Biopensieri 2011

gennaio 2011

NON ABBIATE PAURA! (STANNO SOLO CERCANDO DI FOTTERVI LA VOSTRA UMANITA’)

”STABILISCITI TRANQUILLAMENTE LA’ DOVE SI CANTA,
I MALVAGI NON HANNO CANZONI”

Questo bellissimo e profondissimo detto popolare nordico ci fa capire la grande importanza del canto e della musica per il bene evolutivo dell’uomo.
Il canto quando è davvero degno di questo nome diventa la più elevata e pura espressione del raggiungimento di un alto grado di sviluppo dell’anima umana.
Solo fino a pochi decenni fa quasi tutti cantavano, per esempio gli agricoltori cantavano per dare un ritmo e “sollevare, trasformare” la fatica del lavoro, oggi invece non c’è più un agricoltore che canta, nemmeno quelli biologici o biodinamici.
Oggi abbiamo tanti “cantanti” professionisti e milioni di “muti uditori” che pagano per “sentire”.
Esiodo poeta greco vissuto nel 700 A.C. non a caso diceva “un uomo che non canta è un uomo senza futuro”.
Rudolf Steiner affermava a proposito del canto “Se gli uomini cantassero, se cantassero di più, e soprattutto cantassero nel modo giusto, ci sarebbero meno crimini sulla terra” e suggeriva di fare sempre un po’ di canto insieme prima di una riunione dove si devono prendere decisioni importanti, asseriva che ci sarebbero meno litigi e si raggiungerebbero sagge e buone idee!
Pensate a cosa fanno i nostri politici in parlamento e diteglielo …
Pensate a che futuro ha oggi l’essere umano … muto e sordo.

Il mio rapporto con il canto è sempre stato complesso e solo adesso inizio a capirne i nessi e gli sviluppi.
Vengo da una famiglia dove solo mio padre, piccolo agricoltore ed operaio, amava cantare, canzoni semplici, canti da osteria, con gli amici, mia madre non cantava ed io non ho mai avuto interesse diretto per il canto: mi piaceva sentire, ma ero come muto, non riuscivo a tirare fuori la voce, ero molto timido, non mi veniva di cantare … raccoglievo tutto cosa sentivo e mi succedeva attorno con avidità e curiosità ma non riuscivo a trasformarlo, ad esprimerlo in un suono, in musica.
Mio padre da bambino voleva suonare la fisarmonica, ma per la povertà della sua famiglia non potè farlo; quando avevo 8 anni mi propose di andare a scuola di fisarmonica: io gli dissi che non mi interessava.
Poi però un anno dopo, a nove anni, un giorno di colpo cambiai idea! Su mia richiesta iniziai a studiare la fisarmonica con un maestro molto bravo e severo che con un decennio di studio (dai 9 ai 19) mi porta a diventare uno dei migliori fisarmonicisti sulla piazza.
Infatti da quando ho compiuto 14 anni la musica diventa anche il mio lavoro e divento fisarmonicista professionista fino a 33 anni quando nel giro di pochi mesi non mi piace più e decido di smettere e cambiare radicalmente lavoro.
Ero all’apice della carriera, del guadagno, della soddisfazione artistica e fisica, ma la fisarmonica non mi bastava più, non sapevo bene cosa cercavo ma volevo qualcos’altro e di colpo cambiai vita.
Adesso ho compreso che “avevo intuito” che quello che cercavo era in me e non fori di me e per questo cercai uno stile di vita più consono: la fisarmonica, lo strumento fuori di me non mi bastava più, iniziavo a cercare il mio strumento in me.

Uno dei brani che amavo di più suonare era “Il poeta e il contadino” ed infatti “tornai” a fare il contadino, ma in una maniera nuova ed originale.
Prima facevo il contadino con mio padre, mi piaceva lavorare la terra, trovavo magnifico stare fuori a lavorare in campagna. Fin da quando avevo 8 anni portavo al pascolo le nostre 15 mucche e mi portavo sacchi di giornali e libri da leggere e sognavo ….
Il silenzio, il verde dell’erba e l’azzurro del cielo aiutavano e favorivano lo sviluppo dei miei sogni e della mia fantasia.
Mentre a casa passavo ore ed ore a studiare la fisarmonica, per la scuola invece studiavo poco, facevo molta attenzione durante le lezioni ed a casa facevo il minimo indispensabile avendo ottimi risultati: la musica era un piacere, la scuola un dovere un po’ astratto e poco coinvolgente.
Dalle medie in poi, ogni anno tra un anno scolastico e l’altro, nelle vacanze andavo a lavorare e quell’anno sono stato nei mesi estivi da una azienda che faceva piante da frutta e frutta a Villafalletto (CN), un giorno di luglio mentre stavo raccogliendo pesche con altri raccoglitori mi prese voglia di cantare e cantai per tutto il giorno mentre lavoravo. Nel pomeriggio la madre del mio datore di lavoro mi disse davanti a tutti che dovevo smettere di cantare perché “non era segno di rispetto per il padrone”. Io sul momento ci rimasi un po’ lì, perché non è che per cantare smettessi di lavorare, anzi, sono sempre stato un buon lavoratore e col mio canto tenevo anche allegri gli altri. Poi però dato che la signora continuava dirmi di smettere, presi una rapida decisone: scesi dal carro e le dissi che mi ero licenziato ed alle 15 del pomeriggio col sole che bruciava mi feci 8 km per tornare a casa a piedi! Avevo 14 anni e fu la mia prima grande incazzatura!
Poi però pensandoci bene, da quel momento non cantai proprio più!

Come dicevo, sono passato dall’agricoltura “tradizionale ed un po’chimica” di mio padre, non che usasse molti prodotti chimici, solo un po’ di fertilizzanti e qualche diserbante mirato, per esempio mi “divertivo” a dare, per il romice, con una specie di “fucile” le palline di diserbante sul “cuore” della pianta e mi ricordo che odiavo raccogliere le pietre nei campi dei nostri terreni alluvionali.
Poi attraverso 24 anni di musica suonata arrivai a 33 anni all’agricoltura biologica e subito dopo a quella biodinamica.
Penso proprio che la musica sia stata la magia, la pietra filosofale che mi ha fatto scoprire questo nuovo modo di aiutare la Terra e me stesso: mi ha sciolto, mi ha aiutato nel mio personale percorso verso la mia identità ed il mio vero percorso.
Ed adesso a 49 anni ecco che sento il bisogno di cantare, in realtà erano circa 3 anni che meditavo e studiavo su come il canto potesse essere utile per l’agricoltura, in special modo per l’allestimento e la dinamizzazione dei preparati biodinamici.

Sicuramente molti, anche nell’ambiente biodinamico, mi daranno per pazzo, “cosa c’entra il canto con i preparati biodinamici?” dicono, basta leggere e comprendere il libro di Hugo Erbe e lo capirete. “Le cose vanno spiegate scientificamente” diranno altri, ma se qualcuno non le fa e le sperimenta non saranno mai spiegate anche scientificamente queste cose ….
Oggi esistono molti preconcetti, le persone sono “indurite” nel cuore e nella mente ed ogni cosa nuova da loro estremo fastidio, ci sono molti “giovani vecchi”e vogliono che le cose scorrano sempre uguali, ma per fortuna non è così e sempre di più non sarà così.
E poi per me la scienza più pura e seria sono gli aneliti che vengono, che sorgono improvvisi dal cuore: il cuore non mente, infatti seguo sempre di più il cuore che la mente.
Da sempre ho sentito la vita in senso olistico ed ho sempre pensato che la musica sia, dopo il cibo, l’elemento più indispensabile per la vita dell’uomo.

Come ho detto, a proposito del mio approccio alla musica, dato che non riuscivo a cantare, ad emettere suoni con la mia voce, ho scelto di dare suono alla mia “voce muta” attraverso uno strumento esterno, uno strumento molto agricolo e semplice e complesso nello stesso tempo, la fisarmonica. Uno strumento completo, un piccolo pianoforte spostabile suonato dalla volontà e dall’agilità delle mie dita e dalla forza e dalla dolcezza delle mie braccia. Amavo molto suonare fuori all’aperto, anche se non c’era nessuno, fin da piccolo sentivo la presenza di una folla invisibile, attenta ed avida di suoni, avvertivo il bisogno di suoni, di musica.
Ed adesso lo strumento che ho posato, ma non abbandonato del tutto a 33 anni, mi richiede di essere usato, ma non è più la fisarmonica, non è più uno strumento esterno che ho comperato, ma è la mia voce, che ho sempre posseduto e mai usato, gratuita, unica ed irripetibile come tutte le voci umane che chiede timidamente di essere svelata e “suonata”.
Questo cambiamento lo avverto anche su un altro livello: a me è sempre piaciuto viaggiare, vedere posti nuovi, persone nuove e l’ho fatto per molti anni, adesso invece sto bene a casa, non cerco più cose da scoprire fuori perché ho scoperto che ho un fantastico posto da scoprire pieno di sorprese: me stesso!

E grazie al più grande regalo di questo Natale 2010: l’incontro col canto gregoriano ed il bellissimo libro della grande e magnifica Valborg Webeck –Svardstrom “La scuola del disvelamento della voce” (Ed. Antroposofica, lo trovate da Agri.Bio) sto iniziando una nuova fase della mia vita, forse la più importante, combinazione proprio a 49 anni!
A proposito del canto la Werbeck dice questo “la voce umana non ha alcun bisogno di “educazione”, essa è là, perfetta, come una entità che risuona nella sfera ideale, ma … attende di essere liberata!”
Certe cose, per tonti come me, si capiscono solo con gli anni, si aprono delle porte e si trovano in noi le risposte che abbiamo sempre cercato fuori.
Ho capito che il canto serve per chi lo fa, non tanto per chi lo sente: come quando suonavo mi divertivo a suonare ed ero felice e dicevo in verità che mi “pagavano per divertirmi” , infatti quando non mi sono più divertito ho smesso di suonare nonostante avessi potuto guadagnare ancora molti soldini, ora ho capito che cantare, e di riflesso suonare, serve soprattutto per noi e non tanto per gli altri.
Sento il bisogno di cantare , di usare il mio strumento, il mio corpo, la mia gola, per sentire e creare il “mio suono” ed attraverso di esso agire sugli altri e sulla terra, sulle piante e sugli animali per fare un coro.
Infatti per pura combinazione un teologo mi ha detto recentemente che nella Genesi 1,3 c’è una corrente di pensiero che afferma che Dio non abbia detto “Sia la luce” ma abbia cantato “Sia la luce!”

Io sono sempre stato molto timido e riservato da bambino, ho avuto pochi amici bambini anche perché a 14 anni già suonavo nella mia orchestra e sono passato da bambino al mondo degli adulti di colpo.
La fisarmonica mi ha obbligato a vincere la timidezza suonando davanti a migliaia di persone diverse in posti diversi e mi è servita anche per il lavoro che ho fatto dopo come agricoltore: mi ha sviluppato fantasia ed un mondo di idee.

Sto studiando e praticando l’uso del canto e della parola in questo periodo delle 12 Notti Sante con un gruppo di amici, stiamo provando un lavoro speciale sulle sostanze usando appunto su di esse il canto e la parola: è stato il miglior periodo di Natale della mia vita, sicuramente il più utile e gratificante.
Io finalmente in questo periodo ho trovato il mio fondamento: il mio suono!
Tutto quello che cercavo fuori ho scoperto che è dentro di me, nascosto e coperto, il mio tesoro è il mio suono!
Col canto sento di non essere più solo, ma sento, percepisco chiaramente ed avverto la presenza del mondo spirituale che canta con me, questa è la vera comunicazione con i mondi più sottili.
Ed attraverso il canto ci arrivano sulle ali dei suono le idee del mondo spirituale e salgono verso il mondo spirituale le nostre idee ed i nostri sentimenti trasformati dal canto.

Cosa mi resta da dirvi?

Il nostro canto è una cura per tutto.
Rudof Steiner diceva che se impariamo a respirare correttamente guariremo il 60% delle nostre malattie e cantare è un ottimo esercizio per imparare a respirare correttamente.
Ma io direi di più : con l’esperienza pura del canto potremo guarire oltre che noi anche almeno il 60% delle malattie di tutti gli esseri della terra: minerali, vegetali, animali ed altri esseri umani.
Per migliorare voi stessi ed i vostri rapporti umani cercate gente che canti, che risuoni col loro sorriso e con le loro azioni, che vi trasmetta armoniche onde calde di suoni e vi travolga nel loro mare di musica e state lontani da chi non canti o è sempre incazzato!
Invito anche voi a fare qualcosa di magico in questo 2011: non aspettate di arrivare a 49 anni come me per scoprire la magia e la potenza del suono del canto, cantate prima che sia troppo tardi …

Liberiamo dalle scorie e dalla polvere la voce che abbiamo in noi!
Se vi interessa, per darvi una idea nuova, dal 10 gennaio, faremo ogni 15 giorni un corso pratico di canto gregoriano ed altro …

Ivo Bertaina

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