Fai da Te

Metodi naturali per Lavare

Prima della diffusione dei detersivi di fabbricazione industriale vari tipi di sostanze venivano con efficacia usate con funzione detergente. In questa pagina sono riportati i procedimenti tradizionali ordinati a seconda della sostanza vegetale su cui sono basati.

1.Sapone naturale con olio e potassa (prima ricetta).
Ingredienti e dosi:
Acqua 2 litri
Olio 1 litro
Potassa 300gr
Pece greca 300gr ogni 10 litri d’olio
Esecuzione:
Si mettono sul fuoco acqua e olio e, quando sono appena tiepidi si comincia ad aggiungere poco a poco la potassa. La pece greca si aggiunge quando si è giunti a versare metà della potassa, o anche alla fine. Non è un ingrediente essenziale; serve a produrre la schiuma, che è utile come indice della quantità di sapone utilizzato.
Se quando inizia a bollire si formano delle squamature si aggiunge acqua.
La bollitura finisce quando mettendo un bastone ritto nel centro esso resta fermo.
Poi si versa nelle forme e si fa seccare.
Sul fondo della pentola restano acqua e soda (attenzione: non toccare con le mani) (>>> è riutilizzabile?)
[Fonte: Parco Museo Jalari.]
Nota: la potassa pare si ricavi dalla lisciviazione della cenere di legno.
La pece greca, dalla resina di conifere del genere Picea. Dalla resina dell’abete rosso o peccio in particolare si ricava anche la trementina.
[Fonte: Bibl. Botanica 1]

2.Sapone naturale con olio e soda (seconda ricetta).
In un pentolone pieno d’acqua si scioglie la cenere setacciata. Si mette il pentolone sul fuoco e, sempre rimescolando, si mette poco a poco, l’olio. Dopo 10 minuti si scioglie, lentamente, la soda; si fa bollire e, sempre mescolando, si fa cuocere per un’ora. Non devono formarsi grumi. Dopo si lascia tutto riposare. Cos$igrave; il sapone e’ pronto per essere tagliato.
[Fonte: Museo Etnostorico di Ucria.]

3.Sapone naturale con olio e soda (terza ricetta).
Per creare qualunque tipo di sapone, aromatizzato o meno, il primo passo è sempre lo stesso: fare il “sapone di base”. Gli ingredienti fondamentali sono due. Uno è rappresentato dal grasso, che puo’ essere animale (…) o vegetale (l’olio di cocco, il burro di cacao, l’olio di oliva, ecc.) I grassi vanno poi combinati e uniti ad una soluzione alcalina (piu’ precisamente, idrossido di sodio): un tempo questa si otteneva facendo gocciolare l’acqua sulle ceneri di legno, mentre oggi viene prodotta su scala industriale. Il procedimento, in sintesi, e’ caratterizzato dallo scioglimento di soluzione alcalina e grassi e/o oli. La parte piu’ complicata e’ quella di portare la soluzione alcalina e i grassi e/o oli simultaneamente alla temperatura di 38°C prima di mescolarli. Le temperature possono essere “aggiustate” in vari modi per far sí che corrispondano: si puo’ far raffreddare gradualmente la soluzione alcalina, che si surriscalda mescolandola mentre fate sciogliere i grassi, oppure immergere il contenitore nell’acqua fredda per farla raffreddare piu’ velocemente, o ancora potete preparare la soluzione molte ore prima e poi scaldarla a bagnomaria. Quindi, dopo averli portati simultaneamente alla stessa temperatura, la soluzione e i grassi e/o oli vanno mescolati, versati in uno stampo e lasciati indurire. Il sapone di base, puo’ essere anch’esso aromatizzato: in questo caso, l’ingrediente profumato di origine naturale va aggiunto prima di versare il sapone nello stampo, e mescolato con cura, in modo che si diffonda in maniera uniforme. Il sapone pronto potra’ essere tagliato usando un fil di ferro e riposto negli armadi per profumare la biancheria prima di essere utilizzato per l’igiene del corpo.
[Fonte: http://www.peter-pan.org/consumi]
4. Carbonato di soda
La soda emulsiona i grassi e

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li trasforma in sapone. E’ quindi la base di tutte le liscivie di commercio, di tutti i liquidi detersivi. La si preferisce al carbonato di potassa, essendo meno cara di questo e altrettanto efficace, e anche alle ceneri di legno perche’ la sua azione e’ piu’ regolare.
[Fonte: Bibl Op. Gen. 1]

5. Liscivia con cenere di legno
Si prende il cesto della liscivia, si fodera uniformemente e la’ dentro si mettono i panni insaponati. Dopo si ricoprono con una tovaglia e sopra si mette la cenere setacciata.
Sopra la cenere si aggiunge l’acqua calda (ma non bollente) poco a poco, fino a che si inzuppano tutti i panni. Poi si lasciano così per una notte; al mattino si sciacquano e si stendono.
[Fonte: Museo Etnostorico di Ucria.]

6. Liscivia con cenere di legno
La liscivia si otteneva versando acqua sopra della cenere di legno sistemata su di un telo; l’acqua filtrava attraverso un colatoio, in modo da cadere in un mastello. La liscivia poteva essere usata anche da sola per lavare i panni nel mastello. Qualche anno dopo ho fatto la liscivia. Per cominciare aprii dei fori sul fondo di un barile, poi vi deposi uno strato di ghiaia per facilitare lo scarico, infine riempii il resto del barile con cenere di legno duro. Poi, molto lentamente, versai acqua piovana sulla cenere. Dopo un tempo relativamente lungo, l’acqua filtrata, o liscivia, comincio’ a sgocciolare dai fondi del fondo del barile, per cadere nel sottostante mastello. Ultima operazione: feci bollire il liquido finche’ divenne cosí concentrato da sostenere un uovo. (I testi relativi ai saponi e ai detersivi sono stati tratti dal testo La casa del passato di John Seymour, Ed. Idealibri, Milano 1987)

7. Cenere di fave e mandorle
“Lo stelo della fava si brucia e con la cenere che ne risulta lavano la biancheria. Anche le bucce delle mandorle vengono bruciate, e se ne servono invece della soda. Prima lavano la biancheria con l’acqua, e poi con questa specie di liscivia.”
[Fonte: J. W.Goethe, Viaggio in Sicilia]

8. L’ottenimento della potassa
Il 6 ottobre 1807 Davy facendo passare una corrente elettrica da una massa fusa di KCO3 (potassa) isol˜ delle piccole sfere di un metallo molto reattivo (al contatto con l’acqua la decomponeva liberando idrogeno che per la esotermicitˆ della reazione si incendiava) che chiam˜ potassio. Il nome latino (Kalium) da cui deriva il simbolo si ricollega alla preparazione dei primi composti di questo elemento che coinvolgevano delle ceneri che in Arabo si dicono Al kali. Il nome scelto da Davy deriva dalla sostanza di partenza, la potassa, nome composto da pot (pentola) e ashes (ceneri). In questo modo si richiama il processo di ottenimento di KCO3 che prevedeva la lisciviazione delle ceneri di opportune pianti in grandi recipienti.
[Fonte: http://www.chim1.unifi.it/dida/elementi/potassio.htm]

Nota: Come si sara’ visto leggendo fin qui esiste una certa confusione nella terminologia fra soda e potassa. In generale dovrebbe intendersi per soda l’idrossido di sodio e per potassa il carbonato di potassio, ma in 4. si chiama soda il carbonato di soda (che e’ probabilmente carbonato di sodio). Da questa fonte sembrerebbe inoltre che soda e potassa siano intercambiabili nella formazione del sapone, come del resto sembra di poter dedurre dalle ricette 1. e 2., molto simili ma una facente uso di potassa, l’altra di soda.
Inoltre in 3. viene detto che dalla lisciviazione delle ceneri di legno si ottiene l’idrossido di sodio mentre in 8. viene detto che dallo stesso procedimento si otteneva la potassa. A me pare che 8. sia fonte piu’ attendibile.

9. La saponina
“E’ una sostanza organica complessa, acre, amara, solubile nell’acqua che rende schiumosa. Esiste in gran numero di piante indigene: l’arum maculato, la parietaria dei muri, l’edera, le castagne d’India, le silene, la radice della saponaria, ecc.
La saponina emulsiona i corpi grassi e resinosi; ha dunque le proprieta’ detersive del sapone, ma non contenendo alcali, e’ piu’ indicata per lavare i tessuti delicati. E’ eccellente come detersivo per i capelli (shampoo). In orticoltura e’ utilissima per la preparazione delle emulsioni insetticide e anticrittogamiche, delle quali facilita la penetrazione; e di piu’ inoffensiva pei vegetali
Le decozioni di edera (100gr di foglie in 5 litri d’acqua) e quelle di castagne d’India sono meno attive della saponina, pur contenendo tale sostanza.”
[Fonte: Bibl Op. Gen. 1]

9.1 Castagne d’india
“Le castagne d’india sbucciate, lessate e ridotte in polpa si coprono con acqua bollente; si rimestano piu’ volte e si lascia riposare la miscela.
Dopo di che, questa e’ un buon digrassante per i panni.”
[Fonte: Bibl Op. Gen. 1]

9.2 Saponaria
“Si usa facendone un infuso a freddo, o meglio a caldo.
La decozione di saponaria si prepara in questo modo: Si fa cuocere a lungo la corteccia in 10 volte il suo peso di acqua bollente, aggiungendo di mano in mano l’acqua evaporata. Si separa il liquido dai pezzetti di corteccia e questi si fanno bollire ancora in altra poca acqua per estrarne tutta o quasi la saponina; si mescolano poi le due decozioni cosi ottenute, dopo averle decantate. Si puo’ usare questo liquido tal quale o con l’aggiunta di sapone o di solventi varii e grassi, come sara’ indicato nei singoli casi.
Dopo l’uso della saponaria resta sulle stoffe una tinta giallastra , che si puo’ far scomparire lavando con acqua acidulata con alcune gocce d’acido citrico od acetico o con sugo di limone.”
[Fonte: Bibl Op. Gen. 1
“La presenza di saponine, nei fiori, nelle foglie e nel rizoma, fa si che esse diano origine a una schiuma detergente davvero efficace tanto è vero che in alcune regioni, ancora oggi si usa un decotto di Saponaria officinalis per lavare pizzi, ricami, tessuti in seta e filati.
Per rendersi conto di questa proprietà basta un semplice esperimento che consiste nel raccogliere una cima fiorita di saponaria e stropicciarla fra le mani compiendo l’atto di lavarle. Ben presto sarà visibile un lieve strato di schiuma e infine, la pelle apparirà detersa, bianca e morbidissima.
L’uso di questa pianta consente di rifinire lavori artigianali che non di rado meritano la qualifica di artistico e rappresentano preziose quanto antiche forme di attività tradizionale; tanto antiche che cinque secoli prima di Cristo già si parlava della saponaria per sgrassare la lana che le popolazioni nomadi dell’Asia impiegavano per tessere i loro famosi tappeti, dopo averla tinta con fiori, foglie o bacche.
(…)
Oggi si riconosce alla pianta di cui ci stiamo occupando una virtù in campo cosmetico; infatti, facendola bollire in acqua per una quindicina di minuti, fornisce un decotto schiumoso ideale per lavare i capelli sottili e fragili, oppure quelli dei bambini.”
[Fonte: http://www.popso.it/libro_fiori_erbe/fiori/sapone.html]

“PROPRIETA’:
BELLEZZA: Un decotto di saponaria, dopo essere stato filtrato, può venir usato come shampoo rinforzante per capelli fragili e sfibrati o per detergere le pelli delicate: non ci si deve preoccupare se non produrrà molta schiuma, non è dalla quantità di schiuma che si deve giudicare la bontà di un detergente.
SALUTE: Con il decotto di saponaria si risciacqua l’epidermide colpita da acne o da psoriasi.
CURIOSITA’:
Quest’erba venne coltivata fin dal Medioevo per il suo alto contenuto di saponina, sostanza presente nei gambi, nelle foglie e soprattutto nelle radici, grazie alla quale appunto esercita il suo delicato, ma profondo, potere detergente. Un decotto di saponaria, ottenuto facendo bollire le diverse parti della pianta in acqua piovana, è molto adatto a ridare splendore a tessuti antichi i cui colori siano stati offuscati dalla polvere e dal tempo.”
[Fonte: http://www.thais.it/botanica/aromatiche/schedeit/sc_0033.htm]
In campo estetico si puo’ preparare un eccellente shampoo per capelli fragili.
Il suo rizoma raccolto in autunno dopo la fioritura serviva per lavare la lana. La saponaria serviva anche per confezionare rudimentali paste dentifricie.
[Fonte: www.erbe.it/erbes.htm]

9.3 Edera
“Si lavano una ventina di foglie giovani e ben verdi, poi si pongono in un grande vaso e vi si versa mezzo litro d’acqua bollente; si lascia digerire per circa due ore. Si strofina il tessuto da pulire con l’infusione decantata e colata. I colori si ravvivano e la stoffa riprende il colore primitivo; ma bisogna poi lasciare essiccare con cura. Stendere senza tirare. Si lavano cosi facilmente le sete e i nastri neri.”
[Fonte: Bibl Op. Gen. 1]
10. Ricetta per far diventare i capelli biondi
Non proprio quanto di piu’ indispensabile si possa immaginare, comunque eccola qui, se a qualcuno puo’ interessare.

A fari li capiddi brundi pigla radicata di listincu e radicata di viti e fandi chinniri et di la dicta chinniri fandi lixia e a la ditta lixia mecti fezza di vinu blancu e bugli la lixia cum la fecza et poi tindi lava la testa ki farrai li capjlli multi brundi belli e riczi.

Per fare i capelli biondi prendi radici di lentisco (pistacca lentiscus) e radici di viti, riducili in cenere: di detta cenere fanne liscivia, unisci alla liscivia feccia di vino bianco e acanto (achanthus sativus); fai bollire la liscivia con la feccia dopo di che lavati la testa con questa mistura. I capelli ti diventeranno molto biondi, belli e ricci.
[Fonte: http://space.tin.it/lettura/enania/tre.htm]

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