Chi percorre il sentiero della conoscenza spirituale comprende che il divario tra materia e spirito è soltanto un’apparenza, infatti egli ha afferrato un aspetto essenziale dell’esistenza ovvero che la materia è un’emanazione dello spirito, una sua “condensazione”. Sotto questo punto di vista, la materia non è più un elemento estraneo allo spirito ma semplicemente una sua diversa manifestazione. Per tale motivo allora è possibile affermare che studiare la materia è in un certo qual modo equivalente a studiare lo spirito, per lo meno in una delle sue manifestazioni. Ne consegue che la cosiddetta scienza materialista (termine che non viene usato qui in senso dispregiativo ma che semplicemente vuole evidenziare il fatto che tale scienza studia la materia ignorando quanto detto sopra, pertanto indaga sì la materia ma procedendo un po’ a tentoni, senza aver ben chiara la direzione) è in realtà una scienza assolutamente spiritualista! Possiamo così avvalerci delle scoperte di tale scienza col fine di avvalorare le conoscenze scientifico-spirituali. Se tale discorso appena fatto poggia su delle solide basi, allora dovrebbe essere possibile ritrovare nella materia il “sigillo” dello spirito, una testimonianza del suo operato, del suo essere stato “l’architetto” nell’edificare la materia.
L’aspetto che vorrei porre in risalto è come, indagando la Natura, il numero 3 sempre e di continuo compaia all’occhio che si è allenato a scorgerlo. Possiamo, per esempio, rivolgerci al cosiddetto microcosmo ossia l’essere umano e vedere come tale numero agisca in lui. Riporto una serie di esempi senza approfondire i vari argomenti trattati, l’unico intento è testimoniare l’azione del numero 3 nel corpo umano:

– La fase iniziale dello sviluppo embrionale è contraddistinta da 3 stadi: morula, blastula e gastrula.
– Tutti gli organi del corpo umano derivano, a livello embrionale, da 3 foglietti embrionali, 3 strati cellulari chiamati ectoderma, entoderma e mesoderma.
– Il periodo prenatale può essere diviso in 3 stadi: quello germinativo (le prime due settimane di sviluppo, durante le quali si formano i primi strati di cellule germinali), quello embrionale (dalla seconda all’ottava settimana di sviluppo, durante le quali cominciano a formarsi i principali apparati) e quello fetale (gli ultimi sette mesi durante i quali gli organi si accrescono).
– Il rene in via di sviluppo ha 3 porzioni: il pronefro, il mesonefro ed il metanefro. Il metanefro darà origine al rene adulto.
– Il travaglio si divide in 3 stadi: il primo dà inizio alle contrazioni uterine e dura fino a quando la cervice si dilata, il secondo dura dal momento della massima dilatazione cervicale fino a quando il bambino esce dalla vagina, il terzo riguarda l’espulsione della placenta dall’utero.
– Anche nell’organo riproduttivo femminile il numero 3 ha la sua importanza, infatti la parete uterina è formata da 3 strati: quello sieroso (più esterno), quello muscolare (intermedio) e quello mucoso (il più interno). Stessa cosa nelle tube uterine con la sierosa più esterna formata da peritoneo, dallo strato muscolare e dalla mucosa interna.
– L’epididimo, una struttura corporea associata al testicolo, è costituito da 3 parti: la testa, il corpo e la coda. Allo stesso modo l’uretra, l’ultimo tratto delle vie urinarie, si divide in 3 porzioni: la prostatica, la membranosa e la spongiosa o cavernosa. Il pene inoltre è formato da 3 colonne di tessuto erettile.
– Ci sono 3 tipi di tessuto epiteliale: l’epitelio semplice, stratificato e pseudostratificato. Questo tipo di classificazione tiene in considerazione il numero di strati cellulari, si possono però classificare gli epiteli anche in base alla forma delle cellule, infatti ci sono 3 tipi di cellule che danno origine all’epitelio squamoso, cuboidale e colonnare. I tessuti epiteliali poi possono essere classificati in base al ruolo che svolgono all’interno del corpo, in tal modo si individuano l’epitelio di rivestimento, l’epitelio sensoriale e l’epitelio ghiandolare o secretorio (sono in tutto 3!).
– Le ghiandole esocrine sono quelle che riversano il secreto all’esterno e si dividono in base al tipo di secrezione, vi sono infatti 3 modalità di secrezione: merocrina, apocrina ed olocrina.
– Gli ormoni sono secreti dalle ghiandole endocrine e vi sono 3 processi di regolazione ormonale:

a) un ormone (o una sostanza) agisce su una ghiandola endocrina. È il caso della concentrazione ematica del glucosio che controlla la velocità di secrezione dell’insulina;
b) i neuroni che innervano la ghiandola rilasciano un neurotrasmettitore che controlla la secrezione ormonale. È il caso dell’adrenalina rilasciata dal surrene;
c) un ormone secreto da una ghiandola controlla la secrezione ormonale di un’altra ghiandola endocrina. È il caso dell’ormone di rilascio tiroideo (TRH) secreto dall’ipotalamo che controlla il rilascio dell’ormone tireotropo (TSH) dall’adenoipofisi.

– Vi sono poi 3 processi alla base della secrezione ormonale:

a) regolazione ormonale continua ovvero la concentrazione ematica dell’ormone è abbastanza costante per un lungo periodo di tempo;
b) regolazione ormonale rapida, cioè un ormone aumenta rapidamente per un breve periodo di tempo in risposta ad uno stimolo;
c) regolazione ormonale ciclica, cioè un ormone aumenta nel sangue seguendo periodi relativamente costanti

– Nella testa sono presenti 3 ghiandole endocrine: la ghiandola pineale (epifisi), l’ipotalamo e l’ipofisi (ghiandola pituitaria).
– La parte anteriore dell’ipofisi si chiama adenoipofisi e si suddivide in 3 parti: la parte distale, quella tuberale e quella intermedia.
– I surreni sono formati dalla zona corticale esternamente e dalla midollare internamente. La corticale si suddivide in 3 strati: la zona glomerulare, la zona fascicolata e quella reticolare. La corticale del surrene secerne 3 tipi di ormoni: i mineralcorticoidi, i glucocorticoidi e gli androgeni.
– Il tessuto connettivo è formato da 3 tipi di cellule: i blasti che creano la matrice, i citi che la conservano ed i clasti che la demoliscono per rimodellamento. La matrice extracellulare nel tessuto connettivo poi è formata da delle proteine fibrose, ve ne sono di 3 tipi: il collagene, le fibre reticolari e l’elastina. La cartilagine è un tipo particolare di tessuto connettivo e vi sono 3 tipi di cartilagine: la cartilagine ialina, la fibrocartilagine e la cartilagine elastica.
– Ci sono 3 tipi di tessuto muscolare: quello scheletrico, quello cardiaco e quello liscio.
– Vi sono 3 tipi di membrane interne nel corpo umano: quelle sierose, quelle mucose e quelle sinoviali.
– In generale le cellule possono essere divise, in base alla loro capacità rigenerativa, in 3 gruppi: quelle labili (la pelle) che si rigenerano per tutta la vita, quelle stabili (tessuti connettivi) che cessata la crescita non si dividono più ma mantengono la capacità di rigenerarsi e quelle permanenti (neuroni) che non possono rigenerarsi.
– I neuroni sono composti da 3 parti: il corpo cellulare, i dendriti e l’assone.
– Il pelo si divide in 3 parti: fusto, radice e bulbo. Sia la radice che il fusto sono costituiti da cellule epiteliali organizzate in 3 strati concentrici: il midollo, la corteccia e la cuticola.
– L’osso è formato da 3 parti: la matrice inorganica, l’osso spugnoso e l’osso compatto. Inoltre nell’osso si individuano 3 parti: la diafisi (quella centrale), una epifisi ed una cartilagine di coniugazione ad ogni estremità.
– Il processo stiloideo è una struttura che si trova nell’osso temporale ed è la sede d’inserzione per 3 muscoli: il muscolo della lingua, quello della faringe e quello dell’osso ioide.
– Il pavimento della scatola cranica può essere suddiviso in 3 fosse: quella anteriore, quella media e quella posteriore.
– Il processo acromiale, una struttura della scapola, ha 3 funzioni: protegge l’articolazione della spalla, funge da sito d’attacco per la clavicola e fornisce punti d’inserzione per alcuni muscoli della spalla.
– Le articolazioni sono di 3 tipi: fibrose, cartilaginee e sinoviali. Questa classificazione tiene in considerazione il tipo di tessuto connettivo maggiormente rappresentato, un’altra classificazione si basa sul grado di mobilità ed identifica così 3 tipi di articolazioni: le sinartrosi (articolazioni immobili), le anfiartrosi (articolazioni semimobili) e le diartrosi (articolazioni mobili). Le articolazioni fibrose poi sono di 3 tipi: le suture, le sindesmosi e le gonfosi. Va poi aggiunto che ci sono 3 tipi di movimenti delle articolazioni sinoviali: movimenti monoassiali, biassiali e multiassiali.
– La parete laterale della cavità nasale è resa irregolare dalla presenza di 3 creste ossee dette turbinati o conche. I turbinati delimitano 3 anfratti chiamati meati nasali.
– La faringe può essere divisa in 3 parti: nasofaringe, orofaringe e laringofaringe. Vi sono anche 3 tonsille: la tonsilla faringea nella nasofaringe, le tonsille palatine e la tonsilla linguale nell’orofaringe.
– L’intestino tenue si divide in 3 tratti: il duodeno, il digiuno e l’ileo. L’intestino crasso si divide anch’esso in 3 parti: il cieco, il colon ed il retto.

Questi sono alcuni degli esempi nei quali mi sono imbattuto durante le mie indagini sul corpo umano ma molti altri potrebbero essere citati. Ovviamente chi è ostile ad accettare l’aspetto spirituale dell’esistenza e l’operato di tre processi nel corpo umano riterrà che questi esempi sono soltanto il frutto del “caso” e che sicuramente si possono citare altrettanti esempi, nei quali non è individuabile l’azione del numero 3. Dal canto mio, non ho nulla da ribadire a costoro, mi limito semplicemente a riportare questi esempi che sono comunque tratti da dei testi di scienza anatomica.
Da microcosmo proviamo ora a passare al macrocosmo, cioè a Madre Terra e vediamo se è possibile rinvenire qualcosa che rimandi al numero 3. Quando ci si addentra nelle indagini sul pianeta Terra, così come sul corpo umano, ci si accorge che spesso nelle classificazioni che la scienza odierna fa si trovano delle triplici suddivisioni, si individuano tre ambiti: questo aspetto è da tenere ben in considerazione!

– Le rocce possono essere suddivise in 3 gruppi: le rocce magmatiche, quelle sedimentarie e quelle metamorfiche. Le rocce metamorfiche sono rocce del primo e del secondo gruppo che, soggette ad elevate pressioni, si trasformano in rocce di natura diversa. Nelle zone della crosta terrestre dove avviene il metamorfismo si individuano 3 zone (ma guarda un po’ che coincidenza!):

1) l’epizona con pressione debole e temperature comprese tra 100 e 300°C; qui si formano filladi e cloritoscisti
2) la mesozona con pressione più alta e temperature comprese tra 300 e 500°C; nascono qui i micascisti, le anfiboliti e la quarzite
3) la catazona con alta pressione e temperature tra 500 ed 800°C; qui troviamo eclogiti, gneiss e granuliti

– Nell’oceano troviamo, spostandoci dalla superficie fin verso le profondità marine, il susseguirsi di 3 strati. Il primo strato è quello superficiale che si estende fino ai 100-200 m di profondità, è ricco di vita ed è continuamente tenuto in agitazione dal vento. Lo strato intermedio si estende fino a 1000-1500 m di profondità, oltre troviamo lo strato profondo con temperature inferiori a 4°C.
– Esistono grossomodo 3 tipi di litorali: quello roccioso, quello sabbioso e quello fangoso. Il litorale roccioso è quello più ricco di vita, esso si divide ulteriormente in 3 zone, disposte verticalmente: la zona sopra la marea, bagnata solo dagli spruzzi e dalle onde, è popolata da alghe brune e licheni; la zona intercotidale, che un po’ è sommersa ed un po’ è sopra l’acqua, è abitata dal Fucus con altre specie di alghe brune e rosse; la zona subcotidale, sempre sommersa, è popolata da grovigli di Laminaria e Macrocystis, ascidie, stelle di mare ed altri invertebrati.
– Ci sono sulla Terra ben 3 tipi diversi di scogliere coralline: le scogliere marginali, le barriere coralline vere e proprie e gli atolli.
– Da un punto di vista morfologico i licheni possono essere divisi in 3 gruppi: i licheni crostosi, quelli fogliosi e quelli fruticosi. Vi è poi un quarto gruppo, i licheni composti, che sembrano essere un’evoluzione dei primi due gruppi.
– Secondo la teoria della tettonica a zolle relativa alla crosta terrestre, nei margini di contatto tra le zolle ci sono 3 moti possibili:

1) le due zolle convergono, quindi si avvicinano
2) le due zolle scorrono parallelamente l’una sull’altra in direzioni opposte
3) le due zolle divergono, quindi si allontanano l’una dall’altra

– Nel granito sono presenti 3 minerali: il quarzo, il feldspato e la mica.
– In Natura esistono 3 tipi di simbiosi: il parassitismo, il mutualismo ed il commensalismo.

Proviamo ora a gettare uno sguardo al regno dei nostri fratelli animali, per scoprire che …

– Gli animali possono essere divisi in 3 grossi gruppi a seconda del mezzo attraverso il quale si spostano: animali acquatici, terrestri e volatili.
– Tra i cetacei si possono individuare a grandi linee ben 3 gruppi di animali: le balene, i delfini e le focene.
– Gli odontoceti non utilizzano i denti per masticare le prede ma solo per cacciare, la triturazione del cibo avviene in uno dei 3 compartimenti dello stomaco.
– Tra gli avvoltoi vi è un trio molto interessante: l’avvoltoio dal collo rosso, il grifone ed il piccolo avvoltoio egiziano. Tali avvoltoi vivono nell’Africa orientale, il primo ad entrare in azione è l’avvoltoio dal collo rosso, è il più grosso dei tre, ha un becco robusto e spezza la carcassa. Da notare che il collo è rosso, non si noterà alcuna differenza di colore dopo che ha mangiato una carcassa e si è sporcato col sangue! L’avvoltoio dal collo rosso è il primo ad intervenire e gli altri aspettano la sua venuta. Il secondo ad entrare in azione è il grifone, esso ha un collo lungo e sinuoso, privo di penne, che spinge all’interno della carcassa per nutrirsi degli organi interni. Alla fine, fa la sua comparsa il piccolo avvoltoio egiziano che con il suo becco sottile può raschiare le parti molli, per esempio quelle adese alle ossa. Qui è evidente innanzitutto una differenziazione nella predazione e poi si può notare che un processo viene completato attraverso il numero 3: infatti 3 avvoltoi completano la degradazione di una carcassa animale!
– I pesci marini possono essere divisi in 3 gruppi: gli Agnati (privi di scheletro), i pesci cartilaginei (squali, batoidei e chimere; guarda caso in tutto sono 3!) e poi i pesci ossei. Quindi anche nel phylum dei pesci il numero 3 si manifesta in maniera evidente.
– Lo squalo sembra poi vivere nel numero 3, infatti ha un’enorme affinità con l’elemento triangolare: lo squalo ha numerose file di denti triangolari, la pinna dorsale anteriore è triangolare ma anche le altre pinne hanno una forma simile.
– In generale, esistono 3 forme di riproduzione all’interno del mondo degli animali acquatici: quella ovipara, quella ovovivipara e quella vivipara.
– Per quel che riguarda i sirenii, tra questi troviamo i dugonghi ed i lamantini. In essi compare un interessante rapporto numerico di 1:3, infatti partoriscono 1 piccolo ogni 3 anni!
– I cordati sono un phylum diviso in 3 gruppi: i primi due non hanno lo scheletro mentre il terzo è rappresentato dai vertebrati.

Ed il regno vegetale? Possibile che qui non vi sia nessun riferimento al numero 3? Proviamo a vedere …

– La struttura primaria di un fusto o di una radice presenta 3 parti: il tessuto tegumentale, la corteccia ed il cilindro centrale.
– È interessante rilevare il fatto che la disposizione delle foglie sul fusto, detta fillotassi, si divide in 3 tipologie:

1) nella fillotassi distica le foglie sono disposte soltanto in due (-di) file (-stiche), come nel frumento e nell’iris
2) nella fillotassi incrociata (decussata) le foglie sono disposte in quattro file
3) nella fillotassi spiralata ciascuna foglia è spostata leggermente di fianco a quelle immediatamente sovrastanti e sottostanti e tutte insieme formano una spirale sul fusto

– Nelle foglie sono possibili 3 tipi di nervature:

1) nelle angiosperme basali si ha una nervatura reticolata
2) nelle monocotiledoni con foglie strette, lunghe e nastriformi si ha una nervatura parallela
3) un terzo tipo di nervatura è a ventaglio e si trova nelle felci e nel Ginko biloba, dove i fasci principali si ramificano in due (dicotomia) e terminano, a fondo cieco, contro il margine

– Le membrane plasmatiche delle cellule vegetali contengono dei fosfolipidi, delle molecole che sono costituite da 3 parti: due acidi grassi, uno scheletro di glicerolo ed un gruppo fosfato.
– Le cellule vegetali si distinguono dalle cellule animali per 3 principali strutture: i plastidi, la parete cellulare ed i vacuoli.
– Il giglio è un fiore che vive completamente nel numero 3, infatti ha 3 sepali, 3 petali, 3 stami e 3 carpelli.
– Anche per le alghe vale la presenza del numero 3 come in altri ambiti del vivente, infatti sono divisibili in 3 gruppi: quelle verdi (alghe d’acqua dolce), quelle brune e quelle rosse (alghe d’acqua salata).
– Durante lo sviluppo di un frutto sono ben distinguibili 3 diverse parti: l’esocarpo esterno, il mesocarpo intermedio e l’endocarpo interno. In un frutto carnoso l’esocarpo è la buccia, il mesocarpo è carnoso e l’endocarpo è legnoso: di nuovo il numero 3 in azione!
– L’endosperma secondario, di primaria importanza nei cereali, è formato da cellule triploidi: anche qui abbiamo la comparsa del numero 3!

Sicuramente è pure possibile trovare degli esempi nei quali il numero 3 non è presente, in questo lavoro però si è voluto solo evidenziare quanti esempi ci siano nel regno del vivente che possono essere inseriti all’interno di un triplice processo. Ed ora una legittima domanda potrebbe essere: ma cosa sarà mai questo triplice processo? Le conoscenze scientifico-spirituali insegnano come nel mondo del vivente vi siano in azione tre processi alchemici, denominati Sal (processo salino), Mercur (processo mercuriale) e Sulphur (processo solforico). I tre processi alchemici vanno intesi come delle chiavi di lettura della Natura, del mondo vivente. Gli esseri viventi, la loro stessa natura ed esistenza sono regolate da questi tre processi e solo nel momento in cui riusciamo ad usare queste tre “chiavi” si possono svelare davanti ai nostri occhi i segreti del mondo fisico-sensibile, solo così potremo comprendere la saggezza inscritta nella Natura. Secondo Rudolf Steiner, la vita ebbe origine partendo dal calore per giungere fino allo stato minerale, quello solido, passando attraverso la luce e lo stato liquido. Possiamo ritrovare in una forma compressa questo percorso nei tre processi alchemico-viventi. Il Sulphur è il rappresentante del fuoco, è il processo più imponderabile che attraverso il suo mediatore (Mercur) opera sull’elemento minerale, ossia il Sal. In Natura il processo sulfureo agisce, per esempio, nel fiore e nel frutto, invece il processo alchemico mercuriale è visibile nell’elemento acqua, particolarmente presente nelle foglie, infine il processo salino, rappresentante l’elemento terra, è maggiormente presente nelle radici. Questi tre processi potrebbero anche essere così definiti: il processo solforico o fosforico dello spirito (rappresentato dall’elemento chimico dello zolfo), il processo mercuriale dell’acqua (rappresentato dall’elemento chimico dell’azoto) e quello salino relativo alla materia (rappresentato dall’elemento chimico del carbonio). Nel processo solforico c’è “l’idea”, il progetto che porterà in seguito alla manifestazione della forma nella materia ed in esso opera anche il processo del calore, infatti i composti a base di zolfo sono spesso “potenti” e possono sprigionare calore (come l’acido solforico a contatto con l’acqua). Il processo mercuriale si afferma nell’elemento liquido, il cui maggior rappresentante è ovviamente l’acqua. Le sue caratteristiche principali sono il movimento e non la staticità, la creazione di forme, in generale rappresenta una espansione nello spazio, infatti il processo mercuriale viene rappresentato dalla forma a goccia, ciò significa che si espande nello spazio, lo conquista mantenendo però una forma, un’unità. Attraverso il processo mercuriale si creano molte forme, mentre il processo salino sembra più svilupparsi lungo delle linee rette.
Si può così provare ad identificare i tre processi all’interno di qualcuno degli esempi sopra riportati. Per esempio:

– il travaglio si divide in tre stadi: il primo dà inizio alle contrazioni uterine e dura fino a quando la cervice si dilata (Sulphur), il secondo dura dal momento della massima dilatazione cervicale fino a quando il bambino esce dalla vagina (Mercur), il terzo riguarda l’espulsione della placenta dall’utero (Sal).
– Le cellule possono essere divise, in base alla loro capacità rigenerativa, in tre gruppi: quelle labili che si rigenerano per tutta la vita (Sulphur), quelle stabili che cessata la crescita non si dividono più ma mantengono la capacità di rigenerarsi (Mercur) e quelle permanenti che non possono rigenerarsi (Sal).
– Le sinartrosi sono articolazioni immobili (Sal), le anfiartrosi sono semimobili (Mercur) e le diartrosi sono mobili (Sulphur).
– Le rocce sedimentarie sono il Sal, quelle magmatiche il Sulphur ed il Mercur sono le rocce metamorfiche che sembrano essere un anello di transizione tra le prime due categorie di rocce.
– Ci sono tre zone di metamorfismo delle rocce: l’epizona con pressione debole e temperature comprese tra 100 e 300°C (Sal), la mesozona con pressione più alta e temperature comprese tra 300 e 500°C (Mercur) e la catazona con alta pressione e temperature tra 500 ed 800°C (Sulphur).
– Ci sono tre tipi di licheni: i licheni crostosi (Sal), quelli fogliosi (Mercur) e quelli fruticosi (Sulphur).
– Gli animali possono essere divisi in tre grossi gruppi: animali acquatici (Mercur), terrestri (Sal) e volatili (Sulphur).

In fondo può diventare persino piacevole e divertente sbizzarrirsi nel provare ad individuare l’azione dei tre processi nei vari esempi della tripartizione presente nei regni viventi!

Un sano intelletto scevro da pregiudizi, pur non abbracciando la scienza dello spirito, poggiando su simili solide basi scientifiche non potrà che riconoscere la presenza nell’atto creatore di un processo tripartito. Questo articolo avrebbe potuto essere decisamente più lungo, riportando molti più esempi relativi all’azione del numero 3 nei vari regni del vivente, in particolare modo nel regno umano. Non è tuttavia mia intenzione riportare tutti i casi possibili ed immaginabili relativi a tale processo, semmai l’intento e la speranza sono di stimolare un po’ la curiosità sulla Natura, letta ed osservata con una chiave un po’ inusuale che spesso ci sfugge.

 

Fabrizio Testasecca

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