BioPensieri 2015

LUGLIO 2015

LA CERTIFICAZIONE BIOLOGICA OGGI A CHI ED A CHE COSA SERVE?

Quest’anno, dopo 25 anni di certificazione biologica con la mia azienda agricola di circa 18 ettari, mi ero certificato nel 1990 con la Demeter, ho deciso di recedere dal sistema di controllo biologico perché ritengo che la certificazione biologica abbia perso molte delle sue vere e basilari prerogative. Un bel quadro di Francisco Goja del 1797 si intitola “Il sonno della ragione genera mostri” e penso rappresenti bene l’evoluzione del sistema di controllo biologico in questi 25 anni.

Penso di parlare a ragion veduta di questo problema perché oltre che essere un agricoltore figlio di agricoltori, sono stato, e sono, da oltre 20 anni, responsabile di associazioni a livello regionale e nazionale, presidente e consigliere di organismi di controllo biologici e biodinamici, consulente in commissioni del MIPAF e regionali oltre che responsabile di un ente di formazione professionale e formatore e consulente per l’agricoltura biologica e biodinamica.

Con questo non do la colpa della sopravvenuta aridità del sistema di certificazione biologica solo agli organismi di controllo, anzi anche loro sono spesso diventati dei semplici esattori e riempitori di carte che pagano a loro volta cifre elevatissime per farsi controllare le scartoffie che producono da organismi superiori di controllo ancora più sterili e fuori da ogni realtà, ma la colpa di questo stato folle della certificazione biologica è anche degli stessi agricoltori biologici, che accettano supinamente legislazioni e disposizione che nulla hanno a che fare con una sana e consapevole agricoltura biologica ed hanno la loro parte di silenziosi “collaborazionisti” con questi “mostri” da loro stessi creati come li chiamava l’amico Gino Girolomoni, senza parlare della completa assenza e silenzio dei consumatori: la certificazione biologica così come è fatta a me non piace più, non va bene, serve solo per la commercializzazione dei prodotti e sempre più poco per la salute della terra e della qualità dei prodotti.

Va fatto presente che oggi potremmo dividere i produttori in due grosse fasce: i grandi produttori che vendono alla GDO ed all’estero che hanno assolutamente bisogno della certificazione e che in ogni caso ce l’hanno, ed i piccoli produttori che spesso vendono direttamente od in mercati di prossimità e per i quali la certificazione oltre che un onere sta diventando una cosa sempre più inutile. Va ricordato che la certificazione biologica è un metodo di produzione e non una certificazione di qualità e questo secondo me rappresenta un grave difetto strutturale.

La certificazione biologica odierna è soprattutto carta, per il 70% completamente inutile e facilissima da “costruire” a tavolino se si ha voglia e tempo, con ben poca attenzione per esempio all’humus nel terreno, alla qualità dei semi, alla qualità finale del prodotto, alle razze degli animali allevate etc.

Come detto prima nel corso degli anni si è provveduto a far diventare la certificazione biologica sempre più cartacea, poi oltre alla carta si è aggiunta una trasmissione di dati che, per strana combinazione, può essere fatta solo dai CAA che così succhiano altri soldini dalle ormai vuote tasche degli agricoltori, che invece di aiutare e semplificare le cose creano spesso molti casini ed altre amenità.

Ci si è dimenticati che l’agricoltura biologica e biodinamica sono nate dall’esigenza di agricoltori e consumatori che sapevano bene cosa volevano ottenere ed è stata invece data in mano fin dai primi anni ’90 a burocrati e tecnici che spesso non hanno mai messo un piede in una azienda agricola (parlo di saper come si lavora la terra e non una visita turistica – aziendale) e pretendono ed impongono norme assolutamente inutili, antiproduttive e stranamente si “dimenticano” di cose ben più importanti e basilari per la qualifica ed il bene del settore bio.

Facciamo solo qualche esempio sull’inutilità e sulla inadeguatezza della certificazione biologica odierna: oggi l’agricoltura biologica si basa su un regolamento CE che dice cosa si può usare, ma per esempio se io non uso nulla di cosa dice questo regolamento, va bene lo stesso e sono perfettamente bio certificato, e se uso prodotti vietati ma che non lasciano traccia nelle analisi, e ce ne sono sempre più casi sempre in grandi aziende, sono sempre certificato bio:

• in nessun caso, con la certificazione bio, in questi 25 anni, si è mai guardato o si è misurata la quantità di humus nel terreno, ben sapendo che un MINIMO del 2% di humus è la base minima per avere prodotti ed un terreno sano.
• io ho sempre detto che per avere una certificazione biologica occorre avere per ogni terreno, in base alla coltura, un MINIMO indispensabile dell’1,5% di humus: chi non ha questa base NON DEVE AVERE LA CERTIFICAZIONE e la stessa azienda non dovrebbe mai scendere sotto questo limite, pena la perdita immediata della certificazione per mancanza di vitalità del terreno. Sarebbe una regola semplicissima ma che stranamente non viene attuata, nemmeno per esempio dalla Demeter, che essendo un organismo privato potrebbe farlo quando vuole, ma anche lì gli interessi principali coincidono con la commercializzazione e non con il bene della terra e la qualità del prodotto e questo dovrebbe essere la BASE per avere un’agricoltura biologica e biodinamica non solo di carta ma anche di benessere del terreno, di un sano processo vitale. La causa delle “malattie” delle piante è dovuta per oltre il 70% alla carenza di humus nel terreno! Ricordiamocelo, ce lo ha detto e dimostrato nel 1924 R. Steiner e ripetuto negli anni ‘50-‘60 da E. Pfeiffer.
• pensate poi che in agricoltura biologica è permesso l’uso del “concime pellettato”, morto e senza nessuna umidità (senza umidità non c’è vita) e portare un po’ di sostanza organica non decomposta che non puzza solo perché non c’è umidità non è concimare, ma è ammalare la terra! Eppure questi concimi vengono anche “ammessi in agricoltura biologica” con tanto di timbro e consigliati!!!!!!
• ma c’è un’altra chicca eccezionale per l’agricoltura! il Regolamento CEE dei Fitofarmaci 1107/2009 di fatto classifica qualsiasi tipo di letame come potente agrofarmaco perché il letame contiene più di 300 tipi diversi di microrganismi! Chissà che cosa metteremo mai nel terreno da oltre 10.000 anni!!!! Usare invece veleni ultrapotenti che uccidono il terreno ed avvelenano ciò che mangiamo è consentito, basta fare un corso, avere il patentino ed i soldi per comprarli! Questo regolamento definisce fitofarmaco qualunque cosa contenente una sostanza (o microrganismo) in grado di indurre una risposta della pianta ad uno stress biotico ed abiotico Quindi sono considerati fitofarmaci: il compost, i macerati con le erbe, i preparati biodinamici, il letame, il compost vegetale, l’acqua, il bicarbonato etc. Il regolamento si applica ai prodotti, contenenti o costituiti da sostanze attive, antitodi agronomici o sinergizzanti, destinati ad uno dei seguenti impieghi:
• a) Proteggere i vegetali o i prodotti vegetali da tutti gli organismi nocivi o prevenire gli effetti di questi ultimi,
• b)Influire sui processi vitali dei vegetali, ad esempio nel caso di sostanze , diverse dai nutrienti, che influiscono sulla loro crescita;
• Il regolamento 1107/2009 si applica alle sostanze, compresi i microrganismi che esercitano un’azione generale o specifica contro gli organismi nocivi oppure sui vegetali, su parti di vegetali o sui prodotti vegetali; tali sostanze sono chiamate “ sostanze attive”
• Riassumendo qualsiasi sostanza e qualsiasi microrganismo che influisce sui processi vitali dei vegetali è classificato come fitofarmaco, e deve essere iscritto tra i fitofarmaci per essere usato
• E per registrare ognuno di questi prodotti costa, ( e chi paga???) pensate a cosa costerebbe registrare 500 ceppi di microrganismi del letame ……. e nessuno ha ovviamente interesse a farlo
• ma la chicca più interessante ancora sull’uso del letame è questa; a partire dagli anni ’90 ogni Regione ha provveduto al recepimento delle norme e le direttive nazionali al fine di costituire il Regolamento di Polizia Rurale Comunale, in particolare. Le norme a cui si rifanno gli attuali Regolamenti Comunali sono: R.D. 1 dicembre 1930, modificato dalla legge 25 giugno 1931 n. 925 e secondo le disposizioni tecniche impartite dalle U.L.S.S. in base alle leggi stesse, nonché dagli artt. 233 e segg. del T.U. delle Leggi Sanitarie 27 luglio 1934 n. 1265. I regolamenti di Polizia Rurale riportano in dettaglio il Campo di applicazione, le definizioni, l’oggetto e le finalità del Servizio di Polizia Rurale, nonché le sue Competenze.
• Un particolare aspetto dell’attività agricola, normato e controllato da tale regolamento, è lo stoccaggio dei reflui zootecnici. In sintesi si impone lo stoccaggio del letame in concimaie con platea impermeabile, poste a debita distanza da corsi d’acqua. E’ comunque contemplata, come misura straordinaria e comunque solo in forma temporanea (60 gg) la possibilità di stoccare le deiezioni zootecniche in cumuli sul terreno, questo soltanto in aperta campagna a conveniente distanza dai corsi d’acqua e in località che non diano luogo, per la loro posizione, a possibilità di inquinamenti a carico di corpi idrici superficiali e di falde acquifere. L’insieme di queste norme pongono di fatto fuori legge tutti gli agricoltori che intendano svolgere la più elementare e tradizionale pratica di buona agricoltura che è il compostaggio in cumuli per la maturazione della sostanza organica ai fini della fertilizzazione dei campi. Va ricordato che altresì il trasporto del letame è considerato come un rifiuto pericoloso e deve essere fatto solo con mezzi idonei per trasporti pericolosi!!!! Se non fosse per il letame, potremmo dire che sono delle solenni vaccate, ma tutto questo già dagli anni ’30 corrisponde ad un fine molto preciso, ovvero industrializzare l’agricoltura.
• una cosa che dovrebbe prevedere ed obbligare il sistema di agricoltura biologica è il divieto di arare il terreno: rivoltando il suolo si uccide la vita dell’humus e dei funghi nel terreno, come dovrebbe essere proibito il lasciare il suolo nudo, con stagioni calde come queste con un suolo nudo quel poco humus che c’è muore completamente: è come lasciare un bambino appena nato nudo sulla spiaggia per due mesi …
• In agricoltura biologica possono essere usati tutti i semi ibridi che si vuole! E’ una follia! Luciano Pecchiai, un medico milanese, in un convegno che ho organizzato nel 2003 ad Alba, disse “l’agricoltura biologica è morta nel momento in cui ha lasciato libero l’uso delle sementi ibride”
• Il seme ibrido “non percepisce ” più le connessioni vitali che arrivano dal cosmo ed unito alla carenza di humus crea sempre nuove malattie per la gioia dei venditori di prodotti per la difesa e di semi ibridi ….
• Non siamo nella CE, ma la BioSuisse, nel suo regolamento di agricoltura biologica, proibisce da tre anni l’uso di tutti i semi ibridi, tranne il mais vitreo …
• fra l’altro non tutti sanno o fanno finta di non sapere che in agricoltura biologica si possono soltanto usare semi registrati all’ENSE e se un agricoltore semi non registrati perde la certificazione biologica ed ha delle non – conformità!!! Quindi l’agricoltura che dovrebbe valorizzare e basarsi sulla biodiversità di fatto proibisce la biodiversità e per seminare un mais 8 file, una patata quarantina o una varietà di pomodoro locale devo essere un chimico o comunque non essere certificato biologico!
• ‘Nel nostro Paese le modalità di iscrizione delle varietà tradizionali/antiche sono stabilite dal decreto legislativo del 30 dicembre 2010, n. 267, con cui è stata recepita la direttiva 2009/145/CE: è una legge bastarda e senza senso, che proibisce l’uso di ogni semente non registrata, e nonostante tutto spesso in alcuni incontri mi sento dire da stupidi e rincoglioniti agricoltori biologici e biodinamici che questa legge è eccezionale ed utile! c’è veramente chi gode molto ad essere preso per il culo ed ama anche dirlo in giro!
• se vi interessa approfondire l’argomento ho scritto come BioPensiero un articolo che trovate su www.agribionotizie.it “Semi e scemi” se vi interessa cercatelo e leggetelo sul motore di ricerca del sito .
• tutti forse non sanno che lo zucchero da barbabietola biologico che usiamo è ottenuto da barbabietole da zucchero che sono state “create” negli anni ’60 con sistemi decisamente OGM, ovvero di riproduzione maschio-sterile: essendo state create queste sementi prima dell’avvento delle tecniche OGM sono riconosciute come tecniche riproduttive “naturali”: ovvero il classico bio “non vedo, non sento, non parlo” …
• tutti gli oli di colza, anche quelli biologici, dato che nell’olio di colza esistono degli allergeni, sono stati creati sempre nello stesso periodo con la medesima tecnica da selezione maschio-sterile.
• Se vi interessa conoscere la tecnica, sempre sul sito www.agribionotizie.it troverete sul nostro motore di ricerca un esauriente articolo sulla tecnica di riproduzione maschio – sterile che si vuole far ammettere anche nel sistema di agricoltura biologica
• il 95% della soia commercializzata ed usata dalla zootecnica in Italia è OGM e quindi la carne della razza piemontese, per esempio è nutrita con soia OGM prodotta negli USA o nell’est europeo, tipico esempio di legame al territorio oltre che di danni alla salute umana ed animale ormai ben dimostrati: per non avere problemi basterebbe proibire la soia per l’alimentazione animale nel bio e saremmo a posto (siamo andati avanti per millenni senza soia e con pisello proteico ed altre proteine e possiamo ancora farlo).
• si da il marchio bio e Demeter a sistemi di impianto delle mele a 40 cm di distanza tra le piante e 2 metri tra le file: non sono proprio sicuro che questo sesto di impianto sia bio …..
• un cenno sul vino bio: i portainnesti bio sono vendute solo da vivai statali con tecniche “barbare”, perfino peggio degli OGM, e prodotte nell’est europeo (anche qui un barolo che nasce da una pianta ungherese o rumena è una cosa eccezionalmente legata al territorio); con presunte tecniche di eliminazione delle virosi (inutili) che servono solo ad indebolire ed invecchiare fortemente il legno e la vitalità della barbatella che unite ad un innesto ad omega non lascia scorrere la linfa nel cambio e poi con le tonnellate di veleni certamente non aumenta la vitalità della stessa vite e provoca le “moderne” malattie della vite che vengono imputate ad insetti che nulla c’entrano: pensate a quanti soldi inutili sono stati spesi per trovare un rimedio alla flavescenza dorata senza un solo risultato, anzi la patologia è ampliamente peggiorata con nuove malattie. Questa è la scienza agronomica: spendere soldi pubblici inutilmente!
• nessun giornale riporta in Italia la vicenda dei fauchteur volontarie (Francia) nel 2010: hanno sradicato 70 barbatelle in un centro INRAN con 60 agricoltori volontari dai 18 ai 76 anni, assolti dopo 5 anni: nessun giornale in Italia ne ha parlato perché difendevano la tipicità del prodotto francese (leggete l’articolo che ho fatto tradurre per agribionotizie di luglio 2015)
• tutte le galline ovaiole derivano dalla stessa razza di galline: razza delicatissima e super selezionata: l’unica differenza è che dalla nascita hanno una alimentazione di mangimi biologici. Fare una ricerca di selezione di razze di galline ovaiole non sarebbe forse più etico e sano per una VERA agricoltura biologica????
• fare un controllo aziendale per avere la certificazione biologica è sufficiente? e magari farlo a dicembre o nei mesi dove non si ha la cultura in campo a che cosa serve? Sicuramente a prendere i soldi all’azienda.
• sul riso biologico per esempio esistono delle norme che prevedono tra una cultura e l’altra, due cicli di sovescio che durino al minimo 70 giorni (e pochissimi la fanno un giorno di più) e sempre questi sovesci li fanno nei mesi invernali, al nord, dove notoriamente non cresce nulla come sovesci nelle risaie nemmeno d’estate… naturalmente hanno la fattura dell’acquisto delle sementi, ma cosa nasce nel campo, a parte la certificazione bio?????
• poi ci sarebbe il problema risolvibilissimo dagli organismo di controllo delle prese d’acqua per le risaie, ma è meglio chiudere gli occhi e vendere riso bio.
• spesso gli organismo di controllo per spendere poco usano ragazzi appena diplomati e con un corso di 2 o 3 giorni diventano ispettori che conoscono ogni tipo di coltura ed ogni tipo di problematica per la certificazione (????). cosa possono fare, se non produrre un po’di carta “certificativa”?
• senza contare che diversi organismo di controllo fanno la guerra al ribasso dei prezzi: mi chiedi 400,00 €? io ti controllo per la metà (l’arte del commercio) ….
• quando viene fatta l’ispezione per il controllo biologico in base all’esito della visita venivano date delle non conformità, ovvero vengono rilevate delle problematiche che in base alla loro gravità possono dare da delle sanzioni all’esclusione dal sistema di controllo, ma queste non conformità venivano risolte nell’annualità. Adesso qualche “genio della certificazione” ha stabilito che le non conformità si portano dietro per tutta la storia dell’azienda e che quindi se ho commesso una non conformità 10 anni fa me la porto dietro nella biofedina penale ed alla prossima posso perdere la certificazione bio …. questo lo chiamo bioterrorismo e non controllo bio!!!!
• che legame abbiamo con il bio ed il territorio e che valenza sociale ho quando, per i costi decisamente inferiori, si acquistano prodotti orticoli e frutticoli dall’altra parte del Mediterraneo mentre le aziende bio del sud muoiono?
• dal 15 novembre 2015 ogni azienda agricola biologica ed ogni operatore biologico dovrà sostenere un corso ed un esame per usare i fitofarmaci, infatti la nuova normativa mette alla stessa stregua di tossicità una tisana oppure un diserbante sistemico: a cosa serve un corso sull’uso di prodotti chimici e di veleni che non useremo MAI???? naturalmente a chi fa il corso ….
• per “proteggere” le pericolosissime tisane, i tremendi preparati biodinamici, lo zolfo ed il rame, l’olio bianco etc. gli agricoltori dovranno comperare degli appositi armadietti che se normalmente costano 200 €, ma con una etichetta, naturalmente è una sola ditta che ha l’esclusiva, lo stesso armadietto costa 800 €.
• Come posso conoscere la qualità di un prodotto biologico? semplicemente attraverso il gusto, il colore, il sapore, l’aroma, il profumo, la consistenza. Già negli anni ’60 E. Pfeiffer diceva che un prodotto senza queste qualità è un prodotto malato che oltre che ammalare la terra ed ammala anche chi se ne nutre!
• altro esempio lampante: i frutti senza semi che vano forte anche in agricoltura bio. Il seme non serve solo alla riproduzione, ma come un Sole fa maturare dall’interno ogni frutto, ogni acino e se lo tolgo il frutto non sarà mai maturo ma malato: clementine, angurie, uva e meloni senza semi sono considerati nel bio delle cose eccezionali. E’ come se una donna dicesse alla sua amica “Ho un marito che non ha nessuno spermatozoo, puoi trombare come e quando vuoi senza problemi di stare incinta!!!”
• questo tema propone anche una riflessione sulla riproduzione animale: oggi anche nel bio fatta da un veterinario che come l’Arcangelo da “l’annuncio”: con questo sistema si è aumentata la non fertilità dei bovini col grosso problema che oggi molte fattrici non restano più incinte nemmeno col veterinario più bello e giovane che si trova sul mercato!!!! e sarà sempre peggio! Proibiamo la monta artificiale nell’agricoltura biologica!
• le qualità sono dei suoni, sono delle vibrazioni che a loro volta fanno vibrare i corpi che se ne nutrono, ma se questi prodotti anche bio, non hanno più suoni, non hanno più vibrazioni, che cosa capita? ci ammaliamo …
• a febbraio di quest’anno avevo voglia di mangiare pomodori ed ho acquistato dei pomodori bio e quando li ho tagliati, conditi e finalmente “assaporati” avevano un gusto, anzi un non- gusto da farmeli sputare! questo non è un prodotto biologico: un prodotto bio non deve solo avere un regolamento di produzione ma anche delle qualità gustative. Idem mi è successo l’anno scorso con delle pesche …. a voi non è mai successo?
• cosa fa il mondo bio per questo: NULLA, parla dei massimi sistemi e di nuovi regolamenti che sono peggio di quelli di prima ….
• nella certificazione biologica è prevista una soglia dell’0,9% di OGM: nessuno ha obiettato, ma lo soglia dell’OGM nel prodotto bio deve essere dello 0% e basta: la storia ci insegna che i cavalli di Troia sono serviti per distruggere delle civiltà …
• un esempio sui Km 0 “compro il roundap sotto casa ed avveleno il terreno sotto casa tua e ti vendo i prodotti” , penso che sia il massimo!
I sistemi comunisti e capitalisti hanno completamente fallito, l’unica differenza è questa:
• il sistema comunista prima uccide l’uomo e poi il resto del mondo
• il sistema capitalista uccide prima il resto del mondo e poi l’uomo … muore da solo …
Occorre trovare un’altra soluzione, far evolvere i talenti dell’uomo e del resto del mondo insieme grazie alle forze morali, forze che ci arrivano anche da ciò che mangiamo!
Dato che oltre l’80% delle opere d’arte sono in Italia perché non ci riscopriamo maestri e facciamo diventare l’agricoltura biologica e biodinamica un’opera d’arte? Oggi però non basta lamentarsi: io con un gruppo di amici ho creato e registrato un marchio di controllo privato che si chiama AgriBioDinamica dove per dare la certificazione abbiamo nel disciplinare delle semplici norme:
• uso corretto dei preparati biodinamici
• la base dell’1,5% minima di humus nel terreno e non può scendere ma solo salire
• la multa immediata di 10.000,00 € alle aziende nelle quali vengono trovate sostanze non ammesse e 5 anni di espulsione dal sistema di controllo; la seconda volta radiazione a vita dal sistema di controllo
• il divieto di coltivazione di soia, colza, barbabietola da zucchero e sementi ibride

La certificazione è nata per controllare i carichi di prodotti che arrivavano da oltreoceano, la nuova certificazione biologica e biodinamica deve essere fatta in stretta collaborazione con chi opera nel campo e con chi se ne nutre con semplicità e limpidezza.

Ivo Bertaina

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