi, le castagne ( la causa è una vespa cinese conosciuta come cinipide galligeno) ed ora le nostre olive.
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La natura nella sua forza evolutiva ha dotato le piante di sistemi di autodifesa, forse un po’ lenti rispetto alla voracità dei parassiti, ma nel tempo efficaci. Quasi tutte le piante per contrastare l’attacco di parassiti riescono a produrre al loro interno sostanze chimiche deleterie per insetti e funghi. Non a caso i nostri castagni da soli sono riusciti a bloccare il famoso “Mal d’Inchiostro” ed altre malattie. Certo la risposta del mondo vegetale è molto più lenta rispetto all’attacco degli insetti parassiti, dei batteri e dei funghi e a volte, come è accaduto per le palme, le piante non fanno in tempo ad elaborare strategie efficaci di difesa prima di soccombere definitivamente.

Ora è il momento dei castagni e dei loro frutti. Anno dopo anno la produzione di castagne è compromessa a causa della cinipide ( vespa cinese che incista i rami della piante, si da far comparire delle calle al cui interno poi si sviluppano le sue larve ).

Certamente un grande danno economico per tutto il comparto della castanicoltura, ma questa pianta sta dando segni di voler reagire contro il suo killer, l’importante è quindi metterla in tali condizioni. E quali sono queste condizioni? Intanto proteggere il suo sottobosco, evitando di eliminarlo e trasformarlo in un duro basamento di terra battuta. Purtroppo per la comodità di raccogliere le castagne al suolo questo è un metodo in uso in molti castagneti. Dare alla pianta concimi naturali, maturi il cui pH sia in equilibrio con le esigenze di assorbimento delle radici dell’albero e, infine, evitare di usare prodotti chimici di sintesi se non quelli biologici. Importante sarà anche la distruzione di tutte le calle che ospitano le uova del parassita. Sarà utile rilasciare in un castagneto insetti antagonisti (Torymus sinensis), capaci di predare le larve della cinipide, ma a questo proposito sarà bene sapere che questi antagonisti prima di distruggere tutti i parassiti impiegano molto tempo. Si è constatato comunque che se messa in condizioni ottimali una pianta di castagno in breve tempo riesce a contenere e sconfiggere il parassita. Accade invece, e questo è successo nel viterbese, che contadini molto “intelligenti”, nonostante fosse stato immesso nei castagneti il naturale antagonista della cinipide, che è un’altra vespa che parassita e uccide le larve della cinipide, abbiano usato potenti antiparassitari. Risultato: insetti antagonisti sterminati e la larva della cinipide, protetta dentro la calla, sopravvissuta.

Ora è la volta, molto più preoccupante dell’attacco al castagno, degli olivi, piante queste di sostentamento economico per molte regioni del sud d’Italia e in genere di tutto il Mediterraneo. Al momento l’area più colpita risulta il Salento lungo la fascia ionica. Qui è apparso un nuovo batterio (Xylella fastidiosa), tristemente conosciuto in California dove in pochi anni ha letteralmente distrutto il 60% delle coltivazioni di olive. Questo patogeno delle piante viene veicolato da un insetto fino a qualche anno fa sconosciuto nel Mediterraneo: una cicala molto piccola originaria dell’America centrale. Il batterio che trasmette questo insetto preoccupa tutto il mondo scientifico perché, a differenza degli altri parassiti che abbiamo descritto, non è selettivo, aggredisce gran parte delle piante fruttifere. L’unica arma efficace al momento è il freddo che uccide il suo vettore, ma di freddo, a causa del riscaldamento globale, ormai da anni, soprattutto nelle regioni meridionali, se ne avverte sempre meno.

Ma non finisce qui! Dall’Asia a partire dal 2009 è arrivato un altro “ricordino” che sta danneggiando la produzione di albicocche, ciliege, fichi ed uva. Questo ricordino si chiama «Drosophila suzukii», meglio conosciuto come moscerino dei piccoli frutti. Infine non dimentichiamo la Tignola, insetto originario dell’America del Sud, che anch’esso, grazie al global change e a condizioni climatiche favorevoli minaccia sempre di più la vita dei nostri pomodori.

E’ evidente che anche nel mondo dell’agricoltura si è rotto un certo equilibrio e questo ci preoccupa fortemente perché, non dobbiamo dimenticarcelo, la vita dell’uomo è subordinata alla produzione di cibo che proviene quasi tutto, se si esclude il mare, dalla nostra terra. Cosa ci vorrebbe per ripristinare gli equilibri in agricoltura? In senso macroscopico il ritorno delle stagioni com’erano 50 anni fa, con autunni piovosi e freddi ed inverni rigidi, in questo modo verrebbero sterminati gran parte degli insetti provenienti dall’Asia e dall’Africa, ma questo purtroppo non è più possibile. E allora non ci rimane che ripristinare gli equilibri della natura senza più avvelenare campi, alberi e frutta, utilizzando metodologie legate all’agricoltura biologica e biodinamica. Forse così una buona parte dell’agricoltura nostrana potrà sperare nel futuro.

Filippo Mariani (A.K.)
Pubblicato da BioregionalismoTreia a 07:06

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