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LUCE CHE PENETRA, TENEBRE CHE S’INNALZANO

Le piante sono gli unici esseri appartenenti al regno del Vivente che si sviluppano chiaramente attraverso una polarità, da una parte infatti le radici si diffondono nel sottosuolo privo di luce mentre dall’altra parte la pianta si sviluppa con i suoi rimanenti organi al di sopra del suolo, nel regno della luce. Ecco che allora una pianta, per essere compresa, deve essere considerata come una cittadina di questi due mondi, quello delle tenebre e quello della luce. A tal riguardo va detto che la crescita delle piante è fortemente influenzata dall’alternarsi del giorno e della notte. Gli studi riguardanti l’influenza di questo alternarsi vennero condotti in maniera approfondita da Lilly Kolisko ed ella comprese che la crescita è maggiore durante la notte, la luce diurna invece inibisce l’allungamento dei tessuti vegetali, favorendone però la differenziazione. La crescita in una pianta è resa possibile da dei tessuti chiamati meristemi, da qui nascono le cellule che poi si differenziano nei vari tessuti, è chiaro dunque che la differenziazione, partendo dai meristemi, è un processo legato alla luce. Grazie al corso tenuto da Rudolf Steiner sull’agricoltura biodinamica, sappiamo che nella pianta troviamo in azione il dipolo calcare-silice: i pianeti interni agiscono attraverso il calcare presente nel suolo, i pianeti esterni agiscono sulla silice che è finemente diffusa ovunque, l’argilla invece fa da mediatrice tra questi due estremi. Il polo della crescita è quello del calcare mentre la silice agisce nella maturazione e quindi differenziazione dei tessuti, per tale motivo la notte è paragonabile al polo del calcare ed il giorno al polo della silice. Il calcare allora è nelle tenebre ed infatti è avido (così come lo è il colore nero) in quanto è capace di assorbire l’eterico, invece la silice è ovviamente nel polo della luce. Tra i tanti interessantissimi esperimenti eseguiti da Lilly Kolisko e da suo marito Eugen, riportati nel libro “L’agricoltura del domani” (AGRI.BIO Edizioni), ve n’è uno che ora voglio riportare. Nella crescita del frumento luce e tenebre giocano un ruolo importante nello sviluppo delle prime due foglie. Se la pianta cresce sotto una forte influenza della luce, produrrà la prima foglia piccola e la seconda molto lunga, viceversa se la luminosità è poca. Se la seconda foglia è quindi un “prodotto” della luce, la prima lo è delle tenebre e le Tenebre (prima foglia) stanno sempre sotto la Luce (seconda foglia)!
Un altro effetto delle tenebre è che riducono la lunghezza delle radici ma aumentano la lunghezza dello stelo, il quale assume un colore bianco-argenteo come le radici: la pianta, diceva la Lilly Kolisko, è come tirata fuori dal terreno. D’altro canto, la luce accorcia gli internodi e le piante sviluppano un esile stelo (vedi, per esempio, le piante “acaulis”, cioè senza stelo, che crescono in montagna, come il bel Silene acaulis), lo stelo assume una colorazione verde (è come se diventasse una foglia): la pianta, diceva Lilly, è come se fosse ricacciata indietro nella terra; l’immagine che si ha è di un processo di luce che penetra nel terreno. È interessante notare come questo sia proprio quello che accade nei cactus, i quali hanno un fusto verde, chiaro effetto dell’azione della luce. Questo esperimento sembra essere però un po’ in contraddizione con quanto detto prima, ci si aspetterebbe infatti che sotto l’azione delle tenebre le dimensioni delle radici aumentassero (visto che la crescita di una pianta è maggiore di notte), in realtà le tenebre operano in modo che la radice sembra uscire dal terreno ed estendersi nello stelo, il quale infatti assume una colorazione tipica della radice.
Nel ciclo di conferenze intitolato “Il corso dell’anno come respiro della Terra e le quattro stagioni – L’antroposofia e il sentire dell’anima umana” (Editrice Antroposofica) il nostro amico Rudolf Steiner diede un’immagine vivente della Terra. In estate la Terra attraversa un processo d’espirazione, infatti espira la propria anima e con essa gli esseri elementari. La Terra diventa uno specchio del Cielo e le forze cosmiche e cristiche non possono penetrarla (la Terra infatti è uno specchio che riflette), pertanto in estate, al culmine di tale processo, le potenze arimaniche conquistano il sottosuolo che è stato “abbandonato”. D’altro canto, in autunno le potenze spirituali penetrano poco alla volta nel sottosuolo e combattono, con la forza di Michele, le potenze arimaniche. In primavera il processo d’espirazione segue nuovamente quello d’inspirazione autunno-invernale e le potenze arimaniche “osano” uscire dal sottosuolo per compenetrare il fiorente mondo vegetale e l’uomo stesso. Abbiamo dunque questa immagine: in primavera le tenebre escono sopra la superficie del suolo per sfidare le forze della luce, in autunno invece le tenebre retrocedono e la luce penetra nel sottosuolo per indebolire e ridurre l’azione delle tenebre. Abbiamo due piante che ci rappresentano visibilmente questa dualità: la carota e l’edera. La carota, col suo bel colore arancione, è chiaramente luce che penetra nel terreno e non per nulla si raccoglie spesso in autunno. L’edera in fase giovanile presenta foglie palmato-lobate e si comporta da rampicante, riesce ad aggrapparsi ai vari supporti perché ha delle radici modificate che crescono fuori dal terreno, direttamente sul fusto (figura 1).

Figura 1

Allora l’edera, come tutte le piante rampicanti, può essere definita “tenebre che s’innalzano”: una chiara visione primaverile! In fase adulta l’edera presenta foglie intere ed ovate, i rami crescono dritti senza necessità di un supporto su cui arrampicarsi. L’edera trascorre molti anni in fase giovanile, poi alcuni rami si ergono dritti e successivamente fioriscono, creando una bella sfera. Se ne conclude che i rami adulti che portano i fiori si staccano dal supporto e non hanno più radici: dunque le tenebre retrocedono!
La differenza fra la fase giovanile ed adulta è ancora più pronunciata in alcuni cactus. Nel melocactus durante la fase giovanile la parte basale è verde, mentre la parte rossa apicale compare solo nella fase adulta. La pianta cresce per anni in forma giovanile, incapace di fiorire, invece la parte della pianta che si trova in fase adulta (più sottile e spinosa) è incapace di fotosintesi perché coperta da troppe spine. Dopo la transizione di fase la pianta continua a crescere solo in fase adulta, pertanto la fotosintesi viene svolta solo dalla parte giovanile basale, senza che nuovi tessuti fotosintetici vengano più prodotti.

Sulla base delle cose dette, si può ricercare l’azione della luce e delle tenebre nelle varie piante, per esempio nelle piante rampicanti gli internodi sono particolarmente lunghi (qui allora sono in azione le tenebre) e nell’edera, come abbiamo visto, troviamo delle radici modificate che crescono sullo stelo e che si aggrappano a dei supporti (sono radici che escono dal terreno). D’altro canto, in piante come il cavolo o la cipolla e nelle piante a rosetta gli internodi sono così brevi che le foglie risultano impacchettate insieme (una forte azione della luce); pertanto nelle piante che si alzano verso il cielo con internodi lunghi dobbiamo vedere in azione le tenebre, nelle piante schiacciate a terra invece dobbiamo vedere in azione la luce. Un caso interessante è rappresentato dagli stoloni, per esempio nelle fragole. Gli stoloni normalmente hanno degli internodi particolarmente lunghi (effetto tenebre), quando però uno stolone incontra l’ambiente adatto, vengono prodotti degli internodi più corti (effetto luce), verticali e con foglie a lamina più larga. Tra l’altro, è da notare che lo stolone sembra dotato di una specie di “sensibilità” ed “intelligenza” che gli permettono di esplorare il territorio, al fine di trovare un idoneo substrato sul quale creare una nuova piantina.
In base alle sperimentazioni condotte da Tanja Baumgartner, avvalendosi dei gesti euritmici al fine di influenzare lo sviluppo delle piante, è emerso, così come riportato nel libricino “Eurythmy and its effects on plants and substances” (INSTITUT ARTENOVA), che negli esperimenti con il Bryophyllum si è evidenziato un effetto luce e tenebre. Nelle piante trattate col gesto euritmico della B lo spazio tra gli internodi è ridotto (effetto luce), in quelle trattate con la L invece gli spazi tra le foglie sono più ampi (effetto tenebre). Usare l’euritmia sulle piante è un po’ come fare lo scultore: è possibile plasmare coscientemente una pianta in una data direzione.
Un altro ambito relativo alle sperimentazioni è quello che si basa sull’utilizzo dei preparati biodinamici dinamizzati come bagno sementi. Ciò che è emerso dalle mie prove è che il 500 dinamizzato aumenta in generale la germinabilità dei semi ma non necessariamente le dimensioni delle piante orticole, in particolare modo poi sembra agire soprattutto sulle radici fascicolate e meno su quelle fittonanti (per esempio, l’effetto è evidentissimo nella radice del porro, meno in una carota); mi verrebbe da dire che il 500 rappresenta un processo di tenebre che opera attraverso la frammentazione, rappresentata dalle tante radichette della radice fascicolata.

 

Figura 2

Abbiamo visto infatti che se la luce penetra nel terreno, essa crea una radice fittonante e colorata, come nella carota, allora nel processo polarmente opposto ci si dovrebbe aspettare che le tenebre, fuoriuscendo dal sottosuolo, creino uno stelo ramificato, un po’ come possiamo osservare nella verbena oppure nel tasso barbasso. Queste piante infatti per giungere a fiorire creano una bella ramificazione dello stelo, sembrano quasi creare una sorta di candelabro, nel quale all’apice delle sue braccia troviamo dei fiori che possono quasi essere dei lumi! Oltre alla verbena ed al tasso barbasso si possono anche citare le lattughe, quando ovviamente vengono lasciate montare a seme.  Da questo ne consegue allora che in una radice fittonante, come quella della carota, dovrei agire attraverso un processo unitario che per forza dovrebbe essere un processo di luce. Sotto questo aspetto andrebbe studiato l’effetto del 501 dinamizzato oppure di una sua diluizione omeopatica come bagno sementi per le carote. Si potrebbe comunque tenere in considerazione il fatto che la radice a fittone nasce direttamente dalla radichetta embrionale, è un suo proseguimento, mentre la radice fascicolata non nasce dalla radichetta embrionale, questa muore ed in seguito nasce la radice fascicolata. Sarà questo il motivo per cui il 500 sembra agire maggiormente sulle radici fascicolate piuttosto che su quelle a fittone?

Fabrizio Testasecca

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