Articoli Tecnici

Ortica
(Urtica dioica L. e Urtica urens L. – Urticaceae) Dr. Nada Polasek

Con la denominazione “ortica” si intendono varie specie di Urticaceae delle quali le due più comuni sono l’ Urtica dioica L. e l’Urtica urens L. Noi tutti, penso, abbiamo fatto almeno una volta, e a nostre spese, la conoscenza più o meno “bruciante” di questa erbacea, alla quale ben si addice l’appellativo di “burbero-benefica”. Infatti, è aggressiva soltanto nel difendersi da nemici voraci, per il resto è una pianta che potrebbe essere utile all’uomo in molti modi. Dico potrebbe perché, pur essendo comunissima e, quindi, facilmente reperibile, l’ortica viene utilizzata meno di quanto meriti. Il nome deriva dal latino urere (bruciare) e dioica (in quanto porta su di un individuo solo fiori maschili o solo fiori femminili). L’ortica cresce spontanea nei luoghi incolti in genere: lungo le strade, i fossi, le siepi, vicino alle case e nei boschi, dal mare fino ad un’altitudine di 2.500 metri. E’ una pianta erbacea perenne, alta fino ad un metro e mezzo, dal fusto eretto a sezione quadrata. Le foglie sono opposte, spicciolate, a forma di cuore, con stipole e margine seghettato a grandi denti triangolari. Sia il fusto che le foglie sono ricoperti di peli urticanti, il cui apice a capocchia si spezza al tocco più lieve emettendo un liquido irritante. I fiori verdi, piccolissimi, sono riuniti in spighe e fioriscono da giugno ad ottobre. I semi sono acheni ovali. L’Urtica urens si distingue dalla dioica per varie caratteristiche: è annuale, è di taglia più piccola in tutte le sue parti, ha le foglie di un verde più chiaro ed è monoica (porta sullo stesso individuo sia fiori maschili che femminili). Comunque, le due specie sono usate indifferentemente per costituire la droga secca. Si usa soprattutto la pianta intera (Herba Urticae), che si raccoglie da aprile a settembre tagliandola a dieci centimetri da terra. Per farla essiccare la si appende a mazzi in un luogo areato e all’ombra; per conservarli sono adatti sacchi di carta o tela. Specialmente per uso esterno viene usata anche la radice (Radix Urticae), raccolta in autunno. Le proprietà dell’ortica si conoscevano già nell’antichità. Castore Durante, ad esempio, nel suo “Herbario Nuovo” (1585), dopo aver detto: “E’ così notissima pianta l’ortica, che si conosce da ciascuno fino nella notte oscura”, elencò una tale quantità di “virtù di dentro” e di “virtù di fuori” da far venire il capogiro. Comunque, molte di tali virtù sono state confermate da ricerche scientifiche recenti, che hanno anche stabilito i principi attivi più importanti contenuti nell’ortica: urticoside, clorofilla, xantofilla, secretina, tannini, sali minerali. Il liquido irritante dei peli contiene istamina e acetilcolina. Per uso interno l’infuso di ortica 85 grammi in 100 ml d’acqua) ha azione antinfiammatoria e astringente intestinale, antidiarroica, emostatica e cicatrizzante, diuretica, declorurante e antiurica, depurativa, stimolante del metabolismo ed ematopoietica. L’azione depurativa, in particolare, ha un effetto cosmetico indiretto, in quanto coadiuvante nella cura di una pelle macchiata, impura ed eczematosa. Il succo fresco spremuto dalle foglie ha le stesse indicazioni, ma è considerato soprattutto un efficace antiemorragico. Se ne possono prendere sino a sei cucchiai al giorno. Mescolando, invece, in parti uguali il succo fresco col miele,

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si ottiene un buon rimedio contro le infiammazioni intestinali (tre cucchiai al giorno). Contro l’enuresi notturna il Valnet cita una preparazione gradita anche ai bambini: con 15 grammi di semi di ortica pestati, 60 grammi di farina di segale, acqua e un po’ di miele, impastare sei tortine e cuocerle al forno, dopo di che se ne mangi una ogni sera per 15-20 giorni. Per uso esterno l’ortica viene impiegata prevalentemente per applicazioni sul cuoio capelluto come antiforfora, antiseborroico e leggero revulsivo. Per queste proprietà sia il succo fresco che il decotto della radice o della pianta intera sono ottimi coadiuvanti contro la caduta dei capelli. Nelle epistassi si consiglia di introdurre nel naso batuffolini di cotone idrofilo imbevuti di succo fresco di ortica. Nella medicina popolare si usava percuotere con un mazzo di ortiche le parti del corpo colpite da paralisi o affezioni reumatiche. Attorno a questa pianta strana che punge e cresce in mezzo ai ruderi sono nate anche molte leggende. Sono credenze popolari antiche, che attribuivano all’ortica virtù magiche, come il potere di allontanare i fulmini se si buttavano le sue foglie in mezzo ad un fuoco. Chi poi ne portava addosso un’intera pianta, sarebbe stato al riparo da qualsiasi maleficio. Sempre una pianta intera, tenuta con la radice verso l’alto, in una notte di luna piena, avrebbe fatto passare la febbe all’ammalato di cui si fosse detto il nome a voce alta. Si riteneva anche che trasmettesse molto coraggio a chi la teneva in mano: in effetti, non è difficile immaginare una certa dose di aggressività in un individuo che stringe un mazzo di ortiche con le mani nude. Ed infine, se vogliamo credere ai pronostici tratti dai sogni, ci sarà di buon auspicio sognare di essere “punti” da un’ortica, è sicura previsione di successo. In veterinaria si considera giustamente l’ortica un’ottima pianta foraggera e pare che, oltre che trasmettere agli animali gli indubbi valori nutrizionali e salutari che possiede, essa renda i bovini particolarmente resistenti alle malattie infettive, aumenti notevolmente la produzione di latte delle vacche e conferisca ai cavalli un manto più lucente. E’ vivamente consigliabile nell’allevamento dei conigli e di tutto il pollame: in particolare si è visto che i tacchini, nutriti con un pastone addizionato di ortica tritata, ingrassano di più e che le galline aumentano la quantità e migliorano la qualità delle loro uova. Non dimentichiamo poi che l’ortica è molto utile all’industria per l’estrazione della clorofilla, di cui è ricca, e che le fibre lunghe contenute nel fusto, filate già nel Medioevo, danno un particolare tessuto resistentissimo, simile alla canapa. Le foglie costituiscono, inoltre, un valido e del tutto innocuo colorante per medicinali, cosmetici, prodotti igienici e liquori. Con queste si può anche tingere di un bel verde la lana (la radice, invece, tinge in giallo). Un altro aspetto dell’ortica è l’azione rivitalizzante che ha, esattamente come la camomilla, sulle piante che le crescono vicino, ed è interessante osservare che la esplica in modo particolare sulle aromatiche (specialmente sulla menta), delle quali pare faccia aumentare il contenuto in olio essenziale. Inoltre, il macerato d’ortica, ottenuto facendo macerare la pianta intera in acqua per 12 ore, se spruzzato sulla pianta infestata dagli afidi, la libera da questi parassiti senza dover ricorrere a prodotti tossici. Ed ora passiamo al lato forse più trascurato, ma a mio avviso importantissimo, dell’ortica: quello di ottima pianta alimentare. Essendo ricca di vitamine (A, C, K, B2 e acido folico), Sali minerali, proteine e aminoacidi essenziali, essa costituisce un alimento di alto valore nutrizionale. In più, possiede un sapore delicatamente aromatico che la rende adatta alla preparazione di piatti appetitosi. Gli inconvenienti che presenta sono solo apparenti: basta tener presente che i peli urticanti delle foglie vengono neutralizzati sia da una bella lavata, che da una cottura anche brevissima, e che per cogliere e maneggiare tranquillamente l’ortica è sufficiente munirsi di un paio di guanti di pelle o di gomma. Per contro, le utilizzazioni di queste foglie saporite e salutari sono parecchie: dall’ottima zuppa di ortica, specialità della bassa Lombardia, al risotto verde, alla frittata con cime di ortica, al minestrone, alla squisita salsa per il lesso, ai ravioli di magro, ai raffinati vol-au-vent. Senza contare che le cime di ortica si possono far lessare e poi condire a piacere esattamente come gli spinaci, fornendo una squisita verdura nutriente, mentre l’acqua di cottura (una tazza al mattino a digiuno), depura e disintossica l’organismo. Con le foglioline più tenere, tritate finemente, si possono aromatizzare le insalate e le salsine alle erbe. In alcune regioni le foglie di Urtica urens si usano anche come succedaneo del tè.
L’ortica bianca (Lamium album L.) Non ha niente a che fare con l’ortica vera e propria (appartiene, infatti, alla famiglia delle Lamiaceae-Labiateae) e si riconosce facilmente per i caratteristici fiori bianchi con il petalo superiore a forma d’elmo, posti all’ascella delle foglie. Mancano, inoltre, completamente le stipole e i peli urticanti. Ho letto una volta che, proprio perché così inerme e indifesa, essa s’intrufola spesso e volentieri in mezzo alla vera ortica, che la protegge dai nemici con la sua ben nota “cattiveria”. La stessa tattica è seguita, pare, da un’altra pianta abbastanza simile all’ortica, il Marrubio. Per quel che riguarda le proprietà dell’ortica bianca, studi recenti vi hanno determinato un notevole contenuto in saponine, istamina ed altre amine, che ne sconsigliano l’uso interno. Per uso esterno è efficace, invece, l’infuso (5 grammi in 100 ml d’acqua) per normalizzare la secrezione sebacea sia delle pelli grasse che del cuoio capelluto seborroico. L’ortica bianca non ha praticamente altre utilizzazioni.

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