Tecnica

La muffa grigia della fragola: biologico e convenzionale a confronto.

La fragola è coltura tutt’altro che facile sotto il profilo della gestione fitosanitaria. Numerosi insetti, acari, funghi patogeni, nematodi, virus e batteri possono infatti colpire le coltivazioni causando danni ingenti. La conservabilità stessa del prodotto è un altro punto critico e la necessità di mantenere il prodotto sano e vitale il più a lungo possibile è uno dei nodi nevralgici di quanti praticano fragolicoltura. Sia che si tratti di produttori biologici che convenzionali, la scolarità della raccolta e i forti rischi di attacchi fungini proprio in prossimità della maturazione dei frutti, impone a tutti i fragolicoltori una grande attenzione nell’impiego di mezzi di difesa per il rispetto dei tempi di carenza. L’opportunità quindi, di disporre di tecniche, mezzi e strategie in grado di preservare la sanità della coltura anche in questa fase critica, è un’esigenza molto sentita.
Il maltempo che imperversa sulla nostra penisola ormai da diverse settimane sta creando notevoli problemi anche a carico di questa coltura. Seppure in molti casi la coltivazione avvenga in ambiente protetto, l’elevata umidità dell’aria e del suolo favoriscono l’insorgenza di attacchi di muffa grigia sui frutti che, complice un sole latitante, risultano meno zuccherini e più insipidi. In agricoltura convenzionale esiste una vasta gamma di fungicidi e di coadiuvanti che si possono impiegare in questi casi. E visto che gli invitanti cestini di questi rossi frutti fanno bella mostra di se sui banchi di negozi e supermercati ormai da parecchie settimane, credo sia interessante sapere anche che cosa contengono.
La fragola convenzionale è oggetto di parecchi interventi antiparassitari, soprattutto in annate così piovose come questa. E’ di norma oggetto di fertirrigazione con concimi di sintesi (derivati dal petrolio) con una media di una somministrazione ogni 10-15 giorni durante il ciclo colturale. La frazione azotata finisce principalmente nelle foglie e nelle parti verdi della pianta mentre fosforo, potassio e microelementi vari traslocano anche negli organi di riserva e nei frutti. Il decorso climatico umido e piovoso non agevola un’ottimale processo fotosintetico e la minor concentrazione di zuccheri fa si che i frutti siano meno gustosi. Ma è possibile impiegare particolari fitostimolanti per aumentare artificiosamente la sapidità. Purtroppo l’agricoltura non è una scienza esatta e, soprattutto quando si interviene su meccanismi complessi e delicati come la sintesi e traslocazione degli zuccheri, è facile che insorgano effetti indesiderati quali lo squilibrio del rapporto C/N dei tessuti e alterazioni del sapore del frutto (retrogusto amaro o piccante), senza parlare di residui indesiderati nei tessuti vegetali. In media le fragole convenzionali che possiamo acquistare in questi giorni sono state oggetto di svariati interventi con fungicidi antimuffa (ad esempio mepanimyrim, cyprodinil, fludioxonil, procimidone, …) impiegati da soli, in miscela tra loro e in miscela con altri antiparassitari insetticidi e acaricidi (clofentezine, tebufenpirad, fenpiroximate, clorpirifos metile, fluvalinate, lamda-cialotrina, etofenprox, …). Molti di questi interventi vengono eseguiti durante la raccolta in quanto la fragola ha maturazione scalare, perciò l’agricoltore preleva i frutti maturi, esegue il trattamento e, a tempo di carenza trascorso, raccoglie i frutti maturati nel frattempo. Esistono antiparassitari a intervallo di sicurezza molto breve e io potrei acquistare, portare a casa e mangiare un cestino di fragole trattate con, ad esempio, una miscela di mepanipirym+azoxystrobin+fenazaquin appena tre giorni fa. E tutto questo nel pieno rispetto dei termini di legge. Questa è l’agricoltura convenzionale e questa è la stragrande maggioranza dei prodotti agroalimentare che ci vengono offerti sul mercato. Ma ci sono modi diversi di fare agricoltura.
In agricoltura biologica e biodinamica la difesa fitosanitaria si attua con trattamenti a base di sostanze di origine naturale ma, in primo luogo, si fonda sulla preservazione della sanità delle colture attraverso precise scelte agronomiche. La Botrytis cinerea è un fungo fortemente legato all’acqua e all’umidità. Pur essendo estremamente polifago è un fungo non particolarmente aggressivo in quanto la sua attività è saprofitaria, ovvero si sviluppa su tessuti vegetali compromessi attraverso lesioni già presenti che non è in grado di causare direttamente. Ciò significa che più le colture sono sane e i tessuti sono vitali e meno è probabile che sorgano infezioni di muffa grigia. Inoltre, trattandosi di un fungo ad attitudine saprofitaria, la muffa grigia subisce la competizione di tutti quegli altri microrganismi che vivono normalmente sulla superficie vegetale delle piante, anche epigea. Da queste semplici considerazioni derivano una serie di accorgimenti agronomici e fitoiatrici di grande efficacia. La forma e il volume dei bauli è importante per la regolazione della portata e frequenza delle irrigazioni. La gestione della fertilità che deve basarsi principalmente su un equilibrato rapporto C/N (quanto più è elevato questo rapporto e quanto più il livello di umificazione della sostanza organica è buono) grazie alla fertilizzazione di fondo del terreno, in modo da avere sempre un supporto nutritivo per la coltura in atto in modo da non dover continuamente sostenere le piante con fertirrigazione e, comunque, se del caso, la matrice colloidale del terreno possa svolgere il suo compito di “adsorbimento” dei sali dalla soluzione circolante ed evitare così quei pericolosi squilibri nutritivi che compromettono la sanità dei tessuti vegetali. Rispetto alla moderna agricoltura convenzionale, parlare di spargere paglia e di usare letame compostato può sembrare banale e semplicistico. La tecnologia moderna consente di fare il fuoriterra, di calibrare la nutrizione vegetale con un sistema informatico, di computerizzare la ventilazione delle serre, di programmare la scalarità di produzione con la somministrazione di fitormoni, etc. Ma che cosa si ottiene da questo voler snaturare la natura? Tralasciamo per un attimo qualsiasi ragionamento di ordine etico o morale e riflettiamo solo sugli aspetti meramente economici. Il nostro sistema agricolo attuale, nel nostro Paese, sta forse dando ragione a chi percorre questa strada? I costi di produzione continuano a crescere vertiginosamente e quest’agricoltura si lega sempre più mani e piedi all’industria del petrolio, petrolio dal quale dipende la produzione e il funzionamento stesso di questi mezzi tecnici. Aumentano le produzioni di prodotti che il mercato retribuisce sempre meno e che non sono competitivi con i prezzi delle importazioni. Aumentano le produzioni ma non allo stesso ritmo dell’aumento dei costi e il margine di profitto si assottiglia. La fertilità dei suoli si esaurisce e questa moderna agricoltura offre solo palliativi che rimpinguano le casse dell’industria farmaceutica ma che non offrono soluzioni reali. E’ la situazione in cui versa oggi l’agricoltura nel nostro Paese a non dare ragione a questo sistema produttivo. E allora usare letame compostato per la gestione della fertilità e paglia per regolare il microclima colturale non sono poi azioni così banali. Semmai le difficoltà sono di ordine pratico, reperire un buon letame non è semplice. Ciò che era normale dotazione per le aziende del passato, quelle a ciclo chiuso, oggi è divenuto merce rara.
Riguardo a mezzi di lotta più diretta alla muffa grigia possiamo ricordare vari prodotti che si possono irrorare sulla coltura: dal decotto di equiseto o anche equiseto fermentato, alla soluzione idroalcolica di propoli, farine di roccia, zolfo, decotti e macerati di aglio e cipolla. A tal proposito ricordiamo che la consociazione con liliacee ha un effetto molto positivo sulla sanità della coltura di fragola o anche distribuire i residui colturali d’aglio e cipolla come pacciamatura nell’interfila delle piantagioni di fragola rifiorente. Buoni risultati si ottengono con l’uso del fungo Trichoderma hartianum. SI tratta di un fungo saprofita che colonizza normalmente il suolo e che si può reperire in commercio in forma polverulenta. Distribuito sulla coltura questo fungo colonizza i loci dove potrebbe instaurarsi la Botrytis cinerea (residui fiorali, tessuti necrotici,…) svolgendo un’efficace competizione per lo spazio. E’ un saprofita assolutamente innocuo per le colture agrarie, per gli insetti utili e nei confronti dell’uomo e degli animali. Di estrema efficacia si è dimostrata la tecnica di abbinare il Trichoderma all’impollinazione naturale. Per le colture precoci di fragola è prassi impiegare pronubi per l’impollinazione in serra e tunnel, normalmente si prediligono i bombi che rispetto alle api meglio si adattano all’ambiente “chiuso”. Posizionando un piccolo contenitore con la polvere di Trichoderma proprio sul predellino del foro d’uscita dell’arnia, i bombi diventano attivi distributori del fungo saprofita svolgendo un lavoro minuzioso, perfettamente localizzato a livello dei punti più a rischio (i residui fiorali sono di norma il punto prediletto per l’instaurarsi della muffa grigia, e da lì ai frutti) e a costo zero per l’agricoltore per tutta la stagione. Un possibile approccio eco-compatibile è rappresentato dall’impiego di trattamenti con sostanze di origine vegetale o minerale estremamente diluite e “dinamizzate” (sottoposte ad una fase di agitazione tra una diluizione e l’altra) che, grazie all’estrema diluizione, non comportano problemi di tossicità o accumulo nell’ambiente. Alcuni dei lavori sperimentali già condotti suggeriscono che tali trattamenti possano avere un ruolo sia nella cura che nella prevenzione delle malattie causate da alcuni agenti patogeni. AgriBio ONLUS, in collaborazione con il DISTA della Facoltà di Agraria di Bologna sta portando avanti una sperimentazione biennale nell’ambito della Ricerca e Sperimentazione in agricoltura finanziato dalla Regione Piemonte, sull’impiego di sostanze diluite a dosi omeopatiche per la difesa da muffa grigia su fragola.
In conclusione, dal confronto tra fragole biologiche e convenzionali esiste una differenza enorme: il metodo convenzionale assicura un maggior impiego di antiparassitari in campo e un più alto contenuto in residui nell’ambito del RMA (Residuo Massimo Ammesso) nelle fragole, contribuisce efficacemente alla contaminazione delle falde acquifere e dell’ambiente e assorbe maggiori quantità di energia. In effetti, con tanto valore aggiunto non si capisce proprio perché la fragola convenzionale debba costare meno di quella biologica!

Cristina Marello

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